Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

interessi

Una proposta per permettere allo Stato di non pagare più gli interessi (80 miliardi) sul debito, evitare le speculazioni dei mercati, interrompere la creazione di altri titoli di Stato per pagare i precedenti.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Come salvare l'Italia dagli interessi sul debito

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

“Con scuola cattolica si intendono gli enti formativi privati di vario ordine e grado (materna, elementare, media, superiore, universitaria) confessionalmente orientati e gestiti da persone giuridiche cattoliche (parrocchia, diocesi, ordini religiosi, associazioni e movimenti).”

Per il Monte dei Paschi di Siena ora da una mossa congiunta di Pd e Pdl arriva la toppa che rischia di allargare il buco. In base a un emendamento proposto dai relatori della Commissione industria al dl Sviluppo, Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd), infatti, nel caso più che probabile che la banca non generi profitti, gli interessi sui 3,9 miliardi di aiuti pubblici che l’istituto senese si appresta a ricevere sotto forma di Monti bond, verranno pagati anche con nuovo debito.

Equitalia indagata per usura. Lo rivela il Messaggero Veneto che parla di “strozzinaggio“. Idilia Pajer, referente de “Lo sportello”, un’associazione che si occupa di dare solidarietà e assistenza a imprenditori in difficoltà, e di Federfriuli, ha depositato ieri in tribunale a Pordenone, negli uffici di polizia giudiziaria, una decina di esposti nei quali si dimostra, perizie alla mano, i tassi usurari applicati da Equitalia. “La legge 108 del 96 è chiara – ha spiegato Pajer – e individua il tasso d’usura non solo nella rilevazione delle cifre iscritte come interessi ma sommando tutte le voci che si aggiungono al debito originario”. Sanzioni, interessi, aggio di Equitalia, danno il tasso effettivo applicato dalla Spa. E, secondo le perizie che accompagnano gli esposti, quel tasso si colloca ben al di sopra della soglia di usura.

Due assessori sono saltati ancor prima che venisse convocata la prima riunione di giunta. Ma per Rosario Crocetta le grane non sono ancora finite. Dopo il forfait del neo assessore all’Economia Francesca Basilico D’Amelio, indicata dal Pd ma impossibilitata a recarsi in Sicilia nei prossimi mesi, e quello di Patrizia Valenti, sistemata al vertice dell’assessorato agli Enti Locali dall’Udc ma ‘saltata’ a causa di un rinvio a giudizio per omissioni d’atti d’ufficio, il neogovernatore della Sicilia è finalmente riuscito a riunire la sua nuova giunta di tecnici a Palazzo d’Orleans.

Tasse, pensioni, finanziamento ai partiti e vitalizi, politica industriale, evasione fiscale, alleanze. Sono due visioni del Paese quelle di Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, i due candidati alle Primarie del Partito democratico che il 28 novembre si sono sfidati in un faccia a faccia su Rai Uno condotto da Monica Maggioni.

Tasse – Renzi spinge per una riduzione della pressione fiscale: ”Bisogna cambiare il modello di sviluppo e abbassare le tasse”, dice: “Rimetterei in tasca i soldi al ceto medio. Cento euro netti al mese in più a chi guadagna meno di 2000 euro per tredici mensilità”. Proposta irrealistica per Bersani: “Non prometto venti miliardi l’anno prossimo, lo dico subito”. Poi spiega: “Il risparmio si è assottigliato in questi ultimi cinque anni in cui ci hanno raccontato che tutto andava bene. Si esce dalla crisi con la lotta all’evasione, ma ci vuole anche un giro di solidarietà fiscale, dare un po’ di lavoro, mettere in moto le attività economiche. Far girare un po’ di credito”.

Evasione fiscale – Secondo Bersani “se vogliamo combattere l’evasione, dobbiamo usare meno i contanti, dobbiamo fare un’operazione di armonizzazione europea dei sistemi fiscali”. Secondo Renzi però “si parla di evasione fiscale, ma un po’ di responsabilità ce l’abbiamo anche noi del centrosinistra. Gli strumenti che abbiamo pensato finora non sono all’altezza. Ce la siamo presa con i piccoli senza riuscire a pescare i pesci grossi”. Poi il segretario del Pd e il sindaco si scontrano su Equitalia: “A dispetto di quel che si dice in giro, Equitalia non l’abbiamo mica inventata noi”, ironizza Bersani. Ribatte Renzi: “Il nostro governo, con te e Visco, ha dato dei poteri a Equitalia. Tu sei stato al governo 2547 giorni. Forse dobbiamo porci il problema anche di quello che non abbiamo fatto”.

Politica industriale -  ”L’industria in questi anni ha perso 20 punti, occorre tornare alle cose basiche del sistema industriale”. Bersani vuole una “maggiore presenza dell’azionista pubblico che deve chiedersi, ad esempio, se è proprio il caso di vendere l’Ansaldo in questo momento. E se invece si è in presenza di azionisti privati occorre chiedersi dove si va, quali investimenti si vogliono fare. Cosa vuol fare la Fiat? E così anche nel campo dell’edilizia. Bisogna puntare alle piccole e medie imprese sollecitandole a recuperare il saper fare italiano, abbinato alla qualità e all’alta tecnologia”. Fa autocritica Renzi: ”La politica industriale degli ultimi 20 anni non è stata all’altezza. Abbiamo ignorato la vera destinazione dell’Italia, capace di produrre bellezza anche dal punto di vista manifatturiero. Berlusconi ha deluso ma noi abbiamo fatto la politica industriale con i grandi sussidi alle grandi aziende e le grandi opere senza creare occupazione”.

Pensioni Renzi critica l’abolizione dello scalone fatta da Prodi nel 2007 ma Bersani lo zittisce: “Bisogna che tu approfondisca l’argomento”. 

Finanziamento ai partiti e vitalizi – Bersani propone il dimezzamento del finanziamento ai partiti e “quanto al sistema dei vitalizi, bisogna studiare un tetto ai cumuli. Credo che sia ora di superare delle sperequazioni”. Ma questo non è sufficiente per Renzi che chiede invece “l’abolizione del finanziamento pubblico”, “la rinuncia ai vitalizi”, “il dimezzamento del numero dei parlamentari” e “un principio di buon senso”.

Conflitto d’interessi -  Sostanzialmente d’accordo su una legge che regoli il conflitto d’interessi Bersani è però preoccupato dal rischio “che poi uno mette a capo dell’azienda il fratello o lo zio”. Ma Renzi sembra più incisivo: “Non abbiamo fatto la legge sul conflitto di interessi quando eravamo al governo noi, per due volte, è la dimostrazione più drammatica del fatto che abbiamo fallito. I due fallimenti sono stati quando nel ’98 e nel 2006 abbiamo mandato a casa Prodi e quando non abbiamo fatto il conflitto di interessi che andrà fatto nei primi cento giorni. Ed è inutile girarci intorno: in Italia il conflitto di interessi ha un nome e un cognome ed è l’ex presidente del Consiglio”.

Alleanze – Divisione netta invece sulle alleanze per le elezioni politiche. Dice Bersani: ”Non sappiamo ancora come sarà la legge elettorale. Abbiamo stretto un patto con Sel e socialisti, ma questa area dei progressisti deve aprirsi a forze di centro moderate, europeiste e antiberlusconiane. Dobbiamo mantenere la testa un po’ aperta, per bloccare l’avanzata di forze populiste anche di estrema destra”. Ma Renzi non è d’accordo: “L’unica legge elettorale che ha funzionato in Italia è quella dei sindaci. Quanto alle alleanze, noi non dovremmo fare un accordo con Pierferdinando Casini. Dobbiamo dire no agli inciuci. I voti dei moderati li prendiamo noi”.

 

Ci sono interessi perché l’Ilva chiuda. Lo dice il ministro dell’Ambiente Corrado Clini a Radio Anch’io. Ancora una volta è il titolare della delega all’Ambiente a essere in prima linea (quasi isolato) nel lavoro del governo per risolvere la questione dello stabilimento pugliese. “Ci sono interessi politici espliciti – ha aggiunto Clini – di chi anche nei mesi scorsi in campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Taranto ha chiesto ripetutamente la chiusura dell’impianto; c’è evidentemente una valutazione della magistratura che sostanzialmente ha chiesto la chiusura; ci sono poi interessi oggettivi, non dico che c’è un grande vecchio dietro, ma interessi oggettivi perché se chiude l’Ilva i concorrenti europei e quelli asiatici fanno festa”. Bisogna aver chiaro, ha proseguito, “qual è il gioco e nessuno di noi può far finta di non sapere. La protezione della salute e dell’ambiente non si assicurano chiudendo l’impianto perché la sua chiusura lascerebbe lì un deserto inquinato. La chiusura infatti deriverebbe da un contenzioso tra l’Ilva e la magistratura che è appena iniziato. Prima che la questione arrivi in dibattimento, come già visto in molti altri siti italiani, le cose rimangono lì per anni”.

Aiuti per 43,7 miliardi di euro entro metà 2013 in cambio del taglio del debito pubblico al 124% entro il 2020. E’ l’accordo raggiunto nella notte tra i 17 Paesi dell’Euro e il Fondo monetario internazionale per dare ossigeno alla Grecia e sventare il rischio-default di Atene, le cui casse sono schiacciate attualmente da un debito pubblico che l’anno prossimo dovrebbe raggiugere il 190% del Pil. Nel pacchetto approvato da Unione europea e Fmi (buy back, sospensione del pagamento degli interessi sui titoli, taglio degli interessi sui prestiti bilaterali e dei costi delle garanzie che la Grecia deve fornire all’Efsf, allungamento delle scadenze dei titoli pubblici) è previsto il versamento entro dicembre dei primi 34,4 miliardi e nel primo trimestre 2013, in altre tre tranche, di ulteriori 9,3 miliardi. Il via libera formale all’esborso è però rinviato al 13 dicembre prossimo, quando la decisione sarà stata approvata dai parlamenti nazionali che lo prevedono (a partire dal Bundestag tedesco).

Il salva-Grecia – Le misure approvate comprendono la riduzione di 100 punti base degli interessi che la Grecia deve pagare sui prestiti bilaterali concessi dai partner europei nell’ambito del primo pacchetto di aiuti da 110 miliardi deciso nel maggio 2010. E ancora, la riduzione di 10 punti base dei costi delle garanzie che i 17 hanno fornito perché il fondo salva stati Efsf effettuasse la sua parte di finanziamenti ad Atene, l’allungamento di 15 anni delle scadenze dei prestiti bilaterali e la sospensione per 10 anni del pagamento degli interessi sul prestito Efsf. Le banche centrali nazionali rinunceranno ai profitti sui titoli pubblici greci acquistati sul mercato a prezzi scontati per versarli in un conto dedicato a partire dal 2013. Quanto al buy back, il Fondo monetario ha vincolato il proprio via libera al completamento della prima revisione del programma per la Grecia all’attuazione del riacquisto di obbligazioni di Stato da parte di Atene, che consentirà una corrispondente riduzione del debito.

Draghi: “Più fiducia nell’Europa” - L’accordo, secondo il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, è positivo perché permette di “rafforzare la fiducia nell’Europa e nella Grecia”. Soddisfatto anche il premier greco Antonis Samaras: “E’ andato tutto bene. Per i greci comincia un giorno nuovo”. E anche i mercati apprezzano: l’euro ha aperto in rialzo, con un cambio a 1,2994 dollari, dopo aver toccato un massimo a quota 1,3009, e 106,90 yen. Avvio positivo per i principali listini europei: Francoforte registra un progresso dello 0,71% a 7.343 punti, mentre Parigi apre in rialzo dello 0,66% a 3.523. Bene anche Amsterdam +0,60%  e la piazza di Londra che guadagna lo 0,40 per cento.

Il Senato ha affossato l’articolo1 della cosiddetta legge sulla diffamazione, diventata ormai una legge “Manetta” contro i cronisti. La Destradel conflitto di interessi, divisa e rissosa, travolta dalle proteste di editori e giornalisti, non ha avuto neppure il coraggio di entrare in aula, non ha partecipato al voto, divisa tra chi voleva una legge ad personam, per Sallusti, e chi, forse ancora più numerosi, voleva invece regolare i conti con il medesimo Sallusti. In un caso e nell’altro fedeli nei secoli alla logica del conflitto di interessi e delle norme pro o contro amici e nemici.

Ennesima giornata sull’orlo di una crisi di nervi, e di debito, per la tormentata Grecia, che è tornata sul mercato alla ricerca di 5 miliardi di euro per ripagare un uguale ammontare di titoli di Stato che scadono venerdì (di cui una parte in mano alla Bce) e scongiurare così un conclamato default. Alla fine è andato, almeno per oggi, tutto bene. Atene ha venduto titoli per quattro miliardi di euro, nello specifico 2,7 miliardi di bond della durata di un mese con un tasso d’interesse del 3,95% e 1,3 miliardi di titoli a 13 settimane e interesse del 4,2 per cento. Giovedì prossimo si replica alla ricerca del miliardo che ancora manca.

Archivi