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Roma, 27 nov. – (Adnkronos) – Delle circa 370 mila notizie trasmesse dalle 7 reti televisive e dalle 15 emittenti radiofoniche nazionali tra il 1 gennaio 2011 e il 25 settembre 2012, solo 61 (0,02%) hanno trattato il tema Ogm e per un tempo pari allo 0,03% sul totale di informazione delle reti che hanno proposto l’argomento. Se si considera l’esposizione media alle informazioni, quelle contrarie agli Ogm superano di 8 punti quelle a favore, un differenziale che sale a 10 punti percentuali se si considerano solo coloro che dichiarano di aver solo sentito parlare di Ogm.

Questi i dati presentati oggi da Gianni Betto, direttore del Centro di Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, in occasione della conferenza stampa sul sondaggio Ispo per Futuragra su “Informazione, ricerca scientifica e propensione all’acquisto degli Ogm in Italia”. Parallelamente, il sondaggio Ispo mette in luce che il 33% della popolazione dichiara di non avere mai sentito parlare di Ogm, percentuale che sale al 50% tra gli over 64enni e al 41% tra chi è residente nel Sud e nelle Isole.

Nonostante il 67% degli italiani dichiari di conoscere gli Ogm, di questi solo il 7% sa bene di cosa si tratta. Una percentuale che si assottiglia ulteriormente (5%) se si escludono quanti non conoscono il significato dell’acronimo o non hanno le idee chiare sulla presenza di geni in tutte le piante e non solo in quelle biotech. Gli intervistati sono divisi sulla conoscenza dell’acronimo Ogm (Organismi Geneticamente Modificati): meno di uno su due indica correttamente il significato e il 48% non ne conosce affatto il significato

“Non sorprende – dichiara Silvano Dalla Libera, vicepresidente di Futuragra – che dal sondaggio emerga che il 42% degli italiani pensi che oggi in Italia si coltivino prodotti agricoli Ogm e che il 63% non sappia o pensi che sia falso il fatto che nei prodotti in vendita siano presenti quote di ingredienti Ogm. Così come solo 1 italiano su 5 sa che negli allevamenti italiani Dop è consentito impiegare mangimi Ogm”. Una “propaganda contro le biotecnologie”, secondo Dalla Libera che “nasconde che negli alimenti e nella filiera siano usate da anni materie prime biotech senza danni alla salute e con benefici economici per consumatori e produttori”.

Solo il 12% della popolazione si è attivata direttamente per cercare informazioni sugli Ogm mentre il 55% le ha ricevute passivamente. Per gli ‘attivi’ è internet la prima fonte (46%), per i ‘passivi’ la televisione è la fonte più citata (70%). Nel complesso il 51% degli italiani non è stato esposto ad alcuna informazione sugli Ogm sebbene il 25% di coloro che mostrano un elevato livello di esposizione si concentri nella fascia di età tra 18 e i 34 anni (25%) e risieda nel Nord Est (30%).

I dati del Centro di ascolto dell’informazione radiotelevisiva indicano che lo spazio dedicato a coloro i quali hanno espresso posizioni contrarie all’uso degli Ogm in agricoltura è stato del 64% contro il 36% delle voci a favore. In particolare un quarto dell’informazione radiotelevisiva è stata riservata a interventi del presidente di Coldiretti, Sergio Marini (15,1%) e Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici (10,2%), entrambi apertamente contrari agli Ogm.

La scienza è stata rappresentata solo da tre voci: Roberto Defez (8,9%), Gianni Tamino (8,9%) e Giorgio Calabrese (5,9%) che complessivamente rappresentano il 23,7% degli ascolti da telegiornali, giornali radio, trasmissioni televisive e radiofoniche.

La voce delle istituzioni è stata rappresentata dai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura che si posizionano rispettivamente al terzo posto con il 9,1% degli ascolti per Corrado Clini e al settimo posto con l’8,9% per Mario Catania. Nel corso dei 21 mesi presi in esame dal Centro di ascolto, in televisione le notizie sono state trattate 9 volte, esclusivamente nei telegiornali: 5 notizie al Tg1, 1 notizia al Tg3, 2 notizie al Tg5 e una notizia al Tg La7.

Nessuna notizia su Rai Due, Rete 4 e Italia Uno. Nessuna trasmissione di approfondimento ha trattato il tema nel corso del periodo considerato. Dalle radio, la notizia è stata trattata in 29 occasioni dalle tre reti radiofoniche Rai e in 23 casi sulle altre 12 reti.

Roma, 27 nov. – (Adnkronos) – Per il 55% degli italiani è utile continuare a fare ricerca scientifica sugli Ogm e il 52% appare possibilista rispetto all’acquisto futuro di prodotti biotech. Sono alcuni dei dati che emergono dalla ricerca Ispo per Futuragra, presentata oggi a Roma da Renato Mannheimer di Ispo Ricerche e Silvano Dalla Libera, vicepresidente di Futuragra. Secondo il sondaggio, il 55% degli italiani ritiene che sia utile continuare a fare ricerca scientifica sugli Ogm e solo il 17% non è d’accordo.

Il 62% pensa che gli scienziati italiani abbiano diritto di fare ricerca alle stesse condizioni dei colleghi degli altri Paesi e il 49% non è d’accordo sul fatto che l’Italia abbia interrotto la sperimentazione. Tra i più forti sostenitori della ricerca scientifica i laureati e i 35-44enni. In più, il 52% degli italiani prenderebbe in considerazione la possibilità di acquistare prodotti alimentari Ogm a determinate condizioni. Il primo driver di scelta (48%) riguarda i possibili benefici per la salute seguiti dalla loro maggiore sostenibilità ambientale (37%) e da un prezzo più contenuto rispetto a un prodotto equivalente (per il 27% del campione). Coloro i quali non acquisterebbero Ogm a nessuna condizione rappresentano un quarto della popolazione.

“La ricerca mette a nudo il deficit di conoscenza sul tema degli Ogm presso l’opinione pubblica italiana, al centro di messaggi spesso ideologizzati e bersagliata da dibattiti in cui le ragioni della scienza sono poco rappresentate – commenta Mannheimer – Non deve dunque sorprendere se in un contesto di questo tipo la richiesta sia proprio quella di ridare la parola alla scienza e alla ricerca. La propensione all’acquisto espressa da più della metà della popolazione è un segno di grande maturità dei consumatori che manifestano meno pregiudizi di quanto fino ad oggi si sia voluto far credere. Questi dati aprono uno scenario nuovo nel dibattito e dimostrano un’apertura che non potrà essere ignorata in futuro”.

La maggioranza della popolazione (52%) è concorde con il fatto che se la legge permette di vendere Ogm, dovrebbe anche consentirne la coltivazione. Allo stesso tempo gli italiani si dimostrano sensibili al deficit di competitività dei coltivatori italiani. Per il 56% non è giusto che gli agricoltori stranieri possano produrre e poi vendere in Italia prodotti Ogm se agli agricoltori italiani è impedito di coltivare mentre solo il 7% ritiene che questa situazione non ponga un problema di competitività.

“Queste risposte sono quelle che ci danno più fiducia per il futuro – dichiara Silvano Dalla Libera – Al di là del dibattito sbilanciato su questo tema, gli italiani percepiscono l’agricoltura come un settore produttivo primario”.

“Abbiamo cercato di capire quale fosse l’origine di tanto scetticismo verso gli Ogm – conclude il vicepresidente di Futuragra – Questa ricerca dimostra con grande chiarezza che se da un lato siamo di fronte a un fortissimo deficit di informazione dovuto a un dibattito squilibrato, dall’altro esiste una forte domanda di conoscenza che non può rimanere insoddisfatta. L’Italia deve riprendere la sperimentazione e deve applicare le direttive comunitarie che consentono già oggi di coltivare sementi biotecnologiche nel nostro Paese”.

Milano, 27 nov. (Adnkronos) – In meno di 30 anni, tra il 1962 e il 1989, i ghiacciai italiani si sono ridotti di 43 Kmq, con un ritmo di circa 1,5 kmq l’anno. A rilevarlo sono stati i due catasti predisposti dal Comitato Glaciologico Italiano, al quale presto si aggiungerà un terzo per monitorare l’evoluzione della situazione negli ultimi decenni, cioè dal 1989 ad oggi. Il progetto è stato al centro dell’incontro di oggi “Acqua, ghiacciai e cambiamenti climatici”, organizzato dall’Università degli Studi di Milano e Levissima, impegnate dal 2007 in un progetto di ricerca scientifica per monitorare lo stato dei ghiacciai e tutelare il patrimonio delle nostre montagne italiane.

Gli studi condotti a questo scopo sono stati effettuati sul ghiacciaio del gruppo Dosdè-Piazzi, in alta Valtellina, che ormai si può definire un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. E’ dunque dal 1989 che non viene realizzato un elenco completo ed omogeneo dei ghiacciai italiani, risorsa importante dal punto di vista idrologico, climatico e turistico, ed è da oltre mezzo secolo che non si fornisce un quadro chiaro delle variazioni avvenute al glacialismo italiano. “Se si pensa che proprio il glacialismo è ormai considerato l’indicatore più affidabile delle trasformazioni climatiche in atto, il significato di questo progetto appare subito ben chiaro”, dichiara Claudio Smiraglia dell’Università degli Studi di Milano, a capo del progetto di ricerca.

Il primo catasto predisposto dal Comitato Glaciologico Italiano, realizzato fra il 1959 e il 1962 con l’utilizzo di cartografia a varia scala, aveva censito 838 corpi glaciali, di cui 745 ghiacciai veri e propri e 93 glacionevati, cioè forme prossime all’estinzione, estesi complessivamente su una superficie totale di 525 kmq. Nel secondo catasto, quello del 1989, vennero censiti 807 corpi glaciali, 706 ghiacciai veri e propri e 101 glacionevati, con una superficie totale glacializzata di 482 kmq.

Il nuovo catasto dei ghiacciai italiani sarà predisposto per rispondere ai requisiti internazionali del World Glacier Monitoring Service (Wgms), l’ente internazionale con sede a Zurigo che raccoglie e rende disponibili i dati dei ghiacciai di tutto il mondo. Permetterà, inoltre, il confronto con catasti pregressi e con quello redatto dal Comitato Glaciologico Italiano-Cnr negli anni Sessanta del secolo scorso, consentendo così di quantificare a livello globale italiano la contrazione del glacialismo.

Si prevede la rilevazione, per ogni ghiacciaio, di una serie di dati identificativi (codice Cgi, codice Wgi, nome, coordinate, gruppo montuoso, bacino idrografico), classificativi (ghiacciaio, glacionevato, ghiacciaio vallivo, ghiacciaio montano) e morfometrici (superficie, esposizione). I dati saranno ricavati analizzando diverse fonti recenti: foto aree, immagini satellitari, cartografia, letteratura preesistente. “Si creerà in questo modo un data base che potrà essere ampliato e aggiornato in tempi successivi, che verrà reso disponibile per la comunità scientifica nazionale e internazionale, per gli operatori del settore e per i cittadini, rispondendo alle richieste più comuni che riguardano il numero di ghiacciai, la loro superficie e le loro variazioni recenti”, spiega Claudio Smiraglia, professore ed esperto glaciologo dell’Università degli Studi di Milano.

La compilazione di un primo elaborato informativo-descrittivo sarà curata dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Milano, mentre i risultati verranno discussi, analizzati e validati dal Comitato Glaciologico Italiano. “Il catasto dei ghiacciai è un esempio virtuoso di interazione fra competenze e risorse di enti pubblici, come l’Università degli Studi di Milano, di istituzioni scientifiche e culturali, come il Comitato Glaciologico Italiano e il Comitato Ev-K2-Cnr, e di privati, come Levissima, per il raggiungimento di un obiettivo comune”, dichiara Agostino Da Polenza, presidente di Ev-K2-Cnr.

Ha parlato di Europa, dei suoi incontri con Angela Merkel, ha fatto ironia sulle “spine, certe volte difficili dure da inserire e non da togliere” (insomma, governare gli piace…). Il premier Mario Monti, intervenendo agli stati generali della Cida, ha confessato: “Nella lotta all’evasione fiscale in qualche caso siamo andati ai margini della violazione della privacy”. 

L’ammissione di colpa – Una frase con cui il premier ammette che, tra Serpico e redditometro, in nome della lotta al nero, i diritti degli italiani (già stratassati) sono stati calpestati. Ma siamo in guerra, spiega il Professore, e in un conflitto tutto è lecito. Sì, dice proprio “guerra”: “Siamo in stato di guerra e non è possibile avere una pace sociale tra cittadini e Stato se non con una riduzione del fenomeno” dell’evasione. Spie per il bene comune, insomma, con buona pace della privacy degli italiani e delle gatte che avranno da pelare quando saranno bollati come “evasori fiscali” (la tolleranza del redditometro è bassissima, gli errori e le indagini fioccheranno, e nel mirino ci finirà un esercito di contribuenti onesti).

No ai condoni – Sempre in tema di evasione, Monti ha rimarcato come il suo governo tecnico non ha fatto alcun condono: “Quello dell’evasione fiscale – ha spiegato il Professore – è un tema su cui ci siamo accinti con intensità, durezza e brutalità. Sapeste quante volte siamo stati tentati di fare dei condoni, e forse avremmo avuto più attenuanti morali e civili di altri governi. Ma non l’abbiamo fatto”. Infine una battuta sul negoziato con la Svizzera per la tassazione dei capitali detenuti dagli italiani nel paese: “Ci poniamo dei paletti – ha spiegato Monti – perché non vogliamo forme di condono”.

Il 90,7% della tredicesima sarà mangiato dall’Imu, dalle altre tasse, dai mutui e dai bolli. La quota di italiani che non faranno regali crescerà dall’11,8% del 2011 al 13,7%. In alcuni casi i cali saranno -20%.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Buon Natale da Monti: tredicesime azzerate

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Quotidiani

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A un mese dalle festività natalizie, prevale tra le famiglie italiane la preoccupazione: quasi sette italiani su dieci ritengono che il Natale 2012 risentirà fortemente della grave crisi economica e aumenta la percentuale di coloro che non faranno gli acquisti per i regali (dall’11,8% del 2011 al 13,7%). Niente regali, insomma, e uno dei Natali più tristi che si possa ricordare: è questo il regalo di Mario Monti alle famiglie italiane. Nonostante tutto, resta elevata la quota di chi, almeno un regalo, alla faccia dell’austerity, lo farà: è pari all’86,3 per cento. E se per la metà degli italiani gli acquisti natalizi rappresentano una spesa piacevole da affrontare, diminuiscono coloro che li considerano invece una spesa di cui farebbe volentieri a meno (dal 42,5% al 31,2%). Sono questi i primi risultati di un’indagine realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format Ricerche. 

I regali – La quota di coloro intenzionati a non fare acquisti per i regali di Natale nel 2011 era pari all’11,8%. Quest’anno sale al 13,7%: si tratta soprattutto di residenti nelle regioni del Nord-Est e nelle regioni del Sud. Poco meno di un terzo di coloro che acquisteranno i regali di Natale, lo faranno nel mese di novembre, ovvero o li hanno già fatti o li stanno facendo. Si tratta del 28,9% del campione, una percentuale in aumento rispetto allo scorso anno, quando era risultata pari al 19,8%. Del restante 71,1%, ovvero coloro che faranno gli acquisti a dicembre, più della metà (il 37,5%) lo farà nei primi 15 giorni del mese, in calo rispetto al 2011 (erano il 46,6%). Gli acquisti saranno effettuati in prevalenza nei punti di vendita della grande distribuzione organizzata (68,9%), della distribuzione tradizionale (51,2%), su Internet (28,3%) e negli outlet (10,1%). Rispetto allo scorso anno aumenta l’utilizzo dei punti di vendita della grande distribuzione (+7,1%) e soprattutto del Web (+15,0%). Diminuisce invece la propensione all’utilizzo dei punti di vendita tradizionali (-8%) e degli outlet (-13,9%). L’impiego di Internet per fare i regali è risultato più accentuato tra i consumatori di età compresa tra i 18 e i 44 anni (la stessa percentuale risulta invece molto bassa o “nulla” tra coloro che sono più avanti negli anni).

Il cenone – Uno spiraglio di luce su questo Natale, invece, arriva dal cenone: gli italiani infatti spenderanno 197 euro per famiglia per imbandire le tavole della feste di fine anno 2012 con gli alimentari e le bevande. Questa, di fatto, è l’unica voce di spesa che sostanzialmente tiene in tempo di crisi, e anzi sale del 2,1 per cento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dell’indagine “Xmas Survey 2012” di Deloitte dalla quale si evidenzia che gli alimentari e le bevande rappresentano il 36 per cento delle spese di Natale. Non si rinuncia a preparare pranzi e cenoni o a gratificare parenti e amici con gustosi omaggi utili ma – sottolinea la Coldiretti si qualifica la spesa con una netta preferenza di prodotti del territorio locali e Made in Italy.

 

Dopo aver provocato la prima grande rottura all’interno del Pdl, oggi Gianfry davanti al crollo del partito, riesce a dire che lui lo aveva predetto, che lui in fondo aveva fatto bene a mollare perché così non si poteva andare avanti. Fini, intervenuto a un’iniziativa organizzata da Futuro e Libertà a Napoli, ha dichiarato: “La crescita ottenuta da Fli prova che il tempo è galantuomo”. Da quando, “in modo che qualcuno definì arrogante, alzai quel mio dito”. Ma, ha aggiunto, “i mesi che abbiamo alle spalle hanno fatto capire che non agivamo per il nostro interesse, altrimenti saremmo rimasti seduti e tranquilli come tanti hanno fatto”.

Poi, da vero sciacallo, Fini ha concluso:  ”Sentivamo il dovere di lanciare un grido di dolore: il Pdl doveva essere un soggetto politico diverso, altrimenti il costo più alto di tante promesse non mantenute sarebbe stato presentato agli italiani del Sud”. Eppoi, ancora: “Non me ne andai ma fui messo alla porta. Non fu una scissione ma   un’espulsione per aver detto in modi spicci che stavamo rischiando di deludere gli italiani”. 

 

Intervista a Aurélie Filippetti, di origini italiane, titolare del dicastero della cultura. Se gli editori francesi, italiani e tedeschi non troveranno un accordo, a gennaio Parigi agirà per obbligare la società a remunerare i giornali. E su Amazon: “una posizione ultradominante”.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Il ministro francese che fa tremare Google

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Roma, 22 nov. – (Adnkronos) – Sono oltre 12 milioni gli italiani che fanno i loro acquisti su siti sicuri e trasparenti, ma “solo il 4% delle aziende italiane vendono online, spesso perché di piccole dimensioni e fanno fatica a digitalizzarsi. Succede così che i 200 milioni di cinesi che fanno shopping via web, quando acquistano prodotti italiani, in un caso su quattro finiscono per comprare dei ‘tarocchi'”. Lo sottolinea Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano, intervenuto alla tavola rotonda del ‘Premio Vincenzo Dona – Voce dei consumatori 2012’ organizzato dall’Unione nazionale consumatori.

Durante la tavola rotonda è emerso che oltre a interi negozi monomarca di prodotti contraffatti, in Cina esistono anche dei portali dove acquistare le griffe italiane taroccate. “In un periodo così difficile – spiega Liscia – è cruciale poter offrire agli imprenditori del Made in Italy delle piattaforme logistiche e di comunicazione su scala globale, per dare loro una ulteriore e concreta chance di competizione internazionale”.

Nonostante il ritardo, il popolo dei consumatori online è aumentato del 30% rispetto al 2011, segno “di comportamenti che non si possono arrestare, ma della cui tutela dobbiamo farci carico. Per questo motivo – aggiunge – Netcomm ha promosso un ‘sigillo di qualità’ e i siti che lo espongono si impegnano ad offrire un servizio facile, conveniente, trasparente e sicuro. Oltre a questa garanzia, abbiamo recentemente affiancato il primo Codice di Autoregolamentazione relativo alle modalità di comunicazione e di diffusione degli sconti e della comparazione dei prezzi online”.

Nel giro di tre anni, prevede Netcomm, la ‘internet economy’ registrerà una crescita annua tra il 13% e il 18%, raggiungendo un valore di 59 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai 31 miliardi del 2010. Il contributo che il web fornirà all’economia dell’Italia nel 2015 oscillerà tra il 3,3% e il 4,3% del Pil. Negli ultimi tre anni le Pmi attive su internet hanno infatti registrato una crescita media dell’1,2% dei ricavi rispetto a un calo del 4,5% di quelle offline e un’incidenza di vendite all’estero del 15% rispetto al 4% di quelle non presenti in rete.

Le ultime rilevazioni condotte da Netcomm con Human Highway descrivono in continua crescita il numero degli acquirenti online in Italia. Gli e-shopper che hanno comprato in rete a ottobre 2012 sono il 43,4% dell’universo dei navigatori internet, pari a 12,3 milioni di individui (erano 9,2 milioni un anno fa). Gli acquirenti online attivi dichiarano una frequenza media di acquisto pari a 3,5 transazioni per trimestre, poco più di una al mese.

Tra gli ultimi acquisti effettuati troviamo al primo posto i libri (16,5%), seguiti da capi di abbigliamento (12%), biglietti di viaggio (11,3%), ricariche telefoniche (8,2%). In tema di Made in Italy, i consumatori rivelano di aver acquistato almeno una volta un capo di vestiario Made in Italy (43,7%), un paio di scarpe (34%), accessori (31,6%) e borse da donna (18%).

Mangiare con gli spuntini, l’ultima tendenza in fatto di cibo . Tredici milioni e 200mila italiani dichiarano di cibarsi più volte al giorno (archiviata la classica successione colazione-pranzo-cena) con assaggi di varia natura: frutta e yogurt, ma anche snack e merendine. Lo dice un’indagine condotta da Coldiretti e Censis: il 26 per cento di noi sostituisce i pasti tradizionali con i cosiddetti “spegnifame”. Il motivo? Il più delle volte è l’incubo della linea. Mangiare meno, mangiare poco. E intanto dieci italiani su cento, fra gli adulti, sono obesi. Qualcosa evidentemente non funziona. L’abitudine dello spuntino non dev’essere così sana come sembra.

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