Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

lavoratori

Ragazzi, che bella notizia! Finalmente dopo tanto pessimismo ecco un raggio di sole: la potentissima centrale acquisti dell’Ikea sceglie di congedare i fornitori asiatici e di affidare parte della sua produzione ai distretti italiani, soprattutto a quelli piemontesi.

Evviva, gli svedesi hanno capito il valore del made in Italy, le capacità dei nostri lavoratori, la raffinatezza della nostra tradizione artigianale…ma siamo sicuri che le cose stiano proprio così?

No, perché a pensarci bene viene un dubbio: non è che siamo semplicemente più economici dei cinesi, dove il costo del lavoro negli ultimi tre anni ha fatto un balzo del +20% tanto che le stesse aziende cinesi delocalizzano nelle aree confinanti?

Dal Tesoro minimizzano, ma i dati parlano chiaro. A febbraio le nuove partite Iva aperte in Italia si sono fermate a quota 55mila, con una diminuzione verticale rispetto a gennaio del 36,7%. Di sicuro, come sottolineano da Via XX Settembre, va considerata la particolarità di gennaio, mese solitamente privilegiato, anche per questioni di semplicità contabile, dai lavoratori autonomi per l’avvio di una nuova attività. Il dato di febbraio va quindi letto alla luce delle 87mila partite Iva registrate all’inizio del 2012, con un incremento del 4,5% rispetto all’anno precedente. Difficile, però, liquidare il crollo, come fanno i tecnici del ministero dell’Economia, come una dinamica «fisiologica e poco significativa». La realtà è che per gli autonomi tira una brutta aria: oltre alla prospettiva di diversi mesi, se non anni, di recessione davanti, per le partite Iva è anche in arrivo la stretta/stangata inserita dal governo Monti con la riforma del lavoro. Regali che si vanno ad aggiungere ad una campagna di criminalizzazione fiscale per commercianti, microimprese e professionisti messa in atto da diversi mesi dall’Agenzia delle Entrate.

L’intenzione dichiarata è quella di combattere i cattivi, il risultato, come inizia a vedersi, è quello di scoraggiare tipologie di lavoro in linea con la modernizzazione delle economie, la flessibilità dei mercati, la gestione del tempo libero e l’evoluzione delle professioni. Le minacce più consistenti ai lavoratori autonomi sono contenute in due passaggi della riforma del Lavoro attualmente all’esame del Senato. Il primo è la lotta alle presunte partite Iva fasulle. Fenomeno che i sindacati riportano sotto la categoria più ampia dello sfruttamento e che il ministro del Welfare intende combattere con la trasformazione d’ufficio dei rapporti di collaborazione in rapporti di lavoro subordinato. La legge fissa tre paletti: la collaborazione non deve durare più di 6 mesi nell’arco di un anno, corrispettivo derivante da tale collaborazione non deve costituire più del 75% del reddito nell’arco dello stesso anno, il collaboratore non deve disporre di una postazione di lavoro presso la sede del committente. Se scattano due di tali requisiti, significa, secondo la Fornero, che la partita Iva non è tale. L’effetto, secondo la maggior parte degli esperti, sarà un colpo di scure a consulenze e collaborazioni da parte delle imprese. Il contrasto alle partite Iva fasulle previsto nel ddl di riforma, spiegano i Consulenti del lavoro, «rischia di introdurre una rigidità del sistema non soltanto eccessiva, ma che non appare affatto conciliabile con i canoni vigenti nella materia stessa che si vorrebbe correggere dalle distorsioni».

A giustificare la mano pesante sarebbe, secondo la Fornero, il livello dimensionale del fenomeno, che molti quantificano addirittura in 500mila partite Iva aperte fittiziamente da poveri lavoratori sfruttati con i fucili puntati delle aziende. I conti, a dire il vero, tornano poco. Di 8,8 milioni di posizioni, 5,5 sono quelle intestate a persone fisiche, di queste circa un milione sono riferibili a soggetti iscritti ad albi professionali, mentre 3,5 milioni riguardano gli autonomi delle professioni non regolamentate. Se a queste si aggiungono i dati dell’Agenzia delle Entrate, che considerano a quota 2 milioni le partite Iva inattive (e che presto in base alle nuove normative verrano chiuse d’ufficio), non si capisce bene da dove arrivino le stime dei 500mila dipendenti dissimulati.

Per essere sicuro che il colpo contro le “finte” partite Iva vada a segno la Fornero ha poi fatto piombare anche su quelle “vere” un bell’aumento contributivo, che farà lievitare l’esborso dovuto all’Inps dall’attuale 27% al 33% del 2018. Si tratta, ha tuonato Giuseppe Lupoi, presidente del Coordinamento libere associazioni professionali (Colap), di «un punto percentuale in più ogni anno, che segna una nuova ingiustizia per i lavoratori autonomi. Un aumento ingiustificato e iniquo che marca ancor di più la profonda diseguaglianza di trattamento dei lavoratori all’interno del mercato del lavoro italiano».

di Sandro Iacometti

twitter@sandroiacometti

E’ allarme nel settore del lavoro professionale per la previsione di aumento dei contributi Inps dal 27 per cento attuale al 33 per cento entro il 2018.
E’ quanto previsto all’interno del disegno di riforma del mercato del lavoro reso pubblico nei giorni scorsi. “Un punto percentuale in più ogni anno – si legge in una nota del Colap, ossia il coordinamento delle libere associazioni professionali – che segna in modo inequivocabile una nuova ingiustizia per i lavoratori autonomi”.
“Si tratta di un aumento ingiustificato ed iniquo – commenta il presidente del Colap Giuseppe Lupoi – che rema contro i presupposti di crescita del governo e marca ancor di più la profonda diseguaglianza di trattamento dei lavoratori all’interno del mercato del lavoro italiano”.
Il Colap ritene indispensabile un alleggerimento della pressione fiscale sui professionisti. “Da anni chiediamo che si ponga attenzione all’oneroso e crescente carico contributivo imposto ai titolari di ‘vere’ Partite Iva – prosegue Lupoi – dando avvio a misure ed interventi capaci di dare dignità e status a questi professionisti. Oggi i lavoratori autonomi che non appartengono ad Ordini e Collegi professionali sono ingiustamente inseriti nella gestione separata dell’Inps e ingiustamente confusi con i lavoratori parasubordinati (senza peraltro poter godere delle stesse tutele) e distanti anni luce dal trattamento previsto per i professionisti iscritti alle casse private (professioni ordinistiche) per i quali i versamenti contributivi non superano l’aliquota del 14 per cento”.
Per il presidente del Colap una riforma organica del sistema previdenziale dei professionisti non appartenenti a Ordini e Collegi deve poter prevedere: l’istituzione di una previdenza privata per i professionisti accreditati delle associazioni non regolamentate; la ptrasferibilità dei contributi previdenziali già versati, con la conseguente possibilità di cambiare cassa di previdenza; l’ampliamento del sistema della previdenza complementare anche ai professionisti non regolamentati mediante l’individuazione di una previdenza privata di base.
“Ci auguriamo – conclude Lupoi – che questo governo abbia a cuore le sorti del Paese e quello dei tanti ed onesti lavoratori che ogni giorno producono ricchezza e che si possa avviare un dialogo per garantire una riforma del mercato del lavoro più equa”.

Allarme nel settore del lavoro professionale per la previsione di aumento dei contributi Inps dal 27% attuale al 33% entro il 2018. E’ quanto previsto all’interno del disegno di di riforma del mercato del lavoro reso pubblico nei giorni scorsi. “Un punto percentuale in più ogni anno – si legge in una nota del Colap, coordinamento delle libere associazioni professionali – che segna una nuova ingiustizia per i lavoratori autonomi”.
“Si tratta di un aumento ingiustificato ed iniquo – commenta il presidente del Colap Giuseppe Lupoi – che rema contro i presupposti di crescita del governo e marca ancor di più la profonda diseguaglianza di trattamento dei lavoratori all’interno del mercato del lavoro italiano”.
Il Colap ritene indispensabile un alleggerimento della pressione fiscale sui professionisti. “Da anni chiediamo che si ponga attenzione all’oneroso e crescente carico contributivo imposto ai titolari di ‘vere’ Partite Iva – prosegue Lupoi – dando avvio a misure ed interventi capaci di dare dignità e status a questi professionisti. Oggi i lavoratori autonomi che non appartengono ad Ordini e Collegi professionali sono ingiustamente inseriti nella gestione separata dell’Inps e ingiustamente confusi con i lavoratori parasubordinati (senza peraltro poter godere delle stesse tutele) e distanti anni luce dal trattamento previsto per i professionisti iscritti alle casse private (professioni ordinistiche) per i quali i versamenti contributivi non superano l’aliquota del 14%”. Per il presidente del Colap una riforma organica del sistema previdenziale dei professionisti non appartenenti a Ordini e Collegi deve poter prevedere: l’istituzione di una previdenza privata per i professionisti accreditati delle associazioni non regolamentate; la trasferibilità dei contributi previdenziali già versati, con la conseguente possibilità di cambiare cassa di previdenza; l’ampliamento del sistema della previdenza complementare anche ai professionisti non regolamentati mediante l’individuazione di una previdenza privata di base. “Ci auguriamo – conclude Lupoi – che questo governo abbia a cuore le sorti del Paese e quello dei tanti ed onesti lavoratori che ogni giorno producono ricchezza e che si possa avviare un dialogo per garantire una riforma del mercato del lavoro più equa”.

Emma Marcegaglia torna alla carica spiega che il taglio della spesa pubblica deve esserci ma prima serve “una riduzione della pressione fiscale su lavoratori e imprese. Penso – ha aggiunto il leader di Confindustria – che il governo si debba porre il problema serio di abbasasre le tasse”, ha sottolineato a margine di un incontro con gli industriali di Rovigo. Quella di Emma è stata una risposta a quanto dichiarato in precedenza nella mattinata da Piero Giarda, il ministro per i rapporti con il Parlamento, secondo il quale il risparmio sulla spending reviwe non servirà per abbassare la pressione fiscale ma per evitare il peggioramento dei conti pubblici. Da Giarda, insomma, è arrivata l’ennesima conferma: il governo tecnico di Mario Monti non ha la minima intenzione di ridurre le tasse.

“Troppe tasse” – Marcegaglia ha poi rincarato: “Credo che il tema delle tasse in questo Paese sia molto serio. Il taglio della spesa pubblica deve esserci, una parte capisco serva per l’obiettivo dell’azzeramento del deficit del 2013, ma questo Paese deve fare un piano per la riduzione della pressione fiscale, soprattutto su lavoratori e imprese perché le tasse pesano per il 45% sul Pil e su chi paga le tasse per un 60 per cento”. Secondo la leader di viale dell’Astronomia la pressione fiscale in Italia è “a uno dei livelli più alti in Europa e così è molto difficile fare crescita, consumare, fare investimenti”.

In Campania oltre a una platea di Pmi dei settori viaggi e sicurezza sono interessati alla misura i centri commerciali in crisi tra i quali Auchan a Pompei e Polo della Qualità di Marcianise

CRISI

Uno sciopero per sensibilizzare sulla mancanza di nuovi contratti e sul rischio licenziamenti.
E’ quello svolto dai lavoratori di Almaviva Contact, lavorano oltre mille lavoratori dipendenti e centinaia di precari che ben percepiscono, sulla propria pelle, quanto certe scelte possano incidere negativamente sul loro percorso lavorativo, già altamente instabile e privo di vere garanzie soprattutto legate agli ammortizzatori sociali. Nei mesi scorsi i lavoratori di Almaviva sono stati al centro di una serrata trattativa per il rinnovo dei contratti di lavoro e per evitare quasi mille licenziamenti degli operatori della sede partenopea. Per questo i lavoratori della sede di Napoli di Almaviva Contact hanno deciso, questa mattina, di incrociare le braccia e scioperare.
La percentuale di adesione pari all’80 per cento è stata altissima, così come la presenza al presidio che si è tenuto presso la sede dell’azienda al Centro Direzionale.
Lo sciopero – fanno sapere dalla Nidil Cgil – si è tenuto anche “contro una riforma del lavoro che il sindacato e i lavoratori ritengono inadeguata soprattutto per quanto riguarda il precariato e gli ammortizzatori sociali”. Dal sindacato, inoltre, fanno sapere che, nelle prossime settimane, ci potrebbero essere nuove mobilitazioni.

Attività commerciali con più di 50 dipendenti, agenzie di viaggio e tour operator con le stesse dimensioni e imprese di vigilanza con un minimo di 16 lavoratori possono accedere agli ammortizzatori sociali anche per il 2012. Il nulla osta arriva dopo la pubblicazione di un decreto del ministero del Lavoro, che investe 45 milioni di euro per consentire la concessione dei trattamenti di cassa integrazione straordinaria e mobilità. I fondi sono suddivisi in due scaglioni: 15 milioni di euro per la Cassa e 30 milioni a beneficio dell’altra formula ammessa dal provvedimento ministeriale. In Campania, oltre a una platea di medie aziende impegnate nei settori dei viaggi e della sicurezza, sono particolarmente interessati dalla misura i centri commerciali in crisi. Tra questi Auchan a Pompei, il Polo della Qualità a Marcianise e qualche grande attività del comparto dell’elettronica. “Hanno diritto al trattamento – si legge nel decreto – i lavoratori licenziati entro il 31 dicembre 2012”. Questo significa che l’intervento del ministero ha una durata limitata nel tempo.

Archivi