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“Avevo davvero riposto in lei la mia fiducia, credevo che fosse una persona per bene, che difendesse la nostra Costituzione. Credevo che quei valori, di cui tanto parla, fossero davvero radicati in lei e fossero il punto di riferimento per ogni sua azione, per ogni sua decisione. Credevo che avrebbe scelto la vita e non la morte. E invece ha firmato la nostra condanna”. Inizia così la lettera che una mamma di Taranto, Tonia Marsella, ha inviato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo la firma del decreto legge sull’Ilva, lettera che è stata diffusa dal comitato ambientalista “Donne per Taranto”.

Monica Maggioni ci piace. E molto. Non solo perché ha moderato con imparzialità anglosassone il confronto Bersani-Renzi, liberandoci finalmente dai riti vespiani. Ci piace, e molto, anche e soprattutto perché nel corso della sua carriera ha sempre dimostrato di saper fare la giornalista. Anzi di esserlo, che è diverso.

Che conduca “Uno Mattina” o racconti, da embedded, le guerre in giro per il mondo, la Maggioni non cambia il suo stile. Mai. Anche a costo di risultare troppo algida e milanese, con quell’inflessione che ogni tanto fa capolino tra una frase e l’altra. Quando è finalmente riuscita a sfondare in Rai, lei, sinistrorsa della prima ora con Clarks beige e feste dell’Unità in curriculum, è stata definita “voltagabbana”, pronta a spostarsi a destra per far carriera. Noncurante, ma iper-professionista brianzola tutta impegno e competizione, non se ne è mai curata più di tanto.

Tutto ‘sto casino (prostituzione minorile, induzione alla prostituzione, tentata corruzione di pubblico ufficiale) per una brutta, che puzzazava e che faceva le bolle con la gomma da masticare. Già, perchè questa mattina a palazzo di giustizia di Milano, Emilio fede l’ha descritta così la celebre Ruby, al secolo Karima El Mahroug. L’ex direttore del tg4, nell’udienza del processo nel quale è imputato per concussione e prostituzione minorile, ha detto ai giudici che “Ruby? L’ho trovata brutta, aveva un cattivo odore e, mentre ballava la danza del ventre, faceva le bollicine masticando la gomma”. Fede ha anche aggiunto di aver conosciuto per la prima volta Ruby ad Arcore. “Non era una persona che mi interessava – ha spiegato,  rispondendo alle domande di Niccolò Ghedini e del presidente del collegio Giulia Turri – di lei non mi interessavo, la trovavo inadeguata fisicamente. Tant’è vero che quando l’ho rivista lei mi ha detto: ‘che modo villano che lei ha avuto di giudicarmi”. Quanto all’età della ragazza, Fede ha affermato che “a prima vista certamente non mi sembrava minorenne. Lei diceva di avere 24 anni e di essere egiziana… Io comunque ero incuriosito in senso negativo, mi procurava un fastidio visivo”.

A sette anni dall’inizio del suo calvario, personale, familiare, giudiziario, Valeria Grasso continua a pagare. Paga per essersi ribellata al gioco del racket in un quartiere che è ancora sotto il controllo dei Madonia, boss stragisti della Palermo irredimibile. Paga per essere stata inserita in un gioco ben più grande di lei. E paga, economicamente, per garantire la sua sicurezza e quella dei suoi figli. Valeria Grasso ha avuto il coraggio di alzare la testa e incastrare i suoi estorsori, ha subito – e subisce ancora – minacce e intimidazioni a non finire e, entrata nel programma di protezione testimoni, le è stato presentato anche il conto da pagare. Come se invece di vivere in una località protetta vivesse in un villaggio turistico. E tutto questo, per lei, è diventato troppo. Per questo ha deciso di fare una denuncia pubblica. I “soliti noti” non l’hanno dimenticata. Così un paio di settimane fa, mentre attraversava l’autostrada che dall’aeroporto “Falcone Borsellino” porta a Palermo, decisa a fare una sorpresa ai suoi familiari, in una coincidenza “inquietante”, la sorpresa l’hanno fatta a lei: ignoti sono entrati in una delle sue attività. Un raid vandalico con danni all’impianto della caldaia ma senza che nulla sia stato sottratto. Non un pc, neanche una carta da 50 euro.

Vittorio Feltri è scosso. Davanti alla sede de Il Giornale in via Gaetano Negri, a Milano, parla con i giornalisti e dice la sua sul caso Sallusti. Feltri è molto nervoso e non prende bene le domande che gli fanno i cronisti davanti alla sede del quotidiano. Un giornalista gli chiede: “Secondo lei Sallusti è troppo determinato nel voler andare in carceree?”. E  Feltri seccamente risponde: “Ma che domanda è? Se uno sotiene le proprie idee è un pirla? A me lei (riferito al giornalista) mi sembra un pirla!”. Poco dopo un altro cronista gli chiede: “Lei avrebbe fatto scrivere l’agente Betulla (Renato Fraina)?”. E Feltri sbotta: “Che cazzo di domanda è? L’agente Betulla? Certo che l’avrei fatto scrivere. Lei conosce la Costituzione? Se sì sa che ognuno ha il diritto di scrivere quello che vuole”. Poi Feltri afferma anche di aver dato una mano a Sallusti per evitare che finisse in carcere. “Io di consigli ad Alessandro ne ho dati tanti. Quali? sono fatti miei. Cose private fra me e Alessandro. Esiste anche l’amicizia nella vita”. 

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Figuraccia internazionale per Roberto Formigoni. In un video de ilFattoQuotidiano.it  appare Formigoni in evidente difficoltà al gate per l’imbarco del suo volo per Milano. Tornando da Parigi il governatore e i suoi collaboratori si presentano all’imbarco in ritardo e le hostess di terra li informano che dovranno prendere l’aereo successivo. A questo punto  Formigoni non ci vede più e dice alla hostess:“…attenzione, abbiamo delle relazioni con l’ambasciata italiana a Parigi”, dice l’ex governatore. Formigoni chiede il nome delle hostess, che si rifiutano, mentre i suoi collaboratori scattano loro delle foto come a comunicare che l’intenzione di denunciare il loro comportamento. Per convincere le operatrici di terra a far salire lui e i suoi otto compagni di viggio sull’aereo Formigoni invoca pure “l’amicizia fra francesi e italiani”. ma niente da fare l’hostess è ferma sulla sua posizione. E a questo punto l’ex governatore si innervosisce per davvero e accusa le hostess di essere maleducate. Le hostess ricordano a Formigoni che non si possono scattare foto in aeroporto ne tantomeno a chi ci lavora. E lui le attacca dicendole che possono essere fotografate “perchè sono dei pubblici ufficiali”. Su questa frase la lite finisce e molto probabilmente Formigoni è rimasto a terra. GUARDA IL VIDEO

 

Giorgia Meloni vuole correre bene per le primarie del Pdl. lei è già partita con la sua campagna. E da buon competitor deve distinguersi dal principale rivale: il segretario del pdl Angelino Alfano. E così precisa subito le differenze fra lei e lui. “Io  escludo la possibilità di un Monti bis. Alfano no”. Un’altra differenza tra la Meloni e Alfano consiste nel rapporto con la classe dirigente del partito. “Basta cooptazioni. Chi ha avuto un ruolo dovrebbe rimettere il   mandato. Avanti chi se lo merita, chi ha consenso e chi è preparato”, ha affermato. Sulla sua candidatura ha anche precisato: “Ho deciso di candidarmi   quando mi sono accorta che i vertici me lo sconsigliavano, mentre la   base mi chiedeva di partecipare”. 

Il Cav non è un problema Su Berlusconi e un suo no alle primarie l’ex ministro della gioventù è stato chiaro:”Le primarie selezionano un candidato premier. E Berlusconi non intende fare il premier. Devo aggiungere altro?”. Quindi per la Meloni il problema Cav non esiste. Lei non ha dubbi le primarie si faranno e la campagna per la scelta del candidato premier è già partita. Su un punto è d’accordo con Alfano, ovvero la non candidatura degli indagati sia alle primarie che al parlamento: “La legge che impedisce ai condannati  per reati contro l’amministrazione di essere candidati è un provvedimento che ho proposto tre anni fa. Mi hanno guardato come se  fossi pazza. Io mi spingo fino a dire che se i magistrati si  assumessero davvero la responsabilità delle loro azioni e se venisse introdotto un giusto processo, davvero breve, sarei addirittura per non candidare gli indagati”. Le primarie del Pdl ormai sono partite. La Meloni non si ferma più. 

di Caterina Maniaci

Lei è una ragazza del Nord, da anni e anni sofferente per dolori allo stomaco, insonnia, dolori alla testa. Solita trafila dai medici, ma nessuno riesce ad identificare esattamente l’origine di questi dolori e, di conseguenza, a trovare una cura adeguata. La ragazza continua a soffrire, sempre di più. Le accadono fenomeni orribili, dal corpo le escono insetti, trova tracce di sangue ovunque: la sua vita diventa un inferno. La famiglia l’ha allontanata, non trova  lavoro, non ha più un soldo. Si rivolge ad un sacerdote, che dopo aver a lungo parlato con lei decide di recitare su di lei una preghiera di liberazione. L’effetto è immediato: urla, tremori  e fuoriuscita di liquidi, capelli e altre cose strane. Il sacerdote ricostruisce la storia della povera ragazza e scopre che è stata vittima di un maleficio, più esattamente di una maledizione, da parte di suoi familiari. 

Una vicenda atroce, incredibile. Si deve credere alla possibilità di lanciare una maledizione, il malocchio su cui tanto si ride? Non sono cose da medioevo? La realtà, però, è nella sofferenza concreta di questa giovane donna, che ora viene regolarmente a Roma, dove una suora l’aiuta come può e regolarmente recita davanti a lei preghiere e benedizioni per «liberarla». Tutto  è stato filmato e documentato da David Murgia, giornalista, ideatore e conduttore della trasmissione Vade retro, che va in onda su Tv2000, la televisione dei vescovi italiani, il venerdì alle ore 22.20. Il 30 novembre prossimo, tra l’altro,  si parlerà  di questa storia.

Il maleficio, il malocchio sono cose di oggi, che accadono intorno a noi e provocano dolore e disperazione: questo sostiene la  Chiesa, che  considera tali pratiche il primo gradino nella scala che scende verso l’Inferno, o che apre le porte alla presenza di Satana. Il primo grado di possessione demoniaca, in sintesi. Ed è da sottolineare il fatto che la televisione dei vescovi italiani abbia deciso di produrre  una trasmissione che si è assunta il non facile compito di raccontare – unica in Italia –  con sobrietà, senza lasciare spazio alla morbosità e al sensazionalismo,  ma con precisione e con verifiche accurate, con il registro dell’inchiesta, l’oscuro e vasto mondo  delle sette, dei movimenti pseudoreligiosi e, in definitiva, del satanismo – fenomeni in  pericoloso aumento e molte volte segnalati con allarme dalle forze dell’ordine – attraverso storie e  testimonianze. In primo piano ci sono le sofferenze, ben concrete, tangibili, di  chi vive o da chi ha vissuto (familiari compresi) queste esperienze-limite.  Poi ci sono le testimonianze dei sacerdoti, dei religiosi, della polizia, della magistratura, delle associazioni di volontariato, degli esperti. 

Per lunghi decenni, molti tra gli intellettuali cattolici e numerosi esponenti delle  gerarchie ecclesiastiche hanno considerato il satanismo, i casi di possessione, i riti magici, i malefici come il retaggio di una religiosità arcaica e superstiziosa, da eliminare o di cui tacere. Gli esorcisti sono quasi scomparsi, mentre  sono aumentate le richieste di aiuto per casi catalogati come «impossibili» dalla medicina o dalla psicanalisi. Papa Benedetto XVI ha ripetutamente richiamato alla concretezza della presenza del Male e perciò, anche grazie ai suoi interventi, questa realtà dolorosa e inquietante torna ad essere presa in considerazione e affrontata, non solo nei film e nei libri dell’orrore.

 

Intervistato dal Corriere della Sera, il fotografo di fama internazionale Fabrizio Ferri rivela i retroscena più hot delle sue collaborazioni con la diva Monica Bellucci e confessa: “Ho mangiato caviale sulla Bellucci nuda”. Il grande fotografo racconta: “Era un servizio per Esquire e, dopo lo scatto, io e la troupe mangiammo con le dita sul suo corpo, anche lei si divertiva e mangiava a quattro ganasce”. 

Guarda la gallery super hot 

Ma quella della Bellucci ricoperta di caviale è solo una delle tante foto ad alto tasso erotico che il fotografo ha scattato all’attrice italiana. Un altro particolare piccante è senza dubbio quello che si nasconde dietro la foto di Monica nuda mentre si affaccia da una balaustra: “Eravamo a Pantelleria, io ammiravo il panorama e lei si è affacciata porgendo… le spalle”. 

 

 

Ai più attenti non sarà sfuggita, domenica sera, la biondina seduta alla sinistra di Silvio Berlusconi in tribuna d’onore a San Siro. Il Cavaliere, in conclusione di un weekend tutto rossonero, dopo la visita a Milanello ha seguito allo stadio il suo Milan nel big match contro la Juventus, vinto 1-0 dal Diavolo. Sulle poltroncine c’era un po’ tutta la “famiglia allargata” di Berlusconi: dal vicepresidente Adriano Galliani (con immancabile figlio) al senatore Pdl Marcello Dell’Utri, dalla pasionaria Daniela Santanchè al compagno – juventino - Alessandro Sallusti (il direttore del Giornale raggiunto l’indomani mattina dall’ordine di arresti domiciliari). Vicinissima al Cav c’era poi Maria Rosaria Rossi, la fedelissima deputata-segretaria-factotum. Ma più vicine ancora, accanto per la precisione, c’erano due graziose signorine. Da una parte la figlia Barbara Berlusconi, già nel consiglio d’amministrazione del Milan. L’altra, invece, è appunto una biondina che a San Siro s’era vista sempre poco. Chi è? Francesca Pascale, la giovane consigliera comunale di Napoli nonchè già valletta di Telecafone che in tanti da qualche mese danno come “fidanzata” di Berlusconi. D’altronde, c’era lei a Palazzo Grazioli, un annetto fa, la sera prima della crisi di governo. Ed era sempre lei ospite fissa ad Arcore, anche dopo la bufera del Rubygate. Insomma, più che una sorpresa una conferma.

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