Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Madre

Ha chiamato il figlio Jihad, che in arabo indica lo sforzo compiuto da un credente per raggiungere Allah, ma che in Occidente è meglio conosciuto con la traduzione di “guerra santa”. E fin qui, nulla di eccezionale: il nome è abbastanza diffuso nel mondo islamico. Non fosse che il piccolo è nato l’11 settembre (del 2009) e che la madre ha avuto la brillante idea di mandarlo a scuola con una maglietta con su scritto “je suis une bombe”, “sono una bomba”.

 

Un Natale triste e solitario quello che si appresta a vivere Daniela Santanché. La compagna di Alessandro Sallusti costretto ai domiciliari nella sua casa si ritiene vittima “collaterale” della condanna inflitta dai magistrati al direttore del Giornale. “Adesso sarà vietato l’ingresso a tutte le persone della mia famiglia, già oggi mia madre non è potuta venire a trovarmi”, si è lamentata la pasionaria Daniela con il Corriere della Sera. Leggenda vuole che le dispense della villa in pieno centro a Milano in cui la Santanché con Sallusti trabocchino di viveri, eppure “non potrò stare con mia madre nè con i miei fratelli. Se dobbiamo trascorrere il Natale da soli, se questa è la pena, faremo Natale da soli. Mi auguro che la situazione cambi…”. 

La Russa può entrare – Sull’ordinanza del giudice infatti sono indicati i nomi e i cognomi delle persone che possono entrare nella casa bianca a due passi da via Montenapoleone: sì al figlio di Sallusti, sì al cardiologo di fiducia e agli altri abitanti della casa, cioè il figlio di Daniela che ha 16 anni, una nipote di lei che ha il domicilio in villa e il personale di servizio. Sì anche all’avvocato Ignazio La Russa che ieri dopo la partita a San Siro è passato a trovare l’amico. In realtà Sallusti ha anche due ore “d’aria”: dalle 10 alle 12 il direttore può uscire e, se ritiene, andare a dirigere la riunione di redazione del mattino. Può anche telefonare, spedire email e cinguettare con Twitter, ma ha divieto di incontrare estranei. Ieri, però ha preferito starsene a casa e trascorrere una tranquilla domenica in famiglia. “L’unico aspetto positivo di tutta questa vicenda è che possiamo stare insieme e parlarci, ché tra di noi ci capiamo”, ha detto Daniela Santanchè al Corsera. “Abbiamo tanti problemi in questo momento, tante cose da dirci e sempre poco tempo per farlo”.

 

“Finalmente tiriamo un sospiro di sollievo”, dice ora la madre di Richard O’Dwyer, lo studente universitario britannico di 24 anni che rischiava l’estradizione negli Usa per aver infranto le leggi americane sul copyright. O’Dwyer, fra il 2008 e il 2010, aveva messo in piedi TVShack, un sito web “pirata” che ritrasmetteva gratuitamente le televisioni di mezzo mondo. E, secondo l’accusa, era arrivato a guadagnare in introiti pubblicitari circa 150mila sterline in pochi mesi. Arrestato su richiesta degli Stati Uniti, il giovane rischiava appunto di finire in una prigione americana. Ma, ora, grazie all’intervento dell’Alta Corte inglese, O’Dwyer ha potuto patteggiare: nessuna estradizione, in cambio del pagamento di un piccolo risarcimento e della promessa di non operare più in questo “business”.

Giusto un caffè potrà comprare la signora Maria Carroni con quell’assegno che l’Inps, dopo tante richieste, le ha spedito. Un euro e cinque centesimi c’è scritto sull’assegno che la sessantacinquenne, madre di 12 figlie, si è vista recapitare nella sua casa di Torpè. A tanto ammontano secondo l’Istituto di Previdenza gli arretrati da luglio a settembre, la rata di ottobre e la quota di tredicesima della sua pensione sociale: in pratica 31 centesimi al mese.

Che aggiunti al reddito del marito (700 euro per la pensione di vecchiaia, due assegni familiari e l’indennità di accompagnamento per un figlio disabile) fanno la bellezza di 1.400, 31 euro. In pratica dieci euro al mese per ciascuna persona di quella numerosa famiglia (sono in 14). “Hanno speso più di carta e francobollo. Sarebbe stato meglio se me l’avessero negata”, ha commentato sconsolata la nuova pensionata sociale. “Dopo una vita dedicata alla famiglia, questo è quello che lo Stato mi ha riconosciuto – ha aggiunto Maria Carroni – provo solo tanta rabbia e incredulità”. 

Shira ha 18 anni e un fidanzato designato. Trovare marito è l’obiettivo più importante per una donna, nella comunità Chassidim di Tel Aviv dove vive. Shira non conosce il futuro coniuge: sua madre glielo mostra a distanza, al supermercato. A Shira piace e ne è felice. Durante la festività ebraica del Purim, sua sorella Esther, incinta di nove mesi, ha un malore e muore dopo il parto. Il marito di Esther resta vedovo con il bambino. La madre di Shira, distrutta dal dolore, cerca una soluzione. E pensa di trovarla proponendo alla figlia di sposare il cognato.

Un petardo scambiato per una candelina artistica e la festa di compleanno finisce con gli invitati (dodici bambini tra i 10 e i 12 anni) in ospedale con ustioni, tagli e traumi acustici. In un ristorante della provincia di Firenze, come racconta la Nazione, un mortaretto (modello cobra, vietato ai minori di 18 anni) è stato requisito a uno degli invitati e consegnato alla madre del festeggiato. La donna, 39 anni, secondo le ricostruzioni, non avrebbe capito di cosa si trattasse, scambiando il botto esplosivo per una candela bengala. Al momento della torta, quindi, il cobra è stato collocato sul dolce, esplodendo mentre i bambini erano raccolti intorno ad esso. Il festeggiato, i suoi amici e la madre sono stati investiti dall’esplosione e dai frammenti di vetro di bicchieri e bottiglie andate in pezzi. Sul luogo sono accorse le autoambulanze. Tanto spavento, ma nessun ferito grave: per tutti progonosi tra i 10 e i 15 giorni. A chi è andata peggio è proprio il festeggiato, che ha rimediato 15 giorni di prognosi.

Potrebbe essere che uno dei motivi per cui ancora non ho visto la Corazzata Potemkin di Ejzenstejn abbia a che fare con la famosa battuta di Paolo Villaggio in uno dei suoi film: quella della ‘cagata pazzesca’. Una sottile, infida capacità di persuadermi della eventuale noia che potrebbe dare tale visione deve essere riuscita ad insinuarsi in me nel corso degli anni, rendendomi pigro all’idea. E mi impaurisco al solo pensiero di esser stato traviato a tal punto, visto che non ho di certo problemi aprioristici coi film lenti e coi film d’autore. E ne sorrido.

 

“Sto vivendo un incubo, è rivoltante. Andrew è stato un buon padre ma ci siamo allontanati quando Nicola aveva quattro anni. Nel 2006 mia figlia lo ha rintracciato”. E’ l’inizio della tremenda storia che vede protagonista Katrina Yates. La donna si sfoga in un’intervista al The Sun dopo aver raccontato di aver scoperto che l’uomo di cui si era innamorata la figlia era proprio il suo ex e padre biologico della ragazza. Dopo la separazione, madre e figlia avevano perso ogni contatto con l’uomo ma fino a 6 anni fa, quando la ragazza e il padre hanno riallacciato i rapporti. Con il passare degli anni, la relazione ha preso una direzione tutt’altro che paterna: i due avevano una relazione e incontri sessuali. Disgustata Katrina ha deciso di denunciare tutto alla polizia e Andrew Butler, questo il nome dell’uomo, lo scorso anno è stato arrestato e ha promesso di lasciar perdere per sempre la figlia Nicola. Purtroppo, quella che sembrava una storia finita, sembra non esserlo affatto; in questi giorni Andrew è stato liberato e contemporaneamente alla sua scarcerazione, è scomparsa anche Nicola.

 

La signora Egidia Beretta è la mamma di Vittorio Arrigoni, l’attivista italiano ucciso a Gaza la notte tra il 14 e il 15 aprile 2011. Una donna forte e determinata, da sempre impegnata nel sociale. Ancora oggi si reca nelle scuole a parlare dell’esperienza di suo figlio. Ma, come lei stessa ammette, sotto la corazza che si è costruita nasconde un dolore lacerante. “Certi giorni, quando sono sola, mi rifugio nella stanza segreta del mio cuore e lascio che il dolore mi strazi, e piango e lo chiamo, chiamo forte il mio bambino che non c’è più”, scrive Egidia nel libro “Il viaggio di Vittorio” (Dalai editore) uscito in questi giorni. In questo volume ha scelto di raccogliere lettere e scritti, passioni e angosce di suo figlio, dall’infanzia fino a oggi. Sì, perché Vittorio non è morto. Per Egidia vive ancora nel loro intenso scambio epistolare, nei reportage, nella rete, nei libri, nella sua testimonianza, anche nei temi delle elementari in cui già manifestava sensibilità e attenzione per i diritti umani. 

 

Omicidio e tentato omicidio aggravati dalla premeditazione da motivi “futili o abietti” sono i reati contestati a Samuele Caruso. Il giovane di 23 anni che ha ucciso a coltellate venerdì scorso a Palermo la diciassettenne Carmela Petrucci, intervenuta per difendere la sorella dal suo assalto. Il Gip Maria Pino oggi ha convalidato il suo arresto. Caruso davanti al giudice è rimasto in silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Sentito dai Pm subito l’arresto nella stazione ferroviaria di Bagheria, dove stava per salire su un treno e fuggire, l’assassino aveva confessato il delitto e aveva sostenuto di aver agito per gelosia. Voleva “punire” Lucia Petrucci per aver cominciato una nuova relazione sentimentale dopo la fine del loro rapporto. Contro di lei si era scagliato, ma Carmela ha cercato di difendere la sorella ed è stata uccisa. Poi Caruso ha inferito con venti coltellate contro la sua ex, che resta ricoverata in rianimazione all’ospedale Civico e non sa ancora della morte di Carmela. 

La madre difende il mostro – ”Mio figlio e’ un bravo ragazzo. Giornali e televisioni lo hanno definito un killer ma non è così, non è un mostro. La nostra è una famiglia perbene”. Così, in un’intervista al Giornale di Sicilia, Maria Cardinale difende il figlio Samuele. ”Siamo profondamente addolorati per quello che e’ successo – ha aggiunto la madre – un’esistenza è stata spezzata e non so cosa darei per riportare in vita quella ragazza”.

“Non vogliamo avere paura” – I compagni di scuola di Carmela questa mattina hanno danno voce ai loro timori e alla loro angoscia. In centinaia gli studenti del Liceo Classico “Umberto I” si sono ritrovati nella vicina parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù di via Parlatore. Con loro, loro il preside Vito Lo Scrudato e il parrocco padre Roberto Zambolin che li ha esortati: “E’ terribile quello che è successo. Ma innamorarsi, vivere relazioni profonde, autentiche, è bellissimo e non bisogna avere paura di farlo”.  ”Occorre, però – ha aggiunto il sacerdote – sapersi innamorare. Dobbiamo rispondere alla paura e alla violenza con la voglia di restare uniti, ma anche con la decisione di intraprendere dentro di noi e insieme agli altri un cammino di formazione, di consapevolezza e di maturità relazionale. Questa comunità c’è sempre per voi, è al vostro fianco, è vicina a voi e vi offre, se volete, anche un percorso di crescita”. La parola se la sono presa poi gli studenti che hanno rivolto il loro primo pensiero a Carmela “perchè il suo coraggio sia sempre fonte di ispirazione, non sono personalmente, ma dentro scelte collettive, decidendo innanzitutto di andare oltre la paura”. E a Lucia, “perchè, insieme a noi, non perda fiducia nella vita e senta al suo fianco la comunità umbertina che deve camminare unita, oggi più che mai”. C’è che ha rivolto un pensiero alle donne e ai tanti, troppi drammi che le insidiano, “perchè reagiscono a ogni forma di violenza, non trovandosi mai sole”. E stasera alle 21, una fiaccolata, dal liceo fino in via Uditore, dove abita la famiglia Petrucci e dove Carmela è stata uccisa.

Domani i funerali – Intanto, nella camera ardente allestita al Policlinico di Palermo è un continuo via vai di gente, soprattutto di giovani. Fiori, soprattutto rose, e lettere vengono poggiate accanto alla bara bianca di Carmela. “Ti vogliamo bene”, “Non ti dimenticheremo”, si legge in alcuni fogli lasciati dagli amici. I genitori ricevono gli abbracci di tante persone alle quali chiedono di stare loro vicini come in questi giorni. E, poi, c’è la nonna, instancabile, la prima a intervenire per tentare di strappare alla morte la nipote. Domani, alle 11, i funerali nella chiesa di Sant’Ernesto. Il Comune ha già annunciato il lutto cittadino, con le bandiere a mezz’asta.

 

Archivi