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Mafia

Il boss mafioso Bernardo Provenzano, detenuto nel carcere di Parma, è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale civile della città emiliana. A renderlo noto il legale Rosalba Di Gregorio. Non si conosce ancora il motivo del ricovero d’urgenza del boss mafioso. E’ stato il figlio del boss, Angelo Provenzano, ad avvertire l’avvocato dopo averlo appreso dal commissariato di Corleone (Palermo), dove vive. I difensori del boss denunciano da tempo le gravissime condizioni di salute del padrino di Corleone già finito in ospedale il mese scorso in seguito ad un malore.

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Francesco Di Maggio, vicecapo dell’amministrazione penitenziaria nei primi anni Novanta, avrebbe cercato di contattare il boss della mafia catanese Nitto Santapaola “per cercare di frenare gli attacchi della mafia” all’epoca delle stragi. Lo afferma  Rosario Cattafi, avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto accusato di essere un’eminenza grigia di Cosa nostra, davanti ai giudici del processo Mori a Palermo. Di Maggio, stimato magistrato della Procura di Milano che raccolse tra l’altro le confessioni del boss Angelo Epaminonda, “mi disse che doveva contattare Santapaola, perché aveva saputo che era più malleabile degli altri, per cercare di frenare l’attacco della mafia”, ha raccontato Cattafi, aggiungendo un elemento nuovo alla vicenda della trattativa fra Stato e Cosa nostra. Elemento sul quale Di Maggio, deceduto nel 1996, non potrà dire la sua. 

“Non vogliamo spiegazioni, non vogliamo giustificazioni, non vogliamo scuse, vogliamo il ripristino immediato della Catturandi. Non ci sono alternative”. Salvatore Como, segretario generale del Sindacato italiano appartenenti polizia (Siap), commenta in modo molto duro la decisione del questore di Palermo che, già lunedì, ha iniziato il trasferimento di agenti di una squadra della “Catturandi” in altri reparti, cosa che potrebbe compromettere il funzionamento della cosiddetta “macchina perfetta”, stando alla definizione dell’attuale vice capo della Polizia Alessandro Marangoni quando fu questore della città.

L’appalto principale e più pagato per l’Expo 2015 a Milano è andato a imprenditori già in affari con la mafia. Un appalto da 272 milioni assegnato la scorsa estate con un ribasso record di 106 milioni. Lo rivela un’inchiesta de l’Espresso, in edicola venerdì, a firma di Fabrizio Gatti. L’impresa in contatto con i boss di Cosa Nostra è la Ventura spa, società appartenente alla Compagnia delle opere, il braccio economico di Comunione e liberazione.

Leggo che un calciatore dice che «Ciò che succede nello spogliatoio deve restare lì. Io non faccio il delatore, ma non mi volto. In silenzio, lo ammazzo di botte». Facciamo lo sforzo di ignorare il suo nome, il suo datore di lavoro e la sua persona in quanto tale. Non è certo mettendolo in croce o (peggio) difendendolo per questioni di appartenenza che possiamo discutere costruttivamente del concetto espresso. Ci interessa solo il fatto che, in quanto calciatore, tutto quello che dice viene amplificato a dismisura. Questo, en passant, non significa che abbia responsabilità maggiori delle nostre. Come dice Charles Barkley, ex-stella NBA, “non voglio essere un modello per gli altri perché gioco bene a basket. Conosco decine di spacciatori che schiacciano”. Siccome però non sono assolutamente d’accordo con lui provo a contro-argomentare, nella speranza che tutti si interroghino su un tema fondamentale. Senza la pretesa di insegnare alcunché a chicchessia.

A differenza di Carlo Lucarelli, sono andato a votare alle primarie del centrosinistra e, come lui avrebbe fatto se ci fosse andato, ho votato Vendola, pur sapendo che avrebbe perso. Non l’ho fatto per vocazione minoritaria.

Ho votato perché credo che il voto sia l’unico strumento non retorico di democrazia. E ho votato per Nichi perché lo apprezzo e stimo, perché dal centrosinistra mi aspetto anche “qualcosa di sinistra” e perché – come scrive Lucarelli sul suo blog – penso anch’io, da quando faccio il cronista (32 anni) che le politiche contro la mafia non siano solo un fatto di “sbirri” e magistrati ma la prima emergenza endemica, economica, politica, culturale di questo Paese.

La Blue Call, azienda che gestisce numerosi call center e che ha subito l’infiltrazione della cosca della ‘ndrangheta dei Bellocco, dopo il sequestro “verrà gestita ora dallo Stato, perché i 600 dipendenti che ci lavorano non possono rimanere senza lavoro”. E’ il risvolto di questa nuova operazione contro ‘ndrangheta che illustra il procuratore aggiunto della Dda milanese, Ilda Boccassini. Per evitare che in tempi di crisi altri lavoratori perdano l’impiego sarà l’istituzione ad amministrare sostituendosi alla criminalità organizzata calabrese. Che in Lombardia è ormai una “struttura stabilizzata con contatti con il mondo delle imprese e con la politica” spiega il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Michele Prestipino; “Da anni ormai non si può più parlare soltanto di infiltrazione – ha aggiunto – ma di una struttura presente e stabile”. 

La mafia perdente dei politici (Rutelli in testa) a 9 settimane e 1/2 dal voto, sta cercando di far approvare al Senato una speciale Assemblea Costituente che modifichera’ la Carta fondamentale della Repubblica Italiana. Di soppiatto, nel silenzio di agenzie e giornaloni (in rosso) dei “poteri forti”. Esclusiva di Wall Street Italia

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Attenti al nuovo golpe: è sulla Costituzione. Nasce la "Commissione dei 90"

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L’informazione ha raggiunto la sua deriva. Lo si capisce anche dai premi prestigiosi di giornalismo d’autore come il Guidarello di Ravenna, che nel passato è stato assegnato a Moravia, Biagi, Bocca, Montanelli, Del Buono, Berselli, Angela, Minoli, la giuria, presieduta dall’onnipresente Vespa, quest’anno ha deciso di darlo alle gemelle Kessler. Complimenti! La deriva è inarrestabile. Un esempio: la trattativa tra la mafia e pezzi delle istituzioni, di cui sono in corso le udienze preliminari che servono per decidere se il processo si deve fare o meno, in tv l’argomento è scomparso. L’informazione, spegnendo le luci, sta dando una mano a chi non vuole che si scopra la verità. Gli imputati, oltre ai capi della mafia, sono eccellenti: Dell’Utri, Mannino, l’ex presidente del Senato Mancino e gli alti ufficiali dei Ros Mori, De Donno e Subrani. Una notizia che andrebbe raccontata con molta più attenzione è quella che il gup ha accolto la costituzione come parte civile, non solo del Comune di Palermo, del Centro Pio La Torre, del movimento Agende Rosse di Borsellino, ma anche della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Questo significa che un pezzo dello Stato si pone contro un altro pezzo dello Stato.
Con il trascorrere del tempo mi convinco sempre più che Grillo ha ragione quando dice ai suoi di non partecipare a certi talk televisivi, marchettifici, più o meno consapevoli, dei partiti. La politica è il tema principale dell’approfondimento tv, il resto è contorno.

Il miglior fico del bigoncio Rai è Report. L’ultima puntata (realizzata da Sigfrido Ranucci a cui andrebbe assegnato il premio Guidarello al posto delle signore del dadaumpa), è stata dedicata alla “rete” di Ponzellini (arrestato sei mesi fa), l’ex presidente della Banca Popolare di Milano, che per statuto avrebbe dovuto finanziare le piccole e medie imprese, invece, “negli ultimi anni si sarebbe trasformata in bancomat per i molti politici e imprenditori, sempre grati”. Nell’inchiesta emergono nomi noti al pubblico che guarda i talk show: La Russa, Santanchè, Brambilla, seguiti da Romani, Bossi, Urso, Calderoli, Dell’Utri, Giani Letta, Tremonti, Milanese e i fratelli Berlusconi, compreso l’attuale ministro dell’economia Grilli.

E’ un uomo di 57 anni residente a Santa Flavia (Palermo) il “fornitore” dell’esplosivo utilizzato per le stragi e gli attentati di mafia del 1993. Si chiama Cosimo D’Amato ed è stato arrestato ieri con l’accusa di avere fornito, in modo continuativo, ingenti quantitativi di tritolo utilizzati dagli uomini di Cosa nostra per le stragi avvenute a Firenze, Roma e Milano negli anni 1993-1994. D’Amato è cugino di primo grado del boss palermitano Cosimo Lo Nigro, condannato per le stragi mafiose del ’92. Ad accusarlo è stato il neo collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, ex uomo di fiducia dei boss di Brancaccio.

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