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Il nuovo presidente e’ dovuto scappare dopo che manifestanti hanno sfondato il cordone della polizia. Sparati lacrimogeni. Feriti e intossicati. Non dovremmo tutti dirci egiziani, anche noi codardi italiani che subiamo dittature soft senza battere ciglio?

pubblicato da Wallstreet Italia
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Egitto: Morsi asserragliato dalla folla lascia il Palazzo

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In Egitto la tensione ormai è salita alle stelle. La polizia ha sparato lacrimogeni sui manifestanti davanti al palazzo del presidente egiziano Mohamed Morsi mentre tentavano di scavalcare le barriere in filo spinato. Alcune persone sono rimaste intossicati dai gas. Il presidente egiziano Morsi, valutando la situazione come rischiosa, ha lasciato il palazzo presidenziale dopo che manifestanti hanno sfondato il cordone della polizia. “Il presidente ha lasciato il palazzo”, ha detto una fonte presidenziale, che non ha voluto essere identificata. Anche una fonte della sicurezza ha detto che il presidente ha lasciato l’edificio. Alcuni manifestanti hanno sfondato il cordone della polizia che stava proteggendo il palazzo e sono arrivati a protestare sotto le mura del palazzo. Insomma Morsi sarebbe fuggito in un luogo più sicuro. Le forze di sicurezza si sono ritirate dal perimetro esterno del palazzo presidenziale di Mohamed Morsi dove si sono radunate decine di migliaia di manifestanti. Lo riferisce la tv di stato egiziana. ”Il popolo vuole la caduta del regime”, “vattene“, “Sei tu che te ne devi andare , noi restiamo”,  hanno gridato i manifestanti. In movimento varie marce organizzate dal Fronte di salvezza nazionale per protestare contro il decreto presidenziale di Morsi e la costituzione approvata quattro giorni fa. Morsi ha intanto presieduto una riunione al palazzo presidenziale di Ittahadeya in vista del referendum costituzionale del 15 dicembre. 

 

Le tensioni con le forze dell’ordine erano cominciate due giorni fa quando era stato impedito ad una trentina di persone di entrare all’interno del terminal del porto di Livorno per contestare il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Sabato un presidio-corteo non autorizzato, convocato da parte di antagonisti proprio per i fatti accaduti venerdì e a cui avevano aderito gli anarchici, era finito con uno scontro tra manifestanti, polizia e carabinieri con due anarchici finiti in ospedale. Ieri pomeriggio la protesta è sfociata in un assedio alla prefettura da parte di 600 manifestanti tra antagonisti e anarchici che avevano sfilato in città dietro lo striscione “Livorno non si piega”. 

Assalto alla prefettura – Tutto è accaduto intorno alle 18: sotto il Palazzo del Governo sono state lanciate pietre, mattoni, bombe carta, palloncini pieni di vernice bianca, anche un transenna, contro polizia e carabinieri, poi riparatisi dentro la prefettura. Alcuni agenti sono stati medicati per qualche contusione dalle ambulanze intervenute, in 7 sono stati accompagnati al pronto soccorso per essere refertati. Secondo gli organizzatori della protesta, anche due manifestanti sono rimasti feriti. In una nota firmata da Collettivo anarchico libertario e della Federazione anarchica livornese, i manifestanti hanno dichiarato: “I fatti del pomeriggio di sabato sono di una gravità estrema: quella a cui abbiamo assistito è stata una vera e propria aggressione a freddo da parte di polizia e carabinieri, qualcosa a cui la città di Livorno non è certo abituata”, con un carica partita “in modo del tutto immotivato” e nelle quale “vengono manganellati alla rinfusa manifestanti e passanti. Due persone finiscono all’ospedale”. “Ma forse – conclude la nota – è proprio l’anomalia Livorno che va normalizzata in un momento in cui le direttive governative sono chiaramente indirizzate in senso repressivo verso qualsiasi tipo di manifestazione di dissenso”. Secondo le forze dell’ordine, i manifestanti però erano armati di spranghe e bastoni.

Attacco squadrista – “I poliziotti sono stati vittime di un attacco vigliacco, squadrista e gratuito. Gente che si definiva pacifica è venuta armata di bastoni, picconi e taniche di vernice che ci ha tirato addosso”, ha affermato il segretario provinciale del sindaco di polizia Sap di Livorno Luca Tomasin. “Dobbiamo ringraziare il questore vicario, Paolo Rossi”, ha spiegato Tomasin, “per come ha gestito la situazione e l’intero servizio, altrimenti sarebbero potute finire peggio per noi. La polizia si è comportata nel miglior modo possibile, nessuna provocazione da parte nostra e chi lo dice mente sapendo di mentire. È stata scritta una pagina nerissima oggi a Livorno dove a subirne le spese sono stati ancora una volta i poliziotti. Siamo già al lavoro per assicurare i colpevoli alla giustizia”.

Casa, lavoro, rimborsi per la ricostruzione. Erano più di mille i manifestanti, i terremotati della bassa modenese che hanno sfilato lungo le strade di Mirandola per ricordare al governo “quale dovrebbe essere il suo ruolo in un paese civile: occuparsi dei cittadini”. Rispondere con i fatti a quelle promesse “reiterate da maggio” ma che, nel concreto, “non hanno avuto ancora un seguito”. Sei mesi e 80 ordinanze dopo, spiega Sisma.12, l’associazione che ha organizzato la manifestazione “la ricostruzione, quella vera, non è ancora partita”. Chi ha riedificato “l’ha fatto con i propri soldi, perché se lo poteva permettere – racconta Sandro Romagnoli, coordinatore di Sisma.12 – tutti gli altri ancora aspettano”.

L’ennesima contestazione di questi giorni sfociata in uno scontro tra la polizia e alcuni attivisti di centri sociali che hanno protestato davanti l’Università Bocconi di Milano, dove era in corso un incontro con il presidente del consiglio Mario Monti.

Dopo circa un’ora di contestazioni verbali è iniziato un lancio di petardi e uova con vernice contro le forze dell’ordine che hanno risposto con una carica di alleggerimento. Per quattro volte i manifestanti e la mpolizia sono venuti a contatto e ci sono state anche delle manganellate. I ragazzi hanno risposto con il lancio di petardi e fumogeni. La tensione di fronte all’università si sta allentando con i manifestanti che non stanno più cercando di sfondare il cordone creato dalle forze dell’ordine.

Mentre il ministro della giustizia Paola Severino ha avviato un’indagine sui poliziotti che mercoledì 14 novembre si sono scontrati con i manifestanti scesi in piazza per protestare contro le politiche europee del rigore, mentre molti agenti quindi sono messi sotto accusa, gli otto ragazzi arrestati per gli scontri con le forze dell’ordine avvenuti sul Lungotevere a Roma, sono tornati tutti in libertà. La decisione è stata presa dal gip di Roma, Wilma Passamonti. Secondo quanto riferito da uno dei difensori degli otto ragazzi, l’avvocato Francesco Romeo, per due dei fermati non è stato convalidato l’arresto con l’immediata scarcerazione, mentre per gli altri sei è avvenuta la convalida con scarcerazione e unico obbligo quello della firma giornaliera. Per tutti le accuse contestate erano di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e lesioni. Il gip ha voluto esaminare i filmati e le foto realizzate nel corso degli scontri prima di prendere la decisione. 

Niente differenze “Bene l’impegno dei ministri   Cancellieri e Severino per appurare velocemente le responsabilità di   alcuni poliziotti in occasione delle recenti manifestazioni che si   sono svolte a Roma e non solo”. Lo dichiara in una nota l’eurodeputato  Potito Salatto, membro dell’ufficio di presidenza nazionale di Fli,  chiarendo tuttavia che “schierarsi soltanto con una formale solidarietà dalla parte dei tutori dell’ordine o dei manifestanti che  pur hanno messo in essere aggressioni violente alle forze dell’ordine,  non risolve il problema”. ”Avremmo invece bisogno di una legge – sottolinea – che,   sull’esempio della legislazione inglese, punisca rigorosamente e   immediatamente quanti colpiscono con violenza gli uomini in divisa.   Essere, quale tutore dell’ordine, bersaglio di alcuni facinorosi che,   fermati, vengono rimessi in libertà dopo solo qualche giorno, non è   un deterrente per impedire le scene devastanti alle quali sempre più   spesso assistiamo”.

Tre lacrimogeni sparati dalle finestre del Ministero della Giustizia sui manifestanti in strada. La Severino apre un’indagine. Sparare lacrimogeni dal ministero sulla folla in cui c’erano giovani manifestanti non è lecito, manganellare a sangue un inerme a terra, già immobilizzato è un reato. La Cancellieri oggi afferma: “non avevo visto quelle immagini, sarà fatta giustizia”. Eppure gli assassini di Aldovrandi sono a piede libero. Ieri gli studenti hanno convocato una conferenza stampa raccontando: “La polizia ci prendeva e ci diceva: vi ammazziamo tutti!”.

Gli scontri che in questi giorni sono avvenuti tra studenti e manifestanti nei confronti delle forze dell’ordine non spaventano in sé, ma per il contenuto ideologico che esprimono. Essi rivengono, e non è la prima volta, da esigenze di “sfogo” di istinti brutali di pochi facinorosi irresponsabili, che in zucca non hanno che l’immagine della spranga. Molti manifestano per esigenze e motivazioni legittime, ci credono e vanno salvaguardati.

Partiamo da due assiomi. Il primo è che, secondo la legge fondamentale della stupidità umana teorizzata dallo storico Carlo Maria Cipolla, in ogni manifestazione di protesta si annida un certo numero di idioti. Quindi dobbiamo dare per acquisito che tra coloro che si danno appuntamento in piazza, a Roma come a Milano o a Madrid, ci sono sempre quelli che non sognano un mondo migliore ma un po’ di guerriglia urbana. Il secondo assioma è che se non esistessero gli idioti non servirebbe la polizia. Corollario del primo assioma è che anche tra i poliziotti ci sono gli idioti. Corollario del secondo assioma è che se non ci fossero idioti tra i poliziotti non ci sarebbero i capi della polizia.

Spagna, Italia, Grecia, Irlanda e Portogallo. Ma non solo. E’ il giorno di mobilitazione internazionale dei sindacati e dagli attivisti dei Paesi cosiddetti Piigs contro le politiche di austerity del governi e le scelte dei grandi d’Europa. In Italia, sono oltre 100 i cortei in tutte le città, dove si registrano già disagi al traffico. Le proteste sono state convocate da una quarantina di gruppi in 23 Paesi diversi, ma sono trainate soprattutto dalle organizzazioni sindacali dei Paesi iberici. I lavoratori di Spagna e Portogallo sono impegnati nel primo sciopero coordinato della penisola, che ha interrotto i trasporti, messo a terra centinaia di voli, chiuso le scuole. Anche in Grecia e in Italia i sindacati hanno previsto interruzioni del lavoro e dimostrazioni per la ‘Giornata Europea di azione e solidarietà’; proteste e manifestazioni sono previste anche in Belgio, Germania, Francia, Gran Bretagna e alcuni Paesi dell’Est. La risposta di Angela Merkel? “Ciò che è necessario va fatto lo stesso”.

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