Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

mare

Credo che una letteratura dei sogni, oggi, potrebbe riservarci parecchie sorprese. Se ci fossero anche dei sondaggi basati sui sogni saremmo al “top” – per parafrasare Crozza. Ma forse nessuno ha provato ad analizzare una sorta di internazionalizzazione dei sogni. Ci provo, senza alcuna pretesa scientifica, poiché l’essere vissuto in due mondi, quello italiano e quello svizzero, mi permette di fare alcuni confronti. Qui in Italia, spesso mi capita di sognare prati sterminati con casette da favola con balconcini adorni di fiori. Ma anche di camminare in questi sentieri con aria pulita ed imbatterci in una piccola casetta simile a quelle per gli uccelli e leggervi sopra 6 x 2 franchi. Apri la porticina e ci trovi dentro tante confezioni di uova biologiche. Accanto un piccolo salvadanaio in cui devi inserire i due franchi. Poi prendi la confezione di sei uova e procedi verso casa. Più in là in un’altra masseria, trovi all’esterno una specie di armadio. Lo apri, ci trovi dentro bottiglie di succo di mele o  latte. Sulla porta la scritta 1 bottiglia 2 franchi. Il solito salvadanaio dove mettere le monete. Ma c’è anche il barattolo di marmellata di mirtilli, con il suo prezzo, il pezzo di formaggio nella confezione vakumiert (sotto vuoto). Procedendo nel sogno ti imbatti appena fuori da un bosco in un grande campo di fragole. Il solito cartello ti dice: 2 franchi a cestello. Ti muovi tra le piantine le raccogli e le porti via nei cestelli. Poi accanto al cartello il solito portamonete dove metti i soldi e via. Hai fatto la spesa nei boschi ed in piena campagna senza aver incontrato casse. Davvero un bel sogno.

A Recco, all’improvviso, in mare si è formata una grande tromba marina: l’acqua si sollevava dal mare.


pubblicato da Libero Quotidiano

La furia della tromba d'acqua marina

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

di Nazzareno Carusi

Come appena svegli dopo un sogno d’oro, è impossibile dire tutta la bellezza del Simon Boccanegra alla prima dell’Opera di Roma. La musica l’incarna da un libretto atro (aggettivo che vi ricorre al femminile quattro volte), incardinato da Verdi a un pentagramma che solo vista e cuore di Riccardo Muti potevano svelare tanto sconvolgente. 

Il Simone è difficile, Dio se è difficile! Ma non è la micragna monotòna di che sembra, in mano a quegli interpreti che non valgono quanto la fortunata sorte l’ha eletti, e s’atteggiano a grandi senza esserlo né poco né punto. L’orchestra è stata eccezionale, siccome la compagnia di canto. Il timpano e i pizzicati dei violoncelli avevano il battito del lacerato spirito di Fiesco da pena gigantesca; e il differente respiro d’ogni personaggio Riccardo Muti ha versato in colori tanto innumerevoli da farne un’opera nell’opera. Il mare. Il Maestro aveva detto quanta importanza avesse, nella lezione alla Sapienza dedicata a questa barcarola immane e triste, come Giuseppe Verdi la pensava perché triste è la sua storia. Ci vorrebbero pagine per raccontare la schietta bonomia mutiana coi ragazzi e la grandezza per contro disvelata, al limite della soggezione incussa, a rettore e professori. Il mare è a Simone, corsaro prima e doge poi, manto di potere, carezza al cuore e pietra sospirata per la tomba. Amelia gli svela il segreto che mi ammanta e lui, il Doge, chiede Oh, Ciel! Chi sei? Poi l’oboe li trafigge con melode soavissima e tiranna. Muti, la sinistra verso sinistra e di solo polso, senz’altro movimento che le volute delle dita a figurare quelle note, sul Dinne… alcun là non vedesti? smorza violini, viole e violoncelli a ognuna delle tre corone che sospendono l’attesa, prima che padre e figlia si scoprano fra loro tali. Non saranno stati tre centimetri di gesto ma c’era, dentro, la folgore dello scoppio in agguato per l’orchestra intera. Più appresso, il dogale Fratricidi! vola alla redenzione di E vo gridando: pace! E vo gridando: amor! Poi ancora, nella solitudine sonora che la coscienza chiede, Amelia invoca pace di salto d’una ottava in fa diesis all’ingiù; lo stesso intervallo chiede l’austero dritto popolar che il Doge deve declamare, in do naturale, con tremenda maestà; e la medesima distanza fra le altezze, stavolta in la bemolle, conformerà l’estrema chiama al padre di Maria (che è la stessa Amelia), a unisono con Gabriele, su violini e viole in sordina e lunghe semibrevi. È il Giuseppe Verdi politico e familiare insieme, che nella distanza perfetta fra le note informa quella perfezione che vorrebbe da Stato e Uomini, e che unica può essere di pace, diritto e giusto sentimento. 

In ultimo, quando Simone e Fiesco s’incontrano prima del dispiegarsi a ognuno la tragedia, riecco il mare e il Boccanegra a chiedersi perché in suo grembo non trovai la tomba? Riccardo Muti cinge i due giganti tirandosi pure su dal podio, con tanta emozione che l’orchestra in buca, alla quale il guardo sulla scena è chiuso, riesce a sentirne per suo tramite tanta la tensione, da suonare molto al di là della commozione e il pianto. Quanto grande fosse il tutto diceva infine l’ultimo pianissimo, di quel colore d’alba che il la bemolle vòlto al maggiore dà. I presidenti Giorgio Napolitano e Mario Monti si sono alzati ad applaudire. Ed è stata la miglior cosa abbiano mostrato mai, per l’Italia e il suo immortale onore. 

P.S. Un critico seduto ai pressi miei, quando Fiesco nel prologo s’è girato alla Madonna, lui ha preso una collega e ha detto ch’E tu, Vergin, soffristi Rapita a lei la verginal corona? gli gira il pensiero al soffritto. Chissà il giro che l’anima d’Amelia ha sofferto al primo atto, cioè ha sopportato del pensare di sta penna acuta, quando nel Giardino de’ Grimaldi, all’aurora, il palazzo a sinistra, di fronte il mare, dice: Solo in tua pompa austera, amor sorride a me! W l’Italia, W Verdi, W Muti.

www.nazzarenocarusi.org

twitter: @NazzarenoCarusi

Sono cinque anni che gestisco un blog contro la petrolizzazione dell’Italia, e questo è il mio primo post su ilfattoquotidiano.it. Il grande pubblico probabilmente non sa che ci sono concessioni petrolifere – metanifere – stoccanti sparse su tutto il territorio nazionale: dalla laguna veneta ai vigneti d’Abruzzo, dai frutteti di Oristano alle colline toscane, dalle isole Tremiti alle risaie di Vercelli, dal cuore dell’Emilia terremotata al mar Ionio.

I “Professori” ci dicono che trivellare l’Italia serve per soddisfare il nostro fabbisogno nazionale, per lo sviluppo economico, per l’occupazione, e che tutto sarà fatto in modo “sostenibile”.

Questo è quello che dicono loro.

E’ stato ritrovato il corpo dell’operaio dell’Ilva disperso in seguito alla tromba d’aria che ha colpito lo stabilimento mercoledì scorso. Lo hanno recuperato i sommozzatori dei vigili del fuoco. Il corpo era all’interno della cabina della gru finita in mare, individuata ieri a circa 30 metri di profondità, che era stata sbalzata in mare dalla forza del vento.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

di Alessandra Menzani

Non fai in tempo a pensare di avere sete che il cameriere corre a riempirti il bicchiere. Non fai in tempo a mettere in disordine la stanza che qualcuno è già pronto a rassettarla (tre volte al giorno). Non fai in tempo a pensare “è il mare più bello che abbia mai visto nella vita” che due minuti dopo vedi un angolo, una spiaggia o un’isolotta ancora più incantevole. E poi un’altra ancora: lo stupore raramente si interrompe. Il lusso, l’ottimo cibo, la gentilezza commovente, il relax allo stato primordiale sono di casa, molti lo sapranno già, nelle isole delle Maldive, nell’Oceano Indiano, patrimonio Unesco, mèta dei turisti di tutto il mondo e sempre molto popolare tra i vacanzieri italiani. Nei resort di Four Seasons il livello di ospitalità e confort raggiunge picchi estremi. La filosofia è: anticipare i bisogni più che soddisfarli. Se da un lato, è vero, è la vacanza ideale per chi vuole fare la comoda (e pigra) vita da villaggio e vuole trascorrere giorni nell’ozio totale, è anche vero che gli sportivi e gli amanti delle attività acquatiche non si annoiano. Il villaggio Kudaa Huraa, il catamarano Four Seasons Explorer e il resort Landaa Giraavaru sono i tre gioielli maldiviani della famiglia Four Seasons.

La spa sotto le stelle - Il primo resort, che ha riaperto nel 2006 due anni dopo lo tsunami, si raggiunge in 25 minuti di motoscafo da Malè, la capitale, l’unico aeroporto delle Maldive da cui dista 30 km. Nell’isoletta-villaggio ci sono 96 bungalow sull’acqua (particolarmente amati dai clienti orientali) e 62 villette che si affacciano sulla spiaggia semi deserta. Tutte hanno la piscina privata. Ti svegli, percorri al massimo venti passi, e sei in mare. Ci sono tre ristoranti, palestra, lounge lettura e computer, area bambini ma soprattutto un’incredibile Spa su una mini isoletta raggiungibile in un minuto di barca. Romanticissima, e super rilassante, la Night Spa permette di fare trattamenti di due ore di notte, all’aperto, sotto le stelle (squisiti, poi, i biscotti che servono alla fine dei massaggi e il tipico Ginger Wasabi Spritz che non si trova altrove alle Maldive).

Catamarano di lusso - E se già ci si abitua bene al Kudaa Huraa, è sul catamarano Explorer che la vita da Mille e una notte assume forme davvero inedite. Dieci stanze (con letto non matrimoniale ma king size), una suite, wi-fi ovunque, lounge tv e dvd, ristorante, una ventina di persone dell’equipaggio tra cui il cuoco e il massaggiatore. Nei tre giorni di Explorer si raggiungono punti dell’Oceano Indiano in cui la barriera corallina offre a chi fa snorkeling o diving visioni davvero fuori dal mondo. Pesci di mille colori, coralli, tartarughe, mante: il tutto nell’ovattato silenzio del mare. I più sportivi si svegliano alle sei e mezzo per fare il Sunrise Dive, l’immersione all’alba. Lo staff accompagna gli ospiti a visitare la vita quotidiana delle popolazioni locali, come nell’Isola Thulhaadhoo, in cui le famiglie ti invitano nelle loro case per assaggiare il tipico the (e anche manicaretti fritti al tonno, che c’entrano poco ma sono una delizia) e gli artigiani mostrano come confezionano i loro lavori. Su un’isola deserta, Viligili, poi, si trascorrono tre-quattro ore a prendere il sole (o a fare un massaggio sulla spiaggia) e di sera, nella stessa isola, lo staff allestisce una cena direttamente sulla sabbia trasformata dagli zelanti camerieri in un tavolo con tanto di sedie. Il cuoco cucina sul barbecue, gli ospiti indossano il tipico pareo maldiviano e i ragazzi dell’equipaggio dopo cena suonano il bongo. Poi con i tender ti riportano in barca. La fotografa dell’Explorer realizza ogni giorno un video delle attività fatte dal gruppo e ogni sera lo mostra nella lounge.

Mante, delfini e massaggi galleggianti - Il resort Landaa Giraavaru (atollo di Baa, 120 chilometri a nord di Malè) è diverso dal “fratello” Kudaa Huraa, ma altrettanto paradisiaco. Qui le 64 stanze (con piscina privata anch’esse) si affacciano sul mare in modo da far avere a ogni cliente una porzione di spiaggia tutta per sé. I bungalow sull’cqua sono quaranta: ti svegli la mattina e ti tuffi dopo venti secondi, magari per giocare con una famigliola stanziale di piccoli lemon sharks.Colazione, pranzo e cena sono alla carta al ristorante libanese, a quello thailandese o nell’taliano, il Blu, sulla spiaggia: lo chef Aldo Cadau, sardo, cucina ottimi saltimbocca di pollo e il suo gelato al cioccolato è uno dei migliori del mondo (peccato che Aldo si trasferirà presto al Four Seasons di Doha, ma è un buon motivo per fare una visitina nella città del Qatar…). Il resort organizza gite per vedere da vicino (e giocare) con i delfini: in mezz’ora di barca si arriva in un punto in mezzo al mare in cui i piccoli mammiferi sguazzano da soli, in coppia o in gruppo, mentre la barca li segue. Con un cellulare che viene dato gratuitamente ai clienti, detto Manta Call, il resort avverte se vengono avvistate le eleganti mante, capaci di regalare una danza indimenticabile. La spa galleggia sull’acqua, è formata da tante piccole capanne per altrettante cabine con stanzetta per rilassarsi. Sotto al lettino del massaggio, attraverso un oblò, si vede il fondale. Chi è interessato, può fissare un appuntamento con un medico ayurvedico che spiega al cliente, in base a un questionario, se è un tipo “Pitta”, “Vata” o “Kapha”: in pratica, a seconda delle caratteristiche personali, il medico consiglia accorgimenti con i cibi e massaggi speficici. Per tornare a Malè, dal Landaa Giraavaru, Four Seasons ti accompagna con l’idrovolante (taxi acquatico), un volo di circa trenta minuti. E la vacanza, o meglio il sogno, finisce. 

Il giorno dopo, Nicola mi fa: “Ma l’hai visto lo scontrino?”. No, non ho avuto il coraggio. “Ah, guardalo. Una flûte di champagne 30 euro. Ti rendi conto? Il blend di champagne che ci hanno proposto per cominciare?”. Pazienza, dico io. Eh, mi fa. Finisce così, con una constatazione sconsolata, un’esperienza non delle migliori da Oliver Glowig, celebrato ristorante di Aldrovandi, Villa Borghese, a Roma. Che andiamo a visitare senza prevenzione e avendone provati altri, di ristoranti blasonati. Il giudizio, condiviso, è piuttosto impietoso: conto improponibile, 190 euro e rotta a persona (eravamo in cinque, tre bottiglie di vino), servizio impacciato, clima glaciale, piatti mai sorprendenti, lista dei vini soporifera e piuttosto banale.

La Maremma è in ginocchio. Albinia è piegata dal maltempo. Fango, acqua, pioggia ovunque. I soccorritori costretti ad usare le imbarcazioni per aiutare la popolazione. Un autunno da dimenticare per la Toscana.


pubblicato da Libero Quotidiano

L'alluvione di Albinia La Maremma è un mare di fango

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Da oggi tacciano le chiacchiere e parlino i film”. Così il presidente Paolo Ferrari apre la settima edizione del Festival di Roma, in programma fino al 17 novembre all’Auditorium. E il neo direttore Marco Mueller ricorda che “un festival è come un film: un’opera collettiva”. Biglietti – 15%, accrediti + 30%, ma appunto parliamo di film: l’apertura fuori concorso Waiting for the Sea del tagiko Bakhtiar Khudoijnazarov e il primo titolo del concorso, Lesson of the Evil di Takashi Miike. Per entrambi, pollice verso.

Tempo fa sono stata ad un messa speciale organizzata dalla comunità di Sant’Egidio. Era una veglia di preghiera in memoria dei “caduti” in mare nel viaggio verso l’Europa: il libretto di preghiera si intitolava “Morire di speranza”.

Stavo seduta accanto ad una signora eritrea il cui figlio, scappato dalla Libia l’anno scorso durante la guerra, ha perso la vita in mare. Aveva già tentato la traversata l’anno prima ma era stato respinto di nuovo in Libia. Lei non ha smesso un secondo di piangere. Poche lacrime ma un lungo straziante lamento usciva inesorabile dal suo petto fino alle labbra.

Archivi