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miliardi

Per la prima volta in assoluto, il colosso ha raggiunto la soglia dei 600 miliardi di dollari in termini di capitalizzazione di mercato. Secondo alcuni analisti, nei prossimi anni, il “fenomeno della Corporate America” avrà un valore di…

pubblicato da Wallstreet Italia
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Miracolo Apple sfida la crisi. E’ record valore di mercato

Il Tesoro offrirà Bot a tre mesi e un anno per 11 miliardi di euro. Ma la prova più difficile arriva domani, con il collocamento dei BTP: sul mercato secondario, i tassi sono infatti ormai più alti di…

pubblicato da Wallstreet Italia
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Borsa Milano azzarda il recupero, spread a 388

Il martedì nero di Borsa e spread è destinato a lasciare il segno anche oggi. Nelle prime contrattazioni, si conferma sotto pressione il differenziale di rendimento tra Btp e Bund, che sale a 405 punti base, mentre Milano apre in leggerissimo rialzo. Il rendimento del decennale è al 5,71%. E oggi sono all’asta 11 miliardi di Bot (3 miliardi di titoli a 3 mesi, 8 miliardi di titoli a 12 mesi) e le previsioni non sono ottimistiche. Lo spread tra Bonos spagnoli e Bund si attesta a 435 punti, mentre il redimento del decennale è al 6%. Importante tenere d’occhio questo indicatore, perché secondo il premier Mario Monti la tensione sui Btp è legata proprio a quanto accade a Madrid. Vero, ma solo in parte. Perché, oltre alla speculazione finanziaria (evidente anche nel -5% con cui ha chiuso martedì Piazza Affari) resta la sensazione di una bocciatura vera, la prima, dell’Unione europea nei confronti dell’Italia.

Bocciatura europea – Monti era diventato l’uomo della provvidenza, caldeggiato e sponsorizzato da Bruxelles e Strasburgo. Ma dopo le fanfare, è solo suono di tromboni. I mercati stanno punendo in maniera pesante mesi di troppe chiacchiere e pochi fatti. Finchè sono arrivati i soldi in prestito della Banca centrale europea di Mario Draghi, tutto bene. Lo spread era sceso sotto quota 300, Monti proclamò che non sarebbe “più risalito”. Previsione sbagliatissima. Anche perché sono arrivate le mazzate di una riforma del lavoro monca e titubante, malvista dall’Europa, e di una pressione fiscale che non accenna a diminuire. Anzi, tra Imu, addizionali e Iva, supererà di gran carriera la quota del 45% reale. Emma Marcegaglia, presidente uscente di Confindustria, l’ha detto: “Abbassate le tasse”. Ma il governo, per bocca del ministro Giarda, ha già messo avanti le mani: “Impossibile, il taglio alla spesa pubblica non basta”. Ma i tecnici non erano arrivati per fare quello che tutti gli altri governi politici non erano riusciti a fare?

Il distretto industriale di Solofra si prepara a raccogliere i risultati di Lineapelle Bologna. Una piena soddisfazione ha chiuso l’ultima fiera bolognese, centro di attrazione per il mondo degli accessori in pelle. L’incremento dei visitatori esteri in questa edizione, dedicata alla primavera-estate 2013, ha ulteriormente rafforzato la posizione internazionale dei nostri produttori e quindi della manifestazione. L’afflusso con il segno più, rispetto alla corrispondente stagione dell’anno scorso, è stato notevole per Germania, Francia, Regno Unito, Turchia, Cina e Hong Kong, Portogallo, Giappone. Nettamente cedente la presenza dei compratori nazionali, a conferma della loro congiuntura negativa. Ormai il 40 per cento degli arrivi per la maggiore rassegna mondiale di pelli, tessuti, minuterie, componenti è estero. Dei 4,9 miliardi di euro che le concerie italiane fatturano, 3,8 provengono dalle esportazioni; ma vanno aggiunti sia i settori complementari (suole, ornamenti, tessuti, ecc), che costituiscono l’altra metà di Lineapelle e che, insieme con le concerie, oltrepassano i 5,7 miliardi di export made in Italy, sia le aziende straniere espositrici (Europa, Asia, Americhe, Africa), che equivalgono al 20 per cento della superficie coperta. In tal modo si superano i 10,3 miliardi di euro, quale valore di produzione, espressi dall’offerta operante in fiera. Il tenore dei contatti è apparso positivo. Dopo i rallentamenti di fine e inizio anno, si è avvertito un generale miglioramento nell’ultimo mese, con diffuso ottimismo nelle gamme alte, ma persistenti difficoltà nel medio. Circa la domanda globale che si concentra nel quartiere bolognese, Germania e Asia hanno confermato l’interesse più concreto di tutti gli altri.

Avvio in netto ribasso per le borse europee dopo la lunga pausa per le festività di Pasqua.

Le principali piazze finanziarie d’Europa stanno perdendo oltre un punto percentuale dopo pochi minuti dall’avvio delle contrattazioni, con Milano che si segnala come la peggiore del vecchio Continente.

A Piazza Affari il Ftse Mib cede il 2,04% a 14.904 punti, mentre lo spread fra Btp e Bund tedeschi decennali che ha aperto a 387, dopo un ribasso è risalito sopra quota 380 punti, a 383. Sul listino principale della piazza milanese soffrono i titoli del comparto bancario. Unicredit, maglia nera, cede il 3,39% a 3,19 euro. Male anche Intesa Sanpaolo (-2,75%), Bpm (-2,67%), Mps (-2,49%), Banco Popolare (-2,22%) e Ubi Banca (-2,07%). Le vendite si concentrano anche su altri settori e colpiscono Stm (-3,10%), Saipem (-2,78%), Tenaris (-2,73%), Pirelli (-2,05%) e Finmeccanica (-2,46%). Fiat cede il 2,90%, Eni l’1,90% ed Enel lo 0,54%. Fra i pochi titoli in positivo si segnalano Ansaldo Sts, in rialzo dell’1,15%, e Campari (+0,29%).

 

“Si accelera sulla trasparenza del finanziamento dei partiti: controlli dei bilanci e certificazione. L’entità del malloppo, invece, per ora resta quello. Tagli rinviati. Sulla prima parte del problema, però, i partiti sembrano voler fare in fretta. Preoccupati dall’effetto negativo che la vicenda della Lega, seguita a quella della Margherita, ha su tutti i partiti, indistintamente”, spiega Elisa Calessi su Libero in edicola oggi. Il punto è che i partiti non rinunciano ai soldi dello Stato. C’è stato un primo accordo tra i tre leader dei principali partiti (Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini): è stata stretta un’intesa sulla trasparenza, ma per ora i contributi non si toccano. Per capirsi, dal 1994 i partiti hanno ricevuto 2,7 miliardi di rimborsi e ne hanno speso solo 700 mila euro. E le forze politiche sono tutte già d’accordo: un’intesa per tenersi i soldi. La proposta di legge verrà presentata alle altre forze parlamentari giovedì: ancora non si è deciso se si utilizzerà un decreto (caldeggiato dal Pd) o un disegno di legge (preferito dal Pdl).

Sgravi e fondi – Per quel che riguarda il solo 2011, i partiti hanno ricevuto 200 milioni in rimborsi elettorali: la soglia richiesta per accedervi è pari all’1 per cento. Ma non è tutto: altri 200 milioni sono arrivati alle formazioni politiche tramite sgravi e fondi ai giornali. Così altri 75 milioni li abbiamo pagati per i contributi ai gruppi consiliari delle 20 regioni. E ancora, altri 75 milioni di euro, sono arrivati per i contributi ai gruppi parlamentari. Cinquanta milioni, infine, per i finanziamenti ai giornali di partito. Dai privati, nel 2010, i partiti hanno ricevuto 49 milioni di euro.

 

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