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Pacco sospetto al ministero dell'Economia: 7 in ospedale

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Entrare e lavorare nel dicastero non è molto difficile. Peccato però che i giovani pagano la loro voglia di imparare con stipendi. Vittorio Grilli si vergogni. E la beffa non finisce qui.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Gli stagisti al Ministero del Tesoro pagati un euro l'ora

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Ci risiamo. Di nuovo, nella giornata mondiale di lotta all’Aids, negli spot del ministero hanno provato a far sparire la parola ‘preservativo’. Ieri, al lancio della campagna di comunicazione – testimonial Raoul Bova – il profilattico non c’era.

È dovuta intervenire la Lila, l’associazione che da 25 anni combatte la sindrome da immunodeficienza acquisita, per dire che con quei 30 secondi loro non volevano avere niente a che fare. E per ottenere che fosse diffuso il video nella versione corretta, profilattico compreso.

Qualcosa di giuridicamente mostruoso è avvenuto in questi mesi ed anni, ora legittimato dal Consiglio di Stato, con l’incredibile sentenza 28 novembre 2012, n. 6014: l’esproprio subdolo del sistema pensionistico dei liberi professionisti (intellettuali).

Stiamo discutendo di numeri rilevanti: oltre 2 milioni di liberi professionisti intellettuali (avvocati, notai, medici, architetti, ingegneri, commercialisti, consulenti del lavoro, giornalisti etc.) che producono circa il 7% del Pil italiano, che fondano l’intera professione sul proprio rischio e capacità. Professioni intellettuali che partecipano alla crescita culturale ed economica del Paese, pagandone il maggior prezzo poiché non hanno alcun “paracadute” assistenziale. Soprattutto i giovani, altro che le frottole (equità, crescita, rigore, giovani, donne) del governo tecnico.

 

Mentre protezione civile e soccorritori facevano la conta dei morti, dei feriti e dei danni causati dalla tromba d’aria che si è abbattuta su Taranto, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini interveniva in aula alla Camera su caso dell’ilva per dire che la chiusura dell’Ilva oltre a fare un favore alla concorrenza non migliora l’ambiente.  ”Lasciare senza reddito 20mila famiglie vuol dire assumersi responsabilità non stimabili sul piano sociale”.  Con la chiusura dello stabilimento dell’Ilva “le condizioni ambientali di Taranto peggiorano; l’unica possibilita’ per risanare e’ l’applicazione Aia”. E ha aggiunto: “Il rischio e’ che si verifichi quello che e’ successo in altri siti abbandonati e non gestiti, con la moltiplicazione di effetti dannosi”. Il piano per l’adeguamento alle   prescrizioni Aia “comporta investimenti per circa 3 mld” e c’è stato   “l’impegno dell’azienda a investire le risorse necessarie”. 

All’attacco Il ministro ha sottolineato cge questo impegno “non era scontato”.  ”Si rileva – aggiunge il Ministero – con rammarico e preoccupazione che ancora una volta, giunti ad un passaggio importante della vicenda Ilva, si diffondano notizie false tese a screditare e delegittimare l’azione del Ministro, come era già accaduto nei mesi scorsi con la diffusione della notizia, anche in quel caso falsa, di una citazione di Clini nelle intercettazioni telefoniche relative all’inchiesta penale. Circostanza a suo tempo smentita dallo stesso procuratore Sebastio”. Il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, quando era direttore generale del Ministero, non firmò l’Aia per l’Ilva nel 2011. Lo afferma in un nota il Ministero. “La notizia secondo la quale Corrado Clini, da direttore generale del Ministero dell’Ambiente, avrebbe firmato l’AIA per l’Ilva rilasciata nel 2011 dal Ministro Prestigiacomo è falsa, ed era stata già smentita nelle scorse settimane. E’ notorio che Corrado Clini – si legge nella nota – da direttore del Ministero dell’Ambiente non si occupava di Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) e non ha avuto quindi alcun ruolo in quella rilasciata all’Ilva”. 

 

Manifestazioni, cortei e slogan da megafano urlati per le vie di Roma. Cobas e studenti a sfilare per le vie della capitale. Fra un corteo e l’altro non è mancata la fantasia ai “capipopolo” con megafono in mano. Quando il corteo è arrivato davanti la sede del Ministero di Grazia e Giustizia, è partito il coro da via Arenula: “Come la Juve, voi siete come la Juve”. Il riferimento degli studenti è alla polemica sui lacrimogeni del 14 novembre lanciati dalla sede del ministero. Un coro che unisce passione e odio sportivo con la politica di piazza. Gli “juventini” in questo caso sarebbero i funzionari del ministero e la polizia. L’accusa è mirata a paragonare i presunti eccessi di violenze e i successivi fatti di via Arenuala con le polemiche scatenate ogni volta che la Juventus in un match di campionato viene favorità dalla classe arbitrale. Insomma gli studenti si sentono come le “piccole” squadre penalizzate a volte da alcune decisioni discutibili degli arbitri, la Cancellieri in questo caso, che favoriscono la Juventus, la polizia per i manifestanti. Un paragone curioso che ha trovato voce nei cori di oggi per le starde di Roma e sotto il ministero. 

Ieri a Ferrara ho ricevuto – anche per i miei articoli apparsi sul «Il Fatto Quotidiano» e su questo blog – il Premio Nazionale Giorgio Bassani destinato ogni due anni da Italia Nostra a uno scrittore/giornalista che si sia distinto per i propri scritti a favore della tutela del patrimonio storico, artistico, naturale, paesaggistico del nostro Paese.

Nella motivazione del Premio Bassani che Italia Nostra mi fa l’onore di conferirmi si legge che i miei articoli e libri «hanno saputo aprire numerosi fronti di discussione e denuncia sui disastri che con troppa frequenza colpiscono il patrimonio nazionale, rifiutando ogni forma di indulgenza e compromesso». È un premio alla radicalità in un paese che detesta la radicalità. Ed è perfettamente in sintonia con l’altissima poesia civile di Bassani, che in suo discorso sul degrado dei Sassi di Matera disse: «ho un obbligo solo, quello di fare il ‘pazzo’. Cioè di dire tutta la verità, a tutti costi».

Squilla il telefono. Risponde. Dall’altra parte una voce calma espone i fatti in maniera lineare. Troppo lineare. Non è possibile. Più semplice de rubricare il tutto a “scherzo”. Ops, ecco il dubbio, quello che lo salva da una gaffe. La persona continua a spiegare, anzi riprende da capo, consapevole dell’incertezza suscitata: sì, sono del Ministero dell’Ambiente, vorremmo chiedere la disponibilità di ospitare nella sua azienda vinicola il ministro giapponese dell’Agricoltura, è in Italia per imparare i segreti della coltivazione biologica. Dopo il disastro nucleare devono ripensare al loro presente, futuro energetico. 

Sabato 10 novembre sembrava fatta. Sembrava che il doloroso nodo degli esodati fosse definitivamente sciolto, invece siamo punto e da capo. Un’altra beffa rifiliata a un anno dall’insediamento dal governo Monti. Governo e maggioranza avevano trovato l’accordo per salvarli, ma dopo un giorno è arrivato l’altolà dei tecnici della Ragioneria dello Stato che ha spiegato come l’esensione della platea degli esodati a chi ha perso il lavoro perché l’azienda ha chiuso avrebbe aperto un problema  di copertura. In sintesi: non ci sono i soldi per aprire il paracadute agli esodati . I lavoravori che per effetto della riforma pensionistica sono rimasti senza lavoro e non possono ancora ricevere la pensione. 

Stop all’aumento delle ore per i prof Ma se la vicenda degli esodati torna ad avvitarsi su se stessa, si chiude positivamente per i professori la loro battaglia: un emendamento approvato dal governo ha cancellato l’aumento dell’orario di lavoro, ma in questo caso non dovrebbero esserci problemi di copetura. Il mancato risparmio che deriverà dal mancato aumento dell’orario dei prof, sarà compensato attraverso una serie di tagli di una serie di spese a carico del ministero dell’Istruzione. I soldi saranno trovati con la riduzione dei distacchi sindacali e i comandi di docenti al ministero, con la vendita di immobiliti. Le spese del Ministero sono state limitate per circa 60 milioni. 

Questa è una cosa che può capitare solo in Italia: il ministero che fa le leggi sul lavoro le viola per vent’anni, poi è costretto ad accorgersi che qualcosa non va e la reazione è quella di metterci una pezza scaricando, se possibile, il costo sui lavoratori. Questa è la storia che è stata raccontata stamattina nell’assemblea dei lavoratori Isfol a Roma, chiamata “Lavoro nero a casa Fornero” e organizzata da tutte le sigle sindacali interne con l’unica eccezione della Cisl.

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