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Monti

Al di là delle ideologie, buone o cattive che siano, ci sono i fatti. E su questo piano è arduo smentire il fallimento dell’esperienza Monti. Dati relativi alla disoccupazione, al debito pubblico, alla povertà, allo smantellamento dei servizi sociali, all’inquinamento ambientale. A tutti gli indici, sia di carattere economico, quelli che piacciono tanto agli economisti puri e duri, che di carattere sociale ed ambientale.  
Quali le ragioni di tale innegabile fallimento? Ne voglio indicare due.
Sul piano dei suoi riferimenti sociali, la subalternità di Monti e della sua squadra alle forze più retrive esistenti in Italia, le stesse per intenderci che ci hanno portato nel vicolo cieco attuale. La finanza, le banche, ma anche i settori meno innovativi del padronato, a cominciare dall’espatriato Marchionne, e i settori apicali delle varie caste, superburocrati inefficienti quanto pagati a peso d’oro. La netta dipendenza del professore da questi ceti che paralizzano da sempre ogni vera innovazione nel nostro Paese spiega buona parte del suo fallimento. A parte qualche misura cosmetica, come l’invio della Guardia di Finanza a fare un po’ di scena in luoghi di villeggiatura da ricchi, non c’è stato alcun tentativo serio di sanare l’evasione fiscale. Non c’è uno straccio di politica industriale. Si continuano a mazzolare i poveri e i lavoratori riducendo le pensioni, allungando l’età pensionabile, permettendo i licenziamenti arbitrari, estendendo l’area della precarietà, distruggendo scuola, ricerca e sanità, tentando di privatizzare tutto il possibile.

“Election day” sì, ma il 10 febbraio e non il 10 marzo. Aprendo la crisi subito per stringere una nuova alleanza. Dopo settimane di tentennamenti e fughe, il numero uno della Lega Roberto Maroni, ieri, ha lanciato un appello preciso al segretario del Pdl Angelino Alfano. Parlando davanti a centinaia di militanti riuniti al porto vecchio di Genova (lo stesso luogo in cui nel novembre 1994 Bossi fece pollice verso al primo governo Berlusconi), l’ex ministro degli Interni ha rotto gli indugi in vista delle elezioni politiche 2013: “Condivido la proposta di fare l’election day per risparmiare 100 milioni di euro ma gli faccio una proposta: siccome il 10 febbraio sono fissate le elezioni regionali, facciamo l’election day lo stesso giorno, anticipando la scadenza della legislatura”. Per farlo, secondo Maroni, il Pdl dovrebbe “staccare subito la spina al governo”. Scelta, ha lasciato intendere, che potrebbe aprire nuovi scenari anche nei rapporti con la Lega. Il segretario leghista ha anche annunciato che il Carroccio presenterà nei prossimi giorni una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Economia. Un assist al Pdl per togliere la spina ai tecnici già prima di Natale. 

Fiato alle trombe e ai tromboni, arriva il decreto “salva-Ilva”. Breve riassunto delle puntate precedenti. I giudici di Taranto accertano che, producendo acciaio con gli attuali impianti “a caldo”, l’azienda inquina e uccide; quindi gli impianti vengono sequestrati e possono restare accesi solo per essere risanati, ma non per produrre altro acciaio, altrimenti il delitto di disastro colposo e omicidio colposo plurimo continua e la magistratura ha il dovere di impedirlo; se e quando gli impianti fuorilegge – l’arma del delitto – saranno finalmente a norma, cioè smetteranno di avvelenare e ammazzare, potranno tornare a produrre. Il governo dice: l’Ilva s’è impegnata a investire subito 4 miliardi (a fronte di 3 miliardi di utili accumulati in 17 anni) per bonificare gli impianti, quindi può riprendere subito a produrre mentre li risana; se poi non mantiene i patti, il governo gliela fa vedere lui e magari sostituisce i Rivacon qualcun altro. È un po’ come se ci fosse un maestro pedofilo che ogni giorno molesta i bambini in classe. I giudici lo arrestano per impedirgli di molestarne altri. Ma il governo fa un decreto per rimandarlo a scuola, a patto che nel frattempo si impegni a curarsi: se poi non si cura e continua a molestare bambini, verrà sostituito. Già: e ai genitori dei nuovi bimbi molestati chi glielo spiega?

Il Premier torna sull’argomento diventato un caso quando ha detto che il sistema sanitario pubblico rischia di scomparire per carenza di fondi, senza assumersi la responsabilita’ per l’impatto deleterio delle misure di austerita’ imposte dal suo governo.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Monti: salvare sanità non vuol dire privatizzarla

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“Una tempesta in un bicchier d’acqua”. Il ministro della salute, Renato Balduzzi liquida così le polemiche divampate dopo le parole del premier Monti sull’allarme di una futura non sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Non ci saranno tagli, ha chiarito al question time, semmai “riorganizzazione e ristrutturazione”. E ancora: “Non ci sarà nessuna privatizzazione”. ”Mi preme precisare”, ha detto il ministro, “che il governo attualmente crede che il Servizio Sanitario sia economicamente sostenibile attraverso operazioni di riorganizzazione e ristrutturazione che non sono tagli ai servizi, ma sono la loro ottimizzazione”. Balduzzi ha sottolineato che nel caso in cui non si intervenisse “dal primo gennaio del 2014, sulla base di scelte effettuate nel 2011 dal governo Berlusconi-Tremonti, noi avremo due miliardi di nuovi ticket aggiuntivi. Personalmente penso che questo non sia sostenibile – ha osservato  - sarebbe insostenibile per il sistema, insostenibile per i cittadini, insostenibile in sè in quanto incentiverebbe molti cittadini ad andare a cercare altri nuovi ticket. Alcuni farebbero fatica a pagarli e quindi verrebbe messo in discussione proprio il loro accesso al diritto alla salute, altri andrebbero a cercarsi la soddisfazione delle prestazioni altrove, nel privato, e questo finirebbe per diminuire e indebolire il servizio sanitario nazionale”.

Arriva la franchigia – Cosa intende fare allora Monti? Balduzzi annuncia che entro Natale il governo produrrà un documento politico di indirizzo per orientare il cammino per il 2013 sulla riforma ticket. L’intenzione è quella di abolirlo, ma per farlo bisogna trovare un modo per incassare circa 5 miliardi di euro. E’ qui che entrerebbe in gioco la francigia che dovrebbe valere l’1% del reddito o dell’Isee dei cittadini. In pratica chi guadagna 100 mila euro l’anno avrà una francigia di 1000 euro; chi dichiara 10.000 euro ne pagherà 100. Ogni prestazione sanitaria ha una tariffa e i cittadini le pagheranno tutte finchè non raggiunge la sua franchigia. A quel punto smetterà di pagare. Si stanno comunque studiando dei criteri per abbassare la franchigia di chi ha malattie costose, come il cancro. Per altre patologie, invece, l’esenzione potrebbe sparire. 

 

“Senza fondi la Sanità pubblica rischia il collasso” ha affermato il Presidente del Consiglio Monti ieri 27 novembre 2012. Ma a chi compete trovare fondi ed evitare il collasso? A chi è indirizzato il discorso? Ovviamente a se stesso. E allora perché esternarlo tanto platealmente? Si tratta di un’altra gaffe, come quelle del passato sue e della ministro Fornero sul lavoro, disvelatrice di una concezione del mondo elitaria? Sì e no.

Come in altri casi di affermazioni forti poi corrette o parzialmente ritrattate di Monti, si tratta ad un tempo di un ballon d’essai e di un messaggio. Proprio per questa natura della comunicazione governativa, domani ci dovremo vergognare, implicitamente accusati di avere interpretato e frainteso con rozza malizia le parole di un premier al servizio del Paese.

Giorgia Meloni vuole correre bene per le primarie del Pdl. lei è già partita con la sua campagna. E da buon competitor deve distinguersi dal principale rivale: il segretario del pdl Angelino Alfano. E così precisa subito le differenze fra lei e lui. “Io  escludo la possibilità di un Monti bis. Alfano no”. Un’altra differenza tra la Meloni e Alfano consiste nel rapporto con la classe dirigente del partito. “Basta cooptazioni. Chi ha avuto un ruolo dovrebbe rimettere il   mandato. Avanti chi se lo merita, chi ha consenso e chi è preparato”, ha affermato. Sulla sua candidatura ha anche precisato: “Ho deciso di candidarmi   quando mi sono accorta che i vertici me lo sconsigliavano, mentre la   base mi chiedeva di partecipare”. 

Il Cav non è un problema Su Berlusconi e un suo no alle primarie l’ex ministro della gioventù è stato chiaro:”Le primarie selezionano un candidato premier. E Berlusconi non intende fare il premier. Devo aggiungere altro?”. Quindi per la Meloni il problema Cav non esiste. Lei non ha dubbi le primarie si faranno e la campagna per la scelta del candidato premier è già partita. Su un punto è d’accordo con Alfano, ovvero la non candidatura degli indagati sia alle primarie che al parlamento: “La legge che impedisce ai condannati  per reati contro l’amministrazione di essere candidati è un provvedimento che ho proposto tre anni fa. Mi hanno guardato come se  fossi pazza. Io mi spingo fino a dire che se i magistrati si  assumessero davvero la responsabilità delle loro azioni e se venisse introdotto un giusto processo, davvero breve, sarei addirittura per non candidare gli indagati”. Le primarie del Pdl ormai sono partite. La Meloni non si ferma più. 


pubblicato da Libero Quotidiano

Ma secondo voi alla fine Monti si candiderà?

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Non compare mai nel curriculum ufficiale del premier: sarà l’uomo che fece schizzare il disavanzo pubblico quando fu dal 1989 al ’92 sottosegretario al bilancio sotto il governo Andreotti?

pubblicato da Wallstreet Italia
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Altro che risanatore: Monti moltiplicò il debito

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Non ho mai creduto, tolta qualche rara eccezione, che esistano persone sempre molto intelligenti e persone sempre molto cretine. Ho sempre creduto che la lotta tra intelligenza e cretinismo sia una lotta dettata, in parte, dalle condizioni di contesto, dagli stati emotivi, da mancanza di prospettive, da cattiva informazione. Dire sempre cose intelligenti alla pari di dire sempre cose cretine presupporrebbe uno sforzo disumano sconosciuto ai più. Penso quindi che si galleggi e che, interno a questa lotta, rappresenti un buon risultato raggiungere la supremazia di riflessioni e atti arguti rispetto a riflessioni e atti dementi.

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