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Monti

All’inaugurazione del progetto per Pompei il primo ministro Monti ha ammesso che la crisi economica si manifesta nel Mezzogiorno in forma più accentuata che altrove a causa della debolezza dell’industria meridionale rivolta alle esportazioni e di croniche carenze nelle infrastrutture, nella scuola, nei servizi. E si è augurato che un “subbuglio innovativo” dell’opinione pubblica spinga gran parte della classe dirigente locale al cambiamento e i cittadini a domandare allo Stato non “soluzioni privilegiate” ma la soddisfazione di diritti collettivi. Le parole di Monti hanno avuto scarsa eco nei commenti della stampa e nelle reazioni dell’opinione pubblica. Eppure quelle parole contenevano in sintesi il manifesto del governo per affrontare la questione meridionale pur nell’arco dei pochi mesi in cui l’esecutivo nazionale rimarrà in carica, cioè fino alle elezioni politiche del prossimo anno.
In sintesi, Monti ci ha detto che è inutile attendersi una particolare attenzione del governo ai problemi del Mezzogiorno, le “soluzioni privilegiate”, come maggiori spese pubbliche per tamponare la mancanza di lavoro che affligge il nostro territorio oppure un surplus d’incentivi alle imprese meridionali. Monti accompagna il suo rifiuto con l’augurio che si manifesti una spinta di popolo, un “subbuglio innovativo”, tale da sollecitare un cambiamento nelle istituzioni locali mostrando al tempo stesso il passaggio dei cittadini da un atteggiamento rivendicativo ad una più matura consapevolezza di diritti e doveri nella gestione delle risorse pubbliche limitate, che sono poi i fondi europei finora sottoutilizzati e ancora disponibili.
La ricetta di Monti può apparire dura e suona per noi meridionali come ultimativa: fate con le vostre forze (col supplemento dei residui fondi europei) e non vi aspettate che il resto del Paese vi tolga le castagne dal fuoco.
Come reagiranno le forze sociali organizzate, le associazioni d’imprenditori e i sindacati dei lavoratori, all’appello del primo ministro? Come si muoveranno le forze politiche e gli amministratori degli enti territoriali dopo le parole di Monti? Per gli uni e per gli altri la strada della protesta è ormai chiusa e bisognerà imboccarne altre. Qualcuno già si muove in nuove direzioni. Si muovono gli imprenditori quando riscoprono i vantaggi di un forte spirito associativo e preparano progetti di filiere che valorizzino i prodotti d’eccellenza locale investendoci capitali propri. Si muovono alcuni sindacati che dichiarano di contrastare sprechi e inefficienze delle amministrazioni pubbliche. Non si muovono però a sufficienza politici e amministratori locali che si tengono ben stretti i loro privilegi (i costi della politica), continuano a spartire le magre risorse pubbliche, promettono ancora montagne di sussidi ai loro clienti pur sapendo che, come si dice a Napoli, l’acqua è poca e la papera non galleggia.

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