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Sollecitati dal cdr del Tg1,  i consiglieri di amministrazione Rai Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi hanno motivato il loro voto in cda, contrario alla nomina dell’ex direttore del Messaggero, Mario Orfeo, alla direzione del tg della rete ammiraglia. 

Ecco la sfornata di direttori dei canali Rai: Giancarlo Leone va a Raiuno, Angelo Teodoli a Raidue e Andrea Vianello a Raitre. Il Cda di viale Mazzini li nomina accogliendo la richiesta del direttore generale Luigi Gubitosi. Leone subentra al posto di Mauro Mazza (dirottato verso la presidenza di Rai Cinema). Teodoli sostituisce Pasquale D’Alessandro (sulla cui nuova destinazione ancora non c’è certezza), mentre Vianello occupa la poltrona di Antonio Di Bella (prossimo a ricoprire il ruolo di corrispondente Rai da Parigi). Leone finora ricopriva il ruolo di direttore dell’Intrattenimento, struttura destinata a scomparire, ovvero saranno riportate ai canali le competenze che la direzione aveva acquisito negli ultimi mesi, ripristinando così la vecchia organizzazione. Teodoli viene dalla direzione palinsesti (al suo posto è destinato Marcello Ciannamea), mentre Di Bella dirigeva appunto Raitre.

Ha aggravato la sua situazione Susan Rice, l’ambasciatrice Usa all’Onu che andò in televisione per sostenere la panzana del video su Maometto come causa della “manifestazione di rabbia popolare” (non ci fu affatto, e lei lo sapeva) che portò alla morte di 4 americani a Bengazi, uccisi dai mortai durante l’attacco terroristico di Al Qaeda. Essendo la probabile scelta di Obama al posto di Hillary Clinton (dal prossimo anno) come segretario di stato, la Rice aveva chiesto di parlare stamane con i tre senatori repubblicani Lindsey Graham (Sud Carolina), John McCain (Arizona) e Kelly Ayotte (New Hampshire) che avevano richiesto la settimana scorsa una speciale commissione congressuale in stile Watergate per andare a fondo nella vicenda. Siccome le nomine del presidente ad incarichi ministeriali necessitano di una formale conferma dei senatori, la Rice, per diventare segretario, deve ottenere l’OK anche dei senatori repubblicani. I tre, giorni fa, avevano manifestato l’intenzione, invece, di opporsi alla sua promozione. Il comportamento tenuto dalla ambasciatrice nell’occasione libica, secondo loro, era la prova che è inadatta ad un simile ruolo.

Oggi, dopo l’abbondante ora di colloquio, e con l’attuale direttore provvisorio della Cia Michael Morell che l’accompagnava, i parlamentari repubblicani hanno detto di essere ancora più preoccupati di prima. Non hanno ripetuto esplicitamente la minaccia di opporsi ma hanno assicurato che hanno ancora tanti interrogativi che attendono risposte. “In conclusione, io sono più disturbato ora di quanto non lo fossi in precedenza dalle parole della Rice sulla spiegazione per la morte dei 4 americani a Bengazi data dalla ambasciatrice il 16 settembre (5 giorni dopo i fatti, in 5 interviste televisive NDR)”, ha detto Graham. “Noi siamo significativamente più turbati adesso per  molte delle risposte che abbiamo avuto e per quelle che non abbiamo avuto a proposito delle prove che erano schiaccianti su ciò che ha portato all’attacco al nostro consolato”, ha rincarato McCain. In sostanza, i senatori continuano a non trovare plausibili spiegazioni né per la manipolazione del rapporto iniziale della Cia, che conteneva l’esplicito riferimento alle responsabilità di Al Qaeda e l’inesistenza della sommossa della folla, e tantomeno per la decisione della Casa Bianca di mandare la Rice in Tv a dire bugie che in quel momento erano ormai stranote nella comunità dell’intelligence, e già uscite persino sulla stampa. 

In verità, la motivazione politica è chiarissima ma nessuno tra i democratici, da Obama in giù, è ovviamente disposto a fornirla: bisognava far credere che la colpa fosse dell’intolleranza anti-islamica di un video su YouTube invece che riconoscere che Al Qaeda, cioè il terrorismo islamico,  era ancora viva, vegeta e letale qualche settimana prima del voto del 6 novembre. “Siamo ancora più preoccupati adesso, dopo aver incontrato il responsabile attuale della Cia e l’ambasciatrice Rice”, ha fatto eco ai due colleghi la Ayotte. “Quando uno è  in una posizione come quella di ambasciatore degli Usa all’Onu deve andare ben oltre i semplici punti di un memo non classificato mentre svolge i suoi compiti e assume le responsabilità per quel lavoro. Ciò che mi turba ancor di più è che la Rice non ha fatto alcuna domanda ulteriore”. L’accusa è di aver fatto da pappagallo a ciò che la Casa Bianca aveva deciso, al di là dell’evidenza. 

Inoltre, i senatori hanno fatto capire di non aver apprezzato la presenza all’incontro del direttore provvisorio della Cia, invece del capo dell’Intelligence Nazionale James Clapper, il suo superiore che aveva fornito versioni diverse della manipolazione del rapporto. Il Gop è anche in attesa che la stessa Hillary Clinton , la responsabile della diplomazia Usa, dia finalmente la sua versione sugli eventi di prima, durante, e dopo l’attacco mortale in Libia. Il suo silenzio è un altro dei tanti misteri di questa pagina nera.  La strada per l’assunzione reale dell’incarico da parte della Rice è dunque ancora molto lunga, anche se pare che Obama abbia intenzione di fare l’annuncio della nomina questa settimana. Con la Rice, il solo altro nome che gira è quello di John Kerry.

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La due giorni di summit europeo conclusasi venerdì pomeriggio ha portato ad una sola conclusione: le donne restano fuori dalla Banca centrale europea. Vista l’impossibilità di trovare un minimo di accordo sul quadro finanziario pluriennale Ue 2014-2020, l’unica decisione presa dai capi di Stato e di governo arrivati a Bruxelles sotto lo sguardo di tutta Europa è stata quella della nomina del membro mancante del comitato esecutivo della Bce.eurotower

Si allarga l’inchiesta che ha portato alle dimissioni del capo della Cia, David Petraeus. Il comandante delle forze Usa e Nato in Afghanistan, John Allen, è indagato nell’ambito dello scandalo esploso quando è venuta alla luce la relazione extra comiugale tra Petraeus e la sua biografa Paula Broadwell. L’inchiesta del Pentagono riguarda presunte comunicazioni “inappropriate” tra il generale Allen e Jill Kelly, la donna che ha dato il via all’indagine, denunciando le mail minatorie della Broadwell. L’Fbi ha scoperto tra le 20 e le 30mila comunicazioni, in gran parte mail inviate tra il 2010 e il 2012. 

Il generale resterà alla guida delle truppe Isaf in Afghanistan durante l’inchiesta, ha assicurato il segretario alla Difesa Usa Leon Panetta, auspicando tuttavia che il Senato ratifichi presto la nomina del successore di Allen, generale Joseph Dunford. Panetta però ha anche chiesto e ottenuto da Barack Obama il congelamento della nomina di Allen a comandante supremo della Nato in Europa, prevista per l’inizio del 2013. Il presidente “ha congelato la nomina, in considerazione dell’inchiesta”, ha annunciato un portavoce della Casa Bianca.   

Ma i nuovi sviluppi del caso corrono paralleli con l’indagine interna dell’Fbi, che ha messo sotto inchiesta (e ha rimosso dall’incarico) l’agente amico della Kelley che contribuì a fare avviare l’indagine. La decisione è stata presa a causa delle preoccupazioni dei suoi superiori sulle implicazioni “personali” nella vicenda. Stando a quanto rivelato dal Wall Street Journal, l’agente era “ossessionato” dalla vicenda, e avrebbe inviato foto che lo ritraevano a torso nudo alla stessa Kelley, che si era rivolta a lui dopo aver ricevuto le mail minacciose della Broadwell. 

La stampa americana riferisce intanto che a metà della scorsa estate Petraeus intimò alla Broadwell di smettere di inviare email minatorie alla sua amica di famiglia. L’ex direttore della Cia rimase “sconvolto” nel venire a conoscenza delle minacce. Il quotidiano britannico Telegraph ha rivelato inoltre che Petraeus e la sua amante avevano un indirizzo comune di posta elettronica che permetteva loro di scambiarsi email limitando al massimo il rischio di essere intercettati. Il trucco, usato da tempo anche dai terroristi di al Qaeda e dagli adolescenti di mezzo mondo per evitare intrusioni da parte dei genitori, prevede di scrivere e-mail e di salvarle in bozza senza inviarle, lasciandole alla lettura della seconda persona con accesso all’account.

Dopo la nomina del giovane Kennedy al Congresso, tocca al rampollo della storica famiglia Repubblicana: George P. Bush, 36 anni, punta a governare lo stato meridionale.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Usa: un nuovo George Bush si candida in Texas

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Quotidiani

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Alessandro Marangoni è il nuovo vicecapo vicario della Polizia. La nomina è stata decisa dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri dopo le dimissioni di Nicola Izzo, chiamato in causa dal ‘corvo’ nella vicenda della gestione degli appalti del Viminale. Nella sua lettera di addio al Viminale non risparmia critiche al veleno ai suoi detrattori definendoli “vermi”. E proprio oggi è emerso che la procura di Roma sentirà nei prossimi giorni l’imprenditore Gianfranco Polizzi, che in un’intervista al “Giornale” di qualche giorno fa ha sostenuto di conoscere la “mano interna” di Piazzale Clodio. 

E’ prevista per venerdì 9 novembre la nomina del nuovo vicario da parte del capo della Polizia Antonio Manganelli. Tra i nomi dei papabili circolano quelli di Alessandro Marangoni, ex questore di Milano e neodirettore centrale per le risorse umane del dipartimento della Pubblica Sicurezza, Alessandro Pansa, attuale capo del dipartimento Affari interni del Viminale, Domenico Vulpiani e Santi Giuffrè.

La nomina, salvo contrattempi dell’ultima ora, avverrà nel corso del Consiglio dei ministri in programma alle 10.30. E non sarà la sola. Il ministro Anna Maria Cancellieri avrebbe infatti intenzione di attuare una “ristrutturazione della catena di comando della Polizia con altre 3 o 4 nomine che intenderebbero segnare un cambiamento di pagina nella gestione del Dipartimento” perché “il Viminale deve essere una casa di vetro, non ci devono essere ombre”.

La nomina di Franco Battiato ad assessore alla Cultura da parte del neo presidente Rosario Crocetta, è una bella notizia per la Sicilia.
Lo è almeno per due ragioni: la prima è che finalmente avremo una persona colta al posto giusto, che conosce il mondo e la bellezza. Un artista, un uomo di cultura e non un mercante. E non vi sembri poco visti i precedenti. 

Nuovo stop alla nomina del lussemburghese Yves Mersch al direttorio della Bce, che dovrà ritornare sul tavolo dei 27 a uno dei prossimi vertici Ue. Ma che rischia di creare un cortocircuito all’Eurogruppo, visto che la candidatura era la condizione imposta da Jean Claude Juncker per accettare altri 6 mesi di presidenza del centro di coordinamento dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Eurozona.

Niente questioni di genere, questa volta, dopo il primo no opposto dall’Europarlamento il 25 ottobre, per una protesta capitanata dalla liberal democratica britannica presidente della commissione affari economici e monetari, Sharon Bowles che si è appena candidata alla guida della Banca d’Inghilterra e che in occasione del voto si era fatta portavoce del disappunto dei deputati che avevano inutilmente aspettato “che il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy annunciasse, durante la sua presenza in aula martedì mattina per il dibattito sull’ultimo Consiglio europeo, un impegno a rispettare l’equilibro di genere”.

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