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olio

È un’assicurazione a rovescio: se c’è un freddo eccezionale come lo scorso anno, l’Enel attiverà le sue centrali a olio combustibile per risparmiare gas ed evitare black out, se il clima è mite non lo farà. Ma in ogni caso noi consumatori pagheremo 250 milioni di euro in bolletta, soldi che andranno di fatto all’Enel in cambio della disponibilità a utilizzare quelle centrali, ormai poco utilizzate e inquinanti, dal valore di mercato simbolico.

Il concentrato di pomodoro made in Cina, l’olio extravergine tunisino, la mozzarelle con latte in polvere: la nuova frontiera del cibo contraffatto è molto più vicina di quando pensiamo. Nelle nostre tavole e in maniera assolutamente fraudolenta approdano cibi che non sono quello che sembrano. Ancora una volta la Coldiretti punta il dito su un problema spesso sottovalutato: la qualità delle materie prime con cui vengono realizzati molti prodotti alimentari che poi riteniamo nostrani. Secondo le stime della associazione imprenditoriale, più del 50% degli italiani acquista prodotti contraffatti ma non si tratta solo delle borsette della griffe di turno. Il falso nel comparto alimentare in base ad una ricerca del ministero dello Sviluppo economico vale 1,1 miliardi di euro. Certo i settori più colpiti dalla piaga del tarocco sono – come è noto – quelli relativi alla moda con un giro di affari di 2,5 miliardi.

di Paolo Emilio Russo

Medici, esperti di molecole come biologi e farmacisti, nutrizionisti e imprenditori che producono alimenti biologici: compreso olio e vino. Provenienti da mezzo mondo, si riuniscono a Roma per il quarto Congresso internazionale Terapia Oncologica Integrata organizzato da Artoi. Di cosa si tratta? “Cibo, sostanze naturali e trattamenti possono migliorare la qualità della vita di un paziente, favorirne la guarigione in caso di patologie degenerative. Questo tipo di strumenti, sommati alle terapie tradizionali, danno origine alla terapia integrata”, spiega il professor Massimo Bonucci, fondatore di Artoi. “La ricerca in questo settore sta avendo i primi buoni risultati, è giusto confrontarli tra esperti per poterli condividere con i nostri pazienti”, aggiunge Bonucci. “Il controllo dell’alimentazione e l’assunzione di sostanze naturali, così come altre metodologie di cura mutuate da tradizioni diverse come per esempio la medicina cinese e l’agopuntura, l’ipertermia, non sostituiscono le cure tradizionali, ma possono servire per la prevenzione, per migliorare gli effetti dei farmaci e la risposta del malato alle terapie”, prosegue Bonucci, che oltre ad esercitare la professione di medico insegna all’Università di Chieti e di Roma. “Mentre nel resto del mondo, e in particolare negli Stati Uniti, questa evidenza viene riconosciuta da decenni, qui in Italia c’è ancora un po’ di diffidenza, molto lavoro da fare”, spiega. Il titolo del Congresso, che si terrà il 16 e il 17 novembre, sabato e domenica, è Research – Clinical Evidence – Prevention – integrative treatments.

Per due giorni a Roma i maggiori esperti internazionali ed italiani presenteranno i risultati dei loro lavori: nanotecnologie nella terapia oncologica, cellule neoplastiche circolanti, ipertermia, termoablazione, cyberknife, terapia radiometabolica, ma anche fitoterapia, agopuntura, musicoterapia, mindfullness e omeopatia. Al Congresso si parlerà anche di nutrizione: “Non possiamo trascurare l’attenzione alla necessità di fare prevenzione”, aggiunge Bonucci. Il cibo è causa di almeno il 37% delle malattie più gravi, compresi i tumori. Lo stesso cibo – o, meglio, alcuni cibi – possono aiutare il paziente a guarire più velocemente, con meno fatica. Artoi ha stilato una dispensa che contiene l’elenco dei cibi utili per prevenire i tumori, diminuire i rischi. “Tutti noi abbiamo cellule potenzialmente cancerose nel nostro corpo, e tutti noi possiamo cercare di evitare che si attivino”, conclude Bonucci. Artoi, organizzazione senza fini di lucro, è nata a Roma meno di due anni fa e raccoglie scienziati di fama internazionale che operano negli Stati Uniti, tra questi l’ex consulente oncologico della Casa Bianca, Philip A. Salem, che interverrà al Congresso. Guest star di venerdì e sabato anche gli americani Bharat B. Aggarwal e Michael S. Tomczyk. Hanno aderito all’associazione medici che operano in Italia, in diversi centri, come Giuseppe Di Fede, Carlo Pastore, Vezia Mei, Massimo Fioranelli, Gianluca Pazzaglia, professionalità diverse del settore come quelle di Mario Bonucci, Felice Bonucci, Piero Bizzarri e il dottore in farmacia Massimo Romiti. Le professionalità associate oggi sono oltre cinquanta, attive in tutto lo Stivale. 

 

La chiamano esattamente così a Parigi. Il paese si avvia a varare una supertassa sull’olio di palma, contenuto in tanti prodotti alimentari. Trovata discutibile da uno stato che vuole fare il salutista.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Francia propone "tassa Nutella" anti-deficit

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Quotidiani

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Uno Stato salutista? O solo uno che cerca in ogni modo di ridurre il deficit pubblico, in questi tempi di crisi? Sta di fatto che la Francia si avvia a varare una supertassa sull’olio di palma, contenuto in tanti prodotti alimentari. A Parigi la chiamano già la “tassa Nutella”, perché è proprio il prodotto simbolo della Ferrero quello che genererà più nuove entrate per le casse pubbliche.

Rimini, 8 nov. – (Adnkronos) – “E’ importante che nemmeno una goccia d’olio lubrificante usato venga dispersa nell’ambiente, e allo stesso tempo che l’olio usato prodotto in Italia resti nel nostro Paese”. Così il ministro dell’Ambiente Corrado Clini in visita allo stand del Coou, il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, alla fiera Ecomondo in corso a Rimini.

“Tutto ciò è importante per accrescere il valore di un rifiuto che si può e si deve trasformare in bene. Il governo italiano – aggiunge Clini – alla luce delle regole imposte dall’Unione Europea, non può adottare misure protezionistiche ma cercherà, anche grazie alla collaborazione del Coou, soluzioni che premettano l’ulteriore sviluppo di un circuito italiano che sia non solo virtuoso, ma anche economicamente vantaggioso”.

Lo scorso anno il Consorzio ha recuperato in Italia circa 190mila tonnellate di olio lubrificante usato, la quasi totalità del totale raccoglibile. L’88% viene destinato all’industria della rigenerazione, quindi da olio usato si genera olio nuovo, con grandi vantaggi per l’ambiente e per l’economia. “Per questo motivo auspichiamo che la collaborazione con il governo porti a misure in grado di salvaguardare un circuito virtuoso che difenda l’ambiente e privilegi l’indirizzo comunitario della ‘prossimità”‘, aggiunge il presidente del Coou Paolo Tomasi.

Rimini, 7 nov. – (Adnkronos) – In 28 anni sono stati raccolti oltre 4 miliardi di chili di olio usato. A fare un bilancio dell’attività all’Adnkronos è il presidente del Consorzio obbligatorio degli oli usati, Paolo Tomasi, in occasione degli Stati generali della green economy in corso a Rimini, nell’ambito di Ecomondo.

“Quando abbiamo iniziato, 28 anni fa, eravamo praticamente soli a seguito di una direttiva europea che imponeva agli Stati di raccogliere l’olio usato che è un rifiuto particolarmente pericoloso”, racconta Tomasi sottolineando che “da quella data in avanti molte cose sono cambiate”. In 28 anni di attività, “il consorzio ha raccolto circa 4 miliardi e 500 milioni di chili di olio usato e li ha recuperati per intero. L’89% è andato alla rigenerazione e la parte restante è andata alla combustione con il recupero di calore. Complessivamente, questo vuol dire un risparmio per la bilancia economica per la nostra nazione: 3 miliardi di euro è stato il vantaggio complessivo di questa operazione”.

Oggi, conclude Tomasi, “siamo arrivati a consuntivare il 99% della raccolta potenziale. Questo vuol dire che abbiamo strutturato le imprese ad operare sul territorio, abbiamo imparato a far funzionare il sistema e adesso lo stiamo ottimizzando. Nel nostro territorio si disperde molto meno olio rispetto ad altre nazioni”.

Il confit è una tecnica di cottura alla quale possono essere sottoposti diversi alimenti: si va dalla frutta agli ortaggi, per arrivare fino alla carne. Le prime ricette che sfruttavano la tecnica del confit risalgono alla Francia medievale, dove era utilizzata soprattutto come metodo per allungare i tempi di conservazione degli alimenti (confire in francese significa conservare).

Esistono diversi tipi di confit. Alcuni, a base di zucchero, riguardano principalmente la frutta; altri la carne, come ad esempio il confit d’anatra che, si dice, fosse cotta ad immersione nel grasso d’oca; oppure, ancora, a base di aceto per alcuni tipi di verdure. Ciò che accomuna tutti questi tipi di confit è la bassa temperatura utilizzata. Si tratta sempre di preparazioni lunghe e delicate che hanno lo stesso principio: lasciare inalterati sapori e consistenze ed eliminare l’acqua che altrimenti farebbe deperire molto più velocemente l’alimento.

Bollite un riso, dal Sant’Andrea al Vialone Nano, e sappiate, nel buttarlo a pugni chiusi dentro l’acqua turbinosa di calore, che state scrivendo la vostra storia!
Se felici, saranno burro e/o olio con parmigiano grattugiato a chiudere la sua fattura per farne brodosa minestra, con una bella grattugiata di pepe, che già di per sé racconta tutto a tutti.
Per ansie immotivate, più asciutto, se così lo gradite, aumentando ovviamente o l’olio o il burro od entrambi.
Nell’umido, viceversa, ci potrete buttare mille alternative per contemporanea cottura: bietoline, spinaci, patate a tocchettini con curcuma per orientali sapori, un carciofo ben mondato e tritato, un porcino un po’ troppo ammosciato, un porro affettato, del prezzemolo tritato o del basilico spezzettato.
Se allegri, cozze sgusciate con qualche goccia di limone. E anche qui prezzemolo tritato, peperoncino macinato.
Se arrabbiati, per calmarsi, va da sé del dolce giallo peperone sempre spezzettato con, in cottura, una foglia di alloro (che poi toglierete).
Se arrabbiati, per non calmarsi, peperoncino macinato, pomidori secchi tritati e bianche foglie di un grumolo di sedano.
Per dormire, cipolle bianche affettate con il riso bollito maritate con una sporcatura di passata di pomodoro, crosta di parmigiano cotta dentro, con qualche spicchio d’aglio che vi proteggerà da malevoli notturni vampireschi incontri, che potrete sconfiggere infilzando nel suo cuore sobbollente una salsiccia che alla fine mangerete, aiutandovi, nel raccattare gli ultimi chicchi di riso, con una definitiva fetta di pane.

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