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Condanna di trent’anni di carcere per Patrizio Franceschelli, l’uomo che il 4 febbraio scorso gettò il figlioletto di 16 mesi nel Tevere ghiacciato per l’ondata di gelo, provocandone la morte. Il corpo fu   ritrovato alla foce del fiume un mese più tardi a Fiumicino da due giovani che erano andati a pescare. Il giudice ha accolto in toto la richiesta del pubblico ministero Attilio Pisani. Franceschelli, processato con rito abbreviato dal gup Adele Rando, era accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo della parentela. Contro di lui si è costituito parte civile anche il Comune di Roma. Il condannato è stato ritenuto da una perizia capace di intendere e di volere al momento del fatto e anche capace di stare in   giudizio. Anche oggi, come la precedente udienza, fuori dall’aula si sono radunate diverse donne portando con sé anche quattro piccoli bambini in carozzina. Franceschelli gettò il figlioletto dopo averlo prelevato da casa della nonna materna: causa dell’infanticidio sarebbe stato un contrasto con la madre del piccolo. 

Ora tutti i figli avranno gli stessi diritti. Anche quelli nati da un incesto o da uno stupro. Ovvero potranno essere riconosciuti dallo stupratore, che potrà dunque contribuire alle spese per la crescita del bambino o della bambina. E’ questo il senso della legge approvata oggi dall’Aula della Camera con 366 voti a favore, 31 contrari e 58 astensioni. Il testo è passato nonostante l’opposizione dell’Udc che ne aveva chiesto lo stralcio. La tesi dei deputati dell’Udc, che hanno visto bocciare a scrutinio segreto un loro emendamento soppressivo, era che non si può dare piena facoltà di riconoscimento del figlio nato da incesto. Se a chiedere il riconoscimento è il figlio, no problem. Ma se questa facoltà viene data al genitore “stupratore”, sarebbe un riconoscimento indiretto dello stupro e di conseguenza sarebbe anche un alleggerimento della posizione di chi ha esercitato violenza sulla donna. ”Si sdogana l’incesto”, sostiene Paola Binetti. Ma alla fine e’ prevalsa la tesi opposta, difesa dalla relatrice Alessandra Mussolini: ”come si può impedire ad una madre stuprata di riconoscere il proprio figlio?”. Il testo piace agli ex ministri per le Pari opportunita’ dei governi Berlusconi e Prodi. Di ”grande prova di civilta”’ parla Mara Carfagna, mentre per Livia Turco ”il Parlamento ha votato una legge di umanita’ e civilta”’; l”’unico atto per il quale sara’ ricordata questa legislatura”, dice la radicale Donatella Poretti. ”Ora tutti i bambini saranno uguali”, sottolinea Benedetto Della Vedova di Fli, mentre Anita Di Giuseppe dell’Idv definisce il testo ”un passo fondamentale per l’Italia”. Ma l’interrogativo resta. Un ragazzino vorrebbe mai sapere che è figlio di uno stupro? La legge infatti seppur mossa da principi che cercano di equiparare figli legittimi e illegittimi ha una lacuna fondamentale. Non ha messo un freno alle possibilità in cui avere la facoltà del riconoscimento. Queste vengono allargate in maniera indefinita. Significa creare diversi problemi nei casi di stupro. Il genitore stupratore viene dunque legittimato al riconoscimento.  

 

 

Nello sviluppo normale dell’individuo, secondo alcune teorie psicoanalitiche, occorre che avvenga un parricidio psicologico. Per divenire adulto e autodeterminarsi il giovane deve mettere in discussione le regole, gli insegnamenti e l’autorità che fino a quel momento le figure paterne gli avevano trasmesso. Questa presa di distanza spesso sfocia in un conflitto doloroso in cui sembra che non ci sia mediazione. I genitori di figli adolescenti, che vivono questo momento conflittuale, spesso soffrono perché non capiscono come mai il loro figliolo, che fino ad allora era così dolce e carino, improvvisamente divenga un mostro che li aggredisce e li mette in discussione.

Mio nonno accompagnava mio padre nei primi anni del secolo scorso, in quel di Borgo Panigale nella bella Bologna, a vedere i primi incerti voli della pioneristica nascente industria della aviazione. Mi raccontava, sempre mio padre, che più che volare si ricordava di lunghi e traballanti balzi di biplani costruiti con materiale leggero. Chiosava, tale ricordo, compiacendosi del fatto che era stato testimone di un secolo prodigioso capace di trasformare quei primi e timidi balzi in trasvolate oceaniche capaci di azzerare tempo e distanza.

Questo racconto mi è venuto in mente guardando il filmato dell’altrettanto traballante selezione dei possibili e futuri candidati del movimento 5 stelle alle regionali in Lombardia. E ho confrontato il mio secolo con quello di mio padre e, inevitabilmente, mi è scesa, simile alla nebbia, una coltre di tristezza.

 

“Sto vivendo un incubo, è rivoltante. Andrew è stato un buon padre ma ci siamo allontanati quando Nicola aveva quattro anni. Nel 2006 mia figlia lo ha rintracciato”. E’ l’inizio della tremenda storia che vede protagonista Katrina Yates. La donna si sfoga in un’intervista al The Sun dopo aver raccontato di aver scoperto che l’uomo di cui si era innamorata la figlia era proprio il suo ex e padre biologico della ragazza. Dopo la separazione, madre e figlia avevano perso ogni contatto con l’uomo ma fino a 6 anni fa, quando la ragazza e il padre hanno riallacciato i rapporti. Con il passare degli anni, la relazione ha preso una direzione tutt’altro che paterna: i due avevano una relazione e incontri sessuali. Disgustata Katrina ha deciso di denunciare tutto alla polizia e Andrew Butler, questo il nome dell’uomo, lo scorso anno è stato arrestato e ha promesso di lasciar perdere per sempre la figlia Nicola. Purtroppo, quella che sembrava una storia finita, sembra non esserlo affatto; in questi giorni Andrew è stato liberato e contemporaneamente alla sua scarcerazione, è scomparsa anche Nicola.

 

Oggi vi propongo solo questa storia perché mi ha suscitato un vespaio di domande che continuano a ronzarmi in testa e che vorrei condividere con voi.

Il video originale di Brie Lybrand

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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La decisione presa da Robert Murray, padre padrone della Murray Energy, la più grande compagnia mineraria privata degli Stati Uniti. “Signore, gli americani hanno deciso che l’America dovrà cambiare strada e allontanarsi dai principi indicati dai fondatori”. A casa 163 persone.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Follia in Usa: "Barack Obama ha vinto e io vi licenzio"

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Gianfranco Fini giudica da lontano. Sul Pdl in ebollizione lui sguazza e dice la sua. “Quanto sta accadendo nel Pdl fa comprendere meglio le ragioni della rottura tra me e Berlusconi, che   si considera il padrone del partito”, cinguetta su twitter il presidente della Camera. Fini dà lezioni di democrazia. Di sicuro lui non può essere un professore in materia. Ai tempi di Alleanza nazionale il padre padrone era lui. I malumori nel partito continui. E la base in pratica non aveva alcun potere. Fini ha sempre gestito il suo partito personalemnte. I candidati li sceglieva lui sia a livello nazionale che locale. Un re indiscusso che alla fine ha perso tutti i suoi sudditi. I colonnelli di Alleanza nazionale lo mollarono immediatamente dopo l’uscita dal Pdl restando con Berlusconi. Segnale di un partito che era tenuto insieme solo dalla mano ferma del capo. Stessa cosa poi con Futuro e Libertà, ma con scarsi risultati. Il partito è stato un flop totale e senza una leadership di ferro si continua a sciogliere. A Fini ha comunque risposto Michaela Biancofiore, Pdl: “Fini davvero non conosce la parola   pudore . La sua vita politica e partitica dimostra che lui ha sempre   distrutto tutto , l’Msi, An, Pdl, Fli, mentre Berlusconi nella sua   vita da imprenditore nonchè in politica ha sempre costruito. Magari fosse il padrone del partito -aggiunge- saremmo ancora al governo e il nostro consenso sarebbe ai massimi storici. Peccato che debba fare i conti con i tradimenti degli attori politici, con le più basse ambizioni dell’animo umano e soprattutto con la sindrome rancorosa del beneficiato, di cui Fini è il l’interprete assoluto”.

Mustapha Hajjaji, manovale di 44 anni da tempo disoccupato, ha sgozzato i suoi due figli, Ahmed, otto anni, e Jihane, 12. Soli, la sera del 6 novembre, si trovavano nella piccola casa alla periferia di Umbertide, in provincia di Perugia, dove la madre si era trasferita con i due bambini da circa un mese, lasciando il marito e il precedente domicilio comune a Città di Castello

E proprio la scelta di chiudere il rapporto con Mustapha – ritengono i carabinieri – avrebbe scatenato l’odio furente dell’uomo, il cui primo obiettivo era con tutta probabilità la donna che lo aveva lasciato. Ma il manovale, non trovandola, si è accanito sui figli.

 

Dramma a Umbertide, in provincia di Perugia. Un uomo ha ucciso i suoi due figli, di 8 e 12 anni, e ha poi cercato di suicidarsi. Ora è ricoverato all’ospedale di Città di Castello in gravi condizioni con ferite da arma da taglio, sarebbe stato lui a dare l’allarme telefonando al 118. Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri, i piccoli erano in casa con il padre al momento del duplice omicidio, mentre la madre era fuori casa al lavoro. La famiglia sarebbe di origine straniera e la coppia era da poco separata. 

 


pubblicato da Libero Quotidiano

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