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pagheremo

Freddo o no in ogni caso noi consumatori pagheremo. Soldi che andranno all’Ente Nazionale Energia in cambio della disponibilità a utilizzare centrali ormai poco utilizzate e inquinanti, dal valore di mercato simbolico.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Con il governo Monti anche la sanità pubblica così com’è oggi potrebbe diventare un lusso. “Il momento è difficile e la crisi ha impartito lezioni a tutti, il sistema di cui andiamo fieri potrebbe non essere più garantitop” ha detto il premier Mario Monti durante una conferenza stampa a Palermo. Parole che ovviamente hanno scatenato il putiferio e su cui è arriva una precisazione da Palazzo Chigi che garantisce che la sostenitbilità del servizio pubblico è garantita. “Per il futuro è però necessario -spiega la nota –   individuare e rendere operativi modelli innovativi di finanziamento e   organizzazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie”.  “In sintesi – si legge- il presidente non ha messo in questione   il finanziamento pubblico del sistema sanitario nazionale, bensì,   riferendosi alla sostenibilità futura, ha posto l’interrogativo   sull’opportunità di affiancare al finanziamento a carico della   fiscalità generale forme di finanziamento integrativo. Inoltre, egli   ha voluto sollecitare la mobilitazione di tutti gli addetti ai lavori,  così come degli utenti e dei cittadini, per una modernizzazione e un   uso più razionale delle risorse”.

Quanto pagheremo Le parole del presidente del consiglio sono probabilmente da mettere in relazione con il progetto del ministro della salute Renato Balduzzi di una  uova forma di compartecipazione dei cittadini. Si basa su una franchigia che sarebbe del tre per mille. Per chi guadagna ad esempio 20 mila euro sarebbe di 60 euro, o di 300 per chi ne guadagna 100mila all’anno. Il cittadino dunque pagherebbe la prestazione sanaitaria con tariffe simili a quelle dei ticket fino a raggiungere la franchigia. Ma al ministero per evitare che qualcuno, una volta raggiunto il proprio limite massimo di spesa, possa richiedere prestazioni a quel punto grauite, che non servono e generare una spesa inutile, si pensa a un ticket per far contribuire chi fa visite o esami inappropriati. Ma da solo questo sistema non basta. Biosognerà fare grossi interventi di risparmio delle Regioni da cui i servizi saniatari rischiano di riuscire ridimensionati. E magari sarà necessario aumentare le persone con un’assicurazione sanitaria che nel nostro Paese sono 11 milioni. 

 

 

Vanno di fretta quelli della Regione Lazio. La governatrice Renata Polverini ha imboccato contromano una via del centro di Roma pur di fare shopping, mentre il presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese sfrecciava a tutta velocità sull’autostrada. Tutti e due rigorosamente in auto blu. Ma se i pizzardoni capitolini “ossequiano” l’ex sindacalista, per Abbruzzese è arrivato un sacco pieno di multe. Una cinquantina collezionate tutte sulla A1 tra Roma e Cassino tra il settembre 2010 e il settembre 2011 dove il limite di velocità era 13 km all’ora. 

La presidenza del Consiglio regionale, racconta il Messaggero, ha immediatamente fatto partire i ricorsi innanzi al prefetto di Frosinone, specificando che il veicolo multato “era assegnato a compiti istituzionali” e che “il conducente ha la qualifica di agente di P.s.”. Ma in Prefettura, a Frosinone, sono rimasti impassibili: deve pagare. Nell’ufficio di Abbruzzese non si sono dati per vinti e si sono rivolti al giudice di pace competente. Ma anche qui – per quei casi già passati al vaglio del giudice – la sentenze è stata: colpevole.  Il problema è che tutto questo avrà un costo ma a pagare non sarà Abbruzzese, ma noi contribuente visto che l’automobile su cui viaggiava a folle velocità era un’auto blu auto blu fornita dallo Stato, Stato finanziato dalle tasse dei cittadini e quindi, per la proprietà transitiva, cittadini che pagheranno le multe. 

I conti li ha fatti il Messaggero: gli importi delle multe, inizialmente tra i 341 e i 777 euro, sono raddoppiati per effetto della bocciatura del prefetto. Ma laddove la Regione non abbia comunicato il nominativo degli autisti per la decurtazione dei punti, si è esposta al pagamento di una ulteriore sanzione che parte da 260 euro. Non è azzardato quindi ipotizzare che ciascuna di queste multe sia costata ai cittadini all’incirca mille euro. Moltiplicate la cifra per almeno cinquanta multe e quanto ci è costata la fretta del Presidente del Consiglio della Regione Lazio è presto detta.

 

Approvazioni a tappe forzate, senza dibattito in Aula. Il “fiscal compact” dopo il sì del Senato il 12 luglio ottiene anche quello della Camera: 368 i sì, 65 i no e altrettanti gli astenuti. Idv e Lega hanno votato contro, e lo stesso hanno fatto, in dissenso dal proprio gruppo, i Pdl Crosetto, Martino e De Camillis. Non era un passaggio rituale, né un dettaglio burocratico. Con il trattato entra in vigore il “taglia debito” imposto dall’Unione europea in linea con i diktat rigoristi di Angela Merkel e deiv ertici Ue. L’obiettivo: ridurre il deficit a zero, con tagli da 45 miliardi di euro all’anno per 20 anni. Giusto per intendersi su cosa significherà: la temuta spending review di Monti cancella “appena” 29 miliardi di spese in tre anni. Una manovra monstre indipendente dai governi che ci sono e che verranno: di fatto, l’Europa si garantirà un controllo centrale sui bilanci e il fisco dei paesi dell’Unione, in particolare quelli a rischio (tra cui, naturalmente, c’è l’Italia). La Camera darà il via libera anche al Meccanismo europeo di stabilità (Mes), un fondo da 500 miliardi che dovrebbe diventare operativo da settembre (sempre che la Corte costituzionale tedesca dia l’ok) e che fungerà da paracadute per le nazioni pericolanti. Mario Monti si potrà così vantare di aver fatto i “compiti a casa”, presentandosi a Germania e Francia con tutti gli accordi europei ratificati dal Parlamento (solo la Lega Nord ha provato a opporsi). Ma cosa prevede il famigerato fiscal compact? Innanzitutto, l’obbligo del pareggio di bilancio e una riduzione colossale del debito pubblico per un ventesimo della quota che supera il 60% del Pil per 20 anni. In cifre, appunto, gli italiani pagheranno 45 miliardi di euro l’anno. 

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