Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

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E’ il maggiore incremento dei ricavi in tre anni, da fine 2009. Profitti complessivi pari a 37,6 miliardi di dollari, in rialzo del 6,6% rispetto allo stesso periodo del 2011. Problemi per ancora 634 istituti.

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Banche Usa: migliore trimestre dallo scoppio della crisi

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Quando i Repubblicani vogliono terrorizzare la gente citano le passivita’ fluttuanti derivanti dal sistema di assistenza sociale. Il problema quando si prova a calcolare il bilancio da qui a 75 anni e’ che si finisce per avere numeri che non significano nulla ora. Converrebbe invece mettersi al lavoro: di tempo ce n’e’.

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Ma il debito Usa è veramente pari a $100 trilioni?

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Numero dei disoccupati ai massimi livelli dal quarto trimestre 1992. I senza lavoro, secondo quanto riferisce l’Istat, a ottobre erano 2 milioni e 870 mila, dato in aumento del 3,3% rispetto a settembre (+93 mila unità). La crescita della disoccupazione riguarda sia la componente maschile sia quella femminile. Su base annua si registra una crescita del 28,9%. 

Mercoledì mattina qualcuno voleva acquistare 4,3 miliardi di contratti warrant, un ordine pari a 131 volte il Pil della Svezia. Immediatamente bloccate le negoziazioni. Le autorita’ indagano.

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Borsa Svezia: chi c'è dietro ordine monstre da $69 trilioni?

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A un mese dalle festività natalizie, prevale tra le famiglie italiane la preoccupazione: quasi sette italiani su dieci ritengono che il Natale 2012 risentirà fortemente della grave crisi economica e aumenta la percentuale di coloro che non faranno gli acquisti per i regali (dall’11,8% del 2011 al 13,7%). Niente regali, insomma, e uno dei Natali più tristi che si possa ricordare: è questo il regalo di Mario Monti alle famiglie italiane. Nonostante tutto, resta elevata la quota di chi, almeno un regalo, alla faccia dell’austerity, lo farà: è pari all’86,3 per cento. E se per la metà degli italiani gli acquisti natalizi rappresentano una spesa piacevole da affrontare, diminuiscono coloro che li considerano invece una spesa di cui farebbe volentieri a meno (dal 42,5% al 31,2%). Sono questi i primi risultati di un’indagine realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format Ricerche. 

I regali – La quota di coloro intenzionati a non fare acquisti per i regali di Natale nel 2011 era pari all’11,8%. Quest’anno sale al 13,7%: si tratta soprattutto di residenti nelle regioni del Nord-Est e nelle regioni del Sud. Poco meno di un terzo di coloro che acquisteranno i regali di Natale, lo faranno nel mese di novembre, ovvero o li hanno già fatti o li stanno facendo. Si tratta del 28,9% del campione, una percentuale in aumento rispetto allo scorso anno, quando era risultata pari al 19,8%. Del restante 71,1%, ovvero coloro che faranno gli acquisti a dicembre, più della metà (il 37,5%) lo farà nei primi 15 giorni del mese, in calo rispetto al 2011 (erano il 46,6%). Gli acquisti saranno effettuati in prevalenza nei punti di vendita della grande distribuzione organizzata (68,9%), della distribuzione tradizionale (51,2%), su Internet (28,3%) e negli outlet (10,1%). Rispetto allo scorso anno aumenta l’utilizzo dei punti di vendita della grande distribuzione (+7,1%) e soprattutto del Web (+15,0%). Diminuisce invece la propensione all’utilizzo dei punti di vendita tradizionali (-8%) e degli outlet (-13,9%). L’impiego di Internet per fare i regali è risultato più accentuato tra i consumatori di età compresa tra i 18 e i 44 anni (la stessa percentuale risulta invece molto bassa o “nulla” tra coloro che sono più avanti negli anni).

Il cenone – Uno spiraglio di luce su questo Natale, invece, arriva dal cenone: gli italiani infatti spenderanno 197 euro per famiglia per imbandire le tavole della feste di fine anno 2012 con gli alimentari e le bevande. Questa, di fatto, è l’unica voce di spesa che sostanzialmente tiene in tempo di crisi, e anzi sale del 2,1 per cento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dell’indagine “Xmas Survey 2012” di Deloitte dalla quale si evidenzia che gli alimentari e le bevande rappresentano il 36 per cento delle spese di Natale. Non si rinuncia a preparare pranzi e cenoni o a gratificare parenti e amici con gustosi omaggi utili ma – sottolinea la Coldiretti si qualifica la spesa con una netta preferenza di prodotti del territorio locali e Made in Italy.

Roma, 23 nov. – (Adnkronos) – Nel 2011, il fatturato dell’industria del riciclo degli imballaggi in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro e dal relativo indotto è stato stimato in 9,5 miliardi di euro, di cui 2,2 miliardi relativi all’indotto del sistema Conai e 7,3 miliardi di euro fatturati dall’industria del riciclo. Nel 2010, secondo un’analisi Althesys, il valore era stato pari a 8,8 miliardi di euro. Per avere un’idea della dimensione, il volume d’affari del riciclo degli imballaggi è più del doppio del settore eolico italiano e oltre il 60% di quello fotovoltaico. L’industria del riciclo si conferma così uno dei principali comparti della green economy, seconda nel 2011 solo al settore delle energie rinnovabili e in testa nel 2012.

Nel 2011, il riciclo degli imballaggi è stato del 64,4% dell’immesso al consumo, per circa la metà dovuto alla gestione diretta del Sistema Consortile. Il recupero complessivo di imballaggi, ha invece raggiunto la percentuale del 73,7%, equivalente a 8,596 milioni di tonnellate recuperate su un totale di 11,65 milioni di tonnellate immesse al consumo. Rispetto all’anno precedente, il giro d’affari dell’indotto e dell’industria del riciclo nel 2011 (9,5 miliardi di euro) ha avuto un incremento del 7,1%, notevolmente superiore all’aumento registrato dal Pil italiano, che è stato solo dello 0,4%, e all’incremento della produzione industriale che si è attestato allo 0,1%.

L’importanza del settore della raccolta differenziata e del riciclo degli imballaggi emerge anche dal suo peso sul totale dell’industria italiana: il valore della produzione dell’indotto e dell’industria del riciclo è stato nel 2011 pari allo 0,61% del Pil. Per il solo 2011 i costi relativi al sistema raccolta-riciclo sono stati pari a 392,7 milioni di euro e i benefici pari a 1,79 miliardi, con un delta positivo pari a 1,4 miliardi di euro. Il bilancio costi-benefici per il primo semestre 2012 prevede un ‘saldo positivo’ netto di 712 milioni di euro. Ipotizzando nei prossimi cinque anni un’evoluzione della raccolta differenziata analoga a quella avvenuta nel 2011, si stima che dal 2012 al 2016 i benefici cumulati ottenibili saranno pari a 8 miliardi di euro, di cui 1,8 miliardi solo nel 2016, con un incremento del 38,5% sul 2011.

In queste note propongo e rielaboro le interessanti riflessioni di Samuele Giacometti, inviatemi in relazione ad un mio post di due settimane fa. Allora venivano discussi i costi sociali delle emissioni di CO2, non limitandosi al caso più eclatante delle combustioni di petrolio, gas e carbone, ma spingendosi a considerare anche il contributo delle biomasse al cambiamento climatico. La domanda posta dal signor Giacometti è la seguente: “È possibile quantificare il costo a carico della società per ogni tonnellata di CO2 comunque prodotta?”.

Il Milan reagisce, mentre il Napoli spreca una ghiotta occasione per tornare sotto alla Juventus. Nel big match del San Paolo del sabato sera finisce 2-2. L’undici di Mazzarri parte forte e trova subito il vantaggio: tiro da fuori area di Inler, la traiettoria è insidiosa e Abbiati sbaglia goffamente l’intervento. I rossoneri reagiscono, offrono un buon calcio, si battono, ma al 30esimo sembrano capitolare: arriva il raddoppio di Insigne, che riceve palla in area, si gira e scocca il tiro vincente. Anche in questo caso lascia qualche dubbio l’intervento di Abbiati, che nel tentativo di scalciare la palla se la fa sfilare in mezzo alle gambe. Sul finire del primo tempo, però, il Milan riesce a riparire la partita: a segno il solito El Sharaawy, con un gran tiro di prima dal limite dell’area di rigore. Una rete splendida. Nella ripresa il Napoli prova a mantenere il risultato e prova a pungere in contropiede. Il Milan spinge, e trova il pareggio al 37esimo. In gol ancora El Shaarawy,imbeccato da uno splendido assist di Robinho, appena entrato in campo. Le squadre combattono, negli ultimi minuti provano a strappare la vittoria ma nessuno riesce ad andare a rete. Finisce 2 pari. In classifica il Napoli sale a quota 27 punti, a 5 lunghezze dalla Juve, fermata in casa dalla Lazio nel pomeriggio (0-0). Il Milan galleggia a metà classifica e sale a 15 punti. El Shaarawy (sempre più capocannoniere con 10 reti) consente ad Allegri di uscire dal match con un punto e con qualche certezza in più: i rossoneri hanno subito, ma la reazione c’è stata.

Roma, 16 nov. (Adnkronos) – Nella grande distribuzione si spreca sì, ma sempre meno, e comunque meno di quanto si spreca lungo la filiera agricola e in casa. Se fino a qualche anno fa, in alcuni ipermercati, in un anno le rimanenze erano pari a 170 tonnellate, oggi il numero è sceso a 72: insomma, molto si è fatto, ma molto ancora si potrebbe fare con il sostegno del Governo e dei Comuni.

A tracciare il quadro all’Adnkronos è il presidente di Federdistribuzione Giovanni Cobolli Gigli che ricorda che, secondo i dati dello studio ‘Dar da mangiare agli affamati’ del Politecnico di Milano, “sul totale delle quantità gestite su base annua nella filiera alimentare, più di 213 milioni di tonnellate, si hanno eccedenze pari a 6 milioni, pari al 2,8% delle quantità che circolano. Di questi 6 milioni, solo il 13% sono riconducibili alla distribuzione, mentre la grandissima parte avviene nelle fonti di produzione, in particolare nel settore agricolo, e nelle famiglie”. La grande distribuzione cerca il giusto equilibrio tra la necessità di mantenere un’offerta adeguata e quella di avere il minor avanzo possibile, e lo fa attraverso tutta una serie di sistemi studiati per far combaciare due bisogni apparentemente inconciliabili.

Si lavora con fornitori ‘su piazza’ che possono effettuare rifornimenti veloci, soprattutto per i prodotti freschi, ma anche la tecnologia aiuta, sia per stabilire relazioni veloci con i fornitori sia per monitorare l’andamento delle vendite per ogni tipologia di prodotto. E a fronte della contrazione dei consumi, si cerca una soluzione che non sia quella di riempire gli scaffali a metà. “Il grande cambiamento in corso è quello che sta avvenendo nell’assortimento – spiega il presidente di Federdistribuzione – aumentando le marche private e le fasce di primo prezzo, oggi più gradite ai clienti, e la percentuale di prodotti promozionati è cresciuta arrivando al 30% dell’offerta totale, con uno sconto medio del 28-30% sul valore del prezzo pieno”.

Sulle eccedenze, poi, si lavora collaborando con organizzazioni benefiche, come la rete del Banco Alimentare, in modo da veicolare anche i prodotti freschi dal punto vendita alla onlus che ne organizza la distribuzione alle persone bisognose. Le eccedenze ci sono e allora invece di buttarle meglio darle in beneficienza. “Questo avviene – dice Cobolli Gigli – in tutte le insegne di Federdistribuzione, con percentuali diverse: il 36% delle nostre insegne lo fa nel 100% dei propri negozi, il 18% lo fa in più del 50% dei negozi e il 46% lo fa in meno del 50%”. Ma perché non fanno tutti?

Semplice, perché “se a smaltire i prodotti non venduti è il distributore (tramite ente privato), questo ottiene riduzioni sulla tassa dei rifiuti, se invece i prodotti vengono donati a un ente benefico, allora niente riduzione”, spiega il presidente di Federdistribuzione.

Alcune sperimentazioni, per avere lo stesso beneficio, sono state avviati in comuni pilota come Parma, e anche dal ministro per l’Agricoltura Mario Catania è arrivato l’impegno di invitare tutti gli altri comuni a seguire l’esempio del comune emiliano. “Con gli stimoli che ci arrivano dal Governo, attraverso il ministro Catania, e facilitazioni di questo genere possiamo incentivare ancora di più i responsabili dei negozi dei nostri marchi a far di più”, conclude Cobolli Gigli.

Il collocamento è stato di 3,5 miliardi di euro per i titoli con scadenza nel luglio del 2015. Nell’emissione precedente, il tasso era pari al 2,86%. In calo però il rapporto bid-to cover.

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Asta Italia: tassi a tre anni al 2,64%, minimo da 2010

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