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Pd

Se tutti sono comunisti, nessuno è comunista. La sinistra nega se stessa. Il tutto per un pugno chiuso. Simbolo di un’epoca rossa. SImbolo del Pci. Tommaso Giuntella, uno dei giovani che campeggiano nel fotone della vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie, il pugno chiuso lo mostra fieramente. Subito dopo lo scatto sono fioccate le polemiche. Il Pd è ancora comunista? Bersani ha l’animo comunista? Tutto il Pd è comunista?. I partiti ormai fanno a gara a rinnegare il passato. E allora per spegnere il fuoco del revanscismo di sinistra il Pd ha pensato bene di sconfessare l’unica cosa di sinistra che gli era rimasta: il pugno. Sul sito de ilpartitodemocratico.it, dopo l’idea dei “fantastici5”, hanno deciso di pubblicare i fantastici pugni. Una carrellata di pugni chiusi. Ma chi tiene la mano chiusa non è solo il comunista. Ma anche il cardinale, il leader democristiano e l’atleta di colore. Insomma tutti. Per dimostrare che quel gesto lo fa chiunque e non ha un valore, o meglio un colore politico. E allora se Giuntello è comunista, per il Pd lo è anche il cardinal Bertone, Alcide De Gasperi, monsignor Fisichella, John Kerry, Angela Merkel, Barack Obama, il campione olimpico dei 100 metri a Messico ’68, l’americano e black panther Tommie Smith, Nelson Mandela. Ognuno di loro tiene il pugno chiuso. Come dire, “se lo fanno loro perché noi non possiamo farlo?” Beh, bisogna anche analizzare il contesto del gesto e la posizione del pugno. Non tutti lo mostrano con vigore. De Gasperi comunista non lo era. Bersani forse. Giuntella sicuramente… 

Effetto primarie sul primo partito del centro sinistra, che vola al 34,6%. L’IdV e’ praticamente sparita (1,5%). PdL al 15,2%, Sel al 6%, lista civica di Grillo al 16,3% in attesa delle “parlamentarie”.

pubblicato da Wallstreet Italia
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PD al 34,6%, PdL doppiato. Tiene il MoVimento 5 Stelle

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Effetto primarie sul primo partito del centro sinistra, che vola al 34,6%. L’IdV e’ praticamente sparita (1,5%). PdL al 15,2%, Sel al 6%, lista civica di Grillo al 16,3% in attesa delle “parlamentarie”.

pubblicato da Wallstreet Italia
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PD raddoppia il PdL, il MoVimento 5 Stelle tiene

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di Marco Gorra

Vocazione maggioritaria di ritorno o incipiente delirio di onnipotenza che sia, nel Partito Democratico in piena sbornia da primarie la tentazione di fare da sé si fa fortissima. Gli elementi che spingono in questa direzione sono due: il trend positivo innescato nei sondaggi dal successo delle primarie (ieri il sondaggio del Tg7 di Enrico Mentana dava il Pd al 34,6%, che sommato agli apporti di Sel e cespugli assortiti proietta la coalizione oltre il 40%) e la quasi certezza che alle urne si andrà con il Porcellum. Lo scenario che si prospetta a Bersani, pertanto, è quello di una maggioranza massiccia alla Camera e dignitosa in Senato raggiungibile en solitarie, ovvero senza dovere chiedere il soccorso bianco di Casini e soci e contentandosi di coprirsi al centro con le risorse presenti in casa (Renzi) e nel vicinato (Tabacci). (…)

Il Pd, insomma, pare destinato a governare. Proporrà la consueta accozzaglia di sinistra, ad alto rischio di ingovernabilità. Ma Bersani e compagni reggeranno abbastanza almeno per presentare il nuovo elenco dei ministri al Quirinale, dove troveranno il successore di Giorgio Napolitano (magari Mario Monti). E chi saranno i vari ministri, vicepremier e sottosegretari? Tutti i nomi della papabile squadra di governo li trovate su Libero di martedì 4 dicembre. In ordine sparso, vi diamo il nome di qualcuno dei “vecchi mostri”: Massimo D’Alema, Nichi Vendola, Anna Finocchiaro, Vasco Errani, Walter Veltroni

Leggi l’approfondimento su Libero di martedì 4 dicembre

 

Effetto primarie. O effetto Renzi? La cosa certa è che il Partito Democratico dopo il “bagno” di partecipazione fa il boom. Secondo le rilevazioni e le elaborazioni dell’istituto Emg per il Tg La 7 i democratici se si andasse al voto oggi raccoglierebbero il 34,6 per cento dei voti, oltre un terzo del totale dell’elettorato. Un’esplosione di consenso avvenuta nell’ultima settimana: solo sette giorni prima i sondaggi dello stesso istituto davano al Pd il 4,3 per cento di voti in meno. A oggi, dunque, se davvero passasse la riforma della legge elettorale con il premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 40 per cento, Pd insieme a Sinistra Ecologia e Libertà e Partito Socialista potrebbero raggiungere quella che fino a qualche settimana fa sembrava irraggiungibile. Il partito di Nichi Vendola, infatti, raccoglierebbe il 6 per cento dei voti (flessione dello 0,1%), mentre i socialisti di Nencini l’1,3 (variazione in positivo: +1,3%).

 

Il leader del Pd, Pierluigi Bersani, si riempie la bocca della parola “progressita” e delle sue varianti. Gli piace, quell’etichetta. Peccato che nel Partito Democratico, di progresso, non se ne veda l’ombra. L’esito delle primarie parla chiaro: un bel tuffo nel passato a tinte rosse. Un passato che non cambia mai. Un barlume di speranza lo aveva dato Matteo Renzi, bocciato dal popolo di sinistra, attaccato a vecchi schemi e facce antiche. Speranza vana. Vince Bersani, e il palco del teatrino di sinistra si riempie di figure con le quali, nostro malgrado, abbiamo imparato ad avere confidenza: i postulanti che al segretario e al suo apparato chiedono “un posto”.

Padrone Nichi – Una sedia, e anche di un certo rilievo, la vuole Nichi Vendola, il presidente della Regione Puglia, comunista, e a cui spetterà in caso di vittoria della sinistra un posto importante nella nuova squadra di governo. Alle primarie, Nichi, è stato schiacciato, umiliato da Renzi: ma il suo peso specifico, nelle logiche di sinistra, diventa maggiore rispetto a quello del rottamatore. Vendola vuole più tasse per i ricchi e la patrimoniale (a cui, non a caso, Bersani ha aperto nell’ultimo confronto televisivo prima del secondo turno delle primarie). Nichi, inoltre, non ha perso tempo e scordando di governare la sua Puglia ha iniziato a dettare l’agenda di un possibile governo a Bersani: “La Carta di intenti – tuona Nichi – archivia l’agenda Monti. Continuo a essere un oppositore del governo Monti”. Il governatore, con un tratto di penna, si arroga il diritto di cancellare tutta quella corrente del Pd che vuole proseguire, giusto o sbagliato che sia, nel solco tracciato dal premier. E Bersani, di fatto, accetta: “Un governo con Sel? Certo, ma anche espressione di civismi, di riscossa civica”.

Strepitoso, e puntualissimo, l’intervento di Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, che ha inviato una lettera agli iscritti al Partito socialista subito dopo la conclusione delle primarie. “Ancora una volta, care compagne e cari compagni, i socialisti hanno mostrato di esserci: in piedi e con la schiena dritta”. Tralasciando l’attacco al sapore di soviet, arriviamo alla sostanza. Nencini verga: “L’elezione a candidato premier della coalizione di Pier Luigi Bersani, che abbiamo sostenuto sin dal primo turno in accordo con i nostri compagni del Pse, è motivo di compiacimento poichè la coalizione Italia bene comune, di cui il Psi, nella sua piena autonomia e libertà è parte integrante, ha mostrato – pur nel corso di una campagna elettorale in cui non sono mancate asprezze talora anche eccessive – coesione e forte volontà di rinnovamento nella prospettiva, sempre più concreta, di assumere la responsabilità del governo della nostra Italia per i prossimi cinque anni”. Eccoli, i socialisti, che cominciano a bussare alla porta del leader nella “prospettiva” di “assumere responsabilità di governo”: un ruolo non deve essere negato nemmeno al loro “uno virgola”.

Rispunta Tonino – Una “bussatina” prova a farla anche il derelitto Antonio Di Pietro, che con la sua Italia dei Valori, oggi, viene accreditato di percentuali poco superiori a quelle dei socialisti di Nencini. “L’Italia dei Valori – spiega Tonino – ha partecipato a queste primarie per individuare non solo il candidato premier, ma soprattutto quale linea politica portare avanti. Ora Bersani deve decidere se è con Monti, in tal caso noi costruiremo una proposta politica alternativa, oppure se in discontinuità con Monti, in questo caso saremo vicini per costruire insieme un’alternativa”. Sorvolando sul contributo che possa dare l’Idv oggi, il messaggio è chiaro: caro Bersani – questo il sottointeso di Di Pietro – ci siamo anche noi e, per piacere, non dimenticarci.

Dipietrini in fuga – Poi c’è un altro ex pm che si spende in felicitazioni. “Un cambiamento radicale nei contenuti politici da parte del segretario Pd Bersani, appena uscito vittorioso dalle primarie”: questo il pomposo auspicio espresso dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Auspicio per che cosa? Per un’alleanza tra il suo movimento Arancione e il Partito Democratico, ovviamente. De Magistris non si nasconde, e “bussa duro”: “Per una eventuale alleanza dobbiamo vedere quali saranno i contenuti politici proposti dal Pd”. Tra gli ex dipietristi, merita una menzione anche Massimo Donadi, fresco di strappo con l’Idv, e che con il suo nuovo partitino si è subito proposto come papabile alleato di via del Nazareno.

Vecchi “mostri” – La lista dei postulanti si arricchisce poi con tutti i volti, che con agilità, da decenni slittano di legislatura in legislatura. Rosy Bindi lo ha detto: vuole una deroga per essere rieletta, e Livia Turco si è affannata a far sapere che “mi batterò affinchè la ottenga”. Bersani ribadisce che “il Pd osserverà la norma statuaria che limita a tre i mandati parlamentari”. Ma poi aggiunge: “Salvo deroghe richieste individualmente e votate dalla direzione del partito”. Una farsa, insomma. Poi c’è Massimo D’Alema che – nobile gesto – non si ricandida. E spiega: “Per quanto mi riguarda, posso dare una mano a Bersani e gliela darò”. Come? Ottenendo una bella poltrona da ministro nel caso di vittoria ovviamente. Il dicastero degli Esteri, nel dettaglio: a sinistra non si fa che parlare di Baffino alla Farnesina. Nel nome del rinnovamento…

 

 

Effetto primarie: il Partito Democratico, secondo le anticipazioni del sondaggio del lunedì del TgLa7, stacca tutti quanti. I democratici di Pierluigi Bersani, che godono dell’effetto “benefico” delle consultazioni interne, sarebbe al 34,6%: il dato è stato diffuso da Enrico Mentana su Twitter. Un balzo enorme rispetto alla settimana precedente, quando veniva accreditato del 30,3 per cento. Al secondo posto c’è sempre il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo con il 16,3%, poi il Pdl con il 15,2% e Sinistra e Libertà di Nichi Vendola con il 6 per cento. Continua in parallelo il crollo verticale dell’Italia dei Valori guidata da Antonio Di Pietro, scesa all’1,5 per cento. Scende anche Pier Ferdinando Casini, che con il suo Udc raggranella il 3,8 per cento. Quindi Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo viene data al 2,1% e la Lega Nord al 6,3 per cento.

Monti appeso a un filo – Il dato che impressiona più di tutti resta la percentuale di cui viene accreditato il Pd. Un numero che tinge di rosso l’Italia ma che, soprattutto, accorcia la vita politica di Mario Monti. Interesse principe di Bersani, oggi, è quello di andare al voto il più presto possibile. Tenendosi il Porcellum, che nonostante il premio di maggioranza al 40-42% rischia di regalare una grossa maggioranza a Bersani e compagni (il Pd, con Vendola e i socialisti, potrebbe essere in grado di sfondare la soglia). E se al quadro si aggiunge anche il fatto che lo stesso Silvio Berlusconi vuole andare al voto il prima possibile, si capisce perché l’esecutivo tecnico è appeso a un filo. Il Cav vuole le urne, subito, perché così l’ipotesi primarie, da lui detestata e combattuta, andrebbe subito in ghiacciaia. Inoltre, con una campagna elettorale aggressiva e vincente, l’obiettivo minimo di far scendere la coalizione di sinistra sotto la soglia necessaria per ottenere il voto di maggioranza è molto più che alla portata.

 


pubblicato da Libero Quotidiano

Secondo voi il "listone" Pd-Sel toglierebbe potere a Vendola?

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Gli emendamenti bocciati dall’asse Pd-Pdl-Lega nelle Regioni riguardavano la riscossione dell’assegno a 67 anni come “i normali lavoratori”, divieto di cumulare diversi vitalizi per ex parlamentari e europarlamentari, un prelievo di solidarietà del 25%, da destinare a persone disabili.

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Movimento 5 Stelle chiede tagli ai vitalizi: raffica di no dei privilegiati

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Ad Avigliana, il comune più popoloso della Val di Susa , la lista NoTav vince le amministrative, staccando di quasi 15 punti percentuali la lista civica di Arisitide Sada. Quest’ultimo aveva ricevuto l’appoggio dei vertici del Pd, Pdl e Udc. Per il nuovo sindaco Angelo Patrizio un successo nato dalla continuità con la giunta uscente guidata per due mandati da Carla Mattioli. Dure le critiche agli esponenti del Pd che avevano imposto la candidatura di Sada, un militante dice: “Ditelo a Bersani, che ci ha consigliato di votare Sada alleato del Pdl”  di Cosimo Caridi

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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