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Seguire il percorso dei soldi spesi dai partiti in Calabria. È questo l’obiettivo del blitz della guardia di finanza di Reggio che su disposizione della Procura si è presentata a Palazzo Campanella, sede del consiglio regionale, per acquisire tutta la documentazione delle spese, dal 2010 ad oggi, dei diversi gruppi politici. Rimborsi chilometrici, costi di rappresentanza, stipendi di ogni singolo consigliere regionale della Calabria. L’operazione delle fiamme gialle è scattata alle 9 e ha toccato anche Palazzo Foti, sede della Provincia di Reggio Calabria.

Il segretario nazionale del FNSI Franco Siddi è intervenuto questa mattina, venerdì 30 novembre 2012, a La telefonata di Maurizio Belpietro, in onda su Canale 5. Il giornalista ha parlato dell’arresto del direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, che ha fatto tornare l’Italia indietro di 60 anni. “C’era la sentenza della Cassazione e nessuno ha potuto realizzare un intervento diverso, serviva una legge che purtroppo non è stata approvata”. In merito al comportamento del Parlamento, Siddi ha dichiarato: “Il Parlamento non ha dato una bella prova, la legge sulla diffamazione a mezzo stampa va cambiata da anni, non c’è stata saggezza e serietà e ha prevalso una volontà ritorsiva nei confronti di tutti i giornalisti”. 

Domenica gli elettori del centrosinistra decideranno il loro candidato premier e stasera si confrontano su Rai uno, dalle 21.10, i due protagonisti del ballottaggio, Pierluigi Bersani e Matteo Renzi. Ma nella caccia all’ultimo voto davanti alle telecamere diranno tutta la verità? In collaborazione con la Fondazione Ahref, Ilfattoquotidiano.it offre ai lettori la possibilità di partecipare al factchecking  – cioè la verifica delle affermazioni dai due esponenti politici – del dibattito.

Ancora una novità giudiziaria sulla vicenda Ilva: gli uomini della Guardia di Finanza hanno eseguito una serie di arresti a Taranto e in altre regioni che riguardano i vertici della società, politici e funzionari pubblici. Sono successivamente stati attuati anche altri sequestri. Al termine dell’operazione, sono tre le persone finite in carcere e quattro agli arresti domiciliari, accusate a vario titolo di associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione.

L’indagine – Nel dettaglio, secondo quanto si è appreso, le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Taranto chiamerebbero nuovamente in causa la famiglia Riva, e anche funzionari e politici di enti locali pugliesi. Gli investigatori indagano su una serie di pressioni che l’Ilva avrebbe effettuato sulle amministrazioni pubbliche per ottenere provvedimenti a suo favore e ridimensionare così gli effetti delle autorizzazioni ambientali.

Gli arresti – Le misure cautelari sono state notificate a Fabio Riva, vicepresidente del gruppo Riva e figlio di Emilio Riva (già ai domiciliari dal 26 luglio scorso), Luigi Capogrosso, ex direttore del siderurgico di Taranto anche lui già ai domiciliari; Michele Conserva, ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto dimessosi nei mesi scorsi. In carcere è finito Girolamo Archinà, ex dirigente Ilva per i rapporti istituzionali licenziato ad agosto dal presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, quando la procura depositò al Riesame intercettazioni riguardanti pressioni esercitate su politici e consulenti. 

Il filone dell’inchiesta – Le persone finite in manette sono legate alla seconda inchiesta che riguarda anche l’Ilva, chiamata “enviroment sold out”, ossia ambiente svenduto, un’indagine curata dal pm Remo Epifani che si concentra su presunti episodi di corruzione legati alla gestione di discariche nella provincia di Taranto. Una terza misura cautelare riguarda un nuovo sequestro che, secondo quanto hanno spiegato fonti vicine alla procura, dovrebbe chiudere il cerchio sull’inchiesta per disastro ambientale.

di Gianluigi Paragone

Buone primarie agli elettori del Pd. La sfida sarà vera e interessante, a prescindere dallo strascico di polemiche già facilmente prevedibili. Renzi se perderà attaccherà la rumba, farà il piangina (cosa che gli riesce benissimo…) sulle regole e s’inventerà una specie di ritorsione dei vecchi contro i giovani. Il ragazzotto è prevedibile, oltre che scarico. Esaurito il pacchetto di frasi fatte con cui sta facendo il giro delle sette chiese (soprattutto quella finanziaria), al sindaco di Firenze resterà un pezzetto di partito che, coi vecchi metodi, manderà a Roma in Parlamento. Lo ha ammesso egli stesso. Comunque sia, staremo a vedere; intanto… buone primarie a quelli del centrosinistra.

Per quelle del centrodestra, invece, ci faranno sapere. L’idea della competizione per scegliere chi dovrà guidare il Pdl sta invecchiando assieme alla tiritera che il solito Berlusconi ha costruito per depotenziare delfini, colonnelli e aspiranti capi, a conferma che in quel non-partito basta un Berlusconi pressoché cotto per impacchettare tutti quanti. Vedremo quanto il vaudeville pidiellino proseguirà; i personaggi – da Brunetta a Samorì – non difettano.

A destra come a sinistra una cosa tuttavia mi sembra si possa dire con certezza. Qualsiasi leader o mezzo leader uscirà dalle primarie sarà espressione di un potere residuale. La politica oggi assolve a una sola funzione: autoconservarsi. Il dibattito surreale e ipocrita sulla legge elettorale mette a nudo il meschino tentativo di salvare il proprio deretano, di non indietreggiare d’un passo rispetto al vento di cambiamento che soffia dappertutto. La difesa delle Province è un altro esempio di resistenza. Così come l’arroccamento della Polverini alla Regione Lazio, almeno fino a che ha potuto. Per non dire delle parole al vento sulla riduzione del numero di parlamentari; a tal proposito è notizia di questi giorni che vorrebbero istituire una commissione di esperti votati dagli elettori, incaricata di studiare una riforma costituzionale. Oltre al danno la beffa: altro che riduzione dei parlamentari, questi stanno cercando di piazzarne altri novanta! Pazzesco. L’astensionismo cresce perché non ci si fida più dei politici e questi vanno avanti a moltiplicare poltrone e stipendi per salvare se stessi! Il potere politico, in questi anni, si è avvitato su di sé, non è stato capace di trovare un nuovo equilibrio tra spesa pubblica e riforma fiscale. Si è sfibrato a tal punto da risultare nullo rispetto al pressing dell’Unione europea e della Banca centrale, i cui vertici – al riparo da qualsiasi mandato elettorale – influenzano le decisioni dei governi nazionali. Tanto da deciderne addirittura le sorti, com’è accaduto in Italia, in Grecia e per alcuni versi in Spagna visto che l’autonomia del presidente Rajoy è subordinata alle decisioni dei mercati.

Siamo quindi al punto fondamentale. L’unico. Nessuno dei leader in circolazione ha la stoffa per sfidare il nuovo potere, quello invisibile dell’alta finanza. Dal Fiscal compact al fondo salva Stati, decidono loro e così si deve fare.

Il centrosinistra da anni è complice dei grandi banchieri e il caso di MontePaschi Siena vale come paradigma del dna piddino. Il giovane Renzi s’è sbracciato per Davide Serra, il finanziere del fondo Algebris; mica per gli operai… Dei candidati alle primarie solo Vendola è l’unico che mette in discussione l’Europa, rimanendo però sospeso nella retorica dell’Europa politica, foglia di fico sempreverde. Dall’altra parte del cielo, il Pdl è europeista a intermittenza e comunque nessuno ha capito cosa cavolo abbia in testa. A cominciare da Berlusconi, il quale si dimise per lo spread.

La politica è esposta alle tempeste dello scontento generale ma conta poco o nulla. Chi dà le carte è il potere elitario, invisibile, di chi ha svenduto la sovranità, di chi dà i soldi alle banche consentendo loro di non girarlo per il rilancio dell’economia reale. Vince il potere di chi ha abbassato l’asticella dei diritti dei lavoratori e ha ridotto gli imprenditori a questuanti delle banche. La politica non ha visto il disegno invisibile in corso perché era troppo impegnata ad arraffare soldi per sé e per i propri amichetti. L’Italia è retta da un presidente del Consiglio espressione di questi poteri (per i quali ha offerto profumatissime consulenze). Ha affidato le riforme del lavoro alla Fornero, una maestrina impreparata (sua ammissione) che scappa dalle domande e scappa pure dalle sue stesse parole in libertà. Il governo Monti è infarcito di manager di banca con palesi conflitti d’interesse, uno dei quali è indagato proprio per quell’incarico in Banca Intesa. Ministri che scappano dalle domande e altri che scappano in elicottero perché la rabbia di chi è senza lavoro è rabbia vera e che promuove solidarietà; scappano salvo poi farsi intervistare nei salotti di velluto o farsi fotografare in riviste patinate nella speranza di diventare simpatici. Squallido. Ecco come sono ridotti i nostri politici: camerieri di altri poteri. Camerieri che, finito il turno, litigano per chi debba portarsi a casa gli avanzi della dispensa.

Il nucleo operativo della Guardia di finanza di Taranto ha dato il via alle 6 di questa mattina all’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare emesse dal Tribunale ionico nell’ambito dell’indagine denominata “Ambiente svenduto”. Nel mirino delle fiamme gialle, guidate dal capitano Giuseppe Di Noi, è finito il “sistema Archinà”, ex consulente dell’Ilva, e i suoi contatti con le istituzioni locali e nazionali per garantire immunità allo stabilimento siderurgico ionico e “tenere tutto sotto coperta”. Sarebbero circa dieci persone destinatarie di misure personali tra arresti in carcere, detenzioni cautelari e interdizioni. Tanti gli indagati a piede libero tra i quali anche le autorità politiche di ogni livello che in questi anni non avrebbero controllato i danni arrecati dall’inquinamento prodotto dalla fabbrica tarantina.


pubblicato da Libero Quotidiano

Secondo voi i politici sono tutti evasori o il redditest è una bufala?

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di Franco Bechis

Una piccola soddisfazione c’è.  Le prime vittime del Redditest saranno i politici italiani. Se vivono dello stipendio da parlamentare o da consigliere regionale, non  hanno scampo: saranno considerati tutti o quasi evasori fiscali. Basta inserire tutti i dati nella dichiarazione, mettere le proprietà immobiliari al loro posto, dichiarare tutte le spese fatte per l’esercizio del proprio mandato e il risultato è quasi certo: semaforo rosso, e soprattutto il marchio di infedeltà fiscale ideato dalla Agenzia delle Entrate che per un politico è addirittura una condanna doppia. “Incoerente”, dice il fisco. E incoerenti sono risultati alla prova minuziosa della loro dichiarazione dei redditi quattro leader politici nazionali che Libero ha passato al Redditest. 

Incoerente il presidente della Camera Gianfranco Fini – e mezza Italia riderà:  «bella scoperta». Incoerente il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro. E anche qui non c’era bisogno di Befera per pizzicarlo in castagna. Incoerente il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che ne farà una malattia alla vigilia delle elezioni primarie. Incoerente pure il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri. Lui è un po’ vittima di se stesso e se ne dannerà. Lo abbiamo sottoposto al Redditest perché di fatto era l’unico leader di quel partito ad avere messo on line le sue dichiarazioni patrimoniali dal 2008 ad oggi. Nessuno degli altri, Angelino Alfano in testa, ha avuto simile trasparenza, e visto che per compilare il Redditest servono tutti i dati contenuti in quelle dichiarazioni, Gasparri è stata una scelta forzata.

Per inserire tutti i dati dei quattro leader politici abbiamo usato appunto le loro dichiarazioni dei redditi pluriennali, con le relative variazioni patrimoniali. Da lì sono stati ricavati gli investimenti mobiliari e immobiliari, le categorie catastali per capire se si trattava di ville, appartamentini, case popolari e anche la proprietà di veicoli di qualsiasi natura (auto, barche, moto). Dalla ultima dichiarazione dei redditi, quella 2012 relativa all’anno 2011, abbiamo tratto anche l’eventuale importo di spese mediche, di spesa per iscrizioni in palestre, scuole, o per ristrutturazioni di casa come di assegni per il coniuge separato o divorziato. Tutti dati ricostruiti e calcolati attraverso le detrazioni o deduzioni inserite nella dichiarazione dei redditi.

I Redditest di Fini, Bersani, Di Pietro e Gasparri sono dunque giusti nel dettaglio, dove si è potuto anche inserendo i dati patrimoniali e reddituali di coniugi e conviventi. Per tutti abbiamo calcolato spese fisse proprie dei parlamentari, inserendole nella voce che sembrava più vicina. In alcuni casi in modo molto semplice: i 3.100 euro annui di rimborso spese telefoniche sono stati inseriti nella apposita voce, senza calcolare importi superiori che sicuramente nel nucleo familiare ci saranno. Idem per le trattenute previdenziali. Siccome il reddito complessivo era di anni passati, abbiamo ancora calcolato la trattenuta operata sul vitalizio: 12 mila euro l’anno, inserita nella voce di spesa per la previdenza complementare. Stessa procedura per i 6.400 euro annui trattenuti per l’assistenza sanitaria integrativa: l’abbiamo considerata una assicurazione sanitaria. Come è diventata una polizza la trattenuta di 9.500 euro annui per l’assegno di fine mandato corrisposto. Abbiamo inserito i 22.140 euro annui che con la nuova normativa vengono corrisposti ai deputati a titolo di rimborso spesa forfettario come spese effettivamente avvenute nelle voci di attività culturali e ricreative, quelle più vicine alla materia. Restava la diaria: 42.037 euro annui. Siccome rimborsa spese di soggiorno è stata imputata in parte a spese per un affitto di casa complementare, in parte a spesa di viaggio. Nessun problema per i 13.300 euro annui corrisposti ai deputati come spese di trasporto, perché le voci sono previste nel Redditest. L’unica libertà che ci siamo presi è quella di credere alla versione dei politici – pur sapendo che spesso non è vera – immaginando che tutti i rimborsi spesa vengano spesi proprio per il motivo per cui vengono corrisposti. Per altre voci abbiamo invece inserito la spesa media di settore censita ogni anno dall’Istat per le famiglie italiane: anche i politici spenderanno come loro per acquisto di mobili, computer, elettrodomestici e per il tempo libero.

Nei quattro casi di Fini, Di Pietro, Bersani e Gasparri anche inserendo due volte i rimborsi ottenuti dal Parlamento in entrata e in uscita (operazione su cui il Redditest è ambiguo), il risultato di incoerenza non cambia. In tre su questi quattro casi a fare scattare l’incoerenza è senza dubbio il patrimonio immobiliare. Per Fini pesa quello della convivente e madre delle sue figlie, Elisabetta Tulliani, per cui il software prevede super spese di manutenzione. Per Di Pietro e Bersani le semplici proprietà dirette (sul segretario del Pd ci sono pure una locazione dichiarata e le spese di ristrutturazione immobiliare). Non vengono considerati né cantine, né soffitte, box auto o terreni. Quindi per Di Pietro gli immobili considerati sono stati in tutto 5: una villa e due case popolari a Montenero di Bisaccia,  e due civili abitazioni a Roma e Bergamo. Bastano e avanzano per condannarlo agli occhi di Befera. 

La mafia perdente dei politici (Rutelli in testa) a 9 settimane e 1/2 dal voto, sta cercando di far approvare al Senato una speciale Assemblea Costituente che modifichera’ la Carta fondamentale della Repubblica Italiana. Di soppiatto, nel silenzio di agenzie e giornaloni (in rosso) dei “poteri forti”. Esclusiva di Wall Street Italia

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Attenti al nuovo golpe: è sulla Costituzione. Nasce la "Commissione dei 90"

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Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Mentre da Parigi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano traccia la strada alla riproposizione dell’esperienza governativa del premier, il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini interviene in aula contro “questa rappresentazione forzata di un parlamento ozioso e un governo virtuoso”. E chiarisce che “alle prossime elezioni la parola tornerà a cittadini, finirà la transizione e chiunque vinca sarà un nuovo inizio per la democrazia italiana che vogliamo torni a essere orgogliosa delle proprie istituzioni repubblicane a cominciare dal Parlamento”. Parole accolte dall’ovazione dei colleghi in aula.

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