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Prima un bambino ferito alla testa da una manganellata, poi una dura carica della polizia che spara proiettili di gomma sui manifestanti. Senza contare, nel corso dell’ultimo anno, centinaia di arresti e decine di episodi di violenza nell’indignata Puerta del Sol. La Spagna non dorme più sonni sereni. E non solo per la crisi economica che stritola le famiglie e rovina le casse pubbliche. “C’è una tendenza a limitare l’opinione pubblica”, confessa preoccupato Diego Valderas, coordinatore generale di Izquierda Unida, pronto a chiedere conto e ragione dell’ultima incresciosa vicenda al ministro degli Interni. Accade a Siviglia, sabato scorso. Una giovane reporter dell’emittente laSexta Noticias è stata arrestata, insieme ad altre quattro persone, con l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale. “In otto anni di professione non ho mai vissuto una situazione del genere. Mi hanno tolto la telecamera e mi hanno costretta a salire sul furgoncino della polizia”, ha spiegato indignata Ana García, dopo 20 ore di detenzione che nessun organo istituzionale riesce ancora a spiegare.

Due lavoratrici sono salite sul tetto dell’ospedale San Raffaele di Milano per protestare contro il piano di licenziamenti avviato dall’amministrazione. Le due donne, un’infermiera e un’operatrice socio-sanitaria, hanno spiegato alla polizia che scenderanno dal tetto dell’ospedale solo quando l’amministrazione “avrà sospeso la procedura di licenziamento collettivo e la disdetta di tutta gli accordi aziendali” e quando “sarà aperto un tavolo di confronto con l’amministratore delegato”. A spiegarlo è Angelo Mulè, coordinatore della Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) del nosocomio.

Nonostante il tentativo della vigilanza di convincerle a scendere, le due donne sono rimaste sul tetto dell’edificio. “Ora a gestire la situazione c’è la polizia – spiega la delegata Rsu Margherita Napoletano -, noi stiamo cercando di far arrivare alle nostre colleghe un cambio di vestiti e scarpe asciutti”. I rappresentanti sindacali si riuniranno questa mattina per decidere il da farsi.

Tre giovani sono stati arrestati dalla polizia di Bologna la scorsa notte dopo aver compiuto un attentato incendiario ai danni della sede di Casapound in via Malvolta. Con una molotov è stata danneggiata una saracinesca. Nelle fasi dell’arrestato due poliziotti della Digos sono rimasti feriti, con ecchimosi e contusioni, con prognosi di 10 e 5 giorni. Uno dei due ha riportato una lesione alla fronte su cui sono stati applicati alcuni punti di sutura.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Tagli su tutto. La spending review non ha pietà. E non distingue cosa taglia. Fra le sforbiciate una pesante si abbatterà sulla polizia di stato e sulla sezione “Catturandi” di Palermo. E’ una sezione della squadra mobile specializzata nel catturae i boss mafiosi di primo piano. per intenderci è quella che ha portato in carcere Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo i due capi dei capi che hanno preceduto l’attuale Matteo Messina Denaro. A lanciare l’allarme è stato il Siap, il sindacato della polizia. Con un comunicato pungente i poliziotti ce l’hanno contro la scure dei tagli senza quartiere che si stanno abbattendo su tutta la macchina pubblica dello stato. “Questore e Dirigente della Mobile di Palermo iniziano a smantellare di fatto la catturandi. Già la mitica catturandi, squadra formata da quegli uomini sulle cui fatiche e sacrifici si sono, anche, fondate le carriere e le fortune di molti Dirigenti. Sarà un caso che lo smantellamento di questa squadra avvenga per mano del primo che non ci ha ricavato un ragno dal buco? Motivazione ufficiale? Spending review, tagli. Tagli? La crisi economica è un toccasana per le mafie che riciclano ed investono nei settori in crisi e a Roma che fanno? Tagliano i fondi alla giustizia, alla struttura voluta da Giovanni Falcone, la DIA, alla Catturandi di Palermo. Non tagliano la mala-amministrazione, le poltrone in più, gli sprechi, gli F-35. No. Tagliano i letti d’ospedale, le borse di studio e chiudono la Catturandi”. Insomma per il governo Matteo Messina Denaro è un semplice ladro di polli. E la polizia ora vuole delle risposte dal questore e dal Ministro Cancellieri. Risposte che spieghino “perchè uomini e donne, proprio mentre si sta cercando ad un tiro di schioppo l’ultimo grande latitante, vengono destinate altrove”. 

I rappresentanti delle istituzioni locali, la stampa e le televisioni, le parti sociali e anche qualche agente di polizia ‘infiltrato’: è un sistema onnicomprensivo e bipartisan quello creato dall’Ilva per ricevere un trattamento di favore da parte di chi dovrebbe vigilare, ognuno secondo il proprio ruolo, sull’inquinamento che ammorba Taranto. Un “sistema gelatinoso”, basato sul “do ut des”: così lo descrive nella sua ordinanza il gip Patrizia Todisco, secondo cui a curare questo ‘ramo’ degli interessi aziendali c’era un solo uomo al comando: Girolamo Archinà, l’ex responsabile per i rapporti istituzionali.

Manifestazioni, cortei e slogan da megafano urlati per le vie di Roma. Cobas e studenti a sfilare per le vie della capitale. Fra un corteo e l’altro non è mancata la fantasia ai “capipopolo” con megafono in mano. Quando il corteo è arrivato davanti la sede del Ministero di Grazia e Giustizia, è partito il coro da via Arenula: “Come la Juve, voi siete come la Juve”. Il riferimento degli studenti è alla polemica sui lacrimogeni del 14 novembre lanciati dalla sede del ministero. Un coro che unisce passione e odio sportivo con la politica di piazza. Gli “juventini” in questo caso sarebbero i funzionari del ministero e la polizia. L’accusa è mirata a paragonare i presunti eccessi di violenze e i successivi fatti di via Arenuala con le polemiche scatenate ogni volta che la Juventus in un match di campionato viene favorità dalla classe arbitrale. Insomma gli studenti si sentono come le “piccole” squadre penalizzate a volte da alcune decisioni discutibili degli arbitri, la Cancellieri in questo caso, che favoriscono la Juventus, la polizia per i manifestanti. Un paragone curioso che ha trovato voce nei cori di oggi per le starde di Roma e sotto il ministero. 

E’ entrato in una chiesa barocca del centro di Roma ancora vestito da centurione. Era “fuori di sé”, come lo hanno descritto i testimoni. Ha urlato e sbraitato contro parroco e presenti, ha danneggiato arredi sacri del XVII secolo, ed è stato poi ammanettato a fatica dai vigili urbani dopo una colluttazione. Portato negli uffici della Polizia municipale, ha dato di nuovo in escandescenze, aggredendo tre agenti e compiendo gesti autolesionistici, costringendo i poliziotti al ricorso allo spray urticante per immobilizzarlo.

Il centurione folle – Un milanese di trent’anni, già noto alle forze dell’Ordine come figurante centurione nella zona del Colosseo (protagonista di atti di autolesionismo per sottrarsi alla polizia) si trova agli arresti e dovrà rispondere di interruzione di funzione religiosa, offesa a luogo di culto, danneggiamento aggravato, minacce, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. A fare le spese delle sue intemperie è la chiesa di Santa Francesca Romana, dove risulta danneggiata una balaustra seicentesca attribuita al Bernini. A richiedere l’intervento dei vigili è stato lo stesso parroco, dopo che anche due turiste italiane nei pressi della chiesa erano state aggredite dal centurione.

Città blindata, alta tensione e massima allerta oggi a Roma per i tre cortei e i due sit-in in programma durante tutta la giornata. L’obiettivo delle forze dell’ordine è duplice: tutelare i palazzi delle istituzioni e non far ripetere quanto accaduto lo scorso 14 novembre, quando lo sciopero europeo contro i piani di austerity dei governi si è trasformato in una guerriglia tra manifestanti da una parte, carabinieri e polizia dall’alta. Ad essere ‘sorvegliato speciale’ è soprattutto il corteo degli studenti, che intorno alle 10 partirà da Piramide per cercare di raggiungere il centro della città. Le aree intorno a Montecitorio, Palazzo Chigi e Palazzo Madama sono blindati e ritenuti ‘inviolabili’: nelle strade, a presidiare il centro della città, sono previsti un migliaio di uomini, tra polizia e carabinieri. Sempre intorno alle 10, i sindacati dei Cobas si metteranno in marcia da piazza della Repubblica verso Santissimi Apostoli, mentre a piazza Farnese è previsto il sit-in della Cgil. Nel pomeriggio, nel quartiere Prati, sfilerà Casapound e contemporaneamente si svolgerà un contro sit-in antifascista.

La notizia, apparsa su due quotidiani locali, lasciava aperto più di qualche punto di domanda: la mattina di mercoledì una coppia di “bodyguard” a bordo di un’auto con lampeggiante avrebbe aggredito l’autista di un furgone che era stato fatto accostare al bordo della A22, a Mantova. Il conducente, “colpevole” di non essersi spostato rapidamente, sarebbe stato colpito al volto e lasciato a terra. L’auto sarebbe poi sparita “nel nulla” e i bodyguard sarebbero rimasti fantasmi senza nome. Ma la verità era un’altra: i due aggressori erano in realtà poliziotti, uno dei quali segretario regionale del sindacato di polizia Coisp, che stavano trasportando un detenuto e che avrebbero punito il conducente del furgoncino perché non avrebbe lasciato loro la strada libera.

La protesta silenziosa I poliziotti si sentono traditi. Dopo le polemiche per gli scontri di Roma e Palermo, le forze dell’ordine sono sul piede di guerra. Abbandonati dal ministro Cancellieri e anche dal loro capo Manganelli, ora provano a far sentire la loro voce in punta di piedi e nel rispetto delle regole. I funzionari e gli agenti del reparto mobile hanno deciso di mettersi in ferie in blocco sabato prossimo. la scelta del giorno non è casuale. Proprio in quel giorno sono attesi nuovi cortei e nuove manifestazioni di protesta a Roma. Un gesto estermo quello dei poliziotti che peò esprime il momento di tensione che si respira per ora in via Arenula. La richiesta delle ferie di massa è stata annunciata dal Coisp, il sindacato dei poliziotti. ”Il personale dei Reparti mobili – questo l’annuncio del Coisp – sta chiedendo un giorno di ferie per non partecipare ai servizi di ordine pubblico durante le manifestazioni di piazza in programma sabato nella capitale. I nostri colleghi lo hanno deciso per protestare contro l’assurdo linciaggio che avviene al termine di ogni manifestazione”. Ancora più duro è un’altra sigla sindacale il Siulp che sposa la  richiesta di ferie per sabato: “E’ giusto chiedere le ferie perchè 1.500 poliziotti feriti negli ultimi due anni sono troppi. Questo è un segnale corretto ma forte anche a chi nella propria amministrazione li ha completamente scaricati. Facciano queste manifestazioni senza la polizia e, al suo posto, a controllare le piazze, siano inviate le sopraffine penne di alcune testate giornalistiche, così come i commentatori di alcune emittenti che in questi giorni, senza dire almeno una parola contro la violenza inusitata e organizzata dei professionisti del disordine, hanno dipinto i poliziotti come le SS dell’armata del Terzo Reich”.

Un premio per i poliziotti Sabato a Roma sfileranno studenti, Cobas e Casapound. Un mix esplosivo. I poliziotti molto probabilmente saranno costretti a tornare in pioazza per difendere l’ordine pubblico. Bisogna capire a quale prezzo e con quali rischi. Intanto Manganelli pensa ad un tavolo per ”individuare e proporre alle apposite Commissioni per le ricompense gli uomini che durante i servizi di ordine pubblico si sono particolarmente distinti per coraggio, correttezza e capacità di mediazione”. Un premio a “quei poliziotti – ha spiegato Manganelli – che hanno saputo sviluppare le sensibilità che consentono ogni giorno in Italia di manifestare per la difesa dei propri diritti e delle proprie idee”. L’idea piace al Sap: “Il 99,99 per cento degli agenti che lavorano nei cortei – sottolinea il sindacato – si comporta con grande professionalità, correttezza e capacità. 
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