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Il magistrato di Kollam, nello stato meridionale indiano del Kerala, ha esteso di altri 14 giorni la carcerazione preventiva dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone detenuti nella prigione di Trivandrum con l’accusa di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati somali. I due militari sono comparsi davanti al giudice istruttore accompagnati dal console generale a Mumbai, Giuseppe Cutillo, e all’addetto militare in India, contrammiraglio Franco Favre. Il prolungamento dei termini di custodia giudiziaria era già stato previsto la scorsa settimana da fonti che seguono l’inchiesta.

Le indagini
– La polizia avrebbe infatti ancora bisogno di tempo per completare le indagini prima di decidere per un eventuale rinvio a giudizio. Gli investigatori, guidati dal commissario di Kochi Ajit Kumar, sono in possesso anche degli esiti della perizia sulle armi dei marò consegnata circa dieci giorni fa. Secondo le conclusioni della prova balistica condotta in un laboratorio della polizia scientifica a Trivandrum, anticipate dalla stampa, a uccidere i due pescatori indiani lo scorso 15 febbraio sarebbero stati due fucili d’assalto modello Beretta in dotazione all’unità militare anti pirateria in servizio sulla petroliera Enrica Lexie

Diversi ribelli sono riusciti a penetrare nel perimetro del parlamento afghano a Kabul dopo che questo era stato colpito da diversi razzi, sparati anche contro l’ambasciata russa. La polizia afghana riporta però che il commando è stato respinto dalle forze di sicurezza mentre tentava di fare irruzione in Parlamento. I talebani hanno sferrato un attacco coordinato in grande scala in tre zone di Kabul dove hanno attaccato la caserma di addestramento della polizia, diverse rappresentanze diplomatiche e un hotel 5 stelle.

L’hotel Kabul Star, uno dei più recenti della capitale, è stato assaltato ed è in fiamme, durante la presa dell’albergo diversi attentatori si sarebbero fatti saltare in aria.

Spunta sul web una telefonata che imbarazza, e non poco, uno dei leader del movimento No Tav, Alberto Perino, l’ex bancario che si proclama antifascista. Perino viene chiamato da tale Marco, che si presenta come militante di Forza Nuova, il movimento nazionale neo-fascista. Perino conferma di avere già parlato con una militante di FN: “Le ho spiegato che abbiamo bisogno che ognuno faccia delle cose dove si trova, abbiamo bisogno di toglierci una fetta di polizia qui da noi. E’ inutile venire tutti in Val di Susa, bisogna allargare la contestazione in giro”, spiega il leader No Tav. E il militante di Forza Nuova risponde: “Questo è quello che possiamo fare…sai che la polizia ci sta sempre addosso”. Quindi Marco spiega che “noi partiremo nei prossimi giorni con delle azioni veloci, flash mob, dei blitz”. E aggiunge: “Poi stiamo in contatto, a noi non dispiacerebbe incontrarti”. E Perino risponde: “Guarda, credo che verrò a Milano alla fine del mese”. Infine uno scambio di battute, con il militante neo-fascista che chiede dove sia possibile reperire del materiale No Tav da esibire durante le azioni dimostrative. Una telefonata strana, molto strana, e pubblicata su You Tube da Forza Nuova. I No Tav gridano al falso e alla manipolazione, ma il contenuto della chiamata pare piuttosto facile da comprendere.

Francesco Belsito, negli ultimi mesi, è stato al centro di diverse polemiche. Prima il ‘giallo’ sul suo titolo di studio, la laurea in Scienze Politiche “presa a Malta”. Quindi la controversa vicenda che ha visto scendere in campo il sindacato di Polizia Silp-Cgil, che ha protestato perché l’ex tesoriere della Lega parcheggiava il suo Cayenne nello spazio riservato alla Questura. Quindi l’autorizzazioni al transito nelle corsie preferanziali di genova della sua auto personale, che il Comune avrebbe “rilasciato controvoglia”. Poi è la volta dei fondi della Lega Nord portati in Tanzania, uno scandalo che si è ingrossato fino a diventare la valanga che negli ultimi giorni sta travolgendo il Carroccio.

Il bigliettino – Ma andando a spulciare le cronache del gennaio 2011 balza all’occhio che Belsito, pur di sfuggita, era entrato anche nel grande scandalo di quel tempo: il caso Ruby, la ragazza marocchina che ha inguaiato Silvio Berlusconi per le sue feste ad Arcore. In casa di Karima, infatti, era spuntata la cosiddetta ‘traccia genovese’. Chi? Francesco Belisto, all’epoca sottosegretario alla Semplificazione. Un biglietto da visita dell’ex tesoriere del Carroccio era stato infatti ritrovato, insieme a quelli di altri personaggi delle istituzioni, nella casa di Quarto dove Ruby abita con Luca Risso. Sul biglietto la scritta: “Francesco B. – Presidenza del Consiglio dei ministri”. Il tagliandino, il 14 gennaio 2011, fu sequestrato dalla polizia giudiziaria di Milano che aveva perquisito l’appartamento”. Belsito spiegò: “Ruby non l’ho mai vista né conosciuta. E non sono mai stato in vita mia all’Albikokka”. Eppure la domanda sorge spontanea: che ci faceva quel biglietto da visita in casa di Karima?

Francesco Belsito, negli ultimi mesi, è stato al centro di diverse polemiche. Prima il ‘giallo’ sul suo titolo di studio, la laurea in Scienze Politiche “presa a Malta”. Quindi la controversa vicenda che ha visto scendere in campo il sindacato di Polizia Silp-Cgil, che ha protestato perché l’ex tesoriere della Lega parcheggiava il suo Cayenne nello spazio riservato alla Questura. Quindi l’autorizzazioni al transito nelle corsie preferanziali di genova della sua auto personale, che il Comune avrebbe “rilasciato controvoglia”. Poi è la volta dei fondi della Lega Nord portati in Tanzania, uno scandalo che si è ingrossato fino a diventare la valanga che negli ultimi giorni sta travolgendo il Carroccio.

Il bigliettino – Ma andando a spulciare le cronache del gennaio 2011 balza all’occhio che Belsito, pur di sfuggita, era entrato anche nel grande scandalo di quel tempo: il caso Ruby, la ragazza marocchina che ha inguaiato Silvio Berlusconi per le sue feste ad Arcore. In casa di Karima, infatti, era spuntata la cosiddetta ‘traccia genovese’. Chi? Francesco Belisto, all’epoca sottosegretario alla Semplificazione. Un biglietto da visita dell’ex tesoriere del Carroccio era stato infatti ritrovato, insieme a quelli di altri personaggi delle istituzioni, nella casa di Quarto dove Ruby abita con Luca Risso. Sul biglietto la scritta: “Francesco B. – Presidenza del Consiglio dei ministri”. Il tagliandino, il 14 gennaio 2011, fu sequestrato dalla polizia giudiziaria di Milano che aveva perquisito l’appartamento”. Belsito spiegò: “Ruby non l’ho mai vista né conosciuta. E non sono mai stato in vita mia all’Albikokka”. Eppure la domanda sorge spontanea: che ci faceva quel biglietto da visita in casa di Karima?

Una piccola rissa all’ingresso del Colosseo, sotto gli occhi dei turisti in fila per entrare nel monumento. Centurioni e i vigili urbani della capitale sono venuti alle mani. Uno dei figuranti è finito a terra. Questa la dinamica di quanto accaduto a seguito del tentativo di far scendere dal secondo anello del Colosseo i due centurioni che, da questa mattina, vi erano saliti. Mentre venivano accompagnati fuori dalla polizia municipale, attraverso l’ingresso presidiato anche dalla polizia, c’è stato il corpo a corpo tra i vigili e gli altri centurioni che attendevano i loro compagni e che hanno cercato di liberarli, a loro dire, dalla stretta degli agenti che avrebbero trascinato fuori uno di loro con la forza. Nel parapiglia, che ha bloccato per alcuni minuti l’ingresso al Colosseo, uno dei centurioni è finito a terra ed è stato richiesto l’intervento del personale sanitario. La situazione poi è sembra tornata tranquilla ma i centurioni continuano a urlare e inveire contro le forze dell’ordine spalleggiati da alcuni gruppi di studenti in gita che intonano cori e gridano “siamo tutti con i centurioni”.

Proteste per la morte di Trayvon Martin

George Zimmerman, il vigilante che la sera del 26 febbario uccise il 17enne afro-americano Trayvon Martin a Sanford, Florida, è stato incriminato per omicidio di secondo grado. Lo ha annunciato Angela Corey, lo “special prosecutor” incaricata di indagare sul caso che da settimane suscita sdegno, polemiche, accuse di razzismo in tutti gli Stati Uniti. Zimmerman, ha detto la Corey, è “in custodia”, e comparirà entro 24 ore davanti a un giudice. “Non siamo arrivati a questa decisione con leggerezza… non processiamo la gente per pressione popolare o petizione”, ha spiegato la Corey, alludendo alle marce, proteste, iniziative in Rete che in queste settimane hanno chiesto l’arresto di Zimmerman. Incalzata dai giornalisti, il procuratore speciale ha detto di non poter dare maggiori dettagli sul luogo dove si trova ora l’uomo (che, secondo quanto riferito da Cnn, si sarebbe consegnato volontariamente alla polizia).

Dopo un mese di detenzione da parte dei ribelli maoisti, Paolo Bosusco è stato rilasciato. La notizia, riferita dall’emittente televisiva indiana ‘NdTv‘ e dal quotidiano The times of India, è stata confermata anche dall’ambasciatore italiano in India, Giacomo Sanfelice. “Sì, – ha precisato Sanfelice – fonti del governo dell’Orissa mi hanno confermato che il nostro connazionale è libero”.

In questi giorni l’ambasciatore italiano aveva fatto la spola fra il Kerala, dove ha trascorso la Pasqua con i marò, e l’Orissa, per seguire da vicino gli sviluppi del rapimento di Bosusco.

Le multe di Renzo, le visite mediche di Eridano Sirio, il dentista di Umberto, la polizza di casa Bossi. Sono alcuni dei documenti contenuti nella cartellina sequestrata dalla cassaforte della Camera dell’ex tesoriere Francesco Belsito sulla quale si trovava la scritta in grassetto “The Family”. La Procura di Milano chiederà alla Lega fatture e “pezze giustificative” degli ultimi 5 anni, vale a dire dell’ultimo periodo della gestione di Maurizio Balocchi, oltre che tutto ciò che ha amministrato Francesco Belsito. I pm di Milano hanno consegnato infatti al tesoriere Stefano Stefani un ordine di esibizione per accedere a tutta la documentazione relativa ai bilanci e alle spese degli ultimi anni. Gli inquirenti stanno effettuando anche una sorta di “mappatura” dei conti del partito – relativi alle sedi “centrali” che sono più di una decina – per passarli “al setaccio”.

L’uomo, già ai domiciliari, chiede alla polizia di cambiare la sede del fermo. Poi lancia una bomba per farsi arrestare

tovato su: Il Corriere della Sera

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