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Assedio alla prefettura di Livorno. Protagonista un corteo di circa 200 persone riconducibili agli ambienti anarchici e antagonisti che sotto il Palazzo del Governo ha lanciato pietre, mattoni, bombe carta e palloncini pieni di vernice bianca contro polizia e carabinieri: agenti e militari hanno dovuto riparare all’interno della Prefettura. Alcuni poliziotti sono rimasti contusi e sono stati curati da sanitari del 118: 7 di loro sono stati accompagnati al pronto soccorso per essere refertati. Anche due fotografi sarebbero stati aggrediti e ad uno è stato rotto l’obiettivo della macchina fotografica. Il corteo (che in tutto contava circa 600 persone, 200 delle quali hanno partecipato all’assedio della prefettura) aveva sfilato in centro dietro lo striscione “Livorno non si piega” dopo un primo corteo non autorizzato sfilato sabato sera per fermare il quale le forze dell’ordine avevano caricato. La manifestazione di oggi, insomma, è nata come ulteriore reazione dei partecipanti a quella prima protesta. 

La notizia, apparsa su due quotidiani locali, lasciava aperto più di qualche punto di domanda: la mattina di mercoledì una coppia di “bodyguard” a bordo di un’auto con lampeggiante avrebbe aggredito l’autista di un furgone che era stato fatto accostare al bordo della A22, a Mantova. Il conducente, “colpevole” di non essersi spostato rapidamente, sarebbe stato colpito al volto e lasciato a terra. L’auto sarebbe poi sparita “nel nulla” e i bodyguard sarebbero rimasti fantasmi senza nome. Ma la verità era un’altra: i due aggressori erano in realtà poliziotti, uno dei quali segretario regionale del sindacato di polizia Coisp, che stavano trasportando un detenuto e che avrebbero punito il conducente del furgoncino perché non avrebbe lasciato loro la strada libera.

La protesta silenziosa I poliziotti si sentono traditi. Dopo le polemiche per gli scontri di Roma e Palermo, le forze dell’ordine sono sul piede di guerra. Abbandonati dal ministro Cancellieri e anche dal loro capo Manganelli, ora provano a far sentire la loro voce in punta di piedi e nel rispetto delle regole. I funzionari e gli agenti del reparto mobile hanno deciso di mettersi in ferie in blocco sabato prossimo. la scelta del giorno non è casuale. Proprio in quel giorno sono attesi nuovi cortei e nuove manifestazioni di protesta a Roma. Un gesto estermo quello dei poliziotti che peò esprime il momento di tensione che si respira per ora in via Arenula. La richiesta delle ferie di massa è stata annunciata dal Coisp, il sindacato dei poliziotti. ”Il personale dei Reparti mobili – questo l’annuncio del Coisp – sta chiedendo un giorno di ferie per non partecipare ai servizi di ordine pubblico durante le manifestazioni di piazza in programma sabato nella capitale. I nostri colleghi lo hanno deciso per protestare contro l’assurdo linciaggio che avviene al termine di ogni manifestazione”. Ancora più duro è un’altra sigla sindacale il Siulp che sposa la  richiesta di ferie per sabato: “E’ giusto chiedere le ferie perchè 1.500 poliziotti feriti negli ultimi due anni sono troppi. Questo è un segnale corretto ma forte anche a chi nella propria amministrazione li ha completamente scaricati. Facciano queste manifestazioni senza la polizia e, al suo posto, a controllare le piazze, siano inviate le sopraffine penne di alcune testate giornalistiche, così come i commentatori di alcune emittenti che in questi giorni, senza dire almeno una parola contro la violenza inusitata e organizzata dei professionisti del disordine, hanno dipinto i poliziotti come le SS dell’armata del Terzo Reich”.

Un premio per i poliziotti Sabato a Roma sfileranno studenti, Cobas e Casapound. Un mix esplosivo. I poliziotti molto probabilmente saranno costretti a tornare in pioazza per difendere l’ordine pubblico. Bisogna capire a quale prezzo e con quali rischi. Intanto Manganelli pensa ad un tavolo per ”individuare e proporre alle apposite Commissioni per le ricompense gli uomini che durante i servizi di ordine pubblico si sono particolarmente distinti per coraggio, correttezza e capacità di mediazione”. Un premio a “quei poliziotti – ha spiegato Manganelli – che hanno saputo sviluppare le sensibilità che consentono ogni giorno in Italia di manifestare per la difesa dei propri diritti e delle proprie idee”. L’idea piace al Sap: “Il 99,99 per cento degli agenti che lavorano nei cortei – sottolinea il sindacato – si comporta con grande professionalità, correttezza e capacità. 

Sabato si avvicina e l’ombra di nuove manifestazioni avanza. ”Dobbiamo evitare che diventi una giornata di scontri, ma deve essere una giornata in cui saremo chiamati a garantire il diritto di esprimere il dissenso, oltre a garantire il diritto a vivere senza costrizioni per il cittadino che ritiene di non dover dissentire” dice il capo della polizia, Antonio Manganelli. Sabato è in programma la giornata di mobilitazione studentesca a Roma. E ieri dai sindacati di polizia era arrivata la provocazione: reparti mobili in ferie. “La paura non fa parte della categoria di cui mi occupo da 28 anni di servizio di ordine pubblico e di investigazione” continua il prefetto che di sabato prossimo pensa sarà una giornata “che ci induce a stare molto attenti perché ogni tensione può alimentare un momento di ulteriore particolare tensione”.

Tecnici come si è visto poi neanche tanto. Ma anche decisamente debolucci sul piano della cultura generale. Del tutto approssimativi si confermano infatti i paragoni storici evocati dai nostri tecnici al governo. Dopo l’improbabile riferimento a Galilei operato da Clini per criticare la sentenza emessa contro i componenti della Commissione grandi rischi a proposito del terremoto dell’Aquila, la ministra Cancellieri ha aspramente rimbrottato Beppe Grillo, definendolo un “torvo Masaniello” per aver invitato i poliziotti ad abbracciare gli studenti e non a massacrarli.  

Mentre il ministro della giustizia Paola Severino ha avviato un’indagine sui poliziotti che mercoledì 14 novembre si sono scontrati con i manifestanti scesi in piazza per protestare contro le politiche europee del rigore, mentre molti agenti quindi sono messi sotto accusa, gli otto ragazzi arrestati per gli scontri con le forze dell’ordine avvenuti sul Lungotevere a Roma, sono tornati tutti in libertà. La decisione è stata presa dal gip di Roma, Wilma Passamonti. Secondo quanto riferito da uno dei difensori degli otto ragazzi, l’avvocato Francesco Romeo, per due dei fermati non è stato convalidato l’arresto con l’immediata scarcerazione, mentre per gli altri sei è avvenuta la convalida con scarcerazione e unico obbligo quello della firma giornaliera. Per tutti le accuse contestate erano di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e lesioni. Il gip ha voluto esaminare i filmati e le foto realizzate nel corso degli scontri prima di prendere la decisione. 

Niente differenze “Bene l’impegno dei ministri   Cancellieri e Severino per appurare velocemente le responsabilità di   alcuni poliziotti in occasione delle recenti manifestazioni che si   sono svolte a Roma e non solo”. Lo dichiara in una nota l’eurodeputato  Potito Salatto, membro dell’ufficio di presidenza nazionale di Fli,  chiarendo tuttavia che “schierarsi soltanto con una formale solidarietà dalla parte dei tutori dell’ordine o dei manifestanti che  pur hanno messo in essere aggressioni violente alle forze dell’ordine,  non risolve il problema”. ”Avremmo invece bisogno di una legge – sottolinea – che,   sull’esempio della legislazione inglese, punisca rigorosamente e   immediatamente quanti colpiscono con violenza gli uomini in divisa.   Essere, quale tutore dell’ordine, bersaglio di alcuni facinorosi che,   fermati, vengono rimessi in libertà dopo solo qualche giorno, non è   un deterrente per impedire le scene devastanti alle quali sempre più   spesso assistiamo”.

Scontri anche a Palermo. questa mattina gruppi di manifestanti studenteschi si sono scontrati con le forze di polizia in pieno centro nel capoluogo siciliano. Gli studenti si sono diretti in Corso Vittorio Emanuele, dove c’è la Biblioteca regionale. Lì avrebbero dovuto parlare per un incontro istituzionale il presidente della regione Rosario Crocetta e il presidente del Senato Renato Schifani. Durante gli scontri tra forze dell’ordine e giovani dei centri sociali, a Palermo, sono rimasti feriti tre poliziotti che sono stati colpiti dal lancio di oggetti. Gli agenti sono stati fatti salire su un’ambulanza per essere medicati. Alcuni dei ragazzi che hanno lanciato pietre, bottiglie e petardi contro gli agenti che hanno risposto con una carica di fronte la cattedrale a Palermo indossavano caschi e si coprivano il volto con sciarpe. Dopo il lancio di lacrimogeni, i ragazzi si sono dispersi nelle stradine vicine.

Cariche della polizia a Palermo contro gruppi di giovani dei centri sociali, prima davanti alla sede della presidenza della Regione siciliana e poi all’altezza della cattedrale, rispondendo al lancio di pietre, bottiglie e petardi. Da stamane è in corso la manifestazione degli studenti medi e universitari. Violenti scontri tra polizia e studenti si sono verificati ieri in diverse città italiane, in particolare a Roma, e il ministro dell’Interno Cancellieri ha annunciato punizioni per gli agenti che si sono accaniti contro ragazzi inermi.

Caro ministro Cancellieri,

Ho un figlio di 16 anni. Frequenta il terzo anno del liceo Mamiani di Roma. Adolescente, come tanti di quelli che mercoledì scorso sfilavano nelle strade di Roma e di molte altre città d’Italia. Nel suo liceo, come in tanti altri, protestano, covano rabbia, fanno autogestione, rivendicano futuro, fanno i ragazzi e non mettono la testa sotto la sabbia. Un adolescente normale che odia i blocchetti di porfido, non mette caschi (anche perché non ha motocicletta), fa sport e assemblee. Uno normale.

Si pone domande e attende risposte. Come gli altri 49.950 (su 50mila) che camminavano per Roma (e le centinaia di migliaia di persone in altre città d’Europa) chiedendo scuole migliori, vite migliori, prospettive più giuste.

Dopo la guerriglia in strada, quella multimediale. All’indomani degli incidenti verificatisi in tutta Italia e in particolare a Roma durante la giornata di mobilitazione generale contro l’austerity dei governi, il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha commentato l’accaduto, annunciando sanzioni contro i poliziotti che hanno agito con violenza e non risparmiando aspre critiche a quanto detto da Beppe Grillo. “Punirò i poliziotti violenti, colpire gli inermi è intollerabile ma la piazza deve rispettare la legalità” ha detto la titolare del Viminale in una intervista a Repubblica, che ha pubblicato un filmato in cui si vede un agente in borghese che infierisce su un ragazzo inerme. “Queste immagini non le avevo ancora viste. E questa violenza su un inerme è intollerabile e ingiustificabile. Questo poliziotto sarà identificato subito” ha detto la Cancellieri, che poi ha annunciato lo stesso trattamento anche “qualora altre immagini dovessero documentare comportamenti simili”. “Su questo punto – ha detto la Cancellieri – non ci sono né se, né ma. Il monopolio della forza è democratico se la forza è esercitata nel rispetto della legalità. Altrimenti diventa un’altra cosa”. E polemica è destinato a suscitare il video che la stessa Repubblica ha mostrato sul suo sito. Nel filmato si vedono chiaramente lanci di lacrimogeni dai tetti e dalle finestre del ministero della Giustizia al passaggio della manifestazione. 

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