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Mentre si moltiplicano le voci di un possibile salto nel mondo del porno della bomba sexy Marika Fruscio, la starlette si dà al calcio. Pare che a brevi cominci la conduzione di una trasmissione sul pallone, tutta al femminile…

pubblicato da Libero Quotidiano

Marika Fruscio pensa al porno ma intanto si dà al calcio

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E’ passato un anno dall’insediamento di Mario Monti. Un anno fa, per l’arrivo del governo dei tecnici si erano accese le speranze degli italiani che credevano di essere traghettati fuori dalla crisi. In modo più o meno indolore. Il prezzo pagato dai cittadini è stato altissimo e la crescita è lontana. Un mare di tasse, il rigor Montis non sono serviti a salvarci dal tracollo. Nell’analisi che Ilvo Diamanti fa su Repubblica in edicola oggi, Mario Monti viene tratteggiato come un premier da prima Repubblica.  ”Il Montismo che decreta e declama la fine del Berlusconismo. Ma echeggia in qualche misura la nostalgia della Prima Repubblica: acuita dai nefasti della Seconda Repubblica. Perché, dopo quasi 20 anni di bipolarismo intollerante e antagonista, ripropone un governo di larghe intese. Come, in fondo erano i governi guidati dalla Dc. Il centro che teneva dentro tutto e tutti. Destra e Sinistra. E che assorbiva e aggragava tutti: socialisti e laici. La Dc. Riusciva a convivere – e a condividere  le scelte sostanziali – anche con il Pci”, scrive Diamanti sottolineando come il montismo sia un governo condiviso, non diviso. E questo è stato possibile perché la marginalizzazione di Berlusconi ha resto possibile la coabitazione tra i nemici di prima. 

In un mondo ottuso e criminale che si riempie la bocca di parole come crescita, sviluppo, competitività, è una  fortuna che ci siano ancora persone sensibili come il francese Patrick Rouxel che con la sua macchina da presa, usando solo le immagini, eloquenti e strazianti immagini, riesce a farci capire (per chi vuole capire, naturalmente), la follia dei nostri giorni.

“Green” è il documentario di cui parlo, vincitore di diversi premi, dal Durango Film Festival del 2009, all’International Wildlife Film Festival, sempre del 2009, al Festival della Biodiversità del 2010, interamente girato in prima persona da Rouxel, senza l’ausilio di una troupe. “Green” ci racconta gli ultimi toccanti giorni di vita di una femmina di orango nella Indonesia di oggi, un paese sulla via dello sviluppo, lo sviluppo di Monti, lo sviluppo della Merkel, lo sviluppo di Obama, perché questo è l’unico sviluppo possibile. “Provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti” (De André).

Si ma allora ditelo. Ditelo che non vi sono bastate un milione e duecentomila firme  di cittadini che vi hanno chiesto di eliminare il Porcellum.

Ditelo che temete il voto di preferenza perché sapete bene che se gli elettori avessero davvero la possibilità di scelta, la maggior parte di voi parlamentari non sarebbe mai eletta neanche come rappresentante di classe.

E che ve frega, avete lavorato così male e avete portato la politica a livelli così bassi che la maggioranza degli elettori pensa di starsene a casa, come è successo in Sicilia.

Tanto il vostro vitalizio ormai è garantito.

Le controparti stanno tentando disperatamente di raschiare il barile della spesa. Possibile il passaggio al piano B: passare al setaccio oltre 700 sconti fiscali. Uno degli esempi più noti è quello delle agevolazioni per enti no profit.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Il miraggio del governo e dei partiti: tagliare le tasse a tutti

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Un tavolo a cui siedono Franco Battiato e Lucia Borsellino, vicini ad Antonello Cracolici, uomo forte del Pd che volle allearsi con Raffaele Lombardo, e un front man dell’Udc come Nino Dina, ex braccio destro di Cuffaro, o Lino Leanza, ex assessore dello stesso Lombardo. Sembra un tavolo prodotto dalla fantasia di qualcuno e invece è quello che sta cercando di costruire Rosario Crocetta, il neo governatore della Sicilia che sta lavorando alacremente alla sua prima giunta di governo.

Il linguaggio utilizzato dal mainstream accademico e dalle elite politiche. E’ imprescindibile metterlo in dubbio dalla radice stessa, la sua accezione e l’utilizzazione hanno reso possibile una grande vittoria culturale delle politiche neoliberiste. Con un appoggio mediatico senza precedenti, si ripetono più e più volte le stesse espressioni: “tutti siamo colpevoli e, di conseguenza, tutti dobbiamo rimboccarci le maniche”. “Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e adesso ci tocca stringere la cinghia”. “Lo Stato è come una famiglia, non può spendere più di quello che guadagna”; l’austerità è una virtù che, se viene praticata con convinzione e fermezza, ci permetterà di uscire dalla crisi”.

Una vecchia volpe democristiana, Pier Ferdinando Casini, che non si smentisce e che usa trucchi e sotterfugi da prima Repubblica per giustificare l’alleanza teoricamente impossibile, quella con il Partito Democratico. Necessaria una premessa, ossia la frase che ha seguito il voto in Sicilia: “Quello che faccio a Palermo farò a Roma”, ha spiegato il leader dell’Udc. Insomma, il fantomatico accordo tra moderati e progressisti va riproposto su scala nazionale. Quindi, sull’onda emotiva del voto isolano, Pier Ferdinando ha annunciato che non si alleerà con il Pdl ne a Roma né nel Lazio: “Moderati e progressisti devono unirsi per governare la prossima legislatura e non si può farlo stando con il centrodestra in una città chiave come Roma nel Lazio”.

La coppia impossibilie – Casini, insomma, prepara il campo. Dopo l’infinito balletto (alleanza sì, alleanza no) sembra aver deciso: è pronto ad abbracciare il Partito Democratico di Pierluigi Bersani. Resta un ostacolo – ingombrante – da superare: Nichi Vendola, che “riabilitato” dall’assoluzione nel caso-sanità in Puglia, torna prepotentemente in gioco, sia per le primarie del centrosinistra sia nel decidere gli equilibri delle alleanze per le prossime elezioni politiche. Casini aveva sempre detto che “no, noi con Vendola mai”. E in effetti pare un inaffrontabile esercizio di stile veder correre a braccetto il democristiano tutto casa, chiesa e famiglia e il comunista che la famiglia tradizionale vuole scardinarla.

Una questione di nomi e simboli – Ma Casini – ed eccoci, alla “vecchia volpe democristiana” – con un sottorfugio da Prima Repubblica bella e buona, ecco che trova la quadra, l’elisir, la soluzione per venire a capo del problema e sdoganare nell’alleanza impossibile: “Se il Pd fa il listone unico con Sinistra e Libertà per noi non c’è problema – ha spiegato -. A quel punto sarebbe il Partito Democratico a gestirsi la sinistra”. Insomma, per Casini sarebbe soltanto una questione di nomi, simboli e liste a risolvere la questione “di sostanza”. Al leader dell’Udc, per fingere di rispettare il suo “niet” a Vendola e per poter comunque allearsi con il Pd, basta il listone che “cancellerebbe” il nome di Vendola. Ma non la sua componente: all’interno del listone – possibile, anzi probabile stando alle indiscrezioni degli ultimi giorni – i vendoliani infatti peseranno in egual modo, e in egual modo porteranno avanti le loro istanze. Possibile che a Casini vada bene così? Possibile, sì.

Più realista del re… – No, nemmeno Pierferdy è così ingenuo da credere che il listone possa cancellare gli obiettivi di Nichi (patrimoniale, più tasse sul ceto medio, più spesa pubblica e unioni tra gli omosessuali), quegli obiettivi che Casini (pubblicamente) non può digerire. Basta un listone, insomma, per far cambiare idea a Casini. Ma c’è un motivo, più realista del re, ed ha a che fare con il Porcellum (che a questo punto, e con un Beppe Grillo sempre più forte, difficilmente verrà riformato, perché il super-premio di coalizione fa comodo). “A Casini – ha spiegato un autorevole dirigente del Pd che sceglie l’anonimato – conviene allearsi con noi anche se perde due punti percentuali, perché avrebbe comunque più deputati”. E per dare il definitivo ok all’alleanza (di cui anche il Pd ha bisogno come ossigeno) basta il “listone”. Una presa in giro.

 

Fino all’altroieri, Chicco era un cagnolino come tanti. Fino a quando la sua proprietaria, la signora Nicolina di 84 anni, è andata all’altro mondo. E’ stato allora che, dal testamento, è saltato fuori che Chicco era diventato milionario. Nicolina, infatti, aveva lasciato tutto alui: due conti correnti, alcuni terreni nella città natale di Tagliacozzo e due appartamenti nel capoluogo abruzzese e a caserta. Beni e contanti per circa due milioni di euro. La decisione è maturata dopo la scomparsa del marito, quando la signora si è rivolta a un avvocato di Pescara. Il legale ha verificato la possibilità di dar seguito alla volontà del suo cliente, consultandosi anche con altri professionisti, ed ha predisposto tutti gli atti necessari a far sì che il proposito della signora fosse messo nero su bianco e soprattutto, come prescrive la legge, che il testamento fosse olografo (cioè redatto di pugno dall’interessata).

In realtà, un lascito al solo animale è nullo, ma con l’intermediazione di una persona è possibile. In Italia, infatti, è possibile intestare qualcosa al proprio cane o al proprio gatto soltanto facendo testamento in favore di chi si prende cura di loro, una persona fisica o giuridica (per esempio un’associazione o una fondazione) che amministri l’eredità e assicuri all’animale vitto e alloggio.

 

Le fonti sono attendibilissime (Associated press e Bbc) e la notizia è di quelle che assumono una portata storica: Edimburgo e Londra avrebbero raggiunto un accordo sul referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, da tenere nell’autunno 2014. E i tempi dell’annuncio sembrano strettissimi: già domani, infatti, David Cameron (primo ministro britannico) e Alex Salmond (primo ministro scozzese) dovrebbero approvare l’accordo.

I rumors che hanno seguito una riunione ad altissimi livelli tra sherpa scozzesi e britannici sono stati confermati da Michael Moore, segretario di Stato per la Scozia, alla Bbc. Le regole verranno fissate a Edimburgo e la domanda da porre ai cinque milioni di scozzesi sarebbe la più semplice possibile: sì o no all’indipendenza della Scozia dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord?

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