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Nella graduatoria stilata dal Financial Times l’università milanese scala sei posizioni rispetto ad un anno fa, diventando la 23esima al mondo. Unica italiana presente nei più importanti ranking internazionali.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Università Ue: Bocconi sale all'11esimo posto, è l'unica italiana

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Il leader del Pd, Pierluigi Bersani, si riempie la bocca della parola “progressita” e delle sue varianti. Gli piace, quell’etichetta. Peccato che nel Partito Democratico, di progresso, non se ne veda l’ombra. L’esito delle primarie parla chiaro: un bel tuffo nel passato a tinte rosse. Un passato che non cambia mai. Un barlume di speranza lo aveva dato Matteo Renzi, bocciato dal popolo di sinistra, attaccato a vecchi schemi e facce antiche. Speranza vana. Vince Bersani, e il palco del teatrino di sinistra si riempie di figure con le quali, nostro malgrado, abbiamo imparato ad avere confidenza: i postulanti che al segretario e al suo apparato chiedono “un posto”.

Padrone Nichi – Una sedia, e anche di un certo rilievo, la vuole Nichi Vendola, il presidente della Regione Puglia, comunista, e a cui spetterà in caso di vittoria della sinistra un posto importante nella nuova squadra di governo. Alle primarie, Nichi, è stato schiacciato, umiliato da Renzi: ma il suo peso specifico, nelle logiche di sinistra, diventa maggiore rispetto a quello del rottamatore. Vendola vuole più tasse per i ricchi e la patrimoniale (a cui, non a caso, Bersani ha aperto nell’ultimo confronto televisivo prima del secondo turno delle primarie). Nichi, inoltre, non ha perso tempo e scordando di governare la sua Puglia ha iniziato a dettare l’agenda di un possibile governo a Bersani: “La Carta di intenti – tuona Nichi – archivia l’agenda Monti. Continuo a essere un oppositore del governo Monti”. Il governatore, con un tratto di penna, si arroga il diritto di cancellare tutta quella corrente del Pd che vuole proseguire, giusto o sbagliato che sia, nel solco tracciato dal premier. E Bersani, di fatto, accetta: “Un governo con Sel? Certo, ma anche espressione di civismi, di riscossa civica”.

Strepitoso, e puntualissimo, l’intervento di Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, che ha inviato una lettera agli iscritti al Partito socialista subito dopo la conclusione delle primarie. “Ancora una volta, care compagne e cari compagni, i socialisti hanno mostrato di esserci: in piedi e con la schiena dritta”. Tralasciando l’attacco al sapore di soviet, arriviamo alla sostanza. Nencini verga: “L’elezione a candidato premier della coalizione di Pier Luigi Bersani, che abbiamo sostenuto sin dal primo turno in accordo con i nostri compagni del Pse, è motivo di compiacimento poichè la coalizione Italia bene comune, di cui il Psi, nella sua piena autonomia e libertà è parte integrante, ha mostrato – pur nel corso di una campagna elettorale in cui non sono mancate asprezze talora anche eccessive – coesione e forte volontà di rinnovamento nella prospettiva, sempre più concreta, di assumere la responsabilità del governo della nostra Italia per i prossimi cinque anni”. Eccoli, i socialisti, che cominciano a bussare alla porta del leader nella “prospettiva” di “assumere responsabilità di governo”: un ruolo non deve essere negato nemmeno al loro “uno virgola”.

Rispunta Tonino – Una “bussatina” prova a farla anche il derelitto Antonio Di Pietro, che con la sua Italia dei Valori, oggi, viene accreditato di percentuali poco superiori a quelle dei socialisti di Nencini. “L’Italia dei Valori – spiega Tonino – ha partecipato a queste primarie per individuare non solo il candidato premier, ma soprattutto quale linea politica portare avanti. Ora Bersani deve decidere se è con Monti, in tal caso noi costruiremo una proposta politica alternativa, oppure se in discontinuità con Monti, in questo caso saremo vicini per costruire insieme un’alternativa”. Sorvolando sul contributo che possa dare l’Idv oggi, il messaggio è chiaro: caro Bersani – questo il sottointeso di Di Pietro – ci siamo anche noi e, per piacere, non dimenticarci.

Dipietrini in fuga – Poi c’è un altro ex pm che si spende in felicitazioni. “Un cambiamento radicale nei contenuti politici da parte del segretario Pd Bersani, appena uscito vittorioso dalle primarie”: questo il pomposo auspicio espresso dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Auspicio per che cosa? Per un’alleanza tra il suo movimento Arancione e il Partito Democratico, ovviamente. De Magistris non si nasconde, e “bussa duro”: “Per una eventuale alleanza dobbiamo vedere quali saranno i contenuti politici proposti dal Pd”. Tra gli ex dipietristi, merita una menzione anche Massimo Donadi, fresco di strappo con l’Idv, e che con il suo nuovo partitino si è subito proposto come papabile alleato di via del Nazareno.

Vecchi “mostri” – La lista dei postulanti si arricchisce poi con tutti i volti, che con agilità, da decenni slittano di legislatura in legislatura. Rosy Bindi lo ha detto: vuole una deroga per essere rieletta, e Livia Turco si è affannata a far sapere che “mi batterò affinchè la ottenga”. Bersani ribadisce che “il Pd osserverà la norma statuaria che limita a tre i mandati parlamentari”. Ma poi aggiunge: “Salvo deroghe richieste individualmente e votate dalla direzione del partito”. Una farsa, insomma. Poi c’è Massimo D’Alema che – nobile gesto – non si ricandida. E spiega: “Per quanto mi riguarda, posso dare una mano a Bersani e gliela darò”. Come? Ottenendo una bella poltrona da ministro nel caso di vittoria ovviamente. Il dicastero degli Esteri, nel dettaglio: a sinistra non si fa che parlare di Baffino alla Farnesina. Nel nome del rinnovamento…

 

 

Un sms per scaricarti: inviato, per di più, dalla persona per la quale hai perso il posto di lavoro. E’ capitato a Carlo Vulpio, giornalista e candidato alle Europee del 2009 per l’Idv, che si è permesso di criticare in pubblico la gestione del partito prima e lo stile di conduzione di Michele Santoro, dopo. A pugnalarlo alle spalle quello che era l’homo novus dell’Italia dei Valori: quel Luigi de Magistris appena uscito dall’epopea di Why Not, che scrisse a un altro mammasantissima dell’area, Marco Travaglio, per dirgli: “Prendo le distanze da Vulpio”.

Anticorpi – I manettari sono una lobby: fanno blocco, si tutelano e, se trovano corpi estranei tra loro, li espellono. O ne prendono le distanze. E così fecero nel 2009: Vulpio, giornalista “scomodo” del Corriere della Sera che ha avuto dissidi col direttore Paolo Mieli per i suoi servizi sui pm Clementina Forleo e de Magistris, è candidato con l’Idv come simbolo dell’informazione libera. Vulpio, però, è troppo libero: in un incontro pubblico a Ferrara nel maggio 2009, presente il pm per il quale si era immolato, Giggino ‘a manetta, critica il Teletribuno Santoro. Apriti cielo: Vulpio e de Magistris hanno un’accesa discussione. Ma il meglio viene dopo, e Vulpio lo racconta oggi con una lettera al Giornale. Il futuro eurodeputato nonché sindaco di Napoli prima lo redarguisce (“È che poi Antonio Di Pietro, Beppe Grillo e Travaglio chiamano me e rompono le palle a me per le cose che dici tu”; a dire, secondo Vulpio, che i big manettari l’avevano già posto sotto controllo), poi scrive al vicedirettore del Fatto: “Vulpio sta attaccando Santoro, ma io mi sono dissociato”.

Purga preventiva – L’episodio è del 2009. Il risultato di questo scontro tra pasdaran delle Procure si vede nelle loro carriere successive: Di Pietro sta annegando, ma è circondato da amici che gli tirano ciambelle di salvataggio; Travaglio, lancia in resta, rimane il vicedirettore del Fatto Quotidiano; de Magistris, sindaco della terza città d’Italia, è pronto a lanciare un suo movimento nazionale; Beppe Grillo è il protagonista assoluto della scena politica. E Vulpio? Risultato il primo dei non eletti nella circoscrizione Centro nel 2009, forte di circa 40mila preferenze e di un certo carattere intransigente, ha visto la propria carriera politica terminare lì.

 

Bamboccioni, mammoni, amanti del posto fisso e ora pure choosy, schizzinosi. Quando ieri un mio alunno mi ha chiesto: “Maestro ma cosa significa quello che ha detto il ministro del lavoro?”, ho provato imbarazzo. Ho insegnato loro a rispettare le istituzioni ma è stato davvero difficile spiegare al mio allievo che il ministro Elsa Fornero aveva chiesto ai giovani (quindi anche a lui quando entrerà nel mercato del lavoro) “di non essere troppo esigenti, di prendere la prima offerta, di non aspettare il posto ideale”.

Il ministro della Repubblica non si è accorto che purtroppo i giovani italiani hanno rinunciato da tempo al lavoro che sognano. Nelle scuole italiane non possiamo più insegnare ai nostri ragazzi a sognare ma a essere realisti. Quando leggo il quotidiano con i miei alunni sono costretto a commentare dati che parlano di una disoccupazione giovanile che ha raggiunto il 30%.

Tragedia in via dell’Industria, a Piacenza. Un bambino di 9 anni è morto dopo essere stato schiacciato accidentalmente dal cancello automatico all’ingresso di un’azienda. I sanitari hanno cercato di rianimarlo in tutti i modi, ma le sue condizioni erano disperate. Sul posto anche la polizia che sta avviando le indagini.

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Lì c’è posto solo per gli scemi

Kiev, Settembre 2012
Foto: Gleb Garanich/Contrasto/Reuters

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Il 12 settembre una ragazzina è stata lapidata dai titoli dei giornali (si anche di quelli di cui ci vorremmo fidare) che l’hanno chiamata prostituta. 22 anni, questa la sua età, venduta e acquistata dalla mafia maschile, quella che fa affari su tutto, anche sulle nostre “figlie”.
Provate a immaginare, un fisico molto giovane, un’anima indifesa, arrivata chi sa da dove ma messa al solito posto, sul marciapiede. E’ sotto gli occhi di tutti, migliaia di ragazzine, carne viva, sono il core business dei peggiori delinquenti, quelli che vendono carne umana e che non si limitano a venderla ma la rapiscono, ne spezzano la volontà con tutti i mezzi e se gli gira dopo avergli rotto le ossa in mezzo alla strada, le danno anche fuoco. 
A questo orrore nessuno si oppone seriamente, né il Governo, né la Chiesa, né la Polizia, né le madri né i padri delle nostre città.

In compenso i direttori dei giornali, maschi per lo più,  si distraggono quanto basta da permettere titoli vergognosi che osano adoperare con disinvoltura la parola prostituta al posto della parola vittima. Tra i più noti: Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, Il Mattino,Il Messaggero, La Repubblica, La Stampa, Paese sera, ecc…

I fatti sono semplici e sterili. Ignazio Cutrò, uno tra i testimoni di giustizia più importanti d’Italia e certamente tra i più protetti (oltre al suo dispositivo di scorta ne sono stati previsti altri tre, uno per ogni componente della sua famiglia), dopo anni di stenti, angherie e terrore, decide di regalare una vacanza alla sua famiglia in una struttura alberghiera in provincia di Crotone, proprio durante la settimana appena trascorsa. Giunto lì, molto semplicemente, viene lasciato senza scorta. Pubblico qui l’estratto cronologico della lettera che Cutrò ha scritto al Ministero dell’Interno e all’Arma, cancellando solo i nominativi delle persone coinvolte. «Con congruo anticipo comunicavamo in dettaglio i nostri spostamenti presso la Compagnia dei carabinieri di Cammarata e giorno 01/09/2012 alle ore 6 circa parto unitamente alla mia famiglia, con il dispositivo predisposto dai militari con destinazione “Villaggio(omissis)” in (omissis) (Kr). 

Sono affidate a due giovanissimi le speranze azzurre della giornata olimpica di Londra. Strepitosa Jessica Rossi, intanto. La ventenne di Crevalcore ha conquistato la finale olimpica di tiro a volo, nel double trap, siglando il nuovo record del mondo con 75/75 senza nemmeno un errore. In finale anche la sammarinese Alessandra Perilli, che ha chiuso al quinto posto con 71/75. La finale è in programma nel pomeriggio.

L’altro giovane italiano in finale è Gregorio Paltrinieri, il 17enne di Carpi, che ieri si è qualificato con il quarto posto nei 1500 stile libero. 

Benevento: un’area della Campania sospesa fra turismo e magia. Il turismo lo si ama e lo si sviluppa nelle scuole specializzate e, tra esse, le scuole alberghiere sono in prima linea nell’avvicinare i giovani a questa mission.
Il turismo è sistema, il turismo è incontro tra i popoli, il turismo è cultura, il turismo è pace, il turismo siamo tutti.
Con il turismo si vivono emozioni e si favorisce il dialogo tra i popoli.
Nei giorni 3-4 e 5 maggio, a Benevento, precisamente presso l’Istituto Superiore “ Le Streghe”, diretto dal professore Antonio Mazzone, si è svolto l’evento concorso “Benevento…tra cucina e…magia”, con la partecipazione di dodici Istituti Professionali Alberghieri d’Italia, con indirizzo tecnico dei servizi di ristorazione e dei servizi turistici delle classi IV e V. L’Ada Campania,presente come membro di commissione, è stata rappresentata da chi scrive, nel suo ruolo di presidente, e dai soci Raffaele Volpicelli e Carlo Santoro. Il concorso si è proposto di riscoprire le antiche ricette alle quali le tradizioni, le leggende, le credenze popolari, hanno attribuito caratteristiche “magiche” o particolari “poteri” e accompagnate da una propria storia di fatti , riferimenti letterari, proverbi, filastrocche e così via.
Il piatto che, tra gli altri, egregiamente presentati ed elaborati dai talentuosi allievi, ha conquistato la giuria è stato realizzato da Antonio Costanzo dell’ Istituto “Dea Persefone” di Locri: “Filetto di scrofa ai sentori di bergamotto e peperoncini; accompagnato da un cocktail di mandorlo in fiore, per rinfrescarsi dopo un tour a Siracusa”.
Al secondo posto Antonio Viola, dell’Istituto Aldo Moro di Montesarchio (Benevento), ed al terzo posto Danilo Fiscante, dell’Istituto Don Peppino Diana di Colle Sannita. Contestualmente il concorso ha proposto il riscoprire di antichi cocktails in cui le tradizioni, le leggende e le credenze popolari si mescolano tra loro contribuendo al raggiungimento di virtù “divinatorie”, di “pozioni”, di “filtri” e di “ elisir d’amore”.
Per questo concorso il primo premio è stato appannaggio di Maria Marino, dell’Istituto Moncada di Siracusa.
Il secondo premio è stato attribuito a Ciro Marino, dello storico Istituto Rossini di Bagnoli, Napoli, ed infine, al terzo posto, Elisabetta Moretti, dell’Istituto Dregot Cesa di Aversa.
Il concorso, infine, invitava gli allievi a proporre itinerari turistici originali o inesplorati del loro territorio,in sintonia con il tema della gara.
Tutti i partecipanti si sono evidenziati con dettagliate presentazioni in lingua italiana, francese ed inglese e possiamo affermare, senza tema di smentite, che gli allievi, tutti, hanno presentato dei perfetti elaborati; ad emergere tra questi l’elaborato di Dalila Scirè Calabrisotto, dell’Istituto Moncada di Siracusa. Seconda classificata Beatrice Iovine, dell’Istituto Aldo Moro di Montesarchio,infine, al 3° posto, Maria Morese, dell’Istituto di Melfi.
Oggi come oggi, vista la crescita di nuove destinazioni turistiche emergenti, in parallelo, cresce la consapevolezza di quanto sia importante, in questo momento di crisi, puntare sull’incoming Italia.
Durante la valutazione finale , per decretare, purtroppo, tre soli vincitori, per categorie, l’unico neo di questi concorsi, chi scrive queste note ha tenuto ad evidenziare, come sempre, il coraggio, il talento e la dimestichezza con cui gli allievi si sono presentati, incoraggiandoli a continuare ed approfondirsi negli studi, dicendo loro che la sua valutazione, oltre alla tecnica, comprendeva il loro presentarsi, cosi giovani, davanti ad una giuria di cosi grande esperienza.
Un ringraziamento, doveroso, va agli organizzatori: al Preside professor Antonio Mazzoni e ai docenti Arturo Oengo, Isidoro Minnicillo, Clorindo Nunzio Iadanza, Vittorio Fiorillo, Anna Maria Panella e Livia Direttore. Malgrado i tagli economici gli organizzatoti hanno sì ridimensionato il concorso, ma sono riusciti nel difficile compito di lasciarne intatta la sua formula spettacolare, magica ed unica.

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