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Le hanno puntato la pistola alla tempia davanti alle due piccole figlie e per farsi consegnare pochi spiccioli le hanno fracassato il naso e poi l’hanno massacrata di botte. L’escalation delle violente rapine si registra soprattutto nella notte di Halloween. Al gioielliere hanno sparato all’inguine dopo una rapina, al supermercato hanno sfondato la vetrina con l’auto, a una donna incinta hanno puntato il taglierino alla gola.

Non ci saranno zone rosse domani a Roma, dove sfileranno due cortei, uno composto da studenti e sindacati (Cgil e Cobas), l’altro organizzato dagli estremisti di destra di Casa Pound. Lo ha annunciato il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, alla vigilia di una giornata che in molti sperano non trasformi la città  di Roma in un campo di battaglia come il 15 ottobre del 2011 e lo sciopero europeo del 14 novembre, con tantop di lancio di lacrimogeni sui manifestanti e l’apertura dell’inchiesta per le manganellate sugli studenti inermi. Tra il prefetto e il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici è nata una polemica a distanza dopo il paragone di quest’ultimo tra la Capitale e Tel Aviv a causa del raid antisemita contro i tifosi del Tottenham.

Almeno 2-300 persone guadagnano più di 1-2 milioni di euro, cosi’ ha risposto il prefetto su una domanda sul suo stipendio e su un appartamento che lui ha in affitto dall’ente Enasarco. “Da gennaio mio salario tagliato”.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Polizia, Manganelli: non sono il manager pubblico più pagato

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Quotidiani

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E’ stato buttato giù dal letto alle 4 del mattino l’ex prefetto Carlo Ferrigno. Il campanello del suo appartamento di via Oslavia 70, a Torino, ha suonato nel cuore della notte. Ad attenderlo fuori dalla porta, i carabinieri.

I militari della compagnia San Carlo lo hanno prelevato notificandogli un ordine di carcerazione emesso lo scorso 6 novembre dalla Procura di Milano. Ferrigno, 73 anni, prefetto di Napoli dal 2000 al 2003 e poi anche commissario nazionale anti-usura, si trova ora in carcere dove deve scontare 2 anni, 8 mesi e 18 giorni. Si tratta di un residuo della pena a 3 anni e 4 mesi patteggiata lo scorso anno per prostituzione minorile, millantato credito, rilevazioni di segreto d’ufficio e accesso abusivo a sistemi informatici. 

Dimissione confermate. Il vice capo della polizia, Nicola Izzo, ribadisce il passo indietro annunciato due giorni fa al ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, e al capo della polizia, Antonio Manganelli. Izzo era stato tirato in ballo da un esposto anonimo su presunte irregolarità negli appalti del Viminale. La vicenda è oggetto di un’indagine interna e di un’inchiesta della Procura di Roma. La responsabile del Viminale aveva respinto le dimissioni in attesa degli esiti dell’inchiesta degli inquirenti della Capitale che hanno già sentito il prefetto: “Credo che una persona non possa essere giudicata sulla base di un esposto anonimo”.

Oggi alle 16 a Roma, il Ministro degli Interni Cancellieri incontrerà,  nella sede del Viminale, il parroco di Caivano don Maurizio Patriciello, protagonista e vittima del vergognoso confronto con il Prefetto di Napoli: Andrea Di Martino. Padre Maurizio sarà accompagnato da una delegazione del “Coordinamento Comitati Fuochi”, con cui collabora, al fine di sensibilizzare le istituzioni sul problema del traffico illecito di rifiuti tossici ed industriali  che da anni avvelenano le province di Napoli e di Caserta. Il “Coordinamento Comunicati Fuochi”, composto da decine di associazioni attive sul territorio del casertano e del napoletano, «considera  l’episodio del confronto tra Padre Maurizio e il Prefetto solo un incidente di percorso che deve servire a portare alla ribalta nazionale la vera questione, che è quella dello smaltimento illegale di rifiuti industriali e dei roghi tossici che causano incrementi di tumori ed altre malattie nella nostra regione». 

“Perché io so io, e voi non siete un cazzo”! La lezione del Marchese del Grillo è sempre attuale. Da Palazzo della Foresteria, sede della Prefettura di Napoli, ce ne arrivano le dimostrazioni. Peccato per il signor prefetto di Napoli, Andrea De Martino, che dopo anni di onorata carriera sta per andare in pensione ma verrà ricordato solo per i disastrosi autogol che hanno marchiato gli ultimissimi giorni di permanenza in carica.

Prima quel terribile e sproporzionato cazziatone contro un mite, amato e coraggioso parroco di periferia, don Maurizio Patriciello, che combatte i roghi tossici della Terra dei Fuochi contro la violenza della camorra e i ritardi delle istituzioni, quelle stesse istituzioni che il signor prefetto ritiene vengano ‘offese’ perché il prete si è rivolto verso la dottoressa Pagano chiamandola ‘signora’ e non ‘signora prefetto’.

Nell’ultima settimana due notizie mi hanno interessato.

1. Il ministro inglese per i rapporti col parlamento si è dovuto dimettere dopo le polemiche scaturite dalla sua frase rivolta a un vigile: “lei è un plebeo”.

2. Un prefetto italiano ha aggredito verbalmente per alcuni minuti un prete che aveva osato rivolgersi alla sua collega prefetto con l’appellativo di “signora” senza specificarne la carica.

In entrambi i casi emerge come il potente di turno (ministro e prefetto) si atteggi a superiore rispetto agli altri cittadini (vigile e prete). Le loro modalità di interloquire sono altamente aggressive. Nella parola plebeo emergono elementi di discriminazione e nella interazione del prefetto si può cogliere alterigia, l’alzare la voce per zittire l’interlocutore e la mancanza di buon gusto nel non accettare le parole di scusa del prete che palesemente non aveva voluto offendere la “signora prefetto”.

Signori si nasce diceva Totò, il principe Antonio de Curtis, e per i social network “il prefetto di Napoli non lo nacque”.  La sfuriata contro un prete anticamorra, il parroco di Caivano don Maurizio Patriciello, reo di essersi rivolto al prefetto di Caserta, Carmela Pagano, chiamandola signora, ha fatto indignare la Rete. Twitter e Facebook, dopo che il video del rimbrotto ha fatto il giro del web, traboccano di commenti feroci contro Andrea De Martino, tralasciando le ironie sul mancato uso del congiuntivo. C’è chi come itermentis@itermentis cinguetta: “Il #prefetto di #Napoli Andrea De Martino è il perfetto esempio di come lo stato umilia e mortifica chi combatte per un mondo migliore” o come Andrea Alfano‏@laccio si chiede: “ma il prefetto de martino dopo questa figuraccia si scusa o si dimette???”. Anche la Reteviola, movimento della società civile, lascia un tweet: “Il rispetto si merita… non si impone” schierandosi con il sacerdote. 

“Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti nel film “Palombella rossa” eppure sembra che troppo spesso in Italia le parole abbiano perso di significato.

Il video che da qualche giorno fa il giro della rete e che riprende Andrea De Martino (per alcuni  l’appellativo “signore” è anche troppo), prefetto di Napoli, redarguire severamente don Maurizio Patriciello, prete anti clan durante una riunione in Prefettura ne è un esempio lampante.

Don Maurizio, che prendeva la parola per denunciare ancora una volta la grave emergenza della c.d. “terra dei fuochi” dove quotidianamente vengono bruciati rifiuti di tutti i generi sotto l’occhio immobile delle autorità, si sarebbe macchiato di oltraggio nei confronti della signora Carmela Pagano, prefetto di Caserta, semplicemente per averla chiamata “signora” (sic!).

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