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Carla Bissi da Forlì nessuno la conoscerebbe se nei primi mesi del 1980 il produttore dell’allora Emi, Angelo Carrara, un signore che aveva puntato su Franco Battiato, scoperto Pierangelo Bertoli, poi successivamente Ligabue, non avesse deciso di trasformarla in Alice. Via anche il cognome fittizio, Visconti, ed ecco il successo secco al Festival di Sanremo 1981. Per Elisa è il brano a dir poco memorabile a cui fa seguito il successo europeo (molto in Germania, forse per il progressive marziale di certe melodie) e un relativo silenzio che porta comunque a 16 album in trent’anni di attività.

La figura di Michael Gira giganteggia ed incombe minacciosa, allungando la propria ombra sui decenni a venire come un novello William Burroughs o come il reverendo Harry Powell – il Robert Mitchum di The Night of the Hunter – e le sue dure nocche tatuate: Love & Hate. Violenza, frustrazione, claustrofobia, brutalità, ossessività, paranoia, disperata misantropia incarnano la musica degli Swans nella New York mutante ed in costante evoluzione dei primi Ottanta: la succulenta Mela azzannata da più parti e a più riprese da una miriade di artisti superbi, da Jean-Michel Basquiat a Robert Longo, da James Chance a Jim Jarmusch, dai Liquid Liquid alle ESG e la lista sarebbe in ogni caso sempre troppo lunga.

La stampa spagnola è sicura: il presidente catalano uscente, Artur Mas (Convergència i Unió), ha vinto le elezioni in Catalogna, dove aveva lanciato la sua sfida indipendentista.

Secondo i primi exit poll, il partito del presidente uscente catalano, ha ottenuto tra i 54 e i 57 seggi, meno cioè di quanti ne possiede attualmente (62), mentre per ottenere la maggioranza assoluta ne occorrerebbero 68 su 135. Buono anche il risultato dei partiti indipendentisti di sinistra, sempre stando ai primi exit poll diffusi da Catalunya Radio. In particolare Erc (Esquerra Republicana de Catalunya), i repubblicani catalani, otterrebbero tra i 20 e i 23 seggi, diventando il secondo partito della regione. I socialisti e il Partito Popular, contrari all’indipendenza, avrebbero tra i 16 e i 18 seggi ciascuno.

Mio nonno accompagnava mio padre nei primi anni del secolo scorso, in quel di Borgo Panigale nella bella Bologna, a vedere i primi incerti voli della pioneristica nascente industria della aviazione. Mi raccontava, sempre mio padre, che più che volare si ricordava di lunghi e traballanti balzi di biplani costruiti con materiale leggero. Chiosava, tale ricordo, compiacendosi del fatto che era stato testimone di un secolo prodigioso capace di trasformare quei primi e timidi balzi in trasvolate oceaniche capaci di azzerare tempo e distanza.

Questo racconto mi è venuto in mente guardando il filmato dell’altrettanto traballante selezione dei possibili e futuri candidati del movimento 5 stelle alle regionali in Lombardia. E ho confrontato il mio secolo con quello di mio padre e, inevitabilmente, mi è scesa, simile alla nebbia, una coltre di tristezza.

I primi a fare le spese della crisi? C’è da stare certi che saranno i malati. La conferma, dopo il balletto governativo sui fondi per i malati di Sla, arriva dalle statistiche che evidenziano come la tendenza a fare cassa risparmiando sulla salute nell’area Ocse sia iniziata da un pezzo e in Italia siamo solo ai primi assaggi.  A certificarlo è lo studio “Health at a Glance Europe 2012”, realizzato congiuntamente dall’Ocse e dalla Commissione Europea, secondo il quale è iniziato tutto nel 2010. Anno nel quale, per la prima volta negli ultimi 35 anni, gli stati dell’Unione Europea hanno tagliato la spesa sanitaria.

Il Consiglio di amministrazione della Rai ha esaminato la relazione dei primi nove mesi 2012 che evidenzia una perdita di 184,5 milioni di euro imputabile, nonostante la riduzione dei costi di 82 milioni, alla flessione dei ricavi pubblicitari in -114 milioni e al costo dei grandi eventi sportivi che pesano per 143 milioni. Trend positivo degli investimenti pubblicitari per canali specializzati e web. I primi nove mesi si sono chiusi con una perdita di 184,5 milioni di euro, in peggioramento di circa 218 milioni di euro al corrispondente periodo del 2011.

Il crollo del mercato pubblicitario porta Mediaset ad accusare la prima perdita della sua storia: di 88 milioni di euro tra luglio e settembre, di 45 milioni nei primi nove mesi dell’anno. Un risultato negativo mai registrato da quando, con l’approdo in Borsa del 1996, l’azienda televisiva della famiglia Berlusconi diffonde dati di bilancio a cadenza trimestrale. E se il trend non migliorerà improvvisamente, con “i primi indicatori relativi al quarto trimestre, sia in Italia sia in Spagna, che non segnalano alcuna inversione di tendenza”, il rosso sarà anche sui conti dell’intero 2012.

Conti in rosso per Mediaset. Il gruppo della famiglia Berlusconi archivia i primi nove mesi del 2012 con una perdita netta di 45,4 milioni di euro rispetto all’utile di 164,3 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi netti consolidati ammontano a 2.655,9 milioni rispetto ai 3.040,5 milioni dei primi nove mesi del 2011. Su tale flessione ha inciso la forte contrazione degli investimenti pubblicitari sia in Italia sia in Spagna.

Pubblicità giù – L’Ebitda è pari a 944,6 milioni rispetto ai 1.264,8 milioni del 2011, mentre l’Ebit è pari a 48 milioni rispetto ai 368,2 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. L’indebitamento finanziario netto di gruppo, per effetto delle efficaci azioni di contenimento della spesa, è in diminuzione a 1.636,9 milioni di euro da 1.775,5 milioni del 31 dicembre 2011. Sul lato dei ricavi pubblicitari “permane incertezza sulle prospettive a breve e medio periodo. E i primi indicatori relativi al quarto trimestre, sia in Italia sia in   Spagna, non segnalano alcuna inversione di tendenza”, si legge nel comunicato del gruppo.

Tagli alla spesa – “Confermiamo pertanto la determinazione a proseguire e rafforzare il processo annunciato di riduzione della spesa che, rispetto ai livelli registrati nel 2011, decrescerà di 450 milioni all’anno. Questo obiettivo di contenimento annuale della spesa sarà raggiunto in tre anni”. Per la chiusura dell’esercizio, “pur prevedendo il raggiungimento di un margine operativo lordo “largamente  positivo, in assenza di significativi miglioramenti del mercato pubblicitario si stima un risultato netto consolidato in linea con quello registrato nei primi nove mesi dell’anno”.

Sono i massimi da un mese e mezzo (grafico). Intesa: nei primi nove mesi utile in calo, ma redditività migliora. Unicredit torna in profitto e fa meglio delle stime. Germania teme recessione. Pesa l’empasse Grecia e il dibattito Usa sul fiscal cliff. Euro buca $1,27.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Borsa Milano nervosa, spread sorpassa 370

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Nei primi nove mesi profitti di 1,4 miliardi di euro, rispetto a 847 milioni nei primi nove mesi del 2011 al netto degli elementi straordinari. Ricavi per 19,5 miliardi. Titolo accelera in borsa con +3%.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Unicredit: utili in rialzo. Accantonamenti +13,2%

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