Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

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Il Giorno di Milano ha riportato la notizia della condanna, in primo grado, del vice direttore generale della Rai Antonio Marano, già sottosegretario della Lega. La condanna , un anno e mezzo, riguarda la falsa testimonianza che, a suo tempo, Marano avrebbe fornito ai giudici sulle ragioni della espulsione del giornalista Massimo Fini dalla Rai con relativa soppressione, ancora prima della partenza, del suo programma” Cyrano”.

La vicenda fu clamorosa perché Fini, giornalista senza collare alcuno, denunciò il colpo di mano, raccontò che lo stesso Marano gli aveva parlato di ” gravi interferenze berlusconiane” e, per non lasciare nulla al caso, rese note le registrazioni, da lui stesso eseguite, e che documentavano, in modo non equivocabile, le parole di Marano.

Mentre Sylvester Stallone veniva prima ricevuto in Campidoglio (dove gli è stata consegnata la Lupa Capitolina) e poi incontrava i fan in un teatro a Tor Bella Monaca, al Festival di Roma ieri è stata la giornata di Pappi Corsicato, Enrique Riveira, Michele Placido e Larry Clark.

Il primo, in concorso con Il Volto di un’Altra, ha diviso la critica (qualcuno a fine proiezione ha urlato “Buffoni, rovinate il cinema italiano”), ma il suo lavoro è un grottesco niente male sulla stupidità italiota e l’ossessione per la celebrità televisiva e la chirurgia estetica, con cliché visivi horror e fantascienza. Profondamente anticlericale (Iaia Forte interpreta una suora cattiva e spregevole molto divertente), tanto per cambiare si perde molto sul finale.

 

Il primo match televisivo va a Matteo Renzi. Non è chiaro se ce ne sarà un secondo (lo staff del rottamatore ne ha chiesto un altro da tenersi prima del 25 novembre sulla Rai, Enrico Mentana si è offerto di ospitarlo su La 7 tra primo e secondo turno), ma dal primo esce vincitore il sindaco di Firenze, mentre Pierluigi Bersani, il segretario Pd, deve già rincorrere. Per il leader di Sel, Nichi Vendola, la strada è tutta in salita, mentre gli out siders Laura Puppato e Bruno Tabacci sono destinati a rimere tali. Lo sostengono analisti e, soprattutto, i numeri.

Stoffa del capo – Renzi “ha un sistema di comunicazione così ottimo, inimitabile, che potrebbe tenere degli ottimi corsi da leadership”. Rappresenta così l’exploit del rottamatore toscano Nicola Piepoli, sondaggista e autore di ricerche di marketing e opinione, in un’intervista all’Ansa. “Vince Renzi, il piu’ seduttivo di tutti, persino di Nichi Vendola – aggiunge -. Mentre Bersani è il buon padre di famiglia, è riflessivo, tende a persuadere a far vedere le cose positive. Renzi è più efficace, parla dentro tocca le corde dell’anima”. Secondo Piepoli, Bersani deve già rincorrere, perché “da amministratore ha fatto bene, ma la gente è alla disperazione e – conclude – vuole un pizzico di più: quel pizzico è Renzi”.

I gradimenti – A confermare la valutazione di Piepoli ci sono i risultati dei primi sondaggi online. Per i lettori di Corriere.it la vittoria del sindaco di Firenze è clamorosa: il 44 per cento dei votanti sono per lui, contro il 28,1 di Bersani, il 15,3 di Vendola e i residuali 6,8 e 5,8 di Puppato e Tabacci. Per l’Huffington Post Italia la sfida è più dura, ma il rottamatore è ancora in volata: Renzi primo col 26,41 per cento dei gradimenti, il segretario Pd alle calcagna con il 25,35, Vendola a rimorchio col 20,42, tallonato però dalla Puppato al 19, mentre Tabacci chiude malinconico all’8,8 per cento. L’unico sondaggio che fa sorridere Bersani, invece, è quello di Repubblica.it: il duo di testa è in volata con il segretario primo con il 33 per cento dei voti e Renzi secondo al 31; staccato di venti punti segue Vendola al 12 (anche se il vero terzo classificato è la voce “non so” al 15), mentre in coda ci sono i soliti Tabacci e Puppato, rispettivamente 5 e 4 per cento.

 

Nell’ambito dei festeggiamenti per il primo compleanno del governo Monti, vorrei proporre ai neofiti entusiasti della scienza e della tecnica, una riflessione: gli italiani, come certe mogli bizzarre, divorziando da Berlusconi, si sono innamorati del suo opposto.

Il primo era puttaniere, estroverso, ridicolo, coi capelli trapiantati e i tacchi dentro le scarpe. All’estero lo consideravano una catastrofe innaturale, pittoresca finché non diventa pericolosa. In Patria, chi non lo mungeva arricchendo nelle pieghe del suo impero, lo disprezzava al punto da non riuscire a considerarlo un avversario, con la conseguenza di non riuscire a contrastarlo mentre ci guidava verso il disastro.

Lungo il confine tra California e Baja California, tra Stati Uniti e Messico, dal lato gringo c’è una cittadina che si chiama Calexico. Sull’altra sponda, in territorio messicano, la città si allarga in una più ampia area urbana denominata, indovinate un po’, Mexicali. Ora, come avrete intuito, i nomi Calexico e Mexicali derivano proprio da un gioco di parole in cui California e Mexico vengono fusi in un ibrido neologismo. Quale ragione sociale più appropriata avrebbe potuto ordunque assumere una band di yankee di Tucson, Arizona, che si era proposta di fondere la tradizione country-folk dei cowboys, del deserto e della Frontiera con la calda e passionale musica dei mariachi messicani?

Il disco più ambizioso, sperimentale e nuovo, quello con più ore di registrazione in studio, il più difficile, il primo prodotto da soli con l’esperienza accumulata da Showbiz in poi. Il consueto afflato epico e barocco dei Muse sembra coinvolgere, nel loro nuovo disco The 2nd law, non solo il sound ma pure il modus operandi, per un disco che segna, a due anni da The resistence, il ritorno sulle scene della band di Teignmouth. Bologna è stata scelta come prima tappa del tour italiano della band, il prossimo 16 novembre all’Unipol Arena di Casalecchio. Show che si preannuncia grandioso, con un palco sovrastato da una piramide rovesciata fatta di schermi LED, appesa sopra alle teste di Dominic Howard, Chris Wolstenholme e Matthew Bellamy, ennesimo omaggio del frontman ad uno dei simboli della setta degli Illuminati di cui è appassionato cultore.

Le Forze di terra della Difesa Israeliana hanno lanciato razzi di avvertimento al confine, nell’Altopiano del Golan, in rappresaglia per una serie di bombardamenti. E’ la prima volta dalla Guerra di Yom Kippur.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Israele risponde col fuoco alla Siria: primo scontro dal 1973

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Tre anni di reclusione e nessuna attenuante generica. Sono queste, al termine di una requisitoria di circa tre ore, le richieste di pena avanzate dal pm Enrico Zucca a carico dell’ex questore di Genova Francesco Colucci, sotto processo in primo grado per falsa testimonianza in relazione a fatti del G8 2001.

Colucci è accusato di avere detto il falso nel processo per l’irruzione alla Diaz – la scuola genovese teatro del blitz concluso con l’arresto di 93 manifestanti, oltre sessanta dei quali rimasero feriti – per coprire gli allora vertici della polizia e in particolare l’ex capo Gianni De Gennaro, assolto in via definitiva il 22 novembre 2012 dall’accusa di aver indotto il dirigente alla falsa testimonianza “perché il fatto non sussiste”. (qui testo integrale della sentenza di assoluzione)

Dieci anni più tardi, nel 2030, supereranno l’Arabia Saudita e diventeranno anche il primo esportatore netto di greggio. L’obiettivo di Barack Obama, quello della indipendenza energetica, sta per essere raggiunto.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Usa: entro il 2020 primo produttore al mondo di petrolio

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Era una gara spartiacque, per il calcio romano. E ha emesso le sue sentenze. Nonostante il diluvio che lo ha flagellato, il derby della capitale è stata gara da emozioni forti e verità abbastanza chiare.

La prima è che la Lazio di Pektovic, pragmatico che corregge dove ha sbagliato, ha dato ordine e personalità a una squadra che ha un buon livello medio, un ottimo giocatore (Hernanes) e un fuoriclasse da manuale del pallone (Klose). La seconda è che la Roma di Zeman ha imparato qualche passaggio della lezione del boemo, ma che a ripeterla tutta proprio non è capace. Perché? Primo, perché qualche studente forse ha sbagliato corso di studi. Gli errori marchiani di Goicoechea e Piris, su cui la Lazio ha costruito la vittoria, fanno sospettare che a Trigoria abbiano sbagliato (di nuovo) parecchi acquisti. Poi, certo, c’è l’espulsione di De Rossi, veterano ormai disorientato. Ma ora, e può essere anche doloroso scriverlo, va detto che l’insegnante ci sta mettendo molto del suo.

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