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proteste

Immaginiamoci se il governo italiano prima di far partire il progetto della Tav avesse messo intorno ad un tavolo aziende, politici e comunità locali. Se nel frattempo le aziende e i ministeri avessero pubblicato on line i rischi ambientali e non solo quelli e se un team di persone avesse valutato la potenziale reazione delle popolazioni locali, la loro componente sociale, quanti anziani, quanti giovani. E quante possibilità di protesta si sarebbero potute verificare, estendendosi a questioni extra progettuali.

Le proteste di piazza contro il presidente egiziano Mohammed Morsi continuano a essere sempre più forti dopo il nuovo decreto costituzionale e la ratifica lampo della stesura finale della costituzione che andrà a referendum il 15 dicembre. E per la terza volta in una settimana, piazza Tahrir ha visto un’affluenza record. Oggi, però, le manifestazioni sono arrivate sino al palazzo presidenziale, nel quartiere cairota di Heliopolis, dove decine di migliaia di persone si sono radunate dal primo pomeriggio per gridare il dissenso verso il tentativo di Morsi di accentrare ulteriormente il potere nelle sue mani. Una protesta pacifica che ha visto ripetersi gli slogan della rivoluzione rivisitati in chiave anti Fratelli musulmani.

 

In Egitto la tensione ormai è salita alle stelle. La polizia ha sparato lacrimogeni sui manifestanti davanti al palazzo del presidente egiziano Mohamed Morsi mentre tentavano di scavalcare le barriere in filo spinato. Alcune persone sono rimaste intossicati dai gas. Il presidente egiziano Morsi, valutando la situazione come rischiosa, ha lasciato il palazzo presidenziale dopo che manifestanti hanno sfondato il cordone della polizia. “Il presidente ha lasciato il palazzo”, ha detto una fonte presidenziale, che non ha voluto essere identificata. Anche una fonte della sicurezza ha detto che il presidente ha lasciato l’edificio. Alcuni manifestanti hanno sfondato il cordone della polizia che stava proteggendo il palazzo e sono arrivati a protestare sotto le mura del palazzo. Insomma Morsi sarebbe fuggito in un luogo più sicuro. Le forze di sicurezza si sono ritirate dal perimetro esterno del palazzo presidenziale di Mohamed Morsi dove si sono radunate decine di migliaia di manifestanti. Lo riferisce la tv di stato egiziana. ”Il popolo vuole la caduta del regime”, “vattene“, “Sei tu che te ne devi andare , noi restiamo”,  hanno gridato i manifestanti. In movimento varie marce organizzate dal Fronte di salvezza nazionale per protestare contro il decreto presidenziale di Morsi e la costituzione approvata quattro giorni fa. Morsi ha intanto presieduto una riunione al palazzo presidenziale di Ittahadeya in vista del referendum costituzionale del 15 dicembre. 

 

Va a rilento lo spoglio ufficiale per i risultati delle primarie del centrosinistra. Sul sito “Italia bene comune” la conta dei voti è ferma alle 2,25, con 3.992 seggi scrutinati su 9.232. Con questi numeri Pier Luigi Bersani e’ in testa con il 44,33%, Bruno Tabacci ottiene l’1,2%, Laura Puppato il 2,97%, Nichi Vendola il 15,21% e Matteo Renzi il 36,29%. Totale delle schede scrutinate 1.181.626.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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L’aumento improviso della benzina, causato da un buco nelle casse dello Stato, ha fatto scoppiare rivolte in tutto il Paese. Proteste ad Amman, contro il Primo Ministro ma anche il Re viene preso di mira. Si rischiano tre anni di galera.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Scoppiano proteste in Giordania, il Re sotto accusa

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Cinquantuno arresti e la sospensione dell’ampliamento di una fabbrica della Sinopec è il bilancio delle ultime manifestazioni ambientaliste in Cina. Questa volta le proteste popolari, aumentate di giorno in giorno, fino a provocare la chiusura della fabbrica oggetto delle contestazioni, hanno avuto come teatro la città di Ningbo. La fabbrica in questione era un impianto petrolchimico del colosso statale Sinopec. L’impianto è il più grande della Cina e doveva ricevere un ulteriore investimento, per il suo ampliamento, di 55,9 miliardi di yuan (circa 6 miliardi di euro).

Alla manifestazione prevista in Spagna e Portogallo il 14 novembre si potrebbero aggiungere proteste analoghe in Grecia e andando ben oltre, creando un’ondata di rivolte sincronizzate in tutta l’area. Rischio parilisi.

pubblicato da Wallstreet Italia
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A novembre il giorno della protesta: indetti scioperi in tutto il Sud d'Europa

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Alta tensione anche a Torino, dovuta alle proteste degli studenti contro i tagli imposti dal governo Monti all’istruzione e la condizione generale di ausetrity. Città paralizzata con lanci di uova, bottiglie e fumogeni: la polizia ha risposto con una serie di cariche e lanci di lacrimogeni. Secondo quanto riferito dalla questura, sono stati fermati una quindicina di ragazzi, tutti quanti giovanissimi.


pubblicato da Libero Quotidiano

VIDEO – Tensione a Torino: studenti in rivolta

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E’ di nuovo tempesta sui mercati finanziari europei. All’indomani delle rassicurazioni del governatore della Bce, Mario Draghi, infatti, le piazze del vecchio continente viaggiano in profondo rosso, con Madrid in testa (-3,5% a metà seduta) seguita a stretto giro da Milano (-2,99%) e Parigi (-2,36%). Male anche i titoli di Stato, specialmente i Bonos spagnoli i cui rendimenti si sono nuovamente impennati e dopo due settimane di relativa tranquillità oggi trattano al 5,92% per un differenziale rispetto al Bund decennale tedesco, a sua volta in deciso calo, di 443 punti base.

Il ministro delle Ferrovie pakistano, Ghulam Ahmed Bilour, ha annunciato una taglia di 100mila dollari per chi ucciderà l’autore del film amatoriale blasfemo su Maometto che ha “incendiato” il mondo islamico. Secondo quanto riferisce il quotidiano locale Dawn, il ministro federale si è detto consapevole che l’istigazione all’omicidio è un crimine ma ritiene che sia l’unico modo per instillare la paura nei blasfemi ed evitare altri atti simili. Bilour ha invitato anche i talebani e i membri di al-Qaeda a partecipare alla ‘caccia‘, assicurando che in caso di successo verranno pagati. Parlando con i giornalisti ha inoltre rivolto un appello “alle persone benestanti” perché mettano a disposizione  ”denaro e oro” per colui che vendicherà con il sangue la pellicola realizzata da un cristiano copto. Bilour appartiene a un partito regionale ed è al centro di molte polemiche per la gestione delle disastrate Ferrovie pachistane.

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