Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

provvedimento

Ieri a Bologna sono caduti i primi fiocchi di neve della stagione: giusto una spolveratina durata pochi minuti ma che, se fosse andata avanti, avrebbe gettato nell’illegalità tutti coloro che avessero deciso di usare la bicicletta o il motorino per muoversi. 

La giunta comunale del capoluogo emiliano ha infatti emanato tre settimane or sono un provvedimento che mette al bando qualunque veicolo a due ruote in caso di neve o nevischio, pena una contravvenzione di 39 euro.

La Camera ha approvato la legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e i collaboratori autonomi. Dopo mesi di tira e molla, ora è arrivato il via libera, con il voto unanime della commissione cultura di Montecitorio convocata in sede legislativa.

Come ricordato dal sottosegretario all’Editoria, Paolo Peluffo, la legge istituisce una commissione presso il dipartimento Editoria della presidenza del Consiglio che dovrà definire l’equo compenso e redigere un elenco dei media che garantiranno il rispetto delle retribuzioni. “Mi auguro – dice Peluffo – che tutti, sindacati dei giornalisti, datori di lavoro, ministeri interessati, l’Inpgi, l’Ordine dei giornalisti collaborino per cercare assieme soluzioni equilibrate che rispondano all’obiettivo posto dalla legge. Legge che rappresenta una novità importante non solo nel nostro Paese ma nello scenario europeo perché sancisce il valore economico e sociale dei lavoratori della conoscenza, in un momento di totale trasformazione dell’editoria verso il digitale”.

“Per la delicatezza della materia abbiamo rinviato il decreto sulla incandidabilità dei condannati riservandogli un Consiglio dei ministri ad hoc: era necessario per affrontare questo tema significativo e urgente per poter affrontare le elezioni con le nuove norme”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ai microfoni di Rai radio 1 a proposito del decreto legislativo sull’incandidabilità dei condannati che sarà domani all’esame del cdm.

Slitta alla prossima riunione del Consiglio dei ministri il provvedimento sull’incandidabilità dei condannati. Lo riferiscono fonti governative. La discussione in aula del decreto era prevista per oggi, ma il Cdm ha preferito rimandarla a mercoledì prossimo per valutare al meglio il dossier sull’Ilva di Taranto.

Già tre settimane fa il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri aveva anticipato che il provvedimento sarebbe stato oggetto di discussione da parte del Consiglio dei ministri. Il decreto dovrebbe impedire la candidatura dei condannati definitivi per reati di mafia, terrorismo, corruzione e concussione, e per tutti i reati con una pena da quattro anni in su e che quindi prevedono la custodia cautelare. Resterebbero candidabili i condannati in primo e secondo grado , ma con il terzo grado di giudizio chi sarà giudicato colpevole dovrà lasciare la poltrona. Il decreto dovrebbe comprendere tutti gli incarichi elettivi, non solo Parlamento e Regioni, ma anche Parlamento europeo, consigli comunali, comunità montane, consorzi locali e Asl. 

Decreto sui costi della politica, minuti contati al Senato per l’approvazione. Il provvedimento scade il 9 dicembre ed entro quella data dovrà essere convertito in legge, pena la decadenza. Ecco perchè si rincorrono voci su un possibile ricorso alla fiducia da parte del governo per non perdere gran parte delle norme. Alla Camera sono stati fatti cambiamenti radicali, ma non c’è tempo per poter intervenire di nuovo e ripristinare alcune parti (buone) del testo originario. Come quelle sui tagli ai vitalizi. Nonostante nelle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio di Palazzo Madama siano stati presentati oltre 370 emendamenti (che anche se solo parzialmente approvati, costringerebbero ad un ritorno del testo alla Camera e questo si rivelerebbe esiziale) si cercherà di evitare di mettere mano al testo. C’è troppo timore che il provvedimento possa decadere, costringendo il governo ad intervenire ex novo, ma anche in questo caso non ci sarebbero i tempi per concludere un nuovo iter prima della fine della legislatura. Insomma, per il decreto taglia (parzialmente) i costi della politica, questa è davvero l’ultima spiaggia. E la fiducia, quindi, si avvicina.

Un decreto legge. Due articoli. Molti dubbi. Il provvedimento ‘ad Ilvam‘ in via di approvazione per consentire di risolvere la situazione del siderurgico di Taranto apre il campo a scenari inediti che coinvolgono il rapporto tra potere legislativo e giudiziario. Il conflitto è nelle parole utilizzate della bozza del dl. Che di fatto, col via libera del parlamento, renderà legge l’Autorizzazione Integrata Ambientale per 24 mesi, autorizzando “in ogni caso la prosecuzione dell’attività” per tutta la durata stabilita, “salvo che sia riscontrata l’inosservanza anche ad una sola delle prescrizioni impartite nel provvedimento stesso”. L’esatto opposto di quanto previsto dalla Procura ionica, che il 26 agosto aveva sequestrato gli impianti senza facoltà d’uso, un paio di settimane fa aveva impedito all’azienda l’approvvigionamento di materia prima e lunedì scorso aveva sequestrato i ‘prodotti finiti’ dell’Ilva. Lamiere e lavorati d’acciaio “illegali” perché prodotti nonostante il sequestro e, come ha scritto il gip nella sua ordinanza, “sulla pelle dei tarantini”. Perché l’Ilva, quando produce, inquina. E uccide. 

L’Autorizzazione Integrata Ambientale, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto legge e per 24 mesi,  ”esplica in ogni caso effetto” e perciò, dopo l’ok al decreto, “è in ogni caso autorizzata la prosecuzione dell’attività”  per tutta la durata stabilita “salvo che sia riscontrata l’inosservanza anche ad una sola delle prescrizioni impartite nel provvedimento stesso”. E’ quanto prevede la bozza di decreto sull’Ilva, che dovrebbe essere varato venerdì per trovare una soluzione alla chiusura dello stabilimento di Taranto

Secondo quanto riferito dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini si tratta di un provvedimento “subito operativo” per assicurare la piena attuazione delle disposizione dell’Aia, rilasciata all’Ilva il 26 ottobre scorso. 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Ilva Taranto stabilmentoIlva Taranto stabilmentoI genitori sanno che si deve essere uniti davanti ai figli. La madre castiga? Il figlio fa capricci? Il papà conferma il castigo. Quando il figlio dormirà, cercheranno un accordo. Se invece uno dei due lo proteggerà, vanificando rimproveri e castighi, il bambino crescerà senza educazione e sicuro dell’impunità. Le sue ribellioni saranno sempre più gravi. Da adulto sarà una persona insofferente delle regole, prepotente e aggressivo. Questa banale riflessione, trasportata a livello istituzionale, consente analogie illuminanti.
Parlamento e governo fanno le leggi e le fanno rispettare; la magistratura ne sanziona la violazione. Cosa succede se i cittadini violano le leggi e, quando i giudici li puniscono, governo o parlamento dicono che la sanzione non va applicata e che è meglio farsi promettere che, da ora in avanti, si comporteranno bene?

Succede che i cittadini continueranno a violare le leggi, tanto sanno che uno dei genitori, qualsiasi cosa facciano, li proteggerà sempre. Tutto questo sta avvenendo con l’Ilva. Dopo anni di omicidi impuniti, i giudici l’hanno sequestrata con divieto di continuare l’attività. L’Ilva ha disobbedito e ha prodotto una certa quantità di acciaio, perseverando nell’inquinamento ambientale, causa degli omicidi. I giudici hanno sequestrato l’acciaio prodotto perché provento di reato. I proprietari dell’Ilva si sono molto arrabbiati e hanno annunciato che chiuderanno l’azienda, mettendo sul lastrico circa 20 mila persone. Il ministro Clini è intervenuto e ha spiegato che “già giovedì il governo interverrà con un provvedimento che consenta di superare questa situazione, coniugando lavoro e salute con una soluzione ad hoc”.

Si è bloccata in Senato l’approvazione della delega fiscale. Il Governo è stato costretto ad arrendersi ad un ritorno del provvedimento in Commmissione Finanze di fronte all’asse Lega-Idv e alcuni senatori del Pdl. Una contrapposizione che evidenzia il crescente malumore all’interno della maggioranza per i contenuti della riforma. Uno scontro che cresce proporzionalmente alle tensioni per lo scontro politico: nel centrosinistra per il ballottaggio delle primarie, nel centrodestra per la crisi da leadership. 

I provvedimenti-chiave Se dovesse saltare la delega fiscale, molte misure già previste rischiano di saltare. Si va dalla riforma del catasto che pur assicurata l’invarianza di gettito, dovrà aggiornare i valori degli immobili a quelli reali, al contrasto di interessi con la possibilità di detrarre dalla denuncia dei redditi gli scontrini, le revisione delle agevolazioni fiscali, il tutoraggio per le imprese, l’esclusione dalla nuova Iri per i professionisti, nuovo statuto dei contribuenti, la semplificazione per le imprese e i cittadini e l’accorpamento delle agenzie fuiscali. Oggi, mercoledì’ 28 novembre, il presidente del Seanto Renato Schifani deciderà l’agenda relativa all’iter della legge. 

 

 

La reazione Il disegno di legge delega sulla riforma fiscale,  che doveva essere approvato entro questa settimana dal Senato, sottolinea il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, “è una delle riforme chiave, necessarie per un più equo e trasparente rapporto tra fisco e imprese e per rendere   l’Italia un paese più attraente per gli investitori esteri”.    I principi della delega, improntati a semplificazione,   trasparenza e civiltà giuridica, rileva ancora il leader degli industriali “sono i capisaldi di un cambiamento che il mondo delle   imprese aspetta da anni e che sembrava finalmente vicino alla   realizzazione. E’ urgente che questi principi vengano approvati   definitivamente e poi attuati nei decreti delegati entro il termine   della legislatura”.  Lo slittamento dei tempi, conclude Squinzi, “è, inoltre,  contrario a quella concordia di intenti più volte indicata dal Capo   dello Stato come necessaria per uscire dalle difficoltà in cui si   dibatte il nostro Paese. Ciò è tanto più grave se davvero, come   dichiarato dagli stessi esponenti del Governo, la battuta di arresto   al Senato sia stata dettata non da questioni di merito sul   provvedimento ma da un clima ormai pre-elettorale”.

 

 

Dopo l’approvazione del ddl Stabilità alla Camera, il provvedimento passa a 40,2 miliardi, nel triennio 2013-2015. E’ quanto emerge dalle tabelle sulle coperture degli oneri di natura corrente che accompagnano il provvedimento depositato al Senato dopo l’ok di Montecitorio giovedì 22 novembre. Il ddl approdato alla Camera prevedeva interventi per 31,3 miliardi, quindi con le modifiche approvate sale di 8,9 miliardi.

Il governo aveva incassato l’approvazione della legge di stabilità da parte della Camera giovedì scorso, “rovinando” però una buona giornata a causa di un errore tecnico che ha fatto slittare a lunedì 26 novembre il sì alla Legge di bilancio, e che per due ore aveva fatto sospettare ai deputati che l’esecutivo avesse ”nascosto” 2 miliardi del budget.

Archivi