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L’Ocse conferma la stima di una contrazione del Pil italiano dell’1,8% nel 2013. Il dato italiano è l’unico tra i Paesi del G7 a essere negativo per l’anno in corso. “Alta disoccupazione e bassa crescita sono suscettibili di aggiungere tensioni sociali nelle economie avanzate e in quelle emergenti”, avverte l’organizzazione internazionale nel rapporto pubblicato oggi sottolineando la necessità di riforme per affrontare le “disparità”.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Ieri a Bologna sono caduti i primi fiocchi di neve della stagione: giusto una spolveratina durata pochi minuti ma che, se fosse andata avanti, avrebbe gettato nell’illegalità tutti coloro che avessero deciso di usare la bicicletta o il motorino per muoversi. 

La giunta comunale del capoluogo emiliano ha infatti emanato tre settimane or sono un provvedimento che mette al bando qualunque veicolo a due ruote in caso di neve o nevischio, pena una contravvenzione di 39 euro.

L’assessore ai lavori pubblici, Malagoli, ha giustificato la decisione con motivazioni di sicurezza: «Lo scorso anno ho visto cose che non stanno né in cielo né in terra: anziani in bicicletta che mettevano a rischio la loro incolumità e quella degli altri» e ha aggiunto: «dobbiamo attrezzarci psicologicamente al fatto che il clima è cambiato».

Leggo che un calciatore dice che «Ciò che succede nello spogliatoio deve restare lì. Io non faccio il delatore, ma non mi volto. In silenzio, lo ammazzo di botte». Facciamo lo sforzo di ignorare il suo nome, il suo datore di lavoro e la sua persona in quanto tale. Non è certo mettendolo in croce o (peggio) difendendolo per questioni di appartenenza che possiamo discutere costruttivamente del concetto espresso. Ci interessa solo il fatto che, in quanto calciatore, tutto quello che dice viene amplificato a dismisura. Questo, en passant, non significa che abbia responsabilità maggiori delle nostre. Come dice Charles Barkley, ex-stella NBA, “non voglio essere un modello per gli altri perché gioco bene a basket. Conosco decine di spacciatori che schiacciano”. Siccome però non sono assolutamente d’accordo con lui provo a contro-argomentare, nella speranza che tutti si interroghino su un tema fondamentale. Senza la pretesa di insegnare alcunché a chicchessia.

Quelle alle imprese delle zone colpite da calamità naturali in Italia sono agevolazioni fiscali mirate o si tratta di aiuti di stato irregolari? E’ quanto sta cercando di comprendere la Commissione europea, che ha aperto un’indagine approfondita per verificare se i provvedimenti ad hoc dell’Italia siano o meno in linea con le norme Ue sugli aiuti di stato. Il motivo? L’Antitrust Ue “teme” che le agevolazioni in questione non compensino il danno realmente subito.

Primarie vere o primarie di nomenklatura? Quelle vere esigono un minimo di regole. Allo scopo di impedire l’obbrobrio dei voti comprati a cinque o dieci euro (immigrati ed emarginati) e l’indecenza delle truppe cammellate. Per il resto, le regole dovrebbero aver di mira la più ampia partecipazione possibile e lo scontro “ad armi pari” fra i contendenti. Quelle decise da Bersani e i capicorrente Pd hanno questi nobili scopi? Una sola, anzi mezza. Il doppio turno. Quando ci sono più candidati bisogna sempre avere un secondo turno tra i due più votati, se nessuno ha superato al primo il 50%. Solo così si incoraggia la pluralità delle candidature, altrimenti un candidato “moderato” rinuncia per non danneggiare un altro “moderato”, e analogamente tra i candidati “progressisti”. Al secondo turno, però, deve poter votare anche chi al primo è restato a casa. Scopo dichiarato delle primarie è infatti galvanizzare e mobilitare tutti i potenziali cittadini di uno schieramento, un ballottaggio più interessante o inedito del previsto può coinvolgere elettori fino ad allora apatici e disillusi.

 

 

 

 

 

 

Da quella notte la Polizia fa più paura. Da quel 21 luglio 2001, quando le immagini della “macelleria messicana” della scuola Diaz di Genova iniziarono ad arrivare nelle case degli italiani. Prima le barelle, il sangue, i feriti, le urla, i poliziotti impassibili che scortavano gli arrestati all’uscita del cancello con le mani dietro la testa. E il giorno dopo, quando si vide l’interno, le innumerevoli macchie rossastre, i segni di un’esplosione di violenza che non avevamo visto nemmeno negli anni di piombo, perlomeno contro giovani inermi. Quelle immagini sono periodicamente riemerse ad ogni passaggio importante dei processi. E ancora, di recente, col film di Daniele Vicari.

Le Paralimpiadi volgono al termine, dopo due settimane all’insegna dello spettacolo. E della tecnologia. Perché non a caso sono state ribattezzate come i “Giochi dei superuomini”: il progresso scientifico ha un ruolo sempre più decisivo nello sport per disabili. Lo testimonia la battaglia legale che in passato Oscar Pistorius ha dovuto combattere contro la Iaaf per dimostrare che le sue protesi metalliche non lo avvantaggiassero (lui, amputato bilaterale) nei confronti degli atleti normodotati. Ma, al netto delle polemiche, la tecnologia è ciò che permette ai Giochi paralimpici di essere sempre più competitivi e spettacolari. Quest’anno la finale dei 100 metri T44 è stata un evento quasi al pari di quella dei Giochi olimpici. E questo grazie alle protesi avveniristiche impiegate dagli atleti.

Il valore delle società quotate a Piazza Affari è ai minimi, e l’Italia sta diventando un vero Bengodi. Quelle che erano prede irraggiungibili oggi sono bocconcini a portata di mano.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Unicredit e Finmeccanica nel mirino della Germania

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In questi giorni, a partire dal 25 giugno, quando alla Biblioteca Comunale di Palermo, il cui atro verrà presto intitolato a Paolo Borsellino, abbiamo rievocato l’ultimo incontro pubblico di Paolo, ho più volte meditato sulle parole che furono da Paolo pronunciate quella sera, lentamente, guardandosi intiorno con quel suo sguardo che sembrava ormai guardare ad un punto lontano, al di là di questa vita, al di là dei pochi giorni che sapeva ormai gli avrebbero concesso di vivere.

In particolare mi tornano costantemente alla mente quelle parole in cui Paolo dice con forza e amarezza insieme: “il paese, lo Stato, la magistratura, che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò proprio a farlo morire il 1° gennaio del 1988“, e per Paolo, che aveva un profondissimo senso dello Stato e delle Istituzioni quelle dovevano essere delle parole terribili da pronunciare. 

Stavo rileggendo Primo Levi. In una lettera che scrisse al traduttore tedesco di Se questo è un Uomo, Levi confessa : “non ho mai nutrito odio nei riguardi del popolo tedesco e se lo avessi nutrito ne sarei guarito ora, dopo aver conosciuto Lei. Non comprendo, non sopporto che si giudichi un uomo non per quello che è ma per il gruppo a cui gli accade di appartenere… Ma non posso dire di capire i tedeschi: ora, qualcosa che non si può capire costituisce un vuoto doloroso, una puntura, uno stimolo permanente che chiede di essere soddisfattto.

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