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Il giorno dopo l’Ufficio di presidenza disertato dai filogovernativi e in cui Silvio Berlusconi ha azzerato tutte le cariche e deciso il passaggio formale alla nuova Forza Italia, in un Pdl spaccato c’è chi si lecca le ferite. E c’è chi inizia a contare: bisogna capire quanto pesano le fazioni, chi sta con chi. Tra i più duri, tra le colombe, il ministro Gaetano Quagliariello, che parla senza peli sulla lingua di “distanza nel metodo e nelle linea politica” tra Angelino Alfano e Silvio Berlusconi. In serata una nuova bordata contro il Cavaliere: “La questione della decadenza di Silvio Berlusconi dal Senato è una battaglia in cui dobbiamo impegnarci fino in fondo, ma questa battaglia non può pagarla il Paese”. Quagliariello, dunque, pronto a sostenere le larghe intese anche se il Pd, come appare sicurò, impallinerà il leader del centrodestra.

Le manovre – Nel Pdl, tutti, dai lealisti alle colombe – Berlusconi compreso – si affannano a ripetere che non ci sono scissioni all’orizzonte. Ma dietro le quinte i falchi, che si sentono vincitori dopo il duello della vigilia, inisistono per accelerare la crisi di governo, “favorita” dal ritorno a Forza Italia. Impossibile per i filogovernativi accettare la svolta. In questo contesto le fazioni lavorano alla stesura di differenti documenti in cui rivendicano le rispettive posizioni e la loro centralità nel partito. Fino al Consiglio nazionale del prossimo 8 dicembre, la guerriglia interna continuerà, senza esclusione di colpi. La corsa sarà quella a raccogliere più firme possibili sui rispettivi manifesti politici, da far valere nel momento della resa dei conti finale.

“So chi mi tradirà” – Al centro, dunque – dopo le settimane di ribalta di Alfano – torna Silvio Berlusconi, che si riprende il partito e di fatto ne deciderà le sorti: o con lui, o contro di lui. Nella mente del Cav pare aver fatto definitivamente presa la linea dei falchi: il governo è destinato a cadere. Il cerino, insomma, è in mano ad Alfano. Fonti azzurre riferiscono che, in mattinata, Berlusconi è rientrato ad Arcore e avrebbe ammesso – privatamente – che la spaccatura con i ministri è nei fatti: “Fanno gruppo a sè”, avrebbe detto. Per il Cav è il momento di serrare i ranghi: “Solo un partito unito potrà rintuzzare al meglio i prossimi attacchi giudiziari e difendersi contro la decadenza”. Poi la fatwa di Silvio: “Ormai so chi mi tradirà, ma non buttiamo al vento quanto costruito fino ad ora”.

Alfano al bivio – Berlusconi vorrebbe l’unità, ma non vede le condizioni per realizzarla. Il Cav, inoltre, non vuole compromettere il rapporto con Alfano, e Angelino nemmeno. Quindi, le decisioni: per ora lealtà a Letta, ma nessuno sconto sulla legge di stabilità. Ma soprattutto Berlusconi avverte: “Non resterò a guardare che mi fa fuori dal Parlamento con la decadenza”. E così, tra il governo e il partito, Alfano sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua carriera politica. Il segretario lavora per smorzare i toni e trovare una mediazione il più indolore possibile. Anche lui lavora a un suo documento, di tre punti, in cui ribadisce la necessità di sostenere Letta per il bene del Paese, e in cui sottolinea l’importanza di assicurare a FI un gruppo dirigente capace. Il futuro, però, è ancora tutto da scrivere.

Messi non brilla, Neymar e Sanchez sì e il Real Madrid va al tappeto. Il Barcellona batte 2-1 i “blancos” di Ancelotti e vola a +6 sui rivali, al termine di un “Clasico” poco spettacolare nel primo tempo, molto belle nella ripresa. Decidono le reti di Neymar al 19′ e di Sanchez al 78′, in mezzo un rigore reclamato da Cristiano Ronaldo e una gran traversa di Benzema, poi al 91′ la rete del ‘canterano’ Jesè con la complicità di Victor Valdes. 

Le proteste – Si comincia con Ancelotti che sceglie la prudenza: a centrocampo piazza il difensore Sergio Ramos davanti alla difesa e non il regista Illarramendi, in attacco non c’è Benzema, ma un tridente senza prima punta con Di Maria, Bale e Ronaldo. Nel Barca il “Tata” Martino schiera Fabregas finto centravanti, con Messi e Neymar larghi.   Al 19′ è proprio il brasiliano a far esplodere i quasi 100mila del Camp Nou con un destro che batte Diego Lopez (ancora panchina per Casillas). Di Iniesta l’assist. Non una gran partita, poco spettacolo e Real che si rende pericoloso solo al 44′ con Khedira che, sull’azione di Ronaldo, in scivolata impegna Valdes e poi chiede un rigore che non c’è per il mani involontario di Adriano. 

Che gol, Sanchez! – Nella ripresa, dopo la respinta di Diego Lopez sul sinistro di Neymar, Ancelotti prende coraggio e inserisce Illaramendi per Sergio Ramos. E’ subito un’altra cosa, Cristiano Ronaldo costringe Valdes al grande intervento, poi, al 61′, entra anche Benzema per Bale. Mascherano rischia il rigore su Ronaldo, poi Benzema scarica uno splendido destro dai 22 metri che si stampa sulla traversa. Tante chance sprecate, non sbaglia il Barcellona che al 78′ con l’ex Udinese Sanchez raddoppia: splendido pallonetto su Diego Lopez e partita chiusa, anche se il giovane Jese al 91′ dimezza il risultato. Finisce 2-1, per Ancelotti in arrivo giorni non semplici. 

“Almeno su WhatsApp” ci si sarebbe dovuti confrontare, e invece niente. Alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle continuano a soffrire per il decisionismo di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio: sono stufi delle continue imposizioni, dei toni esasperati e dei sospetti lanciati un po’ qui e un po’ lì dalla villa genovese del comico-politico. Alcuni, mai come adesso, sono vicini a dire “basta” e per questo vogliono un confronto con i vertici del Movimento: c’è la necessità di mettere ordine lì dove c’è tanta confusione, ma è dura. Per i pentastellati va male su più fronti e da tanto tempo: a rendere il vaso colmo è stato l’affaire immigrazione; a farlo traboccare il secco rifiuto mostrato con superbia al Presidente della Repubblica. “Gli altri partiti d’opposizione sono andati al Quirinale, perché noi no?” si chiedono alcuni parlamentari, ma la domanda cade nel vuoto e questo dispiace parecchio nelle stanze del gruppo. 

Napolitano – Grillo e Casaleggio hanno spiegato dicendo che l’invito presidenziale era “tardivo“, ma ad alcuni parlamentari questa è sembrata davvero una piccola giustificazione. Già ieri, venerdì 25 ottobre, Lorenzo Battista, onorevole 5 Stelle, aveva detto che da Re Giorgio sarebbero anche potuti andare: “E’ sbagliato rifiutare il confronto a prescindere – ha scritto su Facebook -. Avrei detto direttamente a lui cosa non condividiamo e quali sono le nostre proposte”. Il sentimento comune tra i grillini è proprio questo: perché rifiutarsi così? Ma soprattutto: perché non discuterne? A queste domande il duo di testa non risponde e il difficile compito è affidato ai capigruppo di turno che, però, devono arrampicarsi sugli specchi. Alessio Villarosa, numero uno a Montecitorio, dice che nessuno gli ha chiesto niente, ma è strano che nemmeno Battista abbia scritto un messaggio (“Almeno su WhatsApp”) al suo capogruppo. Anzi, è impossibile.  

Leader e Guru – Per fare chiarezza in politica c’è solo una ricetta: vedersi. Per questo a Roma tutta la pattuglia grillina vuole vedere sia il leader che il guru: “Bisogna guardarsi in faccia”, lo chiedono i delusi, ma anche i fedelissimi che sono stanchi di dover sospettare dei loro compagni di banco. Ma le scommesse sono partite e molti puntano sul nulla di fatto. Per i due di testa sarebbe troppo rischioso presentarsi a Roma ed affrontare i malumori dei parlamentari, meglio lasciare che il confronto sia via etere: se Grillo dovesse essere sfiduciato pubblicamente (anche solo da pochi) per gli altri resterebbe, per sempre, un leader scalfito. Non si può rischiare perché a stretto giro arriveranno in Parlamento argomenti tosti (Legge di Stabilità su tutti) sui quali il M5S deve mostrarsi compatto, almeno all’esterno. Ogni discussione deve essere rinviata almeno a dicembre, sempre che chi ha mal di pancia non decida di mollare. Se il leader dovesse esagerare i 5 Stelle stufati non si lascerebbero sfuggire l’occasione di far provare a Beppe l’ebbrezza di un “Vaffa”. In perfetto stile grillino. 

Le parole di monsignor Mario Toso, segretario del pontificio consiglio Giustizia e Pace, hanno fatto rapidamente il giro del mondo: “Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali”, ha detto il prelato ai microfoni della Radio Vaticana. Una guerra mondiale, quindi, con l’inevitabile catalogo di immagini che questa locuzione immediatamente evoca. Ma è proprio così?

Il ministero della difesa russa ha comunicato di avere individuato “due oggetti balistici lanciati verso il Mediterraneo orientale. Secondo il comunicato riportato dall’agenzia russa Ria, i missili sono stati individuati dal radar di Armavis (nella Russia meridionale), e risultati lanciati alle 10.16 dal Mediterraneo centrale verso il Mediterraneo orientale. L’ambasciata russa a Damasco ha riferito che non c’è nessun elemento che indichi un attacco missilistico su Damasco. Lo rende noto l’Itar Tass.

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“Ho sentito Berlusconi e mi pare molto preoccupato. Mi auguro che tolga il sostegno al Governo, sostenuto da una maggioranza dove c’è un partito, il Pd, che lo sta trattando come all’epoca fu trattato Craxi”. A parlare è il segretario (protempore, alemno stando alle sue dichiarazioni) della Lega Nord Roberto Maroni. “La legge va rispettata – continua il presidente di Regione Lombardia – ma non può violare i principi cardine dell’ordinamento costituzionale, come il principio della irretroattività della legge penale”, ha detto a proposito della legge Severino in vista del voto alla giunta delle elezioni al Senato sulla decadenza di Berlusconi.

La diminuzione delle nascite in Italia è un caso che ha a lungo appassionato demografi ed economisti. Il declino della fertilità registrato in Europa occidentale tra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso viene comunemente attribuito all’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro. I più alti livelli di istruzione e le migliori prospettive di carriera hanno causato in molti paesi un ritardo della prima gravidanza, determinando, nel tempo, una riduzione del tasso di fecondità.

Dagli anni Novanta, però, le nascite hanno ripreso a crescere in buona parte d’Europa. Tranne che in Italia, dove tassi di partecipazione femminile relativamente modesti e la persistenza di significative discriminazioni salariali si sono accompagnati a un inasprimento ulteriore del calo della fertilità.

L’Ocse conferma la stima di una contrazione del Pil italiano dell’1,8% nel 2013. Il dato italiano è l’unico tra i Paesi del G7 a essere negativo per l’anno in corso. “Alta disoccupazione e bassa crescita sono suscettibili di aggiungere tensioni sociali nelle economie avanzate e in quelle emergenti”, avverte l’organizzazione internazionale nel rapporto pubblicato oggi sottolineando la necessità di riforme per affrontare le “disparità”.

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Mentre il tribunale di Milano lo condannava per favoreggiamento della prostituzione, Emilio Fede si rilassava sul lettino di una spa, intento a farsi manicure e pedicure. Insieme a Lele Mora e Nicole Minetti, l’ex-direttore del Tg4 è stato condannato dal Tribunale di Milano a 7 anni e all’interdizione dai pubblici uffici. Pane per i denti della Zanzara Cruciani, a cui con una punta di sarcasmo rivela: “Sono andato in una spa a fare massaggi fisioterapici, schiena, corpo, in attesa di prenderlo nel di dietro”. Dopo il verdetto, il cellulare di Fede suona senza soluzione di continuità. Raggiunto da Linkiesta, spiega: “Mi sono preso un giorno di relax, lontano dallo stress. Sono vicino a Milano, in una bellissima Spa e cerco da ore di farmi fare unghie di mani e piedi…Il problema è che continuo a ricevere telefonate e la ragazza non riesce a finire il lavoro”. Il neo direttore de La Discussione si dice comunque fiducioso sull’esito del processo: “È una sentenza senza senso. Ho rispetto per la magistratura, ma questa volta proprio non capisco”, dichiara. E al giornalista che chiede se spera nei prossimi gradi di giudizio, replica: “so che ne uscirò più pulito di prima”

Mentre il tribunale di Milano lo condannava per favoreggiamento della prostituzione, Emilio Fede si rilassava sul lettino di una spa, intento a farsi manicure e pedicure. Insieme a Lele Mora e Nicole Minetti, l’ex-direttore del Tg4 è stato condannato dal Tribunale di Milano a 7 anni e all’interdizione dai pubblici uffici. Pane per i denti della Zanzara Cruciani, a cui con una punta di sarcasmo rivela: “Sono andato in una spa a fare massaggi fisioterapici, schiena, corpo, in attesa di prenderlo nel di dietro”. Dopo il verdetto, il cellulare di Fede suona senza soluzione di continuità. Raggiunto da Linkiesta, spiega: “Mi sono preso un giorno di relax, lontano dallo stress. Sono vicino a Milano, in una bellissima Spa e cerco da ore di farmi fare unghie di mani e piedi…Il problema è che continuo a ricevere telefonate e la ragazza non riesce a finire il lavoro”. Il neo direttore de La Discussione si dice comunque fiducioso sull’esito del processo: “È una sentenza senza senso. Ho rispetto per la magistratura, ma questa volta proprio non capisco”, dichiara. E al giornalista che chiede se spera nei prossimi gradi di giudizio, replica: “so che ne uscirò più pulito di prima”

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