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Regali

Roma, 30 nov. – (Adnkronos) – Si prevede un Natale all’insegna della sobrietà: pochi regali ma utili ma non si rinuncia ai prodotti alimentari tradizionali. Complice la crisi, sotto l’albero potrebbero spuntare anche regali frutto del riciclo, riuso e baratto. Sarà così il natale 2012: pochi sprechi e acquisti più oculati. Secondo un’analisi di Coldiretti sulla base dell’indagine ‘Xmas Survey 2012’ di Deloitte, si riduce del 9% il budget degli italiani per i regali di Natale che spenderanno in media 263,6 euro.

Se, insieme ai regali si considerano anche il cibo e il divertimento, gli italiani affronteranno una spesa media di 551 euro a famiglia, in calo del 3,7 per cento rispetto allo scorso anno. Il taglio nella spesa in regali di Natale penalizza soprattutto l’abbigliamento per il quale secondo l’indagine Coldiretti/Swg il 53% degli italiani ha rinunciato o rimandato gli acquisti ma a seguire c’è anche l’acquisto di prodotti tecnologici per il 42% degli italiani.

La spinta verso regali utili peraltro premia l’enogastronomia anche per l’affermarsi di uno stile di vita attento a ridurre gli sprechi che si esprime con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali o con omaggi per gli amici. In Italia, infatti, la maggioranza dei cittadini a Natale preferisce infatti spendere soprattutto nel cibo (29%) che supera i regali (28%), i divertimenti (23%) ed i viaggi (20%).

Ma la risposta alla crisi economia arriva anche dal riciclo, riuso e baratto. A rilevare com’è cambiato l’atteggiamento degli italiani nei confronti del Natale è la ricerca commissionata a Ipsos da eBay Annunci. Dopo aver dichiarato che il Natale, oggi, è soprattutto un’occasione per stare in famiglia (61%), gli italiani prendono le distanze dal consumismo sfrenato degli anni passati dichiarando che il regalo ideale del Natale 2012 deve essere soprattutto utile (46%). Non solo. Il 24% sottolinea che, per essere apprezzato e non apparire anacronistico, deve essere anche economico. Insomma, oggi conta soprattutto il pensiero.

Se da una parte gli italiani sono sempre più vicini alla pratica del riciclo, di cui si fanno portavoce al punto di dichiarare di apprezzare molto (55%) o abbastanza (17%) un regalo riciclato, dall’altra non è stato ancora del tutto abbattuto il tabù da parte di chi, il regalo, lo deve invece fare. Il 61% degli intervistati, infatti, ancora oggi reputa che regalare oggetti usati per Natale sia ‘poco carino’, a fronte di un 37% che dichiara invece sia assolutamente lecito.

Fenomeni dilaganti come quello del riuso, del riciclo e del baratto, trovano la loro dimensione ‘allargata’ proprio nel mezzo internet. Secondo l’indagine, infatti, ben il 72% degli intervistati che utilizzano tutti i giorni internet ha avuto almeno un’esperienza di compravendita di usato nella sua vita (ha quindi venduto e/o acquistato sul web). La sensibilizzazione dell’opinione pubblica, negli ultimi anni, ha portato ad un incremento delle abitudini ecosostenibili adottate nella vita di tutti i giorni.

Tanto che quasi totalità del campione intervistato (ben il 98%) ha dichiarato che ‘riciclare oggetti è un ottimo modo per rispettare l’ambiente e ridurre gli sprechi’. Ma non è tutto: più del 60% del campione afferma che “acquistando oggetti usati si fanno spesso ottimi affari: buona qualità a buon prezzo”. A confermare il propagarsi di un atteggiamento sempre più votato al riciclo, sono i dati confortanti rilasciati sempre nell’ambito dell’indagine Ipsos per eBay Annunci: ben il 35% ha dichiarato di riciclare spesso, il 52% di averlo fatto almeno una volta ma, soprattutto, il 74% degli intervistati ha dichiarato di riciclare in egual misura o addirittura di più rispetto agli anni passati.

Ma quali sono le caratteristiche che definiscono il profilo del ‘Riciclatore ideale’? Il riciclatore ideale è un individuo che ha un’età compresa tra i 35 e i 44 anni, che possiede un elevato titolo di studio e che occupa una buona posizione nel mondo del lavoro. E’ dirigente, imprenditore, libero professionista, impiegato o insegnante. Territorialmente risiede nelle regioni del Centro Italia (Emilia, Toscana e Marche) e si connette ad Internet tutti i giorni, più volte al giorno. Tra le categorie che più si prestano al riciclo di oggetti, in testa c’è ‘Abbigliamento e Accessori’ (71%).

Seguono Arredamento e mobili (23%) con soffitte cariche di oggetti accumulati nel tempo, che ben si prestano a essere riciclati. Infine l’Elettronica (16%), soprattutto per via della vita breve dei prodotti tecnologici che si trovano oggi sul mercato (ritrovati Apple ma non solo). Quali sono, infine, le ‘realtà’ con cui si ricicla più volentieri e senza troppi scrupoli? In testa amici e parenti, con il 30% delle preferenze, pronti a comprendere il motivo del gesto, senza lasciar spazio a inutili fraintendimenti. Seguono le Associazioni (26%) e la Chiesa (21%).

di Alessandro Antonini

Chi da mesi aspetta la tredicesima per tirare una boccata d’ossigeno dopo un anno di austerity si metta pure l’anima in pace. Anche quella finirà tutta nelle mani del fisco. La busta paga più pesante coinciderà infatti con una raffica di scadenze fiscali che lasceranno ben poco in tasca ai cittadini.  Tra bolli, bollette, rate e canoni, secondo i calcoli fatti da Adusbef e Federconsumatori l’agognata gratifica natalizia si ridurrà del 90,7%. Per essere più precisi, dei 34,5 miliardi di euro di tredicesime che verranno complessivamente pagate quest’anno (lo 0,5% in meno rispetto al 2011), soltanto il 9,3%, ossia 3,2 miliardi di euro potrà effettivamente essere speso da lavoratori e pensionati. A bruciare un’ampia fetta delle tredicesime, inutile dirlo, la seconda rata dell’Imu. I 4,5 miliardi che dovranno essere sborsati da chi ha la prima casa di proprietà si porteranno via il 13% dell’assegno. Alla tassa sulla casa si affiancano bollette, ratei e prestiti per un valore di 10,3 miliardi (ben il 29,9% del monte totale). L’Rc Auto mangerà 5,3 miliardi di euro, il 15,4% delle tredicesime, mentre 4,6 miliardi di euro (con una diminuzione del 13,3% sul 2011), serviranno per pagare le rate dei mutui. Il salasso non è però ancora finito: 3,7 miliardi di euro (10,7%) se ne andranno per pagare le tasse di auto e moto, mentre 1,9 miliardi (5,5%) spariranno per il canone Rai. Un ulteriore 8,7%, pari a 3 miliardi di euro, servirà infine per pagare i prestiti contratti con banche, finanziarie, parenti, amici e conoscenti per sopravvivere, dato che stipendi, salari e pensioni non bastano più per far quadrare i bilanci. Da scialare restano solo 3,2 miliardi di euro, meno di un decimo del monte tredicesime.

Ma c’è anche a chi andrà peggio. I lavoratori delle zone colpite dal terremoto dello scorso maggio rischiano, infatti, di non vedere neppure un centesimo nella busta paga di dicembre. Il 16 dicembre scade la moratoria fiscale e le aziende dovranno sottrarre ai propri dipendenti i contributi che erano stati sospesi dopo il sisma. Su uno stipendio di 2.200 euro lordi, ha calcolato la Cgil, si parla di circa 150 euro per i contributi previdenziali e, in media, 350 euro di tasse. In totale fanno 500 euro al mese che, moltiplicati per i sei trascorsi dalle scosse di maggio, fa 3.000 euro. Di questa cifra, ogni mese va restituito un quinto: se lo si somma alla ripresa normale di tasse e contributi, arriviamo a una decurtazione di oltre mille euro.

Scontati, a questo punto, i risultati dell’indagine effettuata da Confcommercio, secondo cui per quasi 7 italiani su 10 il Natale risentirà fortemente della crisi. Malgrado l’austerity, però, la tradizione verrà in qualche modo rispettata. La quota di chi non farà acquisti per regali aumenta dall’11,8% del 2011 al 13,7%, ma oltre 8 italiani su 10 (86,3%), magari attingendo ai risparmi, i regali continueranno a farli.

Contro la crisi dei consumi e per consentire alle famiglie di fare gli acquisti di Natale senza rinunce, il Codacons ha proposto al Governo e alle organizzazioni dei commercianti di «istituire anche in Italia il cosiddetto Black friday, ossia una giornata di sconti e promozioni straordinarie nei negozi», al pari di quella realizzata negli Stati Uniti. Una prima data potrebbe essere il 14 dicembre. L’iniziativa, secondo l’associazione dei consumatori, «gioverà alle famiglie, che potranno fare regali senza dissanguarsi, ai commercianti, che vedranno aumentare sensibilmente il proprio giro d’affari, e all’economia nazionale, grazie alla spinta dei consumi».

A un mese dalle festività natalizie, prevale tra le famiglie italiane la preoccupazione: quasi sette italiani su dieci ritengono che il Natale 2012 risentirà fortemente della grave crisi economica e aumenta la percentuale di coloro che non faranno gli acquisti per i regali (dall’11,8% del 2011 al 13,7%). Niente regali, insomma, e uno dei Natali più tristi che si possa ricordare: è questo il regalo di Mario Monti alle famiglie italiane. Nonostante tutto, resta elevata la quota di chi, almeno un regalo, alla faccia dell’austerity, lo farà: è pari all’86,3 per cento. E se per la metà degli italiani gli acquisti natalizi rappresentano una spesa piacevole da affrontare, diminuiscono coloro che li considerano invece una spesa di cui farebbe volentieri a meno (dal 42,5% al 31,2%). Sono questi i primi risultati di un’indagine realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format Ricerche. 

I regali – La quota di coloro intenzionati a non fare acquisti per i regali di Natale nel 2011 era pari all’11,8%. Quest’anno sale al 13,7%: si tratta soprattutto di residenti nelle regioni del Nord-Est e nelle regioni del Sud. Poco meno di un terzo di coloro che acquisteranno i regali di Natale, lo faranno nel mese di novembre, ovvero o li hanno già fatti o li stanno facendo. Si tratta del 28,9% del campione, una percentuale in aumento rispetto allo scorso anno, quando era risultata pari al 19,8%. Del restante 71,1%, ovvero coloro che faranno gli acquisti a dicembre, più della metà (il 37,5%) lo farà nei primi 15 giorni del mese, in calo rispetto al 2011 (erano il 46,6%). Gli acquisti saranno effettuati in prevalenza nei punti di vendita della grande distribuzione organizzata (68,9%), della distribuzione tradizionale (51,2%), su Internet (28,3%) e negli outlet (10,1%). Rispetto allo scorso anno aumenta l’utilizzo dei punti di vendita della grande distribuzione (+7,1%) e soprattutto del Web (+15,0%). Diminuisce invece la propensione all’utilizzo dei punti di vendita tradizionali (-8%) e degli outlet (-13,9%). L’impiego di Internet per fare i regali è risultato più accentuato tra i consumatori di età compresa tra i 18 e i 44 anni (la stessa percentuale risulta invece molto bassa o “nulla” tra coloro che sono più avanti negli anni).

Il cenone – Uno spiraglio di luce su questo Natale, invece, arriva dal cenone: gli italiani infatti spenderanno 197 euro per famiglia per imbandire le tavole della feste di fine anno 2012 con gli alimentari e le bevande. Questa, di fatto, è l’unica voce di spesa che sostanzialmente tiene in tempo di crisi, e anzi sale del 2,1 per cento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dell’indagine “Xmas Survey 2012” di Deloitte dalla quale si evidenzia che gli alimentari e le bevande rappresentano il 36 per cento delle spese di Natale. Non si rinuncia a preparare pranzi e cenoni o a gratificare parenti e amici con gustosi omaggi utili ma – sottolinea la Coldiretti si qualifica la spesa con una netta preferenza di prodotti del territorio locali e Made in Italy.

Roma, 22 nov. – (Adnkronos) – La crisi taglia il budget degli italiani per i regali di Natale del 9% e l’esigenza di risparmiare aumenta il rischio contraffazione per i prodotti più gettonati sotto l’albero, dalla moda ai giocattoli, dalle nuove tecnologie agli alimenti. E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti sulla base dell’indagine ‘Xmas Survey 2012’ di Deloitte, in occasione della sesta edizione del premio, organizzato dall’Unione Nazionale Consumatori, ‘Vincenzo Dona, voce dei consumatori’ consegnato al presidente di Coldiretti Sergio Marini.

Per le feste di fine anno le famiglie italiane – sottolinea la Coldiretti – spenderanno per regali in media 263,6 euro (-9% sul 2011). Il 39% della spesa è destinato ai più piccoli tra i quali prevalgono i giocattoli e le nuove tecnologie, mentre tra i più grandi abbigliamento ed accessori la fanno da padroni. Si tratta di oggetti a forte rischio contraffazione che in Italia, secondo il rapporto Mise/Censis, sviluppa un giro d’affari complessivo di 6,9 miliardi, di cui 2,5 miliardi nell’abbigliamento e negli accessori, 1,8 miliardi per i cd e dvd, 1,1 miliardi per l’alimentare, 850 milioni di euro per materiale elettrico ed informatico e 29 milioni per i giocattoli.

Tutti prodotti che finiscono sotto l’albero di Natale degli italiani che nel 52% dei casi si dicono disponibili ad acquistare prodotti contraffatti con una netta preferenza per i capi di abbigliamento e gli accessori taroccati delle grandi firme della moda (29 per cento), secondo un sondaggio on line del sito www.coldiretti.it. Tra gli articoli contraffatti che tentano i cittadini ci sono anche gli oggetti tecnologici (14%) e i ricambi meccanici (6%) mentre c’è diffidenza nei confronti di medicinali e cosmetici (1%), giocattoli (1%) e alimentari (1%).

Nel caso degli alimentari, a differenza degli altri prodotti, più spesso la vendita di prodotti taroccati avviene all’insaputa dell’acquirente: “crimini particolarmente odiosi perché – continua Coldiretti – si fondano sull’inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti”. “Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto messa in atto dalla Magistratura e da tutte le forze dell’ordine impegnate confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie troppo larghe della legislazione a partire dall’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata, voluto con una legge nazionale all’inizio dell’anno approvata all’unanimità dal Parlamento italiano, ma non ancora applicato”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini.

Contraffazione: Catania, impegno convergente su lotta

Fini: dietro la contraffazione c’è la criminalità, consumatori evitino acquisti

E’ il “rompete le righe nel GOP”, dove è scoppiata una seria contrapposizione tra Mitt Romney e Bobby Jindal, il governatore della Louisiana, indiano-americano, uno dei giovani leoni che con tutta probabilità si contenderanno la nomination per il 2016. E anche John Podhoretz e gli editorialisti del Wall Street Journal si sono schierati con Jindal. Il candidato sconfitto, parlando in una conferenza telefonica con una platea di donatori della sua campagna, ha riproposto l’argomento del 47% di americani non conquistabili dal GOP quale giustificazione del suo fiasco. “Ciò che la campagna del presidente ha fatto è stato di focalizzarsi su certe componenti della sua base elettorale, dare loro straordinari regali finanziari dal governo, e poi lavorare molto aggressivamente per portarli ai seggi, e questa strategia ha funzionato”, ha detto Romney (la registrazione del discorso è stata ottenuta da ABC News e subito trasmessa e ripresa dalla stampa). “E’ una strategia sperimentata”, ha continuato, “… dai un sacco di soldi a un gruppo e, indovina, loro ti voteranno… dar via regali gratis è un qualcosa contro cui è molto duro competere”. E ha citato i destinatari dei favori concreti.  Agli ispanici ha dato “due cose. Una, il grande regalo sull’immigrazione con l’amnistia del Dream Act, che è stata molto, molto popolare con i votanti ispanici e poi, numero due, Obamacare… Per una famiglia che guadagna 30mila dollari all’anno, la mutua pubblica gratis, che vale circa 10mila dollari annui, è roba massiccia, enorme”. E ai giovani al college, ha detto Mitt, il presidente ha ridotto i tassi di interesse sulle rette scolastiche.   

Ma “Obama non ha inventato la politica dell’acquisto dei voti”, ha commentato acido il Wall Street Journal, e “i repubblicani sanno ancora vincere qualche volta la Casa Bianca, è successo in cinque casi nelle ultime nove elezioni. Romney poteva vincere per la sesta volta, ma in qualche modo è riuscito ad avere meno voti popolari di John Mc Cain in un anno in cui si diceva che i repubblicani erano molto motivati”. E poi è seguita la critica più profonda: Romney vede la politica come “una serie di transazioni per interesse personale, piuttosto che una gara tra valori e programmi in concorrenza. I repubblicani che battono i Democratici che danno i regali sono quelli capaci di farlo con un messaggio più ampio di crescita, di opportunità e una spiegazione del perché le loro politiche sono migliori per entrambi gli obiettivi. Romney ha offerto il suo curriculum e ha spiegato a mala pena le sue politiche”. Per Podhoretz, Mitt “non ha ancora capito e continua a ripetere il suo messaggio perdente”, e sarebbe stato meglio se fosse rimasto zitto dopo aver fatto il suo discorso di resa a Obama la notte del voto. “A parte che è una cattiva mancanza di sportività – sostanzialmente Romney accusa Obama di aver vinto truffando al gioco – sta dimostrando la stessa ottusità circa i bisogni e le esigenze della gente normale che ha fatto più danni alla sua campagna delle prebende che Obama può aver elargito”, ha aggiunto. Anche Jindal è stato durissimo: “Romney ha assolutamente sbagliato” a dare quelle argomentazioni. “Sta dividendo gli elettori americani. I repubblicani devono continuare a mostrare come le nostre politiche aiutano ogni votante a raggiungere il Sogno Americano”. 

Sta insomma maturando un dibattito aspro nelle file dei conservatori, e al centro c’è, di base, una banale considerazione sui numeri. E’ vero che Obama ha una visione troppo focalizzata sul governo, scrive Podhoretz, ma Mitt ha posto troppa enfasi sulla promozione del business e sulla creazione della ricchezza a scapito del resto. Il Sogno Americano sarebbe, secondo Podhoretz e Jindal, “raggiunto da chi muove dalla povertà alla classe media così come da chi costruisce il suo piccolo business. In realtà, la mobilità sociale è probabilmente più rappresentativa della durevole natura del sogno americano che non individuali episodi di creazione di successi”. Obama, che ha puntato sul numero ovviamente più largo di lavoratori dipendenti rispetto agli imprenditori piccoli o grandi, ha avuto ragione. Ha avuto anche lui la sua gaffe quando ha detto agli imprenditori “se hai una azienda non sei tu che l’hai costruita, lo Stato è stato decisivo fornendo maestri e strade”. Ma non lo ha pagato perché tutti coloro che lavorano da dipendenti, assai più numerosi, non sono stati feriti da quella frase: anzi, chi è nella scala sociale dal centro in giù ha orecchie più orientate ad apprezzare la demagogia populistica di chi si mostra più sociale, più vicino a sé e ai propri disagi. Comunque, non c’è alternativa per il GOP al trovare la via per salvare la capra del messaggio pro crescita e i cavoli della massa dei tantissimi che non avranno mai lo spirito e le capacità di costruire imprese e ricchezza. Ci vogliono anche gli operai, i contadini  e gli impiegati in un sistema economico di capitalismo democratico, e votano. Il GOP lo ha scoperto dopo il voto, e ha meritato la sconfitta.  
Certo, esagerare con la “socialità” sappiamo che porta ad Atene e a Roma, e di welfare che soffoca il PIL si muore. La sfida per il GOP sarà quella di fermare l’America prima del suo declino, e dovrà usare le parole, i messaggi, e le soluzioni giuste per la maggioranza.

Come si ricorderà, a due mesi dal voto, Romney aveva detto ad una cena privata per la raccolta di fondi che “c’è un 47% della gente di cui è inutile che io mi preoccupi perché non potrei mai convincerli: vivono di welfare e di provvidenze pubbliche e voteranno Obama”. Era stata la sua gaffe più perniciosa, perché i democratici, una volta che la registrazione delle parole di Romney  è diventata di dominio pubblico, avevano avuto buon gioco nell’accusare il repubblicano di pensare solo a mezza America, quella privata e ricca. In un blog del 20 settembre mi ero chiesto: “Mitt Romney ha veramente compromesso le sue chance di elezione con la gaffe del 47%?”. E avevo sostenuto che era stato un autogol aver detto quella frase infelice, anche davanti a un pubblico amico; che era un incidente che doveva essere evitato e di cui Mitt non aveva che “da rimproverare se stesso”.  Dai risultati elettorali, e soprattutto dal giudizio non favorevole verso Romney come personaggio, espresso dalla maggioranza del pubblico nei sondaggi, si può rispondere ora che quel dubbio era più che fondato. Ma oggi sappiamo che neppure il bagno del 6 novembre ha aperto gli occhi a Romney. 

twitter @glaucomaggi

 

Duemila cinquecento euro al mese, poi un’auto e la garanzia per l’acquisto di una casa. E’ questo l’elenco di ‘regali’ che l’olgettina Elisa Toti elenca durante l’udienza del processo Ruby in  cui sono imputati Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. “Ricevo 2.500 euro al mese da Berlusconi. Come mi aiutava prima, mi aiuta anche adesso con dei bonifici”, afferma nella sua testimonianza. Non solo: “Mi ha regalato una Mini”, e “ha prestato una garanzia per l’acquisto di una casa e mi sta aiutando anche a pagare la fidejussione di quella casa”. Un incontro, quello con l’ex premier, che risale “al 2008 quando, grazie a un amico comune, lo incontro a Villa Gernetto”. Conduttrice tv, la Toti ricostruisce le serate ad Arcore ma sottolinea: “Non sono una prostituta”. Non sa dire se Emilio Fede e Lele Mora portassero ragazze ad Arcore, mentre ricorda il primo incontro con la Minetti nel “settembre 2010” e quello con Ruby “nel 2010, mi sembra ad aprile. Eravamo a cena ad Arcore, l’ho guardata perchè era una ragazza nuova, ma non mi è stata presentata e non le ho parlato”.

Soldi caduti dal cielo - Sono caduti dal cielo? “Può   darsi”. Così la showgirl Arisleida Espinosa, ‘olgettina testimone nel processo Ruby, ha invece replicato all’accusa che le aveva chiesto da chi avesse ricevuto 6.500 euro dopo aver trascorso una serata ad Arcore. “Non lo ricordo”, ribatte incalzata dalle domande del pm di Milano Antonio   Sangermano, dopo aver ricostruito come si svolgevano le ‘cene eleganti’ nella villa di Silvio Berlusconi. Una cifra che emerge in una conversazione intercettata il 20 settembre 2010, il giorno successivo a una delle cene a casa dell’ex premier a cui l’olgettina prese parte. Il presidente del collegio, Annamaria Gatto, ricorda alla Espinoza che la “reticenza di un testimone è equiparata alla falsità”. Allora la donna dice: “può essere che in quella conversazione mi sia inventata qualcosa, non ricordo. Potrei aver millantato di aver ricevuto 6.500 euro per giustificare il fatto che non uscivo con il mio fidanzato”. Espinoza ha affermato poi di non avere “mai fatto sesso a pagamento con Berlusconi” e di non aver mai assistito a palpeggiamenti da parte dell’ex premier nei confronti delle ospiti alle feste. Il pm ha contestato alla testimone una versione dei fatti diversa raccontata da Natasha Teatino, che partecipò ad una serata con la Espinoza e che disse di aver visto palpeggiamenti nelle parti intime del premier. 

Fede cronista – Da parte sua l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede, prima di entrare nell’aula del tribunale di Milano dove si celebra il processo sul caso Ruby che lo vede imputato, ha detto: “Sono venuto in tribunale da cronista, per vedere cosa succede”. A chi gli chiede cosa si aspetta da questo processo, Fede   replica con un sorriso: “La sentenza”. Chiarisce che non rilascerà   dichiarazioni spontanee, quanto invece alle sue presunte difficoltà   economiche ribatte scherzando: “Ho la tosse e la bronchite e non ho   nemmeno i soldi per comprarmi caramelle e medicine”.

 

Sotto l’albero di Natale gli italiani vorrebbero trovare denaro e viaggi, ma si accingono a mettere libri. Tra gli effetti della crisi economica ci sono delle feste natalizie più povere e un netto divario tra regali desiderati e quelli programmati: secondo uno studio della Deloitte, nel Belpaese il budget medio per i regali natalizi è inferiore a quello europeo (551 euro contro  591) e, mentre le sorprese più ambite sono soldi e viaggi, l’orientamento generale è regalare romanzi e prodotti cosmetici.

Un Natale depresso – Il divario tra volontà e possibilità economiche degli italiani viene dall’indagine Xmas Survey di Deloitte, analisi sull’orientamento dei consumi in 18 paesi. I risultati della ricerca parlano chiaro della percezione diffusa della condizione economica nel Belpaese: l’82 per cento degli italiani ritiene di vivere in un Paese in recessione (contro la media europea del 55), e da qui deriva che il 62 per cento degli intervistati programma di spendere meno di quanto fatto nel Natale 2011. Fiducia nel futuro? Poca: secondo il 53 per cento degli italiani il 2013 non andrà meglio dell’anno che si avvia a terminare.

Spesa mirata – Partendo da questi presupposti, argomenta Deloitte, il 70 per cento degli intervistati afferma diessere intenzionata a fare regali “ad elevatà utilità”: niente vizi, insomma, ma cose che si ritengono necessarie. Il 60 per cento, inoltre, prevede di fare acquisti ponderati: si va alla ricerca di offerte e non ci si lascia prendere dai colpi di testa. E così, mentre un italiano su due auspica di ricevere in regalo soldi e vacanze (rispettivamente, il 48 e il 45 per cento degli intervistati esprimono questo desiderio), dallo studio risulta che gli unici negozi che saranno “presi d’assalto” sono le librerie.  

Regali in cambio di prescrizione di farmaci, nello specifico ormoni per la crescita destinati ai bimbi. Questo l’intreccio tra una azienda farmaceutica, la Sandoz, e 67 medici specialisti – soprattutto endocrinologi e nefrologi di strutture pubbliche e private – sparsi in tutta Italia, che sono finiti nella rete nei Nas. Circa 300 carabinieri del Nucleo operativo a tutela della salute e dei Comandi provinciali di 15 regioni stanno eseguendo in queste ore 77 perquisizioni a carico dei 67 medici indagati. 

Che noia la storia del topless di Kate Middleton. Frega davvero a qualcuno che abbia preso il sole poppe al vento mentre il regale marito le massaggiava il fondoschiena?

Le polemiche sulle foto pubblicate da Closer, un magazine francese di casa Mondadori non sono solo noiose, ma anche inutili, stupide, anacronistiche, pelose e ipocrite. E il richiamo ossessivo alla privacy viene anche da chi, fino a qualche mese fa, la pensava esattamente all’opposto. Il pene dell’allora premier ceco Topolanek a Villa Certosa fu, giustamente, pubblicato in ogni dove, senza preoccuparsi di aver leso il diritto alla privacy di un signore che si rilassava, pudenda al vento, in una casa privata. E allora il problema, oggi, dove sta? Nel sacrilegio di aver mostrato due seni regali o nel fatto che il settimanale in questione appartiene a B.?

Fare un regalo non è reato, per carità. Ma quando riguarda una cospicua cifra a disposizione di un contestatissimo impianto siderurgico, la cosa “puzza” tanto quanto i veleni emessi da quelle ciminiere dello skyline cittadino.  Il Corriere della Sera ha pubblicato un documento con il lungo elenco dei beneficiari che dimostra di anche quanto estesa fosse la rete di contatti «sociali» dell’Ilva nel territorio: si tratta di giornalisti, università, associazioni, società sportive, aziende, i vigili urbani e pure una parrocchia e l’Unione italiana per il trasporto degli ammalati a Lourdes ai quali sono arrivati soldi, casse di champagne, fiori, pacchi dono.

La lista, consegnata agli inquirenti da Francesco Cinieri, dal 1986 responsabile della contabilità dello stabilimento siderurgico, dimostra l’ingente budget a disposizione di Girolamo Archinà, il capo delle relazioni pubbliche dell’azienda accusato di fare pressioni sulle istituzioni per favorire in ogni modo l’acciaieria. Fra i nomi delle società del capitolo “omaggi e regalie” dell’Ilva ce n’è una, fa notare il Corsera: la Semat Spa, che vanta le cifre più alte. Da un minimo di 1.286 euro a un massimo di 64.341. Ovviamente le cifre accanto ai nomi non significano sempre che si sia trattato di una donazione. In alcuni casi, per esempio con la “D’Erchie Srl” (un’azienda che produce olio d’oliva) e la “Longo, un mondo di specialità” (vini e prodotti alimentari) le migliaia di euro accanto al nome indicano le spese sostenute per i pacchi-regalo di fine anno, moltissimi ai giornalisti. La cifra più piccola 72.69 euro, la più alta 8.400.

Nell’inchiesta è venuto fuori anche un documento dei Carabinieri che nell’aprile 2011 accertava le pericolose emissioni dello stabilimento di Taranto. La relazione venne inviata al ministero dell’ambiente che invece, pochi giorni, dopo rilasciò lacertificazione per il proseguimento dell’attività, ignorando di fatto l’allarme dei carabinieri.

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