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Terzo blitz della Guardia di finanza in due giorni, dopo il Friuli e la Calabria, questa volta nelle stanze dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Liguria per acquisire documenti sulle spese dei gruppi e dell’assemblea. L’attività è legata ai controlli avviati negli ultimi mesi dalle fiamme gialle in diversi Consigli regionali. Il controllo odierno, a differenza di quanto accaduto ieri in Regione Friuli Venezia Giulia, è stato disposto dalla procura di Genova che ipotizza il reato di peculato peer ora a carico di ignoti. Il fascicolo è stato aperto dal sostituto procuratore Francesco Pinto dopo un esposto presentato qualche tempo fa sull’utilizzo dei contributi regionali per spese considerate personali. Stamattina infine è stata la sede della Regione Calabria ad essere perquisita sempre dalla Guardia di finanza per acquisire tutta la documentazione delle spese dal 2010 ad oggi. 

La prima data utile per le elezioni regionali nel Lazio è il 3-4 febbraio. Lo ha deciso il Tar, annullando il decreto del presidente Polverini nella parte relativa alla non individuazione specifica della prima data utile. Il decreto della Regione fissava le elezioni per il 10-11 febbraio. Il provvedimento del Tar del Lazio indica che il commissario nominato dal ministro dell’Interno, nella persona del prefetto di Roma, rinnovi il decreto di indizione delle elezioni per il 3-4 febbraio 2013, entro tre giorni dalla notifica della decisione.

Seguire il percorso dei soldi spesi dai partiti in Calabria. È questo l’obiettivo del blitz della guardia di finanza di Reggio che su disposizione della Procura si è presentata a Palazzo Campanella, sede del consiglio regionale, per acquisire tutta la documentazione delle spese, dal 2010 ad oggi, dei diversi gruppi politici. Rimborsi chilometrici, costi di rappresentanza, stipendi di ogni singolo consigliere regionale della Calabria. L’operazione delle fiamme gialle è scattata alle 9 e ha toccato anche Palazzo Foti, sede della Provincia di Reggio Calabria.

La Puglia taglia ma non troppo. Solo venerdì scorso, infatti, la Regione aveva approvato un disegno di legge sulla riduzione dei costi della politica che prevedeva, tra le altre cose, una sforbiciata agli stipendi dei membri del Consiglio, l’abolizione di vitalizi e assegni di fine mandato e la revoca di ogni compenso ai condannati in via definitiva. “Un risparmio complessivo di 4 milioni e 800 mila euro all’anno”, aveva annunciato con soddisfazione il presidente del Consiglio Regionale, Onofrio Introna. Ora, però, arriva la denuncia di alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle: “E’ solo fumo negli occhi: hanno fatto il minimo indispensabile per ottemperare alle direttive del Governo. E così hanno evitato i tagli più consistenti che chiedevamo noi e migliaia di cittadini pugliesi”.

Non è solo l’ex direttore amministrativo Ermanno Giannetti a tirare in ballo il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi nell’inchiesta sul buco milionario dell’Asl di Massa, procura che l’ha indagato per falso ideologico insieme al dirigente regionale Carla Donati e al suo superconsulente, Niccolò Persiani. Ci sono anche le telefonate, i dialoghi in cui il governatore parla di bilanci, accenna all’assegnazione del fondo sanitario, ai conti di ognuna delle province toscane.

Un’operazione della Guardia di Finanza è in corso nelle sedi di tutti i gruppi politici regionali del Friuli-Venezia Giulia. Sarebbero in atto sequestri di documentazione contabile. I sequestri – riferisce l’Ansa – sono stati richiesti dalla Procura regionale della Corte dei Conti nell’ambito di un’indagine sulla contabilità dei gruppi. Fonti della Procura della Corte dei Conti, interpellate, hanno riferito che le verifiche riguardano tutti i gruppi regionali . “Partiamo da qualcosa”, hanno indicato le fonti.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Renata Polverini scende ancora in campo per ricandidarsi.  Una cena di raccolta fondi per “Città Nuove”, nella splendida cornice di Villa Miani. Ieri sera sono arrivate le automobili di imprenditori-finanziatori. Il presidente dimissionario della Regione Lazio è arrivata alle 20,30. Sulla cena si erano già scatenate polemiche alimentate dal Partito democratico: “Chiamare gli imprenditori per una cena elettorale – ha attaccato il capogruppo regionale Esterino Montino – in una situazione di crisi altissima, non va bene, quando tantissime aziende vedono bloccati i propri crediti proprio dalla Regione, può far nascere il sospetto che gli imprenditori saranno costretti a lasciare l’obolo”.  E a qunto pare l’obolo in questione è salato. Mille euro a persona. “È una cosa inaudita – per Montino – c’è un conflitto evidente perché in questi mesi le aziende sono strozzate. La Regione è in una situazione di dissesto della macchina amministrativa, tutto è senza controlli, e chiedere un finanziamento agli imprenditori, in queste condizioni, è inaudito”. Intanto all’ombra del cupolone sono giorni decisivi per la scelta del candidato Pdl alla Regione. I nomi sono due:Renata Polverini che pare sul punto di ricandidarsi, e Francesco Storace, leader de La Destra. “Facciamo le primarie, io accetto anche la formula che penalizza di più il mio partito. Ma devono decidersi entro domenica, il mio tempo sta scadendo”, afferma Storace. Insomma il tempo stringe e intanto Renata si prende un bel gruzzoletto. Basta un invito a cena…

Arriva il lombard. La nuova moneta, complementare e non sostitutiva dell’euro, sarà lanciata domani dal vice presidente e assessore all’Industria e all’Artigianato della Regione Lombardia, Andrea Gibelli. II circuito monetario locale imita esperienze già avviate in Europa come quelle del Wir svizzero, il Nantò francese, il Chiemgauer bavarese e il Bristol Pound inglese. “Il Lombard è pensato per le imprese, per immettere liquidità e risolvere uno dei problemi che attanagliano l’economia Lombarda” spiega Gibelli. “Una moneta virtuale che aiuterà l’economia reale, e che poi potrà essere convertita direttamente in euro tramite la Regione Lombardia, ma che nel frattempo potrà aiutare la circolazione di capitali”. In Svizzera il Wir è una moneta complementare utilizzabile dal 1934, riconosciuta da circa 75 mila imprese, e può contare sulla presenza di una Banca Wir, che offre servizi in franchi svizzeri ed in buoni Wir. 

Prendiamo il processo a cui è sottoposto Ottaviano del Turco. Uomo politico di lungo corso, presidente di Regione vede, nel luglio del 2008, la sua carriera bruscamente interrotta causa arresto. La procura della Repubblica di Pescara, indagava dal 2006, in merito ad una vicenda di presunta corruzione finalizzata ad agevolare uno dei ras della sanità locale, tal Angelini.

In Germania o in Francia, in Inghilterra o negli Stati Uniti il destino di un Del Turco locale sarebbe già stato ben definito e delineato: lo sarebbe stato in un paio di anni, tempo ragionevole per tutelare le esigenze della collettività e, al tempo stesso, dell’imputato. Tempo ragionevole per mantenere fiducia in un organo fondamentale quale la magistratura.

Sono bastati cinque anni di crisi (dal 2007 a oggi) a far tornare le regioni agli anni ’90. Se il trend a livello nazionale era già stato evidenziato, il Centro Studi Sintesi ha scattato per Il Sole24 Ore una fotografia a livello delle venti amministrazioni territoriali, scoprendo dati del Pil, della spesa pro capite delle famiglie e degli investimenti da allarme rosso. A livello di Pil, la regione che sta messa peggio di tutte è il molise, che tra 2007 e oggi ha visto un arretramento dell’11,4%, tale da riportare la regione ai livelli del 1998. Ma stanno messe male anche regioni tradizionalmente considerate le “locomotive2 del Paese: il Piemonte ha perso 7,7 punti, tornando a livelli di Pil del 1997, il veneto l’8,5% con un ritorno ai livelli del 1996, la Lombardia del 4,7%, com’era il Pil nel 1999. La spesa reale delle famiglie (cioè al netto dell’inflazione), che  indica il livello dei consumi, ha subito un vero crollo in Umbria, con un -8,4% che riporta la regione ai livelli del 1996; male anche la Campania con un -6,9% che riporta la borsa della spesa a quella del 1996; ma non stanno messe bene pure il veneto (-3,7% ai livelli del 1999), Piemonte (-2,9%; 1999) e Lombardia (-2,1%: 1999). Giù anche gli investimenti, con una “rasoiata” a livello nazionale del -13,2% solo tra 2007 e 2010; in questo caso, a aguidare la “picchiata” è la Campania con un -25,7% E il presidente di Confindustria Campania, Giorgio Fiore, chiede provocatoriamente: “Perchè gli imprenditori dovrebbero avere interesse a investire qui da noi, visto che abbiamo uno dei più alti carichi fiscali, dovuti anche alle tasse locali, oltre a una pubblica amministrazione che non funziona?”. 

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