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“Non ero contento del risultato delle primarie e volevo fare qualcosa,  rivolgere un quesito a tutti quelli che vogliono veramente cambiare l’Italia.” Esordisce così Giorgio Colli, quarant’anni, piccolo imprenditore lecchese. Che si occupa di costruzioni edili e dichiara di essere il promotore di www.renzipianob.it, il sito che ha rischiato di provocare l’ennesimo terremoto nel Pd perché proponeva un sondaggio di gradimento su una possibile lista Renzi, con tanto di foto e iconografia del sindaco di Firenze sconfitto alle primarie. Un dominio sponsorizzato su Google, e registrato prima che si potesse conoscere l’esito del ballottaggio, a nome di Telnext. La società dichiara di aver fatto semplicemente fronte alla richiesta di un cliente, e da oggi il sito viene registrato proprio a nome di Giorgio Colli. Che afferma: “Alcuni amici e collaboratori mi hanno consigliato come fare, ma ho fatto di testa mia e pagato di tasca mia. Mi sono mosso appena ho capito che sarebbe andata a finire così”.


pubblicato da Libero Quotidiano

SONDAGGIO: Secondo voi, con la sconfitta alle primarie, Renzi si è "bruciato" per sempre?

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Monica Maggioni ci piace. E molto. Non solo perché ha moderato con imparzialità anglosassone il confronto Bersani-Renzi, liberandoci finalmente dai riti vespiani. Ci piace, e molto, anche e soprattutto perché nel corso della sua carriera ha sempre dimostrato di saper fare la giornalista. Anzi di esserlo, che è diverso.

Che conduca “Uno Mattina” o racconti, da embedded, le guerre in giro per il mondo, la Maggioni non cambia il suo stile. Mai. Anche a costo di risultare troppo algida e milanese, con quell’inflessione che ogni tanto fa capolino tra una frase e l’altra. Quando è finalmente riuscita a sfondare in Rai, lei, sinistrorsa della prima ora con Clarks beige e feste dell’Unità in curriculum, è stata definita “voltagabbana”, pronta a spostarsi a destra per far carriera. Noncurante, ma iper-professionista brianzola tutta impegno e competizione, non se ne è mai curata più di tanto.


pubblicato da Libero Quotidiano

Mughini: a Renzi va la vittoria morale Paragone: ha fallito, fa solo chiacchiere. Voi con chi state?

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Matteo Renzi è stato protagonista di questa bella avventura, ci ha messo energia, freschezza, è una risorsa come siamo tutti in questo grande squadrone”. Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, all’indomani del successo alle primarie, insiste sul concetto di “squadrone”. Ma questa volta, nel suo ipotetico dream team, inserisce anche il nome del suo rivale di questi ultimi mesi, augurandosi che il sindaco di Firenze (nonostante in diverse occasioni abbia ripetuto di non volersi impegnare), possa avere un ruolo politico in vista delle elezioni politiche. O forse anche dopo l’appuntamento elettorale. Bersani, fermato dai cronisti prima di entrare nella sede del Partito, si è soffermato anche a parlare della sua idea di governo: “Deve essere del cambiamento nel senso dei contenuti, dei programmi e delle cose da fare con anche una nuova generazione in campo, nuove persone”. Come procederà in caso di vittoria per nominare la sua squadra? Bersani non ha dubbi: “Niente manuale Cencelli”. Inoltre a chi gli chiede se farà un governo con Sel, il segretario del Pd ribadisce: “Con Sinistra ecologia e libertà, certo, ma deve essere anche espressione di un civismo, della riscossa civile; un governo che non è un manuale Cencelli, aperto con la testa”.

Ero andato a votare al primo turno delle primarie, sono tornato al secondo. Per un dovere democratico che sento, più che per convinzione. Ma sono stato per mezz’ora fuori dal seggio, passeggiando, prendendo tempo, telefonando a gente che stimo, senza sapere cosa fare. 

Sono stato tentato più volte di andarmene via. Ma le fughe non mi piacciono. E sono entrato. Avendo qui in un mio precedente post spiegato il mio voto (non ideologico) per Vendola nell’urna del 25 novembre, non ho votato come ha invitato a fare il leader di Sel, cioè per Bersani. Anzi non ho proprio votato per nessuno dei due. Ho fatto una cosa che non avevo mai fatto da quando, 36 anni fa, ho votato per la prima volta. Ho annullato la mia scheda.


pubblicato da Libero Quotidiano

Secondo voi cosa deve fare ora Renzi?

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Un trionfo quello di Pier Luigi Bersani alle primarie del Pd. Il segretario ha vinto in quasi tutte le regioni rosse, tranne la Toscana quasi tutta renziana (il sindaco ha vinto con il 54,3% dei coti contro il 45,6% di Bersani) tranne le eccezioni di Livorno, Massa e Pisa. Il candidato premier del Pd è andato più che bene nel Lazio con il 67% dei voti contro il 33% del sindaco. Ovviamente ha stravinto con il 61% in  Emilia contro il 38,8% di Renzi, con il 61,5% della sua Piacenza. Rinconquistate anche le province perse al primo turno, come Forlì e Cesena al 54,5% e Modena al 57%.   Il segretario ha vinto in tutto il nord. In Liguria 65,8-34,1, in Piemonte ha rimontato 58-42, in Lombardia e’ andato al 60,5% contro il 39,5% di Renzi, stesse percentuali del Veneto.

Record al Sud  Ma ancora una volta è stato il Sud a dare al segretario le maggiori soddisfazioni: Bersani ha ottneuto al ballottaggio delle primarie cifre sopra il 70% per cento. Incredibilmente il record spetta alla Calabria dove è arrivato al 75,78% contro il 24,22% di Renzi. Ma il vero trionfo si consuma nella città di Vibo Valentia dove il segretario strappa oltre l’85% dei consensi contro il 14% di Renzi. Un risultato incredibile che fa nascere una domanda: che cosa ha promesso Bersani a Vibo Valentia? 

Il sospetto è che tra i due contendenti delle primarie del centrosinistra ci fosse un patto fin dall’inizio e che ora all’orizzonte ci sia un ticket con Bersani premier e Renzi segretario del Pd o ministro.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Bersani vince contro Renzi. Ma tra i due c'è un accordo?

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“Renzi ha finalmente fatto qualcosa di sinistra, ha perso”. La freddura che girava al quartier generale di Pierluigi Bersani mentre arrivavano i dati dello spoglio delle schede delle primarie la dice lunga su come l’apparato del partito democratico intende muoversi ora che ha incassato la benedizione della base. Il Pd aveva la possibilità di chiudere con il passato e invece resta quello che è stato finora: un partito vecchio. Un’occasione perduta per mancanza di coraggio, per quella paura del nuovo che caratterizza la sinistra, per quell’immobilismo suicida che ha affossato l’Italia. 

La svolta mancata - Renzi avrebbe potuto dare una svolta, ma così non è stato. E gli scenari che si vanno delineando in queste ore sono quelli dei vecchi nomi da prima e seconda Repubblica che stanno scaldando in motori per prendersi una poltrona. Si farà sentire Giuliano Amato, l’ex socialista, oggi al Pd, due volte premier, utilizzatore accanito della patrimoniale, collezionista di vitalizi, pensioni, ministeri, incarichi e poltrone (l’ultima quella da commissario – proprio lui! – sui tagli ai fondi ai partiti), che aspira al Quirinale. E pure Rosy Bindi, che ieri, subito dopo aver capito che non sarebbe stata “rottamata” da Renzi ha detto di non escludere un suo ruolo nell’eventuale governo Bersani. “Ribadisco che deciderà il partito per me, ho sempre rispettato le regole e la regola predeve che ci sia la deroga”, ha detto il vice presidente alla Camera del Pd intervistata da Mentana nello speciale TgLa7. Quanto a Massimo D’Alema, per lui Bersani è stato una specie di Davide contro Golia. “E’ stato costruito da uno schieramento pressochè unanime di tutti i media contro di noi”, ha assicurato. Alla festa dello stato maggiore del Pd ieri sera si è fatto largo sono arrivati tutti i vecchi volti del Pd e tra loro si è fatto largo Nichi Vendola per abbracciare Bersani. 

Lista unica?-  Abbraccio lungo e ricambiato. Tanto che qualcuno ha chiesto al governatore della Puglia se in serbo per lui c’è un ticket con Bersani. Vendola ha glissato la risposta: “Il significato sintetico e luminoso di questo voto finale è che il Paese chiede una svolta a sinistra nell’agenda di governo”. “Siamo riusciti a battere la forza della suggestione costruita intorno al tormentone della rottamazione”, dice Vendola, intervistato da Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, Messaggero e Unità. Una lista unica Sel-Pd “la considero abbastanza fantapolitica, perchè io pongo un tema molto piu’ complesso, quello di un soggetto politico dei progressisti, di un partito del futuro. Le scorciatoie organizzative non mi interessano”, dichiara. Dalle primarie “esce l’indicazione di una svolta a sinistra, assolutamente senza Casini, mettendo l’accento più sulla questione sociale che su quella politica”, rimarca Vendola, secondo cui il primo provvedimento del governo di centrosinistra dovrebbe essere “un taglio alle spese militari, a partire dagli F35, per dare subito un segnale che si tolgono risorse da un uso inappropriato e si destinano a primi programmi di manutenzione e messa in sicurezza delle scuole”. 

 

 

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