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Il governo ricorre alla sua 47esima fiducia per far votare al Senato la disposizione che taglia i costi della politica. Approvati i tagli al numero e agli emolumenti dei consiglieri regionali. Che fine fanno i vitalizi?

pubblicato da Wallstreet Italia
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Gli sprechi della Casta: ecco cosa cambierà con il decreto

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Il Tar del Lazio è stato chiaro: l’agonia della Regione Lazio deve finire entro l’anno e Renata Polverini dovrà mollare la poltrona da governatore che continua ad occupare nonostante abbia dato le dimissioni. Ha cinque giorni di tempo l’ex governatrice per decidere la data delle nuove elezioni regionali, altrimenti interverrà il Viminale. Ma l’ex sindacalista non ci pensa proprio. Non vuole schiodare e invece di attenersi alla sentenza del Tribunale amministrativo, chiamato in causa dal Movimento Difesa del Cittadino, che le ha imposto ieri di andare al voto entro 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio, cioè entro il 28 dicembre, ricorre al Consiglio di Stato. La Polverini insiste sulla sua linea, ovvero election day regionale e taglio dei consiglieri da 70 a 50. “Devo rispettare lo Statuto della mia Regione”, spiega. Per il Tar, comunque, sia il riordino delle province sia “la mancata riduzione dei consiglieri” non sono motivi validi per ritardare le urne. Ecco perchè ora, per i magistrati, Polverini deve fissare la data “entro il più breve termine tecnicamente compatibile”. I 45 giorni di campagna elettorale sono intoccabili e se l’ex governatore non si esprimesse entro questa settimana, il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri (o un suo delegato) nominata commissario e si andrebbe a votare con il cotechino e le lenticchie sullo stomaco.

Mentre le strade di Taranto si riempievano di lavoratori dell’impianto siderurgico arrabbiati per l’incertezza del loro futuro, di cittadini che pretendono il rispetto dell’ambiente, e andava in scena l’ennesima spaccatura dei sindacati sull’opportunità o meno di fare sciopero il presidente Ilva, Bruno Ferrante, ai microfoni di Telenorba annunciava l’intenzione dell’azienda di impugnare dinanzi al tribunale il provvedimento del gip Patrizia Todisco che ieri ha respinto il piano aziendale di interventi e la richiesta Ilva di continuare a produrre. Da parte sua Franco Sebastio, procuratore della Repubblica di Taranto, ha spiegato: “Abbiamo detto no all’Ilva, ed il nostro parere è stato poi confermato dal gip, perchè il piano dell’azienda non solo ci sembra inadeguato, come hanno anche accertato i custodi, che sono i nostri consulenti tecnici, ma perchè contiene interventi di cui si è già parlato molti anni fa senza che l’Ilva li abbia attuati”. “La direttiva data ai custodi è chiara”, ha concluso il magistrato: “il sequestro va attuato definitivamente, ovviamente con le procedure adeguate e che tengano conto della realtà complessa su cui si va ad operare, perchè le emissioni inquinanti devono cessare”.

Intanto il ministro Clini ha voluto puntualizzare che “il governo sta applicando in maniera rigorosa la legge e l’applicazione spetta per le norme italiane e per le direttive europee al ministro dell’Ambiente. Un decreto del governo a risolvere la questione? Non c’è bisogno, l’unico atto legale e vincolante per l’impresa è un atto ordinario, ovvero l’Aia (Autorizzazione impatto ambientale, ndr)”. “Credo che domani avremo il documento”, ha continuato il ministro dell’Ambiente, “poi avvieremole procedure previste dalla legge con la Conferenza dei servizi e così avremo finalizzato un documento. “Noi rilasciamo l’Aia che ha come riferimento la lista delle migliori tecnologie disponibili per la siderurgia in Europa”.  

Momenti di tensione si sono registrati tra i lavoratori dell’Ilva in sciopero sulla statale Appia dove hanno incontrato centinaia di manifestanti del “Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti” secondo i quali lo sciopero, proclamato da Fim e Uilm, in definitiva è a vantaggio dell’azienda. Gli aderenti al Comitato indossano una maglietta  gialla con la scritta ” si ai diritti no ai ricatti” invitando a non bloccare la città ma semmai il siderurgico. Dal presidio gli operai Ilva gridano ” via via” e tra le due “tesi” si sono interposte le forze dell’ordine.

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