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“La sanità pubblica chiamata a ripensarsi in vista di una rimodulazione e di adattamenti di cui dobbiamo avere consapevolezza. Dobbiamo imparare a gestire il divenire del processo demografico in corso in modo più efficiente“. E’ quello che ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti, intervenendo alla cerimonia di chiusura dell’Anno europeo dell’invecchiamento attivo. Il capo del governo torna quindi a parlare del sistema sanitario nazionale dopo che qualche giorno fa ha lanciato l’allarme giudicandolo a rischio.

Domenica scorsa si è svolta la giornata contro la violenza delle donne. Anche in medicina esiste una violenza sulle donne ancor più grave essendo più indifese nell’imminenza del parto. Questa violenza, programmata con il guadagno e con l’orologio del medico, si chiama parto cesareo. Ancora oggi la percentuale è elevatissima in tutte le regioni, al contrario delle percentuali che l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera come eque, per il bene del nascituro e della puerpera.

Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha voluto “preparare” i cittadini italiani, in contraddizione con l’articolo 32 della Costituzione Italiana, alla possibilità di non riuscire a coprire i conti nazionali riguardanti la sanità pubblica.

Il Premier torna sull’argomento diventato un caso quando ha detto che il sistema sanitario pubblico rischia di scomparire per carenza di fondi, senza assumersi la responsabilita’ per l’impatto deleterio delle misure di austerita’ imposte dal suo governo.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Monti: salvare sanità non vuol dire privatizzarla

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Molti del mio ambiente mi sfottono chiamandomi il “profeta”. Ovviamente non ho nessuna “celeste ispirazione” per esserlo e meno che mai so prevedere il futuro rivelando verità nascoste. Mi limito a  frugare nella pancia della sanità rovistando tra i tanti interessi e le tante contraddizioni che la riempiono, per realizzare il sogno di un diritto alla salute uguale per tutti. Se critico, se mi agito, se scrivo dei post, degli articoli, dei libri, se giro per conferenze e congressi è perché tento nel mio piccolo di oppormi a tutto quanto può nuocere a questo sogno. Niente di più. Ho imparato che il diritto alla salute più che essere difeso va costantemente costruito e che per costruirlo ci vuole un pensiero riformatore. Ho anche capito che chi non è in grado per tante ragioni di pensare questo pensiero suo malgrado diventa prima ancora di qualsiasi problema sanitario il primo vero grande nemico del diritto. Non sono tanto i problemi  “oggettivi” della sanità a mettere in pericolo il diritto alla salute delle persone, ma i modi sbagliati con i quali si cerca di affrontarli. Il problema non è il problema ma il problem solver. 

 

“Una tempesta in un bicchier d’acqua”. Il ministro della salute, Renato Balduzzi liquida così le polemiche divampate dopo le parole del premier Monti sull’allarme di una futura non sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Non ci saranno tagli, ha chiarito al question time, semmai “riorganizzazione e ristrutturazione”. E ancora: “Non ci sarà nessuna privatizzazione”. ”Mi preme precisare”, ha detto il ministro, “che il governo attualmente crede che il Servizio Sanitario sia economicamente sostenibile attraverso operazioni di riorganizzazione e ristrutturazione che non sono tagli ai servizi, ma sono la loro ottimizzazione”. Balduzzi ha sottolineato che nel caso in cui non si intervenisse “dal primo gennaio del 2014, sulla base di scelte effettuate nel 2011 dal governo Berlusconi-Tremonti, noi avremo due miliardi di nuovi ticket aggiuntivi. Personalmente penso che questo non sia sostenibile – ha osservato  - sarebbe insostenibile per il sistema, insostenibile per i cittadini, insostenibile in sè in quanto incentiverebbe molti cittadini ad andare a cercare altri nuovi ticket. Alcuni farebbero fatica a pagarli e quindi verrebbe messo in discussione proprio il loro accesso al diritto alla salute, altri andrebbero a cercarsi la soddisfazione delle prestazioni altrove, nel privato, e questo finirebbe per diminuire e indebolire il servizio sanitario nazionale”.

Arriva la franchigia – Cosa intende fare allora Monti? Balduzzi annuncia che entro Natale il governo produrrà un documento politico di indirizzo per orientare il cammino per il 2013 sulla riforma ticket. L’intenzione è quella di abolirlo, ma per farlo bisogna trovare un modo per incassare circa 5 miliardi di euro. E’ qui che entrerebbe in gioco la francigia che dovrebbe valere l’1% del reddito o dell’Isee dei cittadini. In pratica chi guadagna 100 mila euro l’anno avrà una francigia di 1000 euro; chi dichiara 10.000 euro ne pagherà 100. Ogni prestazione sanitaria ha una tariffa e i cittadini le pagheranno tutte finchè non raggiunge la sua franchigia. A quel punto smetterà di pagare. Si stanno comunque studiando dei criteri per abbassare la franchigia di chi ha malattie costose, come il cancro. Per altre patologie, invece, l’esenzione potrebbe sparire. 

 

L’aumento dell’età media delle persone entro il 2060, 86 per gli uomini e 91 per le donne, porterà a conti molto salati. Le soluzioni? Più tasse, taglio servizi, riduzione degli sprechi e nuove forme di finanziamento.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Italia, paese di anziani: spese sanità costeranno 16 mld in più

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Ma cosa ha detto sulla Sanità il buon Monti? Ha detto una cosa ovvia, che chiunque non sia obnubilato da ragioni ideologiche ha ben impresso in testa. Ha detto che la spesa è in costante aumento e che le risorse disponibili non riusciranno a coprire questo aumento (per l’esattezza già adesso accumuliamo disavanzo). L’invecchiamento della popolazione, la ricerca e l’evoluzione delle tecnologie biomediche, una percezione della salute diversa rispetto a ieri, incidono su tale aumento e su quello relativo alla domanda.

E’ un problema di tutti i paesi occidentali ma per l’Italia e per i suoi disastrati conti un problema in più.

Il Servizio Sanitario Nazionale Italiano ha rappresentato nel 2010 un costo pari al 9,1 % del Pil contro l‘11,5 % della Francia, l‘11,2% della Germania e il 16,6% degli Stati Uniti.

Aggiungendo alla spesa pubblica per la sanità anche i costi sostenuti privatamente, il quadro non cambia, anzi si radicalizza, dato che in Italia, nel 2009 sono stati spesi in media 3.020 $ per cittadino, contro i 3.872 in Francia, i 4.072 in Germania e i 7.895 (settemilaottocentonovantacinque) negli Stati Uniti. Sempre nel 2009 l’Italia è stata preceduta, per la spesa pro capite in sanità anche da Svizzera, Norvegia, Lussemburgo, Danimarca, Canada, Austria, Belgio, Irlanda, Svezia, Islanda, Australia, Regno Unito, Finlandia, collocandosi sotto la media di spesa pro capite dei paesi dell’OCSE.

 

Con il governo Monti anche la sanità pubblica così com’è oggi potrebbe diventare un lusso. “Il momento è difficile e la crisi ha impartito lezioni a tutti, il sistema di cui andiamo fieri potrebbe non essere più garantitop” ha detto il premier Mario Monti durante una conferenza stampa a Palermo. Parole che ovviamente hanno scatenato il putiferio e su cui è arriva una precisazione da Palazzo Chigi che garantisce che la sostenitbilità del servizio pubblico è garantita. “Per il futuro è però necessario -spiega la nota –   individuare e rendere operativi modelli innovativi di finanziamento e   organizzazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie”.  “In sintesi – si legge- il presidente non ha messo in questione   il finanziamento pubblico del sistema sanitario nazionale, bensì,   riferendosi alla sostenibilità futura, ha posto l’interrogativo   sull’opportunità di affiancare al finanziamento a carico della   fiscalità generale forme di finanziamento integrativo. Inoltre, egli   ha voluto sollecitare la mobilitazione di tutti gli addetti ai lavori,  così come degli utenti e dei cittadini, per una modernizzazione e un   uso più razionale delle risorse”.

Quanto pagheremo Le parole del presidente del consiglio sono probabilmente da mettere in relazione con il progetto del ministro della salute Renato Balduzzi di una  uova forma di compartecipazione dei cittadini. Si basa su una franchigia che sarebbe del tre per mille. Per chi guadagna ad esempio 20 mila euro sarebbe di 60 euro, o di 300 per chi ne guadagna 100mila all’anno. Il cittadino dunque pagherebbe la prestazione sanaitaria con tariffe simili a quelle dei ticket fino a raggiungere la franchigia. Ma al ministero per evitare che qualcuno, una volta raggiunto il proprio limite massimo di spesa, possa richiedere prestazioni a quel punto grauite, che non servono e generare una spesa inutile, si pensa a un ticket per far contribuire chi fa visite o esami inappropriati. Ma da solo questo sistema non basta. Biosognerà fare grossi interventi di risparmio delle Regioni da cui i servizi saniatari rischiano di riuscire ridimensionati. E magari sarà necessario aumentare le persone con un’assicurazione sanitaria che nel nostro Paese sono 11 milioni. 

 

Lo smantellamento dello stato sociale firmato da Mario Monti e il suo governo si arricchisce del capitolo sanità, che secondo il Professore sarebbe prossimo al collasso. “La sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale – ha spiegato Monti – potrebbe non essere garantita”. La bomba è stata sganciata nel corso di una videoconferenza a Palermo, alla presentazione del progetto del nuovo Centro per le biotecnologie e la ricerca biomedica della Fondazione Rimed.      

Un futuro a rischio – “Non sono tante le occasioni per me e per i ministri per guardare l’oggi con conforto e il domani con grande speranza, anche per questo mi dispiace non essere stato con voi”, ha proseguito il premier, che ha poi ribadito come la crisi economica abbia colpito tutti, settore sanitario compreso. “La sostenibilità futura dei sistemi santiari nazionali, compreso il nostro di cui andiamo fieri – ha avvertito . potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni. La posta in gioco – ha precisato Monti – è altissima”. E ancora: “Anche l’innovazione medico-scientifica, soprattutto nella fase dell’industrializzazione, deve partecipare attivamente alla sfida”.

Ricerca e innovazione – Secondo quanto affermato dal Professore, la strada per ritrovare la crescita è quella della ricerca e dell’innovazione nel campo della sanità, della scienza e della vita. L’obiettivo è quello di generare e attirare investimenti esteri, miglioramenti e occupazione di qualità. Monti sceglie proprio un centro di ricerca per lanciare il suo appello a chi vuole investire nella sanità, e sulla Fondazione Rimed ha spiegato: “Si tratta di un processo di sviluppo che tutti sottoscriverebbero come miglior lascito per le future generazioni, siamo contenti di aver creduto come governo in questo progetto”.

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