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Se non trovano un accordo al piu’ presto da un terzo a meta’ dei container che arrivano via cargo negli Stati Uniti rischiano di rimanere bloccati. Pericolo rincari di merci e prodotti sotto Natale. Interviene il governo federale.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Sciopero dei porti in California: commercio rischia paralisi

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L’aria che si respira come in tutte le occupazioni che si rispettino è quella da vigilia della presa del palazzo d’Inverno. Trepidazione, attesa, attenzione per il leader degli operai che parla. Nella storica sala Nobile del liceo classico Minghetti, uno dei più importanti di Bologna, centinaia di ragazzi stanno a sentire le parole di Maurizio Landini. Il segretario della Fiom, prima di prendere un treno per tornare a Roma dopo una visita in città, proprio non vuole mancare a un incontro chiesto dai ragazzi e che, stando alle parole di Bruno Papignani dell Fiom locale, non era proprio ben visto della dirigenza del blasonato liceo bolognese.

«Protesto per una paga migliore: con quello che mi danno non riesco a comprare del cibo per i miei bambini che hanno meno di 6 anni». Sono le parole paradossali di Pamela Waldron al New York Times. Pamela lavora infatti in un Kentucky Fried Chicken della “Grande Mela” da otto anni ma guadagna poco meno di 8 dollari l’ora (5,50 euro) e per questo è in sciopero da giovedì scorso insieme ai suoi colleghi di KFC, McDonald’s, Burger King, Taco Bell, Wendy’s e a molti altri lavoratori delle catene di “fast food” o meglio “junk food” (cibo spazzatura).

In arrivo un nuovo sciopero dei trasporti che coinvolgerà mezzi pubblici (metro, tram e bus), treni, aerei e collegamenti marittimi nelle giornate di giovedì 29 e venerdì 30 novembre. L’agitazione, indetta dal sindacato Cobas-Cub, durerà 24 ore e interesserà tutta Italia.

Mezzi Pubblici: autobus, tram e metropolitane a rischio per l’intera giornata di giovedì 29, con fasce garantite stabilite nelle singole città. A Milano lo sciopero dell’Atm è previsto dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 al termine del servizio. Vista la concomitanza con l’inizio dello sciopero ferroviario, previsto dalle ore 21, la linea 924 (Segrate-Lambrate FS) e la linea 121 (San Giuliano Milanese-San Donato) effettueranno, a partire da quest’orario, servizio regolare.

Nel giorno in cui riprenderanno le votazioni al Senato sul ddl diffamazione, Alessandro Sallusti scrive su Twitter: ”Ricevuto ordine di arresto domiciliare”. Il direttore de Il Giornale è stato condannato dalla Cassazione a 14 mesi di carcere e oggi scadevano i 30 giorni di sospensione della pena.

Nei giorni scorsi è stato rinviato lo sciopero generale dei giornalisti, previsto per oggi, contro il provvedimento sulla diffamazione in discussione al Senato. La Fnsi aveva parlato di “sciopero inevitabile”, dopo il via libera alla norma “salva-direttori”, messa a punto dal relatore Filippo Berselli, che prevede, per lo stesso reato della diffamazione, il carcere per i giornalisti e la multa per i direttori.

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Il presidente del Senato Schifani ha invitato i giornalisti a non scioperare, assicurando la sua mediazione per una modifica all’attuale testo sulla diffamazione  e che potrebbe essere votato, con procedura inaudita, nella seduta di lunedì, magari persino con votazioni notturne.  Forse il presidente Schifani avrebbe fatto meglio a far sentire la sua voce prima della proclamazione dello sciopero. Forse avrebbe potuto rivolgere un appello a quei parlamentari che vogliono solo consumare una vendetta ed introdurre una sorta di “Legge manette”.

Quel testo non è più mediabile, sbaglia chi continua a coltivare illusioni di trattativa e di possibili miglioramenti.
Quella robaccia va solo ritirata, rimessa nei cassetti, in attesa di tempi migliori quando si potrà forse tornare a parlare seriamente di rettifica, di tutela del diffamato, di querele temerarie, di Giurì per la lealtà della informazione.

Sciopero differito, ma non la protesta. E’ la decisione della Federazione nazionale della stampa che fa un passo indietro rispetto alla giornata di sospensione dal lavoro decisa per lunedì contro il ddl sulla diffamazione. Lo fa al termine di una giornata in cui fanno sentire la loro voce contraria a tempi e modalità della protesta il presidente del Senato Renato Schifani e il presidente della Fieg Giulio Anselmi, anche se per motivi molto diversi. Schifani chiede di rinviare, “nel pieno e totale rispetto dell’autonomia di scelta sulla protesta deliberata dal sindacato della stampa”, auspicando che si attenda prima l’esito del voto finale dell’Aula di Palazzo Madama sul ddl, che ci sarà proprio lunedì. Questo per “consentire alle organizzazioni sindacali una valutazione complessiva del testo esitato dal Senato, destinato, tra l’altro, a successiva valutazione da parte della Camera dei deputati”. Per il presidente del Senato, questo “costituirebbe garanzia di quel clima di coesione sociale di cui l’Italia ha bisogno”. Solo ieri era passata la cosiddetta norma salva direttori. 

Le giornaliste e i giornalisti del Fatto Quotidiano e del fattoquotidiano.it aderiscono allo sciopero indetto dalla Fnsi per lunedì 26 novembre, in concomitanza con il voto finale sul cosiddetto ddl salva Sallusti. Un provvedimento che limita fortemente la libertà e l’autonomia professionale, arrivando a prevedere il carcere per il giornalista colpevole di diffamazione e una lunga serie di sanzioni che ostacolano la circolazione delle notizie.

Al Senato, da settimane si assiste a un teatrino grottesco e trasversale dei partiti che mira a indebolire il ruolo della stampa in una fase delicata e decisiva del nostro Paese, segnando regole che peseranno negativamente sul diritto all’informazione dei cittadini.

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Lunedì prossimo sciopero generale dei giornalisti di quotidiani, televisioni, agenzie di stampa, periodici, testate web, free lance, uffici stampa “contro il provvedimento sulla diffamazione in discussione al Senato che limita gravemente l’autonomia dell’informazione”. Lo annuncia il segretario della Federazione della stampa, Franco Siddi.

 

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A Roma, durante lo sciopero generale europeo, città invasa da studenti, circa 50 mila. La polizia ha affrontato il corteo con pesanti cariche e lanci di lacrimogeni. Nel video si vedono le forze dell’ordine bloccate da gente che urla: “Andate ad arrestare quelli che vi pagano!”

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Proteste anti-rigore: cittadini salvano studente dall'arresto

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