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sconfitto

“Non ero contento del risultato delle primarie e volevo fare qualcosa,  rivolgere un quesito a tutti quelli che vogliono veramente cambiare l’Italia.” Esordisce così Giorgio Colli, quarant’anni, piccolo imprenditore lecchese. Che si occupa di costruzioni edili e dichiara di essere il promotore di www.renzipianob.it, il sito che ha rischiato di provocare l’ennesimo terremoto nel Pd perché proponeva un sondaggio di gradimento su una possibile lista Renzi, con tanto di foto e iconografia del sindaco di Firenze sconfitto alle primarie. Un dominio sponsorizzato su Google, e registrato prima che si potesse conoscere l’esito del ballottaggio, a nome di Telnext. La società dichiara di aver fatto semplicemente fronte alla richiesta di un cliente, e da oggi il sito viene registrato proprio a nome di Giorgio Colli. Che afferma: “Alcuni amici e collaboratori mi hanno consigliato come fare, ma ho fatto di testa mia e pagato di tasca mia. Mi sono mosso appena ho capito che sarebbe andata a finire così”.

Il perdente e lo sconfitto Ora che tutto è finito, comincia la corsa per mettere un piede sul carro. Del vincitore. Tutti vogliono Bersani. E Bersani li vuole tutti con sè. Lo spettro dell’Unione di Prodi comincia ad aleggiare sul cielo del cnetrosinistra. Pier dovrà fare un patto col diavolo se vuole una coalizione da portare a Palazzo Chigi. Il diavolo chi sarà? La cosa piùnaturale è pescare fra i grandi perdenti delle primarie. I nomi sono due: Matteo Renzi e Nichi Vendola. Il primo è lo sconfitto. Il secondo è il perdente. Il giovane sindaco di Firenze ha giocato la sua partita. Bene. Si è aggrappato con le unghia ad una sfida che era difficile. Ha avuto un partito contro e ha dovuto parare gli attacchi di tutta la sinistra. Nichi invece ha delapidato tutto il vantaggio che negli ultimi due anni aveva accumulato, sull’onda delle sue vittorie in Puglia, 2005 e 2010 e ha dovuto suo malgrado rincorrere con grande affanno Renzi e Bersani. I numeri per Nichi sono stati impietosi. E’ uscito con le ossa rotte dal primo turno. Si è beccato un misero 14,4 per cento mentre il sindaco ragazzino lo doppiava con un bel 36,9 per cento. Vendola ha accettato malamente la sconfitta e da finto innovatore è tornato ad essere una vecchia volpe della sinistra italiana. Innanzitutto non ha smesso di attaccare Matteo Renzi e poi, a seggi appena chiusi per il primo turno, ha detto pubblicamente ai suoi: “Votate Bersani, lui profuma di sinistra”. Parole che hanno dirottato i suoi voti sul segretario, portandolo a vincere senza problemi il ballottaggio. Il giochetto è stato semplice. Una equazione matematica. Non potendo espandere la base elettorale al secondo turno Renzi ha fatto la fine del topo. Ha dovuto registarre il passaggio dei voti di Nichi a Bersani e si è messo il cuore in pace.

Nichi sogna e detta l’agenda Vendola punta in alto. Lui vuole portare Sel in parlamento e vuole poltrone in un possibile governo Bersani. Nichi è furbo e si vede. A sinistra apprezzano i perdenti come lui. Gli sconfitti con onore invece li mettono da parte. Ed è quello che sta succedendo in queste ore. Renzi è stato malamente bacchettato. Ogni sua parola che facesse pensare ad una ricopensa post primarie da parte di Bersani era stata etichettata come opportunismo o incoerenza. Tutti i big del pd e della sinistra volevano sentirsi dire da Renzi una sola cosa: “Se perdo mi faccio da parte e torno a fare il sindaco di Firenze. Aiuterò Bersani da semplice militante”. Il sindaco ragazzino lo ha detto chiaramente. Nichi no. Lui è il governatore della Puglia e dovrà governare fino al 2015. Ma se Pier vince nel 2013 e va a palazzo Chigi e dovesse chiamarlo…lui di no non lo direbbe di sicuro. Ed è tale la voglia di fare il ministro che già oggi detta la linea al centrosinistra. “La carta di intenti del #centrosinistra è chiara: archivia l’agenda Monti. E per me il #Monti bis è morto e sepolto”, twitta il leader di Sel. Come dire: “Io ci sono”. E nichi parla già al prurale. Lui si sente il principale compagno di merende di Pier. “Io e Bersani ora non staremo chiusi in una stanza a discutere, l’alleanza non e’ un recinto stretto in cui confrontarci solo tra di noi. Ora va sconfitto il berlusconismo che è diventato il racconto incivile di questo paese”.  Nichi ha tutto per entrare nell’olimpo di Bersani. Rappresenta quel ritorno al passato che le primarie hanno consegnato al centrosinistra italiano. Nichi parla ancora di antiberlusconismo. Un disco rotto perfetto per meritarsi una poltrona. Da sottolineare infine c’è un altro aspetto. Nel giorno della vittoria di Bersani, quello che ha twittato di più sul futuro del centrosinistra non è stato il segretario del Pd ma proprio Nichi Vendola. Insomma il diavolo a cui Pier dovrà vendere l’anima è pugliese. Fa il governatore. Ancora per poco. Ma è un diavolo che sa anche dissimulare i piani. “Quello di ieri è stato un voto chiaro, limpido e luminoso. C’è voglia di sinistra e di cambiamento”, ha dichiarato oggi Nichi. Già il cambiamento lo rappresentano lui e Pier. Vendola è il solito leader della sinistra che da perdente si prende una fetta di torta, mentre lascia le briciole a chi ha vinto sul campo il primo turno e rappresenta davvero il cambiamento. Matteo Renzi. Lo sconfitto.

Il confronto tv di ieri sera fra i due candidati del Pd si è giocato tutto con il guanto di velluto. Matteo Renzi e Pierluigi Bersani non hanno affondato i coltelli nelle piaghe e sostanzialmente il due si sono portati a casa uno zero a zero più bello che utile. Ma un perdente vero c’è. E si chiama Enrico Mentana. Il direttore di TgLa7 è stato snobbato e ignorato dai due contendenti. “Mitraglietta” deve rinunciare al faccia a faccia nel salotto di casa sua. Così Renzi e Bersani in giacca e camicia sono andati a duellare su Rai1 fregandosene di Mentana. Il direttore aveva da tempo invitato i due contendenti negli studi di la7 per un confronto. Lo aveva fatto con larghissimo anticipo. Addirittura prima del voto del 25 novembre creando anche polemiche perchè non aveva considerato gli altri tre candidati. Matteo Renzi aveva risposto subito con un “sì direttore io ci sarò”. Da Bersani solo un assordante silenzio. Ora dopo il faccia a faccia su Rai1 anche Mentana, in perfetto mood da Pd cerca pure lui una “giustificazione” per il no di Bersani e Renzi. E allora scrive: “Il confronto sabato su La7 NON si farà, perché Bersani ha declinato l’invito.Dal suo punto di vista di front runner un duello basta e avanza. Duello visto da 6.584.000. Buon per Bersani, e ancor più per Renzi: il pubblico medio Raiuno è anziano e del sud, categorie in cui è debole. Bersani, dà buca perché è primo nei sondaggi e un dibattito avvantaggerebbe l’avversario”. Insomma “Chicco” ha perso. Anche lui deve farsene una ragione.

Lo sconfitto Mitt Romney sale sul palco del grande centro di Boston, dove sono riuniti i suoi sostenitori, e ammette la sconfitta: “Grazie a tutti e congratulazioni a Obama” e fa gli auguri a Obama: “Devo congratularmi per la sua vittoria e per i suoi sostenitori – ha detto Romney nel suo discorso da sconfitto, a Boston – Devo ringraziare e augurare tutto il bene a lui, alla First Lady e alle sua figlie”. Per quanto riguarda il ringraziamento a Ryan e alla moglie Ann confessa: “Grazie a Paul Ryan e a mia moglie che sarebbe stata una First Lady meravigliosa”


pubblicato da Libero Quotidiano

Barack Obama esulta: “Four more years”, altri quattro anni. Sarah Palin, la super conservatrice repubblicana, si dispera: “La sua rielezione è una catastrofe”. Ma lo sconfitto, Mitt Romney, non vuole ancora rendere l’onore delle armi e riconoscere la vittoria del presidente, riconfermato, La notizia è stata rilanciata per prima dalla Cnn, e poi confermata dall’emittente conservatrice Fox News: “E’ troppo presto per assegnare l’Ohio (uno degli Stati chiave, ndr). Mitt non vuole ancora riconoscere la sconfitta”. E intorno alla mezzanotte, nel quartier generale dei repubblicani a Boston, si attendeva l’intervento di Romney, che non arrivava. Il candidato repubblicano ore prima aveva annunciato di aver scritto il testo per celebrare la vittoria; ora sta cercando le parole adatte per descrivere una sconfitta. Una sconfitta amara e beffarda, perché Romney è in testa nel voto popolare: ha raccolto più voti in assoluto, ma per il sistema dei “grandi elettori” Obama viene confermato alla Casa Bianca (proprio come avvenne nel 2000, con la vittoria di George W. Bush ai danni di Al Gore). Nemmeno un’eventuale vittoria in Ohio – lo spoglio non è ancora concluso e il testa a testa è serrato – potrebbe cambiare le sorti di queste elezioni presidenziali, ma una vittoria nello Stato (e magari anche in Florida) darebbe ulteriori argomenti per il discorso di Romney. Silenzio anche da parte di Obama: per “prassi”, negli Stati Uniti, il candidato vincitore prende parola solo dopo l’intervento dello sconfitto. Barack attende una mossa di Romney. Secondo le ultime indiscrezioni, il fatto che Romney non abbia ancora pronunciato il suo discorso potrebbe essere il preludio a un eventuale ricorso in più stati, mai avvenuto negli Stati Uniti (nel 2000 riguardò solo la Florida).

 

Giorni caldissimi per il Pdl, sconfitto in Sicilia e alle prese con la stesura di “road map” e regolamento in vista delle primarie. Alle consultazioni azzurre – pare essere sicuro, ormai – non parteciperà Silvio Berlusconi, tentato dalla voglia di sfiduciare Monti e anche dalla voglia di farsi una lista tutta sua, magari con Umberto Bossi e l’ex superministro Giulio Tremonti. Il futuro è tutto da scrivere, e il Pdl è attravarsato da anime, correnti e differenti pulsioni. Per il Cavaliere, che non si candiderà alla premiership ma non mollerà l’agone politico, meglio riflettere lontano dagli epicentri degli scontri. Lontano, ma non lontanissimo: è stato infatti rimandato il viaggio in Kenya. E viene scelto un altro rifugio. Così Silvio oggi, martedì 30 ottobre, è arrivato a Montecatini Terme, in provincia di Pistoia, per una visita “strettamente personale”. L’ex premier alloggia al Grand Hotel & La Pace e, secondo quanto si è appreso, non dovrebbe soggiornare per più di due giorno: per lui, “in calendario”, le cure termali e una sessione di laser terapia


pubblicato da Libero Quotidiano

Pdl sconfitto in Sicilia. Secondo voi è colpa di Alfano?

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 Sheva non sfonda in politica. Il principale sconfitto dalle elezioni legsilative in Ucraina è proprio lui, l’ex attaccante milanista Andrei Shevchenko. Il suo partito ‘Ucrain avantì, secondo gli exit poll, ha raccolto solo l’1,6%, sotto la soglia di sbarramento del 5% per entrare alla Rada. Il Partito delle regioni del  presidente Viktor Yanukovich ha vinto le elezioni legislative in  Ucraina che hanno sancito, a sorpresa, l’ingresso in Parlamento di Svoboda (libertà), il partito   di estrema destra dell’esponente nazionalista e antiseminata Oleg   Tyagnibok.

 


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Delusione Sheva, non sfonda in politica

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Il maltempo non l’ha fermato e a dispetto dei bookmaker inglesi che lo davano sconfitto ce l’ha fatta. Ci ha messo 75 minuti Beppe Grillo per attraversare a nuoto lo Stretto di Messina. Sul suo blog scrive: “Il mio è il terzo sbarco in Sicilia”. In questo video di Tgcom24 l’arrivo del comico genovese.


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Traversata in 75 minuti: missione compiuta per Beppe Grillo

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di Fosca Bincher

Se la sarebbe presa meno se  l’avessero sconfitto i comunisti. E invece Berlusconi nell’agosto scorso è stato sconfitto dal nemico per eccellenza, l’unico che odia più dei comunisti: l’aglio. Chissà che faccia avrà fatto il Cav  quando il 6 agosto gli è arrivata da Alicante una garbata lettera scritta in italiano dall’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato Interno- dipartimento supporto alle operazioni marchi, disegni e modelli dell’Ue. Oggetto: la domanda di registrazione del marchio di un nuovo partito politico che lo stesso Berlusconi aveva trasmesso il 18 luglio precedente. Il Cav  aveva già deciso allora di chiudere il Pdl e aveva fatto registrare due nuovi marchi politici: “Grande Italia” e “Grandeitalia”, scritto tutto attaccato. L’Ue  ha avviato le pratiche, fermandole però ai primi di agosto. E replicando al Cav: attenzione, c’è qualcuno che ha già registrato da tempo un marchio assai simile, che potrebbe confondersi con il tuo. Non sono identici, ma lui ha diritto a rifiutare sia la registrazione di Grande Italia che quella di Grandeitalia. Perché in tre modi diversi ha già ottenuto la registrazione del marchio Grand’Italia. Quel qualcuno   è un’azienda italiana: il gruppo Star di Agrate Brianza. E con il marchio Grand’Italia commercializza già da anni prodotti alimentari, soprattutto una linea di sughi per condire la pasta. E uno dei prodotti più di successo è proprio la passata di pomodoro all’aglio biologico. Il diritto di primo marchio è della Star, e solo lei può concedere a Berlusconi di presentare il suo nuovo movimento politico con uno dei due nomi. Per altro su Grande Italia pende il rischio ricorso da parte di Pippo Fallica,   esponente del movimento di Gianfranco Micchichè che il 24 ottobre 2011 aveva deposito all’Ufficio brevetti e marchi italiano il simbolo di Grande Italia, e senza ballottaggi con  la passata all’aglio ne ha ottenuto la registrazione il 6 luglio scorso.

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