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“Cornuti e mazziati”. Dal Guatemala dov’è tornato proprio ieri Antonio Ingroia non usa giri di parole per commentare la sentenza della Consulta che ha accolto il ricorso di Napolitano. “Zagrebelsky aveva ragione: le ragioni della politica hanno prevalso sulle ragioni del diritto: da quello che ho letto finora questa sentenza mi pare una specie di grosso pasticcio”. Per Ingroia si tratta di una sentenza “già scritta” da tempo: “Ho provato un’amarezza profonda quando sentivo dire da persone autorevoli come Zagrebelsky che la sentenza della Corte Costituzionale era già scritta, non volevo crederci – dice – pensavo che in uno stato di diritto la consulta decidesse sulla base del diritto e non sulla base di opportunità istituzionali. Il tenore del comunicato stampa diramato stasera dalla consulta dice invece che si è fatta una scelta di politica del diritto piuttosto che di regolamentazione del diritto”.

Il cosiddetto “caso Sallusti” ovvero l’ imperativo categorico “salvate il soldato Sallusti” sarebbe l’emergenza che si vive “al vertice delle istituzioni” mentre le grandi testate nazionali come le Tv pubbliche e commerciali ci aggiornano ad horas degli appelli a Napolitano

Il presidente della Repubblica che descrivono molto determinato a “risolvere” in breve tempo e con “qualsiasi mezzo” il caso di un condannato con sentenza definitiva che sta scontando la sua pena ai domiciliari ha fatto sapere tramite il suo portavoce Pasquale Cascella che “sta esaminando ogni aspetto della vicenda e considera tutte le ipotesi del caso”.

Dopo la sentenza sfavorevole del giudice Usa Griesa (foto), il presidente della Task Force in difesa dei 53 mila risparmiatori italiani detentori dei tango bond rimasti fuori dal piano di rimborso: dal 2002 non entra più finanza nel paese. Le ultime spese Buenos Aires non le ha pagate: ecco il motivo per cui il FMI vuole vedere le carte.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Argentina: se perde causa cosa cambia per 53mila italiani

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Qualcosa di giuridicamente mostruoso è avvenuto in questi mesi ed anni, ora legittimato dal Consiglio di Stato, con l’incredibile sentenza 28 novembre 2012, n. 6014: l’esproprio subdolo del sistema pensionistico dei liberi professionisti (intellettuali).

Stiamo discutendo di numeri rilevanti: oltre 2 milioni di liberi professionisti intellettuali (avvocati, notai, medici, architetti, ingegneri, commercialisti, consulenti del lavoro, giornalisti etc.) che producono circa il 7% del Pil italiano, che fondano l’intera professione sul proprio rischio e capacità. Professioni intellettuali che partecipano alla crescita culturale ed economica del Paese, pagandone il maggior prezzo poiché non hanno alcun “paracadute” assistenziale. Soprattutto i giovani, altro che le frottole (equità, crescita, rigore, giovani, donne) del governo tecnico.

Undici anni dopo il default del dicembre 2001, l’Argentina viaggia nuovamente spedita verso il disastro con i suoi titoli di Stato che rischiano di tramutarsi un’altra volta in carta straccia. Fitch ha ridotto di cinque livelli il suo voto sull’affidabilità di Buenos Aires (da ‘B’ a ‘CC’) e giudica probabile una nuova insolvenza. Il fatto che inizino a svegliarsi persino le agenzie di rating, che nel 2001 non brillarono certo per tempismo, dà il senso dell’effettiva gravità della situazione.

Le cose si complicano e non poco per Atene: se un giudice inglese dovesse interpretare la legge come ha fatto il suo collega Usa nel caso di Buenos Aires, per Atene sarebbero guai seri.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Roubini: dopo sentenza Argentina, Grecia rischia grosso

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Esce in libreria “30 sul campo: l’altra verità su Calciopoli” (Baldini&Castoldi), volume scritto da Maurilio Prioreschi, l’avvocato di Luciano Moggi, che in quasi 400 pagine ha raccontato la vicenda processuale, arricchendola di retroscena e una ricchissima documentazione. Ne è uscito un libro fedele al suo titolo nell’esporre quello che l’inchiesta ufficiale non ha esposto: un’altra verità, scritta da chi è dichiaratamente di parte, ma forse è riuscito a dare una visione di quei fatti più completa.

Avvocato Prioreschi, quali sono state le sensazioni provate scrivendo questo libro che le ha permesso di rivivere in modo analitico tutta Calciopoli? 
Mi sono reso conto di aver talmente metabolizzato questi fatti che mi è bastato mettermi al computer e scrivere. E’ venuto tutto o quasi di getto. Ho dovuto ricontrollare carte e dati solo per i capitoli più tecnici, il resto è venuto a galla in modo naturale”. 

Lei e il pool di avvocati e consulenti che hanno lavorato al processo, avete il merito di aver scoperto l’altra verità di Calciopoli, quella “oscurata”. Riscrivendo questa storia è stata più la soddisfazione per l’indubbia importanza del vostro lavoro o ha prevalso la rabbia per il risultato finale? 
La soddisfazione per aver fatto emergere fatti che altrimenti non sarebbero mai stati scoperti è sicuramente grande. Ma lo è di più la rabbia di non aver visto questa verità trionfare in sede processuale”. 

A posteriore, rivivendo il processo nelle pagine del suo libro, ci sono errori che avrebbe voluto evitare? 
Errori magari no… Diciamo che in tanti hanno creduto nella personalità della giudice Casoria, pensando che sarebbe riuscita a imporre una decisione che forse sarebbe stata quella giusta, mentre alla fine – almeno così si intuisce fra le righe della sua sentenza – si capisce che è capitolata rispetto alle due giudici a latere”. 

Molti degli avvocati difensori hanno giudicato nel motivazioni della sentenza suicide. Concorda? 
Effettivamente sembrano motivazioni scritte per far annullare la sentenza in appello. Tuttavia bisogna essere prudenti. L’8 novembre di un anno fa, noi tutti ci aspettavamo un altro tipo di sentenza. Per primo, forse, il pubblico ministero”. 

Possiamo definire Calciopoli un caso di ingiustizia all’italiana? 
Di processi ne ha fatti tanti e di situazioni anomale ne ho viste parecchie, ma tutto quello che ho visto in questa vicenda supera di gran lunga tutta la mia passata esperienza. Per quantità e qualità potremmo definire Calciopoli un’enciclopedia di ingiustizie e anomalie”. 

Qual è il fatto più clamoroso di Calciopoli? 
Sarebbe facile rispondere l’accantonamento, giusto per usare un termine soft, delle intercettazioni. Ma invece dico il caso del video sul sorteggio che viene pubblicizzato come la prova del fatto che il sorteggio degli arbitri fosse truccato, viene prodotto come prova, poi a dibattimento in corso viene ritirato e sostituito con una sequenza fotografica, per altro taroccata. E’ la prima volta che vedo una prova entrare e uscire da un processo. Leggo che forse ricomparirà nel processo d’appello di Giraudo… vedremo”. 

Consiglierebbe questo libro a un non juventino? 
Bisognerebbe avvicinarsi a questo libro senza prevenzione né nei confronti della vicenda di Calciopoli e neppure nei miei. Sono sicuramente e dichiaratamente di parte, ma tutto quello che affermo nel libro è documentato e documentabile. Chi lo dovesse leggere con spirito oggettivo avrebbe modo di scoprire tante cose di quanto accadde nel 2006 e la più importante di tutte è che furono fatti figli e figliastri”. 

Qual è la speranza che affida a questo libro? 
Innanzitutto che fatti come quelli raccontati non si verifichino più e le modalità con cui sono state svolge quelle indagini non venga più applicata. Buona parte dell’opinione pubblica ha cambiato idea su Calciopoli, rivisitando alcune delle verità iniziali. Noi, ovviamente, speriamo di ribaltare il giudizio di primo grado in appello, ma la sentenza di archiviazione con cui il procuratore federale Stefano Palazzi ha riscritto, pur senza conseguenze, la storia sportiva di Calciopoli rappresenta già una grande rivincita”. 

Guido Vaciago 
twitter guido_vaciago

Poco più che diciottenne, nessun impiego fisso e un reddito da novemila euro dichiarato nell’ultimo anno. Profilo perfetto per chiedere un mutuo e farsi ridere dietro dalla banca. Eppure a Francesco Valle, classe 1990, riesce il miracolo. Nel novembre del 2009 chiede e ottiene da Barclays Bank un finanziamento di 129.600 euro per l’acquisto di un appartamento a Bareggio nell’hinterland di Milano. L’istituto di credito così tira fuori il denaro, a fronte di quali garanzie? Una semplice mail inviata dal funzionario, dove si legge che Francesco Valle “è di famiglia benestante” e che il ragazzo “ha già dato un acconto e il restante lo pagherà la famiglia”. Ma chi sono questi genitori così generosi? Per capirlo bisogna ripercorrere la storia criminale della ‘ndrangheta lombarda. Perché il giovane altro non è che l’erede della potente cosca Valle, i cui affiliati, nel luglio scorso, sono stati condannati in primo grado per associazione mafiosa. Per questo motivo, il tribunale delle misure di prevenzione con una storica sentenza depositata il 23 novembre scorso ha deciso non solo la confisca dell’appartamento, ma anche l’estinzione del mutuo, annullando la relativa ipoteca vantata dalla banca. Il bene, dunque, entra nella disponibilità dello Stato del tutto integro e può quindi essere subito monetizzato. Di contro l’operato di Barclays bank viene ritenuto dai giudici “in difetto di buona fede” perché “la banca non ha correttamente vigilato sull’operato dei propri funzionari e non ha predisposto adeguati passaggi di verifica per la concessione di un mutuo che non era d’importo proprio modesto”.

 

Non bastasse il caos legge elettorale, il Pdl a pezzi, le primarie del centrosinistra, un’altra incognita arriva sulle elezioni politiche del 2013: il voto nel Lazio. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto il ricorso effettuato dalla governatrice Renata Polverini contro la sentenza del Tar, che le imponeva di indire elezioni il prima possibile. sentenza che è stata confermata “nella parte in cui – si legge nella sentenza del Consiglio di Stato – si è accertato l’obbligo del presidente dimissionario della Regione Lazio di provvedere all’immediata indizione delle elezioni in modo da assicurare lo svolgimento entro il più breve termine tecnicamente compatibile con gli adempimenti procedimentali previsti dalla normativa vigente in materia di operazioni elettorali”. La legge elettorale regionale indica l’obbligo di indire le elezioni nei 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio regionale. La data sarebbe quella del 28 dicembre, ma il periodo di vacanza potrebbe indurre a uno slittamento alla metà di gennaio. Cioè due mesi prima della data per la quale sarebbe stato fissato l’election day (regionali più politiche): il 10 marzo.

Scenario, quello che vederebbe il Lazio andare al voto prima delle politiche, che non solo vanificherebbe l’intento dell’election day (risparmiare denaro pubblico svolgendo le e votazioni in un solo giorno). Ma potrebbe appesantire ulteriormente il risultato del Pdl, se è vero che nel Lazio i vertici azzurri (a partire dal segretario Alfano) sono i primi ad attendersi una scoppola elettorale, dopo lo scandalo di Er Batman Fiorito e compagnia cantante dei mesi scorsi. Cantano vittoria quelli del Pd, che da un probabile successo nel Lazio troverebbero ulteriore slancio per le successive elezioni politiche.

 

Non avrà effetti sulla sentenza per il Lodo Mondadori, ma sulla condanna di Previti sì. E’ l’effetto che potrebbe avere l’emendamento per l’introduzione del quarto grado di giudizio o emendamento “ammazza-sentenze”, presentato dal senatore Pdl Giuseppe Valentino, secondo Gaetano Pecorella, ex avvocato di Silvio Berlusconi, ora senatore in uscita dal Pdl (ha aderito al movimento Italia Libera di Isabella Bertolini). ”Non è una buona legge – dice l’avvocato a Repubblica – I processi a un certo punto devono finire. Dopo tre gradi ci deve essere la stabilità della sentenza“. 

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