Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Siamo

Sabato scorso sono stato a San Vito dei Normanni in provincia di Brindisi insieme a Papa Leu, Rankin Lele e Morello Selecta. Avevamo appuntamento con i Boomdabash per promuovere “Siamo tutti parte offesa”, la campagna di informazione promossa da No al Carbone, Medicina Democratica e Salute Pubblica.

Motivo di questa campagna è sensibilizzare e invitare tutti i cittadini a costituirsi anch’essi parte civile nel processo del 12 Dicembre 2012 contro dirigenti e dipendenti dell’Enel (tredici in tutto) e due imprenditori, chiamati dal Tribunale di Brindisi a rispondere di reati connessi alla dispersione di polveri di carbone dal carbonile scoperto e dal nastro trasportatore della centrale Federico II a Cerano.

Noi siano Antonella, soffocata a 21 anni da un “fidanzato geloso”. Siamo il corpo martoriato di Fabiola, a cui il marito ha scaricato addosso tutti i proiettili di una pistola. Siamo Rosetta, strangolata dal marito che l’aveva abituata alla paura delle botte e alla fine l’ha ammazzata. Siamo Enzina, mamma disabile uccisa a pugni da suo marito che si è giustificato così: “Ero ubriaco”. Siamo Leda, morta in ospedale dopo mesi agonia perché il suo compagno le aveva dato fuoco. Siamo Rosanna e la sua bambina, che un giorno ha telefonato al 118: “Papà ha ucciso la mamma e si è suicidato”. Siamo Antonia, assassinata per strada dall’ex compagno con una stilettata al cuore. “Mi ha picchiato ancora”, le sue ultime parole. Siamo Kaur, uccisa dal marito e gettata nel fiume: aspettava un bimbo e “vestiva troppo all’occidentale”. Siamo Vincenzina, accoltellata dal marito davanti al figlio adolescente perché non lo “lasciava parlare durante una discussione” . Noi siamo morte in 120, dall’inizio del 2012 in Italia con la sinistra cadenza di una ogni due giorni. Siamo state uccise “dai nostri cari”: il termine “femminicidio” è un neologismo orribile e necessario. L’Italia è all’80° posto (in una graduatoria di 135 paesi) nel Gender Gap 2012 del World Economic Forum, un’analisi quantitativa della situazione relativa di maschi e femmine, attraverso 14 indicatori in quattro aree: economia e lavoro; istruzione; politica; salute e aspettativa di vita. Eppure le situazioni di violenza sono molto simili in altri Paesi.

Non solo: secondo Telefono rosa che ha elaborato i dati delle violenze denunciate, il fenomeno non si può affatto relegare a situazioni di disagio sociale, perché riguarda donne di ogni condizione. Il 60% delle vittime ha tra i 35 ed i 54 anni, l’85% delle violenze si consuma nell’ambito di relazioni sentimentali (con un aumento di 3 punti rispetto 2011); il 72% denuncia forme di violenza psicologica, il 44% violenza fisica. Nell’82% dei casi la violenza è continua: il 15% delle intervistate svela di subire violenza da almeno vent’anni, il 15% da almeno dieci. Com’è possibile che gli abusi diventino un’abitudine per dieci o vent’anni? Ogni caso è a sé, eppure un tratto comune ci deve essere. Il ricatto economico, il soffocamento della dignità, la perdita di fiducia e della dignità di sé. La convinzione di riuscire a cambiare un compagno brutale: ma è un’illusione vana, pericolosissima. Dopo il primo occhio nero si può solo scappare, non c’è nulla da comprendere.

“I lavoratori non stanno lì a prendersi le frustate, i lavoratori hanno i rappresentanti sindacali che prima o poi dovranno essere eletti da voi”. Giuseppe Terracciano, segretario generale della Fim Cisl Napoli non fa in tempo a finire la frase che dalla platea si alza un coro assordante di fischi. “Qua sta la schiavitù”, “vieni a lavorare anche tu sulla linea!”, gli urla qualcuno, mentre lui prova a riprendere la parola: “Se tra di voi c’è qualcuno che pensa che ci sia la frusta e non lo denuncia alle organizzazioni sindacali io penso che sia sbagliato”. A giudicare dalla registrazione che ilfattoquotidiano.it ha potuto ascoltare per intero, la prima assemblea degli operai dalla nascita di Fabbrica Italia Pomigliano (Fip) non è stata certo un successo. Di sicuro non lo è stata per le tute blu già riassorbite in Fip – solo poco più della metà era presente all’incontro – e neppure per i sindacati, come ammette lo stesso Terracciano all’inizio del suo intervento: “A me dispiace personalmente, ma credo che dispiaccia anche a tutti i miei colleghi, che quest’assemblea non sia partecipata complessivamente”. 

“Ladri, ladri: è questa la nostra democrazia?”. Hanno lanciato così la loro battaglia i proprietari degli stabilimenti balneari della Romagna, e non solo, arrivati in 1500 in viale Aldo Moro a Bologna sotto la sede della Regione con ombrelloni, salvagenti, ma anche bandiere e striscioni. Urla risolute a cui ha fatto seguito un tentativo di forzare il cordone di carabinieri, per entrare dentro al palazzo dove si stava svolgendo una seduta dell’assemblea legislativa, poi bloccato dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa.

Come si esce da questa grande cloaca di illegalità e corruzione diffusa? Solo con una rivoluzione. Morale, culturale, intellettuale, di coscienza. Deve partire dal basso e colpire la governance, a tutti i livelli. Con spietatezza, privilegiando solo onestà, merito, esperienza (dimostrata però con rettitudine).

Ogni candidatura per ogni ruolo apicale dovrà essere trasparente (come l’acqua di fonte) e a tempo (basta con la politica ab illo tempore), soprattutto non autoreferenziale tale da richiudersi in uno scrigno. Possibilmente anche giovane, dando spazio anche alle donne. Utopia? No, dipende solo da noi. La rivoluzione non basta invocarla. Occorre farla. Serve una Primavera italiana.

Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto. E chi è disonesto nel poco, lo è anche nel molto“. Vangelo secondo Luca 16, 1-13. 

Sono, probabilmente, la persona meno degna ed autorizzata a citare la Bibbia. Ma, da laico, non posso non condividerne enormi verità. 
Questa “del poco e del molto” è quella che più calza alla storia che sto per raccontarvi. 

Siamo a Verbania. Capoluogo di Provincia da oltre 31.000 abitanti. 
Al Consiglio Comunale siede Antonio Tambolla, che, leggo, è stato “eletto in consiglio comunale nella lista del Popolo della Libertà, poi passato ai Popolari per l’Italia di Domani ed ora fondatore ed unico rappresentante del nuovo gruppo Autonomo Tambolla”.

I Blues Brothers dicevano: “Siamo in missione per conto di Dio”. Chissà se questa suora avrà pensato e usato la stessa frase: la telecamera a circuito chiuso di un supermercato, infatti, l’ha beccata a rubare una bottiglietta e una lattina di birra. La donna prima si guarda intorno per essere certa che non ci sia nessuno, poi procede con il furto e si allontana in scioltezza. 


pubblicato da Libero Quotidiano

Meglio di Lupin: ecco la suora ladra di birre

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Riccione è il luogo scelto da Giulio Tremonti per il lancio del suo nuovo partito “Lista Lavoro e Libertà”, nella rossa e cattolica riviera romagnola in un weekend caldo di ottobre. È una sala di massimo quattrocento persone sulle oltre 1000 di capienza ad accogliere l’ex ministro del governo Berlusconi in grande spolvero. Socialisti del passato e di nuova adozione, giovani rampanti ed ex Pdl, imprenditori e professori universitari. È la platea che accoglie Tremonti: facce da tenere d’occhio come Marco Canon e pure il figlio di Geronimo La Russa. E tra il pubblico compare Romano Bernardoni, rinviato a giudizio per il crac Parmalat. Ma poi ancora Maurizio Casasco, Francesco Amadori, l’ex senatore Rino Formica. Ma se sabato l’incontro era rivolto ai giovani con un open space e scambi di idee, le facce pulite e per il cambiamento sono totalmente assenti la domenica mattina, in una sala mezza vuota che a tratti imbarazza lo stesso Tremonti.

Archivi