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Per l’attuale primo cittadino Michael Bloomberg, al terzo mandato, il segretario di Stato “sarebbe la scelta migliore per la mia successione”. Ma in casa Clinton si sta ragionando anche alla corsa alla presidenza 2016.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Tentazione Hillary Clinton sindaco di New York

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Ha iniziato a violentarla quando aveva cinque anni. Per dieci anni ha subito ogni genere di abuso da quell’uomo che all’apparenza era tanto una brava persona, tanto da essere scelto dai suoi concittadini per fare il primo cittadino. Ora il sindaco di Casteldelci, Mario Fortini, comune dell’entroterra riminese, eletto nel 2009 in una lista civica, è agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata e detenzione di materiale pedopornografico. Nella tarda serata di ieri, i carabinieri di Novafeltria e di Pennabilli, hanno concluso l’operazione “Aurora” dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip di Bologna su richiesta del pm della Dda di Bologna. L’indagine ha preso avvio ad agosto, quando i militari sono venuti a conoscenza di presunti abusi sessuali compiuti da Fortini su una minore di 15 anni (nome di fantasia “Aurora”). 

Immagini pedopornografiche in Comune – Le indagini hanno permesso di ricostruire la vicenda di violenza nei confronti della minore, che sarebbe iniziata nel 2002, quando la giovane aveva 4-5 anni. Dall’indagine è emerso che la minore per circa dieci anni sarebbe stata costretta a subire atti sessuali, solitamente all’interno dell’abitazione del Fortini e qualche volta anche all’aperto.  Il 6 settembre scorso a seguito di una perquisizione al Municipio e nella casa del sindaco vennero sequestrati telefoni cellulari, computer, pen drive, lettori cd rom, dvd e altri supporti e materiali informatici. A seguito di accertamenti sul contenuto del materiale informatico, è emersa la presenza di materiale pedopornografico. Inoltre la giovane vittima ha raccontato agli investigatori l’intera vicenda. Il sindaco è stato accompagnato presso il suo domicilio, ove rimarrà a disposizione della competente autorità giudiziaria. Gli è stato vietato di comunicare, con qualsiasi mezzo anche telefonico e telematico, con persone di età minore di 18 anni, nonchè, per la durata di mesi 6, con la familia della minore. 

Lui nega tutto – Da parte sua Fortini nega tutto – Dopo la perquisizione dei carabinieri, un mese fa, aveva scritto su Facebook: “Scuse e malversazioni ignobili e false tutto frutto di una bruttissima separazione da mia moglie. Non sono un tipo che molla, soprattutto quando mi sento perfettamente a posto con la mia coscienza, ma sono anche determinato a non farmi calpestare. Ho piena fiducia nella giustizia. Serenità totale”. Fortini durante l’estate era stato lasciato dalla moglie che ha una figlia avuta da una precedente relazione.

Non lascia, ma raddoppia. Già condannato per tentata concussione resta al suo posto e ora rischia una nuova condanna per abuso d’ufficio. Il record è di Angelo Antonio Romano, sindaco di Brusciano, comune in provincia di Napoli, detto core ‘e mamma.

La tentata concussione viene commessa tra fine 2003 e marzo 2004. Tutto inizia con un incontro nel quale, secondo i giudici di primo grado, Romano, allora già sindaco, chiese all’imprenditore Angelo Perrotta soldi “prospettando la mancata approvazione della pratica edilizia”. La tangente richiesta era pari a 500mila euro poi rivista a 300mila euro, formalizzata nei successivi incontri tra l’imprenditore e l’allora componente di maggioranza del consiglio comunale Salvatore Papaccio, condannato a tre anni, con l’applicazione dell’indulto, e oggi è ancora consigliere. L’imprenditore si rifiutò di pagare denunciando tutto ai carabinieri. Il primo cittadino è stato condannato a 4 anni per tentata concussione, tre anni condonati grazie all’indulto e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. La condanna del tribunale di Nola è arrivata nel marzo 2011. Il partito, l’Udc, ha sospeso Romano solo nel luglio scorso.

Il sindaco di Casteldelci (Rimini), Mario Fortini, è agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata su una minorenne. E’ l’esito dell’operazione ‘Aurora’, nome di fantasia dato dai Carabinieri alla ragazzina, che per un decennio sarebbe stata costretta a subire atti sessuali. La ragazza ha riferito con chiarezza l’accaduto. Il sindaco sulla vicenda scrisse su Facebook l’estate scorsa: “Se questa deve essere una croce la porteremo con serenità, ma auguro a chi me l’ha tirata la stessa situazione”.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Il perdente e lo sconfitto Ora che tutto è finito, comincia la corsa per mettere un piede sul carro. Del vincitore. Tutti vogliono Bersani. E Bersani li vuole tutti con sè. Lo spettro dell’Unione di Prodi comincia ad aleggiare sul cielo del cnetrosinistra. Pier dovrà fare un patto col diavolo se vuole una coalizione da portare a Palazzo Chigi. Il diavolo chi sarà? La cosa piùnaturale è pescare fra i grandi perdenti delle primarie. I nomi sono due: Matteo Renzi e Nichi Vendola. Il primo è lo sconfitto. Il secondo è il perdente. Il giovane sindaco di Firenze ha giocato la sua partita. Bene. Si è aggrappato con le unghia ad una sfida che era difficile. Ha avuto un partito contro e ha dovuto parare gli attacchi di tutta la sinistra. Nichi invece ha delapidato tutto il vantaggio che negli ultimi due anni aveva accumulato, sull’onda delle sue vittorie in Puglia, 2005 e 2010 e ha dovuto suo malgrado rincorrere con grande affanno Renzi e Bersani. I numeri per Nichi sono stati impietosi. E’ uscito con le ossa rotte dal primo turno. Si è beccato un misero 14,4 per cento mentre il sindaco ragazzino lo doppiava con un bel 36,9 per cento. Vendola ha accettato malamente la sconfitta e da finto innovatore è tornato ad essere una vecchia volpe della sinistra italiana. Innanzitutto non ha smesso di attaccare Matteo Renzi e poi, a seggi appena chiusi per il primo turno, ha detto pubblicamente ai suoi: “Votate Bersani, lui profuma di sinistra”. Parole che hanno dirottato i suoi voti sul segretario, portandolo a vincere senza problemi il ballottaggio. Il giochetto è stato semplice. Una equazione matematica. Non potendo espandere la base elettorale al secondo turno Renzi ha fatto la fine del topo. Ha dovuto registarre il passaggio dei voti di Nichi a Bersani e si è messo il cuore in pace.

Nichi sogna e detta l’agenda Vendola punta in alto. Lui vuole portare Sel in parlamento e vuole poltrone in un possibile governo Bersani. Nichi è furbo e si vede. A sinistra apprezzano i perdenti come lui. Gli sconfitti con onore invece li mettono da parte. Ed è quello che sta succedendo in queste ore. Renzi è stato malamente bacchettato. Ogni sua parola che facesse pensare ad una ricopensa post primarie da parte di Bersani era stata etichettata come opportunismo o incoerenza. Tutti i big del pd e della sinistra volevano sentirsi dire da Renzi una sola cosa: “Se perdo mi faccio da parte e torno a fare il sindaco di Firenze. Aiuterò Bersani da semplice militante”. Il sindaco ragazzino lo ha detto chiaramente. Nichi no. Lui è il governatore della Puglia e dovrà governare fino al 2015. Ma se Pier vince nel 2013 e va a palazzo Chigi e dovesse chiamarlo…lui di no non lo direbbe di sicuro. Ed è tale la voglia di fare il ministro che già oggi detta la linea al centrosinistra. “La carta di intenti del #centrosinistra è chiara: archivia l’agenda Monti. E per me il #Monti bis è morto e sepolto”, twitta il leader di Sel. Come dire: “Io ci sono”. E nichi parla già al prurale. Lui si sente il principale compagno di merende di Pier. “Io e Bersani ora non staremo chiusi in una stanza a discutere, l’alleanza non e’ un recinto stretto in cui confrontarci solo tra di noi. Ora va sconfitto il berlusconismo che è diventato il racconto incivile di questo paese”.  Nichi ha tutto per entrare nell’olimpo di Bersani. Rappresenta quel ritorno al passato che le primarie hanno consegnato al centrosinistra italiano. Nichi parla ancora di antiberlusconismo. Un disco rotto perfetto per meritarsi una poltrona. Da sottolineare infine c’è un altro aspetto. Nel giorno della vittoria di Bersani, quello che ha twittato di più sul futuro del centrosinistra non è stato il segretario del Pd ma proprio Nichi Vendola. Insomma il diavolo a cui Pier dovrà vendere l’anima è pugliese. Fa il governatore. Ancora per poco. Ma è un diavolo che sa anche dissimulare i piani. “Quello di ieri è stato un voto chiaro, limpido e luminoso. C’è voglia di sinistra e di cambiamento”, ha dichiarato oggi Nichi. Già il cambiamento lo rappresentano lui e Pier. Vendola è il solito leader della sinistra che da perdente si prende una fetta di torta, mentre lascia le briciole a chi ha vinto sul campo il primo turno e rappresenta davvero il cambiamento. Matteo Renzi. Lo sconfitto.

Ha chiamato il figlio Jihad, che in arabo indica lo sforzo compiuto da un credente per raggiungere Allah, ma che in Occidente è meglio conosciuto con la traduzione di “guerra santa”. E fin qui, nulla di eccezionale: il nome è abbastanza diffuso nel mondo islamico. Non fosse che il piccolo è nato l’11 settembre (del 2009) e che la madre ha avuto la brillante idea di mandarlo a scuola con una maglietta con su scritto “je suis une bombe”, “sono una bomba”.

E’ successo a Sorgues, comune di meno di 20mila abitanti del sud della Francia. La donna, divorziata, è stata rinviata a giudizio per apologia di reato insieme al fratello, zio del bimbo e autore del regalo incriminato. L’udienza è fissata per il 19 dicembre davanti al tribunale correzionale di Avignone.

Matteo Renzi è stato protagonista di questa bella avventura, ci ha messo energia, freschezza, è una risorsa come siamo tutti in questo grande squadrone”. Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, all’indomani del successo alle primarie, insiste sul concetto di “squadrone”. Ma questa volta, nel suo ipotetico dream team, inserisce anche il nome del suo rivale di questi ultimi mesi, augurandosi che il sindaco di Firenze (nonostante in diverse occasioni abbia ripetuto di non volersi impegnare), possa avere un ruolo politico in vista delle elezioni politiche. O forse anche dopo l’appuntamento elettorale. Bersani, fermato dai cronisti prima di entrare nella sede del Partito, si è soffermato anche a parlare della sua idea di governo: “Deve essere del cambiamento nel senso dei contenuti, dei programmi e delle cose da fare con anche una nuova generazione in campo, nuove persone”. Come procederà in caso di vittoria per nominare la sua squadra? Bersani non ha dubbi: “Niente manuale Cencelli”. Inoltre a chi gli chiede se farà un governo con Sel, il segretario del Pd ribadisce: “Con Sinistra ecologia e libertà, certo, ma deve essere anche espressione di un civismo, della riscossa civile; un governo che non è un manuale Cencelli, aperto con la testa”.

 

Si è appena candidato e già è stato malignamente battezzato “Il sindaco tronista”. Alfio Marchini, 47 anni, erede della famiglia di costruttori ribattezzata  ”Calce e martello” ha deciso di candidarsi a sindaco di Roma. Aiutato dagli esperti di comunicazione di Obama, Marchini ha annunciato la sua discesa in campo alla trasmissione “In mezz’ora” di Lucia Annunziata. “Mi candido – ha spiegato – con una lista civica, primo passo verso un Movimento metropolitano”. Ammette di non aver votato alle primarie ma di averne apprezzato lo spirito, dice: “Non mi sento vicino al centrodestra. Speravo che Alemanno potesse essere il Petroselli di destra, ma il suo fallimento è acclarato”. Poi ha aggiunto: è arrivato il momento di qualcosa di nuovo perché nell’offerta politica non c’è nulla che soddisfi le aspettative del 30, 40 o 50% delle persone”. A Grillo riconosce la capacità di creare un movimento che non è antipolitica. “Manca però concretezza nelle soluzioni”, sottolinea.

La rete delle amicizie  Nella sua avventura politica Marchini può contare su un’ampia rete di amicizie, tra cui quella con Francesco Gaetano Caltagirone ereditata dal nonno che Alfio, è amico di Massimo D’Alema e l’ex consigliere della sua fondazione Italianieuropei (la sede è in un palazzo della famiglia Marchini), e quando l’ex premier era segretario del Pds, Alfio investì per breve tempo anche nell’Unità. Ha buoni rapporti con Giuliano Amato, Mediobanca (era uno dei preferiti di Enrico Cuccia), il Vaticano, e un’amicizia con l’ex premier israeliano Shimon Peres, che gli ha aperto le porte del mondo ebraico. 

 

“Basta rinvii, si convochi questo ufficio di presidenza, si rifissi una data delle primarie, riprendiamo un percorso interrotto. Altrimenti rischia di essere devastante per il nostro schieramento”. Il giorno dopo le primarie del Pd,  Gianni Alemanno si appella al Cavaliere e al segretario Alfano affinché anche il centrodestra, come il centrosinistra, abbia le sue primarie per scegliere chi candidare a Palazzo Chigi. In un’intervista su SkyTg24 il sindaco di Roma ha spiegato che la scelta del leader da parte degli elettori sarebbe la soluzione allo stallo che il Pdl. ”A prescindere da chi ha vinto a sinistra – ha detto -, proprio per essere competitivi, è necessaria una risposta diversa. Non propongo strade anti berlusconiane, propongo strade che vadano oltre questa situazione, che poi sono le stesse che ha indicato lo stesso Berlusconi. Lui ha indicato Alfano alla segreteria del partito, ha dato l’indicazione delle primarie: deve essere coerente con se stesso. Sono berlusconiano in questa versione – ha sottolineato Alemanno – quella del superamento di questa fase. Berlusconiano di sei mesi fa”. 

 

 

Gianni Alemanno prende le distanze da Silvio Berlusconi. La sua discesa in campo sarebbe per il sindaco di Roma “irrazionale” e per questo lancia un appello al segretario del partito Angelino Alfano, perché convochi l’ufficio di presidenza per fissare una nuova data per le primarie. “La mancanza di chiarezza”, puntualizza, “rischia di essere devastante per il Pdl”. “Io stesso sono stanco di tutti questi rinvii e ‘stop and go’ e quindi immagino quanto possano esserlo i nostri elettori e militanti”, ha detto ai microfoni di SkyTg24 durante la trasmissione “Un caffè con”. Quanto alla data delle eventuali primarie del centrodestra, il sindaco ha spiegato che “il 16 dicembre è ormai troppo vicino, ma si può fissare una data a gennaio, sperando che il governo faccia chiarezza sulla data delle elezioni”. A tal proposito, ha concluso Alemanno, “aspettare fino ad aprile è veramente troppo e quindi mi auguro che il governo, senza bisogno di minacce, dia una risposta ad Alfano”.

Nessuna scissione – Riguardo a Silvio Berlusconi, Alemanno è categorico: “Non penso che sia riproponibile la sua candidatura. Sarebbe un atto irrazionale, tutto il percorso che abbiamo fatto da un anno e mezzo a questa parte indica la necessità di un ricambio generazionale, di una nuova formula per tutto il centrodestra”. L’ex colonnello di An si dice non interessato a scissioni a  destra: “Credo che oggi bisogna ragionare in termini di centrodestra perchè questa è la vasta area politica che cerca gli stessi valori, anche se con declinazioni, sfumature e accenti diversi”. “Mi sento una persona di centrodestra e non  voglio ritornare all’angolo come destra pura pura”, ha concluso Alemanno.

No alla Lega – Il sindaco di Roma boccia anche un eventuale accordo con il Carroccio. “L’alleanza con la Lega non è obbligata. Credo che la Lega abbia fatto scelte molto negative per l’assetto del paese e crea grandi problemi al centro sud. Sinceramente mi auguro che il Pdl trovi una nuova strada che non obblighi all’alleanza con la Lega”, ha detto a Sky Tg 24, aggiungendo che “in tutto questo stiamo attendendo anche la nuova legge elettorale, anche questo è un passaggio fondamentale, perchè è necessario fare questa riforma che magari allenti la necessità di alleanze scomode o obbligatorie”.

 

 

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