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Un partito che torna “compatto” e si avvia alle politiche 2013 “senza ticket e senza corrente” perché Matteo Renzi ha promesso di essere “leale” col segretario Pd. Dario Franceschini rispolvera la foto di Vasto e invita ad aprire ai moderati, mentre il sindaco da avversario si trasforma in “una risorsa” per Rosy Bindi. Anche se ha promesso di tornare a fare il sindaco dopo la sconfitta e di non avere intenzione, quindi, di entrare nei palazzi romani, nonostante per Enrico Letta, dato il risultato, debba prendere parte alla squadra di governo. All’indomani della vittoria del segretario alle primarie del centrosinistra, che ha battuto lo sfidante conquistando oltre il 60% delle preferenze, i dirigenti del partito, tanti dei quali rientravano nella rosa di nomi da ‘rottamare’ commentano soddisfatti il risultato.

 

Matteo Renzi oggi torna a palazzo Vecchio a fare il sindaco di Firenze. Quello che intende fare ancora non è ben chiaro: per adesso ha detto di mettersi a disposizione del partito. Anche in caso di accordo tra il Pd e Casini. “Avessimo vinto noi, non avremmo fatto l’accordo con Casini, ma se Bersani vorrà fare un accordo con Casini, io sarò leale con gli schieramenti che fara’ il segretario che ha vinto”, ha chiarito. “E’ stata una partita bellissima, ma qui finisce. Torno a fare il militante del Pd”. Di certo c’è che il partito democratico non può più evitare di fare i conti con lui. Quel 40 per cento di elettori che porta in dote il rottamatore mutano profondamente gli equilibri del partito, con lo spazio delle varie anime, che siano di maggioranza o minoranza, che inevitabilmente si comprimerà. Anche quando sarà il momento di fare le candidature per il parlamento o del prossimo congresso del Pd. Di questo il sindaco non ha ancora parlato, ma nella squadra del vincitore Pierluigi Bersani si sta consumando l’ennesima spaccatura. Da una parte ci sono quelli vorrebbero recuperare la “risorsa Renzi” e quindi coinvolgerlo nel futuro del Pd e della coalizione. Dall’altra ci sono quelli che brindavano alla sua sconfitta nella speranza che per un bel pezzo non si sentirà parlare di lui. 

Il partito degli “inclusivisti” – A guidare la corrente “inclusivista” a sorpresa c’è Massimo D’Alema. Ovviamente non ha cambiato il suo giudizio sul “rottamatore”, ma considera i suoi voti fondamentali per andare al voto e battere la destra. Renzi può contare su Fassina e Orfini e pure il vice segretario del Partito Democratico Enrico Letta, il cattolico Follini e la laica Paola Concia. Il coinvolgimento del sindaco di Firenze nel futuro assetto del Pd non dispiace neanche a Walter Veltroni, Goffredo Bettini, Nicola Zingaretti e Vasco Errani


Il partito del “no” – Nessuna apertura per Renzi viene invece dalla corrente del “no”. Rosy Bindi se l’è legata al dito l’erenzia renziana di “rottamarla” e non ha alcuna intenzione di coinvolgerlo nel futuro del Pd. Con lei le “amazzoni” di Bersani: Chiara Geloni e Alessandra Moretti. Ma pure gli ex Ppi Franco Marini e Peppe Fioroni, la Cgil di Susanna Camusso e i sindaci movimentisti.

 

Un trionfo quello di Pier Luigi Bersani alle primarie del Pd. Il segretario ha vinto in quasi tutte le regioni rosse, tranne la Toscana quasi tutta renziana (il sindaco ha vinto con il 54,3% dei coti contro il 45,6% di Bersani) tranne le eccezioni di Livorno, Massa e Pisa. Il candidato premier del Pd è andato più che bene nel Lazio con il 67% dei voti contro il 33% del sindaco. Ovviamente ha stravinto con il 61% in  Emilia contro il 38,8% di Renzi, con il 61,5% della sua Piacenza. Rinconquistate anche le province perse al primo turno, come Forlì e Cesena al 54,5% e Modena al 57%.   Il segretario ha vinto in tutto il nord. In Liguria 65,8-34,1, in Piemonte ha rimontato 58-42, in Lombardia e’ andato al 60,5% contro il 39,5% di Renzi, stesse percentuali del Veneto.

Record al Sud  Ma ancora una volta è stato il Sud a dare al segretario le maggiori soddisfazioni: Bersani ha ottneuto al ballottaggio delle primarie cifre sopra il 70% per cento. Incredibilmente il record spetta alla Calabria dove è arrivato al 75,78% contro il 24,22% di Renzi. Ma il vero trionfo si consuma nella città di Vibo Valentia dove il segretario strappa oltre l’85% dei consensi contro il 14% di Renzi. Un risultato incredibile che fa nascere una domanda: che cosa ha promesso Bersani a Vibo Valentia? 

“Era giusto provarci, è stato bello farlo insieme”. E’ passato solo un quarto d’ora dalla chiusura dei seggi del ballottaggio del centrosinistra e Matteo Renzi ha già concesso a Twitter la vittoria al contendente Pierluigi Bersani. Un esito molto “all’americana” non solo per l’uso del social network, ma soprattutto per la rapida ammissione della sconfitta del sindaco di Firenze. Seguita poco dopo da una telefonata al segretario: “Hai vinto, congratulazioni”. E lo stesso segretario, trionfatore del ballottaggio, ha voluto ringraziare tutti gli altri candidati delle primarie. Renzi in testa: ”Voglio dire grazie a Matteo e lo saluto con un applauso e gli dico grazie per le parole affettuose che mi ha voluto rivolgere. Gli voglio riconoscere una presenza fresca e un contributo importante per queste primarie. Anche questa è stata una cosa importante”. Poi il saluto (“particolarissimo”) a Vendola: “Lui chiede profumo di sinistra io gli rispondo che se non mi sentissi addosso quel profumo non riconoscerei il mio odorato”. 

“Era giusto provarci, è stato bello farlo insieme”. E’ passato solo un quarto d’ora dalla chiusura dei seggi del ballottaggio del centrosinistra e Matteo Renzi ha già concesso a Twitter la vittoria al contendente Pierluigi Bersani. Un esito molto “all’americana” non solo per l’uso del social network, ma soprattutto per la rapida ammissione della sconfitta del sindaco di Firenze. Seguita poco dopo da una telefonata a al segretario: “Hai vinto, congratulazioni”.

Si candiderà per la poltrona di primo cittadino di Roma. L’imprenditore Alfio Marchini conferma la sua candidatura, ipotesi circolata nelle ultime settimane. E lo fa in televisione, ospite di Lucia Annunziata a In mezz’ora su Rai Tre. “Lanceremo una lista civica, primo passo di un progetto più ampio, un movimento civico metropolitano – ha detto Marchini, 47 anni, erede di una dinastia romana di costruttori tradizionalmente legata alla sinistra – La risposta alla domanda sul perché mi candido è in una parola: passione. Nella nostra famiglia c’è sempre stata grande passione per la politica”. Ha poi aggiunto: “Bisogna fare qualcosa. L’offerta politica e partitica non soddisfa né le mie aspettative né quelle del 40-50% della gente, sia a livello locale che nazionale”.

Seggi aperti in tutta Italia fino alle 20 di questa sera per scegliere il candidato premier del centrosinistra. Due gli sfidanti, entrambi del Pd: il segretario del partito Pier Luigi Bersani e il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Domenica scorsa, 25 novembre, al primo turno il primo aveva totalizzato un distacco di quasi 10 punti sull’avversario. Oggi, dopo una settimana di polemiche sul numero di elettori respinti e sulle regole alla base della consultazione, i cittadini potranno recarsi alle urne fino a sera. 

LA CRONACA ORA PER ORA DEL BALLOTTAGGIO

 

Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha dato il via oggi a Roma alla lista elettorale di Cambiare si puo, promossa dal movimento arancione e da intellettuali e cittadini vicini alla mobilitazione per l’acqua e i beni comuni. “Io ci sto se vogliamo vincerle queste elezioni. Perchè altrimenti ho tanto di quei problemi, lavoro venti ore al giorno, come sindaco, e non ci metterei tanto impegno”, sostiene De Magistris nel suo discorso durante l’assemblea.

Ingroia non si tira indietro Ma l’ospite più atteso dell’incontro, il magistrato antimafia Antonio Ingroia, rientrato ieri dal Guatemala per la presentazione del suo libro-intervista Io so. “La legislazione dei  privilegi delle impunità e delle norme ad personam, ha costruito praterie di malaffare e di illegalità -afferma Ingroia- L’Italia, in questo senso, è un Paese a sovranità limitata, in cui le reti criminali condizionano il sistema politico ed economico, perchè hanno profondi addentellati con le classi dirigenti”. Poi il magistrato parla del quadro politico attuale nel nostro paese:”In Italia- prosegue poi il giudice- c’è stata una perdita di credibilità anche dei partiti tradizionali, oltre che la fine dei partiti personalistici. Quindi nessun salvatore della patria potrà risolvere i problemi del Paese, non ci sarà nessun leader con la bacchetta magica. Ma la politica ha bisogno di iniezioni di energia e di credibilità. Per quel che mi riguarda -aggiunge infine- io non mi sono mai tirato indietro dal dibattito civile, pagando anche un prezzo per questo. Cambiare si deve. E, in questo prospettiva, io sono con voi”. Dunque Ingroia c’è e non si tira indietro. E sul suo futuro è ancora indeciso: “Cambiare si può e si deve. E non c’è più tempo. E’ il momento di assumersi ruoli e responsabilità, ognuno per quel che può. Sarò con voi dall’Italia o dal Guatemala”.

 

Posto che se vince “farà il candidato premier”, provocando lo sconquasso di pronostici e geometrie di coalizione, l’incognita che tiene banco alla vigilia del secondo turno delle primarie riguarda le intenzioni di Matteo Renzi nel caso in cui esca sconfitto dal ballottaggio con Pierluigi Bersani e il modo in cui s’incroceranno i destini dei due protagonisti della sfida per la premiership del centrosinistra. Dentro o fuori il Pd? Accettando o contestando il risultato finale? Deponendo le armi o con la resa dei conti interna? Mantenendo le distanze o realizzando un ticket? E, eventualmente, che genere di ticket?

Sono per il sindaco d’Italia” e “vorrei la legge dei sindaci” per eleggere il Parlamento nazionale. Queste parole di Matteo Renzi, dette durante il confronto tv di ieri sera su Rai Uno, sono state sorprendentemente ignorate da tutta la stampa che ho letto fino al momento in cui scrivo questo pezzo.

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