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La Corte dei Conti “richiama” il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Da una parte una previsione di spesa del personale non conforme ai limiti previsti dalla legge. Dall’altra metodi “contabilmente” non corretti e non previsti dalle normative per arrivare al pareggio finanziario nel bilancio: una “reiterata irregolarità contabile – scrivono i magistrati contabili fiorentini – che oltre ad essere contraria ai principi di sana gestione, denota il permanere di una situazione di precarietà finanziaria che richiede l’adozione di particolari misure di adeguamento delle previsioni dell’entrata e della spesa”.

Secondo i numeri del sondaggio condotto da Quorum, il sindaco di Firenze vince con il 49% contro il 38% del segretario del PD, mettendo in evidenza gli errori commessi dal centrosinistra. “Abbiamo qualcosa da farci perdonare”. Scontro su Casini, Fisco ed Equitalia: VIDEO.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Renzi vince duello TV con Bersani, ma Vendola lo blocca: "subalterno ai poteri forti"

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Tensioni tra bersani e renziani all’indomani del faccia a faccia, tra ammissioni ‘discrezionali ‘ al ballottaggio e ‘mail bombing’ annunciato dallo staff del sindaco di Firenze. Al centro il regolamento per il voto del secondo turno, che Luigi Berlinguer, presidente del comitato dei garanti, interpreta in maniera restrittiva. “Le regole delle primarie non sono cambiate – ha detto – La platea elettorale non può essere modificata se non per casi eccezionali”. Che, tuttavia, saranno valutati dai singoli comitati provinciali. A infiammare la polemica si aggiunge la pagina comprata dallo staff del rottamatore su alcuni quotidiani nazionali secondo cui basta soltanto una mail per potere partecipare. “Anche chi non ha votato al primo turno può farlo al ballottaggio richiedendo la registrazione”, si legge, sottolineando che è possibile scrivere al coordinamento provinciale o in alternativa “inviare la richiesta tramite il sito domenicavoto.it“, ideato ad hoc. Insomma, secondo i renziani basta un messaggio di posta elettronica. Per questo i comitati del sindaco hanno annunciato il mail-bombing, che Matteo Renzi rivendica: ”Significa semplicemente utilizzare gli strumenti della rete – afferma il sindaco di Firenze a Repubblica.tv – Mandando una email si chiede di poter votare e se votano più persone di domenica scorsa è un bene per tutti”.

 

di Elisa Calessi 

Il tempo del fair play è finito. «È stato Pier Luigi a cambiare i toni. Io mi sono solo adeguato». La tregua si è rotta con la chiusura sulle regole, con certe battute fatte dal segretario del Pd in questi giorni. Per questo Matteo Renzi, ieri sera, nel faccia a faccia su Rai uno, ha deciso di giocare duro. All’attacco. Rottamando, per la prima volta, direttamente lui: il segretario del Pd. Perché mancano tre giorni. «Ho già dimostrato che sono leale e non uno sfasciapartito, ora basta», ha detto i suoi. 

Studio circolare, ciascun candidato davanti al podio. La conduttrice, Monica Maggioni, di fronte. Bersani sceglie la mîse dell’altra volta: completo blu e cravatta rossa. Il sindaco, già qui, marca la differenza: camicia bianca, cravatta blu. Si parte dalla crisi. Per Renzi bisogna «rimettere in tasca i soldi al ceto medio». Bersani stenta. «Io non prometto 20 miliardi. Ma penso si debba fare qualcosa». Ripete tante volte, troppe, l’impreciso «un po’». Ma è sulle tasse che Renzi lancia il primo affondo. Bersani rispolvera il ritornello della lotta all’evasione fiscale. «Non dobbiamo inventare l’acqua calda.». Renzi: «Io avevo i calzoni corti quando si parlava di evasione fiscale. Perché non si è fatto niente?». Gli strumenti inventati, vedi Equitalia, non vanno bene. Bersani: «Non l’ho inventata io». Renzi: «Ma i poteri glieli avete dati tu e Visco. E tu sei stato al governo 2547 giorni». Bersani: «Hai pazienza ad averli contati tutti…». Renzi tira fuori l’Iphone: «Basta questo». Lo schema passato/futuro è plasticamente ritratto.

Persino sulla crisi in Medio Oriente, il sindaco mette in difficoltà il segretario. Se per questo è centrale il conflitto israelo-palestinese, per Renzi «l’area centrale è l’Iran, bisogna ascoltare il grido dei ragazzi dell’onda verde». Il sindaco è veloce. Usa tutto il tempo a sua disposizione. Bersani no. Appare stanco. Innervosito. Sull’industria, si arena in una serie di domande: «È il caso di vendere l’Ansaldo? La Fiat ce la fa da sola? E la chimica verde? Sì l’Ilva, ma Piombino?». Renzi lo inchioda: «Il punto è che la politica industriale degli ultimi venti anni non è stata all’altezza». Dove il plurale è rivolto a Bersani ministro in più governi del centrosinistra. Il segretario, imbronciato, coglie il riferimento. E, sbagliando, ammette: «Nessuno è perfetto». Sui finanziamenti ai partiti Renzi ricorda la legge con cui Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds, voleva aumentare i soldi alle fondazioni. Bersani cita Pericle, Atene e poi: «Non mi rassegno al fatto che la politica sia fatta sola dai ricchi». Renzi: «Va bene, ma da Pericle a Fiorito ce ne passa».     

Anche sul conflitto di interesse, Bersani è in difesa. «È vero, non aver fatto un sistema anti-trust nella comunicazione è stato un limite». Renzi: «Il problema è che non abbiamo fatto il conflitto di interessi. E non l’abbiamo fatto quando eravamo al governo». Quando tu eri al governo. Sulle pensioni, Renzi rimprovera al segretario l’abolizione dello scalone fatta dal secondo governo Prodi (Bersani ministro). Il segretario:  «Matteo, su questo, devi approfondire un po’». 

Scuola: «La riforma Berlinguer di sinistra aveva solo il nome», attacca Renzi. E sulle alleanze, citando Vendola che, a proposito delle parole del segretario, aveva parlato di «profumo di sinistra», dice che il patto con Casini è «un profumo di inciucio». Bersani: «L’ultima volta che abbiamo voluto fare tutto da soli ha vinto Berlusconi». Renzi: «Ma così rischiamo di fare la fine dell’Unione». La sinistra di Vendola, gli ricorda, ha fatto cadere Prodi per mandare al governo «l’inciucio Mastella-D’Alema». Bersani si arrabbia, punta l’indice: «Nell’Unione erano 12 partiti e non c’era il Pd!». Ma lo schema renziano funziona: se volete il passato, lo status quo, votate lui, se il futuro, il cambiamento, votate me. 

Sulle liberalizzazioni, Renzi concede un gol all’avversario: quelle fatte da Bersani sono state «un passo avanti». Ma subito ritorna in vantaggio. Quando è il momento delle domande dei supporter, presenta la sua per nome: «Si chiama Anna», dice, presentando la ragazza che si rivolgerà a Bersani. «Poi mi dirai come si chiama la sua». Peccato che il segretario non sa il nome della sua. Il duello scivola verso la fine. «Ci hanno dipinto come lo zio prudente contro il figlio coraggioso», fa Renzi, inchiodando l’avversario a quell’immagine. «Non possiamo andare nel futuro con le persone che ci hanno portato fin qui».  Bersani ripete che «la ruota va fatta girare ma non bisogna buttar via l’esperienza». A chi vogliono chiedere scusa? Il segretario cita moglie, figlie e il parroco «per quando uscì sui giornali lo sciopero dei chierichetti che feci da bambino». Altro gol di Renzi: «Meno male che è l’ultimo confronto perché tra il Papa e il parroco…». Lui, invece, chiede scusa al fratello laureato in medicina e andato a lavorare all’estero per non essere considerato favorito in quanto fratello del sindaco. Nell’appello fiale, Renzi invita a votare per «cambiare sul serio». Bersani una bambina che per Natale chiede «una bambola e lo stipendio della mamma». Ma il bilancio è netto. Stravince il sindaco. Bersani demolito, più che rottamato.

 

Una messa cantata, in puro stile Rai-Tg1, che forse ha spostato qualcosa, ma più probabilmente no. A poche ore, ormai, dal ballottaggio, lo scontro Renzi-Bersani su Raiuno non ha regalato alcun colpo di scena (leggi il confronto tra i programmi dei due candidati). Tutto già sentito, tutto già detto. Tempi serrati, ricette diverse, molti punti di convergenza e ancora una volta distanze siderali e scintille soprattutto sulle alleanze.


pubblicato da Libero Quotidiano

Secondo voi se Bersani dovesse vincere le primarie, Renzi accetterà di fare il vicepremier o resterà sindaco?

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Secondo i numeri del sondaggio condotto da Quorum, il sindaco di Firenze vince con il 49% contro il 38% del segretario del PD, mettendo in evidenza gli errori comessi dal centrosinistra. “Abbiamo qualcosa da farci perdonare”. Scontro su Fisco ed Equitalia. VIDEO

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Renzi vince contro Bersani nel duello in TV

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Matteo Renzi come Silvio Berlusconi? Per Bersani lo è. E lo accusa senza giri di parole. Il giovane sindaco di Firenze lo attacca sull’instabilità di un futuro governo Bersani. Renzi rivede in Pier un Prodi 2.0 con una coalizione sconfinata, come quella del 2008. Renzi vede nel segretario un premier poco affidabile perchè piegato eventualmente su un equilibrio precario come quello che fece cadere Prodi con un governo che andava da Bertinotti a Mastella. Così Matteo Renzi attacca a viso aperto il segretario e lo colpisce duramente dicendogli: “E’ vero che quando siamo stati da soli ha vinto Berlusconi – afferma Renzi quando Bersani ricorda che correndo da solo il Pd fece vincere il Cavaliere – ma è vero anche che quando abbiamo fatto l’accordo con la sinistra radicale avevamo al governo Prodi ed è stato buttato giù da un inciucio di D’Alema e Bertinotti. Se stiamo alle nostre regole bene, ma se tra due anni vinciamo le elezioni e ci rimandano a casa perchè litigano sull’agenda Monti non va bene. Nel popolo di sinistra tanta gente chiede le cose serie prima. Le primarie servono per far le cose serie prima. Sei sicuro di tenere tutte le anime dentro o non rischiamo di finire come l’Unione del 2008?”. Pier redarguisce il giovane rampollo con un secco:”Attento a non usare gli argomenti dell’avversario“. E il segretario rincara la dose dando una piccola lezione di scienze politiche al giovane sindaco: “Allora eravamo undici partiti ora c’è il Pd a fare da baricentro, garantiamo all’Europa e al mondo che siamo in condizioni di governare, questo non può essere messo in dubbio”. Insomma Pier difende la solidità di un suo governo. Avvisa Renzi e gli ricorda di stare buono. Perchè dopo le primarie ci sarà il voto per le politiche 2013.

 

E’ la serata del confronto su Rai1 tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, i due candidati del Partito Democratico al ballottaggio di domenica. A intervistarli Monica Maggioni. Per il sindaco rottamatore look sbarazzino: camicia bianca, ma niente giacca. Più calssico e lugubre, con la solita cravatta rossa, il segretario Bersani. 

Contro la privacy – Dopo un inizio “spot” sull’economia con promesse vane e ritornelli già sentiti (Renzi si spinge a promettere “100 euro ad italiano”) ecco il primo endorsment di Bersani: a favore della soppressione della privacy (strada già intrapresa dal governo tecnico). Secondo il segretario del Pd, infatti è necessaria una “Maastricht dell’infedeltà fiscale”. Per il leader democratico “si vede a occhio, in Europa gira meno contanti”. La soluzione: “Tracciabilità fiscale di tutto”, come se quello che ha fatto Mario Monti fino ad oggi (la soprressione della privacy) ancora non bastasse. Bersani propone poi un “giro di solidarietà fiscale”: chi ha di più, dia di più (un annuncio mascherato di patrimoniale, tanto cara a Nichi Vendola?).

Scontro su Equitalia – Il rottamatore Renzi poi passa all’attacco. Bersani lo apostrofa: “Guarda che non l’abbiamo mica inventata noi Equitalia” (che, però, è stata creata mentre Bersani era ministro). E il sindaco, tranchant: “Sei stato al governo (probabilmente intendeva Parlamento, ndr) più di 2mila giorni e non hai fatto niente”. Una bordata bella e buona. Quindi il segretario risponde alle critiche di Renzi sull’accordo viscale con la Svizzera (e lo fa con il solito proverbio): “Capisco che c’è chi vuole un passerotto in mano piuttosto che un tacchino sul tetto, ma se le cose restano così è un condono. Se non cambia è un condono). Pronta la controreplica, sferzante, di Renzi: “Ho capito che per fare il segretario bisogna usare metafore”.

 

Scontro su politica estera – Tra i due leader posizioni distanti anche in poltica estera. Si discute del seggio all’Onu per l’Anp palestinese. Favorevole Bersani, contrario Renzi. “Domani all’Onu si vota sulla richiesta di Abu Mazen – ha detto Bersani – vedo che nel governo italiano c’è qualche titubanza. Noi dobbiamo votare sì, altrimenti avrà sempre ragione Hamas, non possiamo isolare Abu Mazen”. Renzi invece ha ricordato come Usa e Gran Bretagna siano contrarie: “Il voto di domani all’Onu poi, nasce da una serie di contraddizioni interne ai palestinesi”.

 

 

Primo e ultimo confronto diretto tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi su Rai1. Lo studio è circolare, sul modello di quelli dei ‘faccia a faccia’ statunitensi. Due podi al centro della sala, la stessa da dove va in onda ‘Domenica in’, di fronte la postazione di Monica Maggioni, la giornalista chiamata a moderare un confronto che si annuncia serrato. Il dibattito durerà 1 ora e 45 minuti. Risposte rapide, al massimo due minuti, e pubblico diviso a metà tra bersaniani e renziani. Sarà Bersani ad avere l’ultima parola: pronuncerà l’appello finale dopo Renzi. Lo ha deciso il lancio di una monetina prima dell’inizio della trasmissione.

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