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Perché in Germania le imprese vanno maglio che in Italia? “Perché in Germania lavorano, oh!”. Il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo sbotta ospite di Ballarò i un vicace contraddittorio con il segretario Fiom Maurizio Landini. E tra il pubblico in studio scatta la protesta…


pubblicato da Libero Quotidiano

Polillo a Landini (Fiom): "In Germania le imprese vanno bene perché lì lavorano"

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Altro che Natale, l’accordo fiscale tra Italia e Svizzera è ancora lontano. Sul tema è intervenuto il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, interpellato a margine di un convegno sullo stato delle trattative per la regolarizzazione dei conti detenuti in nero da cittadini italiani nelle banche elvetiche, sottolineando che “siamo ancora in una fase non conclusiva” e che l’accordo ”non è semplice” .

Il deputato del Pdl Nicola Cosentino, già sottosegretario all’Economia, è stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sul presunto reimpiego dei capitali del clan dei Casalesi nella costruzione di un centro commerciale nella provincia di Caserta. Il processo comincerà il 23 gennaio.  Il rinvio a giudizio è stato deciso dal gup Eduardo De Gregorio, accogliendo la richiesta dei pm Antonello Ardituro e ed Henry John Woodcock. Cosentino è imputato di corruzione e di reimpiego di capitali illeciti, aggravato dall’avere agito per favorire un clan camorristico.

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La febbre delle primarie ha  contagiato il Pdl mandando in tilt le varie correnti. Malpancisti,  formattatori, lealisti, ex-forzisti, scajoliani, cattolici,   ex-aennini, sudisti, tutti in fermento in vista della corsa per la leadership. Alcuni si sono già lanciati, altri ci stanno pensando. E,  verso il 16 dicembre, lo scacchiere del partito potrebbe vedere in   campo alleanze inedite e strane convergenze. Tutti, big e peones, sono  affascinati dall’idea di scendere in campo per misurarsi e marcare le   differenze. Dopo la sconfitta in Sicilia Angelino Alfano ha   ufficializzato la sua candidatura, dando il via alla corsa con una road map precisa. Martedì il ‘tavolo delle regole’ ha fissato alcuni ‘paletti’  per partecipare alla sfida: le consultazioni saranno di partito aperte a tutti, e per presentarsi bisognerà raccogliere almeno 10mila  firme; il 7 novembre l’Ufficio di presidenza del partito si riunirà   per deliberare le ‘regole del gioco’ ed entro il 16 novembre scadrà il termine per la presentazione delle candidature. A rompere gli indugi prima del segretrio sono stati Giancarlo Galan, Daniela Santanchè, Alessandra Mussolini. Scaldano i motori Guido Crosetto, Giorgia Meloni, Maria Stella Gelmini e Giulio Tremonti. Gianni Alemanno sembra orientato invece a ricandidarsi per il Campidoglio. La corsa alle candidature, però, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio   taglio con il rischio di balcanizzazione del partito. Senza contare le  truppe ‘fedelì a Berlusconi, che guardano con scetticismo il meccanismo delle primarie. Sullo sfondo il rischio di trasformare la corsa al 16 dicembre in un tutti contro tutti che non aiuterebbe il partito a ritrovare la strada in vista delle elezioni politiche. Allo stato, la galassia   pidiellina resta molto frastagliata e la cosiddetta mappa del potere   si riduce sostanzialmente in due ‘tronconi’ fondamentali (gli ex di   Forza Italia e gli aennini), divisi a loro volta in vari gruppi e   sottogruppi in continuo movimento, spesso articolati in Fondazioni. C’è chi pensa al ritorno a Forza Italia, chi è d’accordo con   Berlusconi e lavora per la costruzione un rassemblement di moderati   (guidato magari da una personalità esterna), e chi invece, in   particolare gli ex An, non vuole ritorni al passato e storce il naso difronte a un Monti bis.

PRETORIANI – Tra i ‘pretoriani dell’ex premier ci sono pure la   ‘movimentista’ Michela Vittoria Brambilla, il ‘falco’ Daniela Santanchè e l’assistente personale del Cav, la deputata Maria Rosaria  Rossi, il vicecapogruppo alla Camera Osvaldo Napoli, il coordinatore regionale in Lombardia, Mario Mantovani, l’ex sottosegretario Aldo   Brancher, emissario del Cav presso la Lega prima di Umberto Bossi, ora  di Roberto Maroni.Tra i pasdaran berlusconiani spicca Giancarlo Lehner  con “Nuova Forza Italia” (mentre Giorgio Stracquadanio ha lasciato   il partito e lavora a un nuovo soggetto con ‘Fermiamo il declino’ di Oscar Giannino). Un fedelissimo del Cav è certamente il suo   ‘delfino’, Alfano, dal luglio 2011 segretario di via dell’Umiltà: in vista delle politiche del 2013, avrà il difficile compito di   traghettare il partito verso la Federazione dei moderati.

I QUARANTENNI – Mai organizzati in corrente, sono considerati   molto vicini ad Alfano i cosiddetti quarantenni. Quasi tutti azzurri,   sono indicati i più papabili della nuova squadra politica che l’ex   segretario ha annunciato per rafforzare il partito, nel nome di quel   ricambio generazionale invocato da più parti. Qualcuno li ha già   ribattezzati gli ‘alfanianì. Tra di loro ci sono ex ministri come Fitto, Gelmini e Mara Carfagna; ex sottosegretari come Luigi Casero,   il ciellino Lupi, Gregorio Fontana, Guido Crosetto (sempre tentato dal  correre alle primarie, ma non vuole dare un ‘dispiacere’ al   segretario), Beatrice Lorenzin, Jole Santelli, la coordinatrice   nazionale dei giovani pidiellini, Annagrazia Calabria, che però è  legata a un rapporto di amicizia personale con il Cav.

MONTIANI – Anche loro berlusconiani della prima ora. Prima ancora del Cav sottolineavano la necessità di lavorare ad una   progetto dei moderati a sostegno del premier Mario Monti. Tra questi   spicca l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini (considerato molto vicino al Quirinale) e la Gelmini

CAMPANI: E’ la folta pattuglia dei   parlamentari campani, ancora legata all’ex coordinatore regionale Nicola Cosentino. Tra di loro Edmondo Cirielli, Amedeo Laboccetta, Luigi Cesaro, Marco Milanese (di recente si è sfilato l’ex ministro aennino Mario Landolfi in rotta con Cosentino). Non fanno parte del gruppo Carfagna e la deputata di Benevento Nunzia De Girolamo

FEDELISSIMI DEL CAVALIERE – Non possono essere catalogati tra le varie anime del Pdl, ma sicuramente giocano un ruolo  fondamentale nelle strategie di Berlusconi. Si tratta di uomini che lo  hanno accompagnato sin dall’inizio della sua attività politica o che comunque hanno con lui un forte legame personale. Parliamo dell’ex   sottosegretario Gianni Letta, suo braccio destro sin dal ’94, del presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, del giornalista Giuliano Ferrara, di Marcello Dell’Utri, delle figlie Marina e Barbara, che, pur escludendo un loro impegno in politica, periodicamente   intervengono in prima persona a sostegno del padre. Vanno menzionati anche gli uomini di ‘Publitalia 80’ come   Giancarlo Galan (candidato ufficiale alle primarie), Roberto Tortoli   (ora tra i più delusi, pronto ad abbandonare il Pdl) e Gianfranco   Micchichè, che ha rotto con il Pdl per fondare un suo partito ‘Grande  Sud’ (tra i fedelissimi dell’ex sottosegretario c’è Stefania Prestigiacomo). Discorso a parte i legali del Cav, il deputato Niccolò Ghedini e il senatore Piero Longo.

VECCHIA GUARDIA AZZURRA – Poi c’è la cosiddetta vecchia guardia  azzurra, formata dai fondatori di Fi come l’economista ed ex ministro   Antonio Martino, (che oggi è anche presidente onorario della Fondazione di Scajola); l’ideologo Giuliano Urbani, Antonio Tajani, attuale vicepresidente della commissione Ue, e Mario Valducci. Tra gli  uomini di fiducia del Cavaliere ci sono pure l’ex sottosegretario e   attuale portavoce Paolo Bonaiuti, l’ex ministro dello Sviluppo   economico Paolo Romani, da sempre il plenipotenziario per le tlc, i   coordinatori nazionali del Pdl, Sandro Bondi e Denis Verdini, i   deputati Sestino Giacomoni e Valentino Valentini, Deborah Bergamini e   Giuseppe Moles, il più stretto collaboratore di Martino.

CIRCOLI E CLUB – Di certo, l’area dei   berlusconiani doc raccoglie movimenti come i ‘Circoli del Buongoverno’  di Marcello Dell’Utri, i ‘Circoli della Libertà’ di Michela Vittoria   Brambilla (dal febbraio 2010 divenuti ‘Promotori della Libertà’ e   usati dall’ex premier come braccio operativo, soprattutto attraverso   audiomessaggi) e i Club della Libertà di Mario Valducci, presidente della Commissione Trasporti di Montecitorio e tra i fondatori di Forza  Italia.

TREMONTIANI – Anche se ha annunciato una sua lista e un nuovo   soggetto politico per il 2013, Giulio Tremonti sarebbe pronto a   candidarsi alle primarie pidielline. Attorno al ministro dell’Economia  e alla sua Fondazione ‘ Res publica’ si è costituito un gruppo   composto da membri di diversa estrazione politico-culturale e in gran   parte provenienti dal Nord, forti sostenitori del federalismo fiscale   (di qui le affinità con la Lega Nord), e di un liberismo temperato. Tra questi, in particolare, i deputati Giorgio Jannone e Gianfranco   Conte, quest’ultimo considerato un ‘pontiere’ con l’ala scajoliana.

FORMATTATORI: Tra le new entry c’è un gruppo di under 30, che   vogliono ringiovanire il partito. Nati dalle ceneri dei Club della Libertà, hanno un dialogo aperto con il segretario Angelino Alfano. Chiedono spazio e puntano a ‘riformattarè i vertici del partito. Punto di riferimento è il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo

EX ALLEANZA NAZIONALE – Un’area molto vasta è quella costituita dagli ex di Alleanza nazionale che non hanno seguito  Gianfranco Fini nella scissione di due anni fa. Contrari all’ipotesi   di una grande coalizione, critici nei confronti di Mario Monti e   pronti ad abbandonare il Pdl (possibilmente attraverso una separazione  consensuale) in caso di ‘spacchettamento’. L’area è composta   principalmente dai quattro ex-colonnelli di via della Scrofa e dalle   loro rispettive correnti: Gianni Alemanno (con la sua Fondazione Nuova  Italia), Ignazio La Russa (con ‘La Nostra Destra’), Maurizio Gasparri   (con ‘Italia protagonistà) e Altero Matteoli, promotore della   Fondazione ‘Libertà per il bene comune’. Quest’ultimo di è sempre   detto contrario a scissioni del Pdl ma non ha fatto mancare le sue   critiche all’esecutivo dei tecnici.  Tra gli esponenti principali anche l’ex ministro per la   Gioventù, Giorgia Meloni; il deputato Fabio Rampelli (che guida la   corrente denominata i ‘gabbianì); gli alemanniani Barbara   Saltamartini e Alfredo Mantovano; l’ex ministro delle Comunicazioni   Mario Landolfi; il senatore Andrea Augello, leader dell’ala moderata   degli ex finiani a palazzo Madama; il vicepresidente del Senato,   Domenico Nania. Tra gli ex aennini, c’è Francesco Storace, segretario  nazionale de ‘La Destra’, tra i più critici nei confronti   dell’esecutivo Monti. Molto agguerrita pure Daniela Santanchè, spesso  ospite a palazzo Grazioli, paladina del ‘appoggio esterno’ al governo.

LIBERAMENTE – Nato nel 2010, ma subito in una posizione di   rilievo, il gruppo ruota attorno alla Fondazione ‘Liberamente’,   promossa dall’ex ministro Gelmini. Si presenta come luogo di approfondimento culturale per promuovere incontri e dibattiti   attraverso attività di studio e ricerca. 

AMAZZONI AZZURRE: Le cosiddette amazzoni azzurre,   guidate da Michaela Biancofiore, promotrice di una lista ‘Fratelli d’Italia’, si richiamano allo spirito del ’94. Ne fanno parte la De Girolamo, Gabriella Giammanco, Fiorella Ceccacci Rubino. Da tempo chiedono un ritorno alle origini e al modello Forza Italia.   

MALPANCISTI AZZURRI: Forzisti della prima ora ‘delusi’ dall’immobilismo del partito e favorevoli al passo indietro del Cav, come Isabella Bertolini.

PISANIANIBeppe Pisanu è considerato punto di riferimento per  l’ala moderata pidiellina al Senato, raccoglie attorno a sè sempre   più scontenti nelle file dei senatori azzurri della ex Balena bianca   (in testa c’è Ferruccio Saro). L’ex ministro dell’Interno da tempo lavora per il ‘dopo-Berlusconi’. Il ‘documento dei 29’ scritto insieme  a Dini, è l’ultimo atto della sua battaglia per superare il Pdl e   realizzare un nuovo soggetto politico di centro. Negli ultimi mesi il   suo attivismo agita i sonni di via dell’Umiltà ma il Cavaliere,   raccontano, sempre preventivamente informato da Pisanu di ogni   iniziativa, punta a giocare di sponda con gli ex Dc, per scavalcare a   destra Casini. Certamente, tra gli ex democristiani spiccano il ministro   dell’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi (ex leader della   Dca), i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi e la Federazione dei   Cristiano Popolari di Mario Baccini. Tra gli ex Dc va segnalato anche   l’ex ministro Raffaele Fitto, leader di un agguerritto gruppo di   parlamentari pugliesi, considerato tra i fedelissimi di Alfano. 

AREA CL ED EX DC – L’area di Comunione e Liberazione fa capo al presidente   della Regione Lombardia, Roberto Formigoni attraverso la Fondazione   ‘Rete Italia’ e al vicepresidente della Camera Maurizio Lupi che fa da  trait d’union con i berlusconiani doc. A parte il gruppo di Formigoni,  che ha una caratterizzazione più che altro lombarda e ciellina, manca  una vera e propria componente democristiana.

SCAJOLIANI – Componente storica è quella che fa   capo a Claudio Scajola da ultimo molto critica nei confronti del   partito: l’ex coordinatore di Fi della cosiddetta traversata nel   deserto (1996-2001) può contare su una pattuglia di circa 60   parlamentari, tutti iscritti alla sua fondazione ‘Cristoforo Colombo’   nata nell’agosto del 2010. Il nocciolo duro è costituito da Massimo Maria Berruti, Paolo Russo, Ignazio Abrignani, Salvatore Cicu. Nella cerchia più stretta ci sono anche Roberto Cassinelli, Sandro   Biasotti, (è uscito di recente Michele Scandroglio in rotta con l’ex   ministro). Ne fa parte anche Gianfranco Conte, che ha sempre fatto da   trait d’union con i ‘tremontiani’.  Scajola è stato tra i primi a sostenere la necessità di andare  oltre il Pdl,minacciando la costituzione di un gruppo parlamentare   autonomo. La bufera Finmeccanica ha un pò frenato le sue ambizioni.

I  MONTEZEMOLIANI – Nel novembre 2011 i deputati Roberto Antonione,   Giustina Destro e Fabio Gava hanno lasciato la corrente scajoliana e sono usciti dal Pdl, formalizzando la costituzione all’interno del gruppo Misto della componente ‘Costituente popolare liberale-Pli’:   guardano con attenzione alle grandi manovre di ‘centrò e non hanno   nessuna intenzione di ‘tornare nell’ovile berlusconiano’.

GLI EX PSI – Nel Pdl c’è un altro nucleo storico, quello   formato dagli ex socialisti come l’ex ministro del Welfare Maurizio   Sacconi e il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, leader  del Nuovo Psi. Ci sono poi l’associazione ‘Noi Riformisti Azzurri’ di Alessandro Colucci, la ‘FreeFoundation’ creata dall’ex ministro Renato  Brunetta e ‘Riformismo e Libertà (con il periodico L’Ircocervo) del capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che si rivolge all’area del riformismo laico, liberalsocialista e cattolico riformista.

Il governo proporrà ”un vero e proprio commissario per l’anti-corruzione”. E’ il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, in una intervista al Messaggero, ad annunciare la proposta nella quale assicura che si cercherà in Senato “il massimo del consenso. Faremo alcune modifiche che riteniamo opportune. Una di queste potrebbe riguardare l’autorità che si occupa dell’anti-corruzione nella pubblica amministrazione: attualmente è priva di poteri”. L’emendamento (“l’abbiamo elaborato e scritto Patroni Griffi ed io e tra poche ore lo consegneremo al ministro Severino”) è pronto e prevede che il nuovo ‘super-commissario’ sia “scelto dal governo ed eletto dal Parlamento con la maggioranza qualificata” quindi “senza creare nuove Authority”.

Ricordiamo chi c’era, in quei giorni a Genova. Quali mani hanno ucciso, quali hanno colpito, quali hanno firmato verbali. Ricordiamo le responsabilità penali, certo. Ma anche tutte le altre. Dove le mettiamo quelle umane, etiche, politiche? Che ci siano anche quelle, a quanto pare, non è così ovvio. “Scusa” la deve chiedere pure chi non c’era a Genova, pure chi non ha aggredito i manifestanti. Non mi basta sapere che Gianfranco Fini ha riletto i fatti di allora connotando quanto accaduto come “un’ombra per la democrazia”. Ombra? Black out, caro presidente. Dopo undici anni, arrivare a dire ombra, è poco. 

“I fondi ai gruppi consiliari potranno arrivare a essere ridotti anche del 90-95%”. Lo assicura il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, parlando del dl sui costi della politica approvato nella serata di giovedì. I fondi dei gruppi consiliari delle Regioni saranno parametrati, spiega Catricalà, in base a quelli della Regione più virtuosa “ma poi questo parametro sarà tagliato del 50%”. Il che vuol dire, appunto, che in alcuni casi la riduzione potrebbe anche essere del 90-95%. Il decreto legge sui costi della politica stabilisce infatti che “fatti salvi i rimborsi delle spese elettorali previsti dalla normativa nazionale” i fondi dei gruppi consiliari, dei partiti o dei movimenti politici, debbano essere pari all’importo riconosciuto dalla regione più virtuosa, secondo criteri omogenei, ridotto della metà. “Il clima di indignazione creato nel Paese dai recenti episodi accaduti – ha concluso il sottosegretario – ci ha favorito nel consentire una rivisitazione dei controlli sulle spese delle Regioni”.

“E’ probabile che l’estensore della motivazione della sentenza della Corte di Cassazione, che confermava le condanne per i fatti della Diaz, non abbia letto l’appello che migliaia di cittadini italiani hanno mandato al presidente Monti per chiedere la revoca da sottosegretario di De Gennaro. Il fatto è che quando si comincia ad esprimere una idea a gran voce, con coraggio, a testa alta, in nome della democrazia, le parole si trasmettono lo stesso”. Così commenta l’ultimo giudizio della legge su quella che è stata ribattezzata la “macelleria messicana” del G8 del 2001 Goffredo D’Antona. Avvocato penalista catanese e portavoce dell’osservatorio cittadino dei diritti, a luglio ha lanciato una petizione per chiedere le dimissioni di Gianni De Gennaro. Capo della polizia ai tempi dei fatti della scuola Diaz e della morte di Carlo Giuliani, oggi promosso a sottosegretario alla Sicurezza. In migliaia, a poche ore dal lancio della petizione, hanno risposto all’appello del penalista catanese. “Tra di loro ci sono comuni cittadini, professionisti e pensionati – spiega D’Antona – . Pochi però giornalisti e docenti”. Oggi i firmatari sono circa 3500 solo dal web. La richiesta formale e le prime 100 adesioni sono già state inviate a Monti. Ma la petizione non si ferma.

Prende 7.490,33 euro al mese perchè risulta inabile al lavoro. Dieci volte di più di un portatore di handicap che non riesce neanche a soffiarsi il naso. Stiamo parlando di Alberto Sarra, 46 anni, ex presidente del consiglio provinciale di Reggio Calabria che nel 2010 è stato colpito da uno choc emoraggico. Operato d’urgenza si è rimesso subito in salute, tanto è vero che dopo tre mesi dalla brutta avventura, è stato nominato sottosegretario regionale alla presidenza del governatore Giuseppe Scopellitti. Eppure, racconta Gian Antonio Stella sul Corriere, mentre gli amici si congratulavano per il suo attivismo (inaugurava strade, incontrava l’ambasciatrice cubana in Italia, si occupava di consorzi industriali), il dinamico sottosegretario avviava le pratiche per farsi riconoscere invalido al lavoro. 

Il cardiologo che lo aveva in cura è categorico: “Si ritiene l’avvocato Alberto Sarra permanentemente inabile a proficuo lavoro”. Tant’è, la settimana dopo, record mondiale di velocità bruocratica, l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale riconosceva al sottosegretario l’invalidità concedendogli un assegno mensile di 7.490,33 euro con decorrenza 7 gennaio 2010. In pratica gli riconosceva anche gli arretrati per un totale di 30 mesi per un totale di circa 225 mila euro. Cioè quanto, fa notare Gian Antonio Stella, quanto un normale disabile totale e permanente, prende in 24 anni e mezzo. Tanti soldi ai quali si vanno ad aggiungere la sua indennità di sottosegretario regionale. Alla faccia nostra e dei tanti disabili che si sono visti tagliare servizi e cure.

In tv ride raccontando “aneddoti” sui falsi rimborsi ottenuti dai consiglieri regionali. “Le Regioni sono una fogna” dice il senatore Pdl. “Quella è la Casta, altro che privilegi parlamentari, a Roma abbiamo tagliato tutto”. Ma chi è Roberto Rosso? Ex sottosegretario all’Agricoltura nel governo Berlusconi, Rosso era stato uno dei protagonisti della scissione finiana. Salvo poi tornare all’ovile, ottenendo, appunto, la poltrona di sottosegretario. Una carriera politica all’insegna del Cavaliere e una storia giudiziaria da raccontare: Rosso dovrà rispondere di associazione a delinquere in un processo in corso dallo scorso marzo nell’ambito della vicenda ‘Terre D’Acqua’. Il senatore, come aveva raccontato il Fatto nel giugno del 2011, avrebbe – secondo i pm – usufruito insieme ad altre sette persone negli anni dal 2005 al 2007, del denaro pubblico proveniente dalla società consortile Terre D’Acqua per scopi diversi. Tra cui quello di finanziarsi la campagna elettorale. L’intera cifra erogata a favore delle società e poi utilizzata in parte dall’ex sottosegretario, sarebbe stata di un milione e 400 mila euro. La società poi sciolta, era stata fondata dallo stesso Rosso ed era nata con lo scopo di promuovere l’agricoltura e il turismo nel territorio vercellese, arrivando addirittura a trasformarsi in una fondazione al termine della sua attività.

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