Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

spesi

Tra cellulari di quarta generazione, tablet, applicazioni e altro, le zone che investiranno di più sono America Latina, Europa dell’Est e Medio Oriente. Il mercato degli smartphone e dei tablet crescerà del 20%.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Boom hi-tech anche nel 2013, $2.100 miliardi saranno spesi in nuove tecnologie

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Si riduce la spesa per gli ammortizzatori sociali nel 2011, fermandosi a 10,8 miliardi (-1% rispetto al 2010). Per la cassa integrazione sono stati spesi 2,8 miliardi (-11,6%) mentre per la mobilità si è arrivati a 1,4 mld (+10%); cresce anche il costo della disoccupazione che arriva a 6,6 mld (+2%). E’ quanto emerge dal Bilancio sociale dell’Inps.


pubblicato da Libero Quotidiano

Inps: 10,8 mld per ammortizzatori nel 2011

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Mai così tanti nella storia Usa: superati di $700 milioni i $5,3 miliardi del 2008. Le Big di Wall Street, che 4 anni fa hanno appoggiato Obama, hanno donato oltre 3 milioni a Romney. Ecco le ragioni del voltafaccia.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Campagna elettorale record: spesi oltre sei miliardi di dollari

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“Segui il denaro”, consigliava 40 anni fa Gola Profonda a Carl Bernstein e Bob Woodward del Washington Post che indagavano sul Watergate. Nell’America di oggi, in questa campagna elettorale impregnata di veleni e miliardi, esiste una grossa fetta del denaro che gravita attorno ai due candidati impossibile da seguire: è un fiume di soldi di cui non si conosce la provenienza. In America li chiamano dark money, sono i finanziamenti gestiti da gruppi no profit che non hanno l’obbligo di fornire i nomi dei donatori e la scorsa settimana hanno superato quota 200 milioni di dollari: nel 2000 non arrivavano a 5 milioni. Tranne le organizzazioni che li hanno raccolti, nessuno sa da dove arrivino, neanche lo Stato ha il diritto di saperlo: “Non è altro che riciclaggio di denaro”, ha detto il 23 ottobre Jerry Brown, governatore della California.

Altro che Fiorito. Il candidato alle primarie del PD e’ anche accusato di aver assunto personale al Comune di Firenze senza concorso pubblico. LEGGI LE FATTURE IN DONAZIONI E VIAGGI e la testimonianza esclusiva della talpa Alessandro Maiorano

pubblicato da Wallstreet Italia
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Renzi: 20 milioni spesi in cene e voli, tutto a carico della Provincia

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Più che Montecitorio un vaso di Pandora delle spese che non conosce, a giudicare dal dettaglio contabile, crisi. Il bilancio del primo semestre della Camera dei deputati non sembra risentire della politica di risparmio adottata da tempo dalle famiglie italiane. Partiamo dal fondo: in 6 mesi sono stati spesi la bellezza di 105 milioni per tenere aperta la Camera. E non si tratta di stipendi e contributi per dipendenti o onorevoli. Sono le spese vive per tenere aperto Montecitorio e farlo funzionare dignitosamente. Considerando che nel 2011 il costo certificato per Montecitorio è stato pari a 1.815.182.025 (e 16 centesimi), salta all’occhio come si spendem e spande. E non passano inosservati gli oltre 600mila euro che l’ufficio stampa di Montecitorio mette a bilancio (per 6 mesi), pur potendo contare su una struttura di tutto rispetto. Il sito ilportaborse.com (blog gestito nell’anonimato da collaboratori e aiutanti di onorevoli e senatori), ha attirato l’attenzione sui 44.770 euro spesi per pagare la Ovo Italia srl. Una società fondata da Andrea Pezzi, conduttore televisivo e imprenditore, che ha lo scopo di creare «l’enciclopedia dei videoclip in Rete». In sostanza sul sito Ovo.com  «ci sono 650 mini-documentari su fatti storici, personaggi, imprenditori, miti, ballerini e c’è anche una sezione dedicata ai politici». E la Camera per 44.700 euro ha acquistato «la licenza broadcasting della library di contenuti video di Ovo per un numero di passaggi illimitati sul canale satellitare della Camera, da trasmettere all’interno del loro palinsesto a piacimento», spiega il blog dei portaborse fantasma, che conclude sarcastico: «Così Gianfranco, invece di guardare i filmati sul web, li potrà vedere direttamente sulla tv di Montecitorio».

Stranezze e valutazioni sull’opportunità di spesa, c’è da notare che Montecitorio non si fa mancare proprio nulla: né il ciambellone di Gargani (170 euro), né le bistecchine della premiata macelleria Babusci Bruno (8.725 euro). Forse il medico di turno (spese di presidio 1.217.753 euro) dovrebbe consigliare di stare attenti ai dolciumi. Dagli eredi Giolitti sono stati spesi 4.855 euro in gelati. Dal cioccolataio dei Vip, Venchi, 2.235 euro, altri 16.416 euro sono stati messi a bilancio per le delizie di Antonini, 3.921 per i prodotti della Nestlè, 2.719 per le delizie milanesi di Baratti e ben 2.066 euro per le prelibatezze del Forno Roscioli. Ai non romani questi nomi diranno poco, però i gourmet li conoscono bene. Proprio ieri l’Ufficio di presidenza della Camera ha ratificato il taglio di 50 milioni l’anno alla propria dotazione finanziaria, di cui 13,2 a carico dei dipendenti. Ma i dolciumi non si toccano…

 

Per il delitto di Yara Gambirasio gli inquirenti non hanno ancora trovato il colpevole ma una cosa è certa: ad oggi, le indagini sono costate quasi 3 milioni di euro. E’ questo l’importo record speso tra i supporti investigativi e le risorse umane impiegati nella ricerca dell’assassino o degli assassini visto che gli inquirenti hanno ripreso una vecchia ipotesi, ovvero l’omicidio forse perpetrato da coetanei. La cifra esatta è di 2 milioni e 850mila euro e, per quanto rigurarda le spese investigative, le cifre sono alimentate dai ocosti di ogni campionamento di Dna (pari a 40 euro). Come scrive L’Eco di Bergamo “solo i Ris dei Carabinieri ne hanno catalogati 8.500. Sommandoli a quelli assunti dalla polizia si arriva a circa 14mila campioni biologici”. Ai costi investigativi vanno aggiunti quelli professionali, soprattutto per tecnici esterni. Spese neccessarie, ma che stridono con il mancato ritrovamento di un colpevole. 

Un caso senza fine – Come annunciato dagli investigatori, ritorna l’ipotesi che l’omicidio sia stato commesso da un gruppo di giovani coetanei della povera Yara. Il giorno della tragedia, un testimone avrebbe visto dei ragazzi in scooter nel campo dove Yara è stata ritrovata. Quindi oltre alla precedente pista di Gorno, ora aprono nuovi scenari sull’omicidio.

Quarantasei milioni spesi per l’aeroporto fantasma di Comiso e solo un velivolo vi ha atterrato: quello di Massimo D’Alema, nel 2007. Adesso la Finanza, con un blitz negli uffici del Comune, ha sequestrato carte e documenti con lo scopo, precisa il comandante delle Fiamme Gialle di Ragusa alla Stampa, “di spronare per arrivare all’apertura dello scalo”. E sì, perchè non si capisce proprio perchè non è ancora entrata in attività la pista lunga 2460 metri completamente asfaltata, dotata di sistema di atterraggio strumentale sorta sulle macerie della base americana dei missili Cruise anti-Unione societica e frontiera avanzata del pacifismo Anni 80.

Inaugurazione frettolosa – D’Alema era stato il primo tifoso di quello scalo quando, all’epoca premier, lo offrì come contropartita ai comisani per l’accoglienza di migliaia di profughi dal Kosovo. Lo volle inaugurare nonostante l’aerostazione non fosse ultimata: solo quattro anni dopo venne completata la grande opera con le torri di controllo. Su questo vogliono vederci chiaro gli uomini della Finanza. E anche sui soldi spesi per il “frettoloso” taglio del nastro quel 30 aprile 2007 quando l’Airbus con a bordo l’allora ministro degli Esteri atterrò in quello scalo che sulla carta doveva veder transitare ogni giorno 500 mila passeggeri. Che però in questi anni nessuno ha visto. La Stampa sospetta che ci sia una partita contraria all’apertura, magari per evitare concorrenti sul mercato siciliano, dove la Sa, che gestisce lo sclao catanese di Fontanarossa, è scoia della Soaco che dovrà gestire Comiso. Saranno le Fiamme Gialle a chiarire la questione anche alla luce di una intervista rilasciata dal presidente dell’Enae Vito Riggio nella quale afferma che “il Comune di Cosimo si è voluto auto nominare concessionario e così l’aeroporto viene equiparato a scalo privato”. Motivo per cui lo Stato non intenderebbe assumere i costi degli stipendi dei controllori di volo, in parte coperti dalla Regione.

 

Quarantasei milioni spesi per l’aeroporto fantasma di Comiso e solo un velivolo vi ha atterrato: quello di Massimo D’Alema, nel 2007. Adesso la Finanza, con un blitz negli uffici del Comune, ha sequestrato carte e documenti con lo scopo, precisa il comandante delle Fiamme Gialle di Ragusa alla Stampa, “di spronare per arrivare all’apertura dello scalo”. E sì, perchè non si capisce proprio perchè non è ancora entrata in attività la pista lunga 2460 metri completamente asfaltata, dotata di sistema di atterraggio strumentale sorta sulle macerie della base americana dei missili Cruise anti-Unione societica e frontiera avanzata del pacifismo Anni 80.

Inaugurazione frettolosa – D’Alema era stato il primo tifoso di quello scalo quando, all’epoca premier, lo offrì come contropartita ai comisani per l’accoglienza di migliaia di profughi dal Kosovo. Lo volle inaugurare nonostante l’aerostazione non fosse ultimata: solo quattro anni dopo venne completata la grande opera con le torri di controllo. Su questo vogliono vederci chiaro gli uomini della Finanza. E anche sui soldi spesi per il “frettoloso” taglio del nastro quel 30 aprile 2007 quando l’Airbus con a bordo l’allora ministro degli Esteri atterrò in quello scalo che sulla carta doveva veder transitare ogni giorno 500 mila passeggeri. Che però in questi anni nessuno ha visto. La Stampa sospetta che ci sia una partita contraria all’apertura, magari per evitare concorrenti sul mercato siciliano, dove la Sa, che gestisce lo sclao catanese di Fontanarossa, è scoia della Soaco che dovrà gestire Comiso. Saranno le Fiamme Gialle a chiarire la questione anche alla luce di una intervista rilasciata dal presidente dell’Enae Vito Riggio nella quale afferma che “il Comune di Cosimo si è voluto auto nominare concessionario e così l’aeroporto viene equiparato a scalo privato”. Motivo per cui lo Stato non intenderebbe assumere i costi degli stipendi dei controllori di volo, in parte coperti dalla Regione.

 

Il più costoso è il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che, in conto spese, ogni anno mette circa 100 miliardi di euro. In totale, i nostri dicasteri, spendono circa 283 miliardi e la metà serve solo per farli funzionare con una spesa giornaliera di un miliardo. Queste le cifre contenute nel dossier del servizio bilancio dello Senato. Calcoli che servono per garantire il successo della spending review che dovrebbe assicurare risparmi fino a 5 miliardi (cifra ritoccata al rialzo dopo il dramma del terremoto in Emilia). Un correzione che domani dovrebbe essere approvata durante il comitato interministeriale guidato da Mario Monti. Raggiungere una tale riduzione della spesa tra giugno e dicembre 2012, equivale ad avere 8,5 miliardi di risparmi strutturali entro il 2013. Come? Tre miliardi arriveranno dai tagli della spesa sui quali sta ragionando Enrico Bondi. Il resto arriverà dalle varie sforbiciate a carico dei ministeri.

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