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“L’amianto ritrovato all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto è stato trasportato dal tornado che mercoledì scorso ha messo in ginocchio la fabbrica e causato la morte dell’operaio Francesco Zaccaria”. È questa la linea difensiva dell’azienda sulla questione amianto. Secondo la ricostruzione dell’ufficio stampa, il 29 novembre scorso Ilva ha informato l’Arpa Puglia attraverso una missiva, inviata anche alle altre autorità competenti, segnalando il ritrovamento, durante le fasi di valutazuione dei danni (che è ancora in corso), di una serie di detriti e polveri di amianto.

Sono riprese da questa mattina alle cinque da parte dei sommozzatori dei vigili del fuoco di Taranto (ieri erano intervenuti quelli di Bari) le ricerche dell’operaio gruista dello stabilimento dell’Ilva disperso da ieri mattina dopo la tromba d’aria che ha colpito l’area della fabbrica. L’uomo si trovava nella cabina della gru precipitata in mare vicino a uno dei pontili del porto industriale e ciò che i sub continueranno a cercare è proprio la cabina. L’operaio,Francesco Zaccaria, ha 29 anni ed è originario di Talsano, un paese della provincia. Le ricerche dopo il tramonto erano state sospese a causa della scarsa visibilità. Intanto, anche se la situazione meteorologica si è normalizzata, continua ininterrotto il lavoro dei vigili del fuoco chiamati, ad esempio, per alberi pericolanti e verifica di stabilità degli edifici.

Una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Taranto e una tromba d’aria ha causato il crollo del camino delle batterie 1 e 2 dello stabilimento Ilva, reparto cokerie. Sono caduti diversi quintali di cemento e vi sono alcuni feriti. La direzione ha disposto immediatamente l’evacuazione dello stabilimento. A causa del crollo di un camino delle cokerie, potrebbe essere compromessa la sicurezza degli altri impianti, e pertanto sono al lavoro anche le squadre di soccorritori. Sul posto ci sono diverse ambulanze, mezzi dei vigili del fuoco, carabinieri e polizia.

Ci sono interessi perché l’Ilva chiuda. Lo dice il ministro dell’Ambiente Corrado Clini a Radio Anch’io. Ancora una volta è il titolare della delega all’Ambiente a essere in prima linea (quasi isolato) nel lavoro del governo per risolvere la questione dello stabilimento pugliese. “Ci sono interessi politici espliciti – ha aggiunto Clini – di chi anche nei mesi scorsi in campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Taranto ha chiesto ripetutamente la chiusura dell’impianto; c’è evidentemente una valutazione della magistratura che sostanzialmente ha chiesto la chiusura; ci sono poi interessi oggettivi, non dico che c’è un grande vecchio dietro, ma interessi oggettivi perché se chiude l’Ilva i concorrenti europei e quelli asiatici fanno festa”. Bisogna aver chiaro, ha proseguito, “qual è il gioco e nessuno di noi può far finta di non sapere. La protezione della salute e dell’ambiente non si assicurano chiudendo l’impianto perché la sua chiusura lascerebbe lì un deserto inquinato. La chiusura infatti deriverebbe da un contenzioso tra l’Ilva e la magistratura che è appena iniziato. Prima che la questione arrivi in dibattimento, come già visto in molti altri siti italiani, le cose rimangono lì per anni”.

“Quello di Acerra è un precedente”. A dirlo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, a proposito di un provvedimento che consenta la riapertura dello stabilimento dell’Ilva a Taranto. Tra le ipotesi che circolano un provvedimento che potrebbe definire l’area dell’Ilva “sito di interesse strategico nazionale” e consentire di proseguire la produzione nonostante il sequestro. Quello di Acerra, ha spiegato Clini, “è un precedente coerente con le leggi, perciò potrebbe essere usato come base di riferimento” per l’Ilva. Nel 2008, nell’ambito del caos rifiuti in Campania, il cantiere del termovalorizzatore di Acerra fu definito “di interesse strategico nazionale” e quindi presidiato dai militari e ad accesso limitato. Questo consentirebbe all’Ilva di proseguire l’attività nonostante i provvedimenti della magistratura e la chiusura decisa dall’azienda per realizzare il risanamento imposto dall’Aia. Sembra quasi un’uscita allo scoperto, sperando peraltro che non sia solo l’ultima di una serie di gaffe di cui il ministro non raramente è stato protagonista. E che tuttavia si inserisce in un quadro di ore convulse, durante le quali oggi il presidente del Consiglio Mario Monti ha incontrato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Operai bloccati ai tornelli di ingresso dell’Ilva: i loro badge sono stati disattivati, dopo l’annuncio di chiusura dell’azienda. Dalle 7 di questa mattina è iniziato lo sciopero dei lavoratori proclamato da Fim, Fiom e Uilm. Momenti di tensione si sono verificati quando, l’Ing. Adolfo Buffo direttore stabilimento è sceso tra gli operai. Buffo ha dichiarato che l’azienda sta lavorando per “mettere a norma lo stabilimento e tutelare il lavoro per tutti, garantendo la retribuzione per tutti gli operai”, almeno fino alla decisione del tribunale del Riesame. Contestati anche i rappresentanti sindacali:  “Ti ha dato il panino il padrone – ha urlato un gruppetto di lavoratori – ci avete svenduto per un panino e una bottiglia d’acqua”. “Una decisione giusta per noi – hanno proseguito i contestatori urlando “venduti” e chiedendo le dimissioni – non l’avete presa.  Avete lavorato solo per l’azienda e noi qui a farci il culo” di Di Luigi Piepoli, montaggio di Stefano Spinelli

Ieri il telegramma per “comunicazioni urgenti” perché oggi scadevano i termini fissati dalla Corte di Appello di Roma per l’assunzione di 19 operai iscritti alla Fiom. E così oggi le diciannove tute blu firmeranno il contratto per lavorare nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli). I lavoratori, iscritti al sindacato che nel giugno 2010 non siglò l’accordo sottoscritto da Fim, Uilm, Fismic e Ugl metalmeccanici, furono licenziati. Il 31 ottobre il gruppo di Torino comunicò che per riassumere loro sarebbero stati messi in mobilità 19 operai scatenando l’ennesima polemica sull’ad Sergio Marchionne.  ”Fiom –  ricorda il segretario regionale Massimo Brancato –  ha fatto ricorso anche contro la procedura di mobilità. Il 13 gennaio prossimo scadono i termini della mobilità ma confido – dice – che entro gennaio sia fissata anche la prima udienza del ricorso per dichiarare illegittima quella procedura”. 

Tensione all’Ilva dopo la decisione assunta ieri sera dall’azienda di bloccare l’attività dell’area a freddo. Stamane, in concomitanza con il primo turno, diverse centinaia di persone hanno fatto pressione sugli ingressi della portinerie A e Be, alla fine, per evitare incidenti, la vigilanza ha deciso di aprire. Ma la situazione più tesa è quella alla portineria D, dove centinaia di lavoratori hanno prima forzato i varchi dello stabilimento e poi sono entrati anche nella direzione del siderurgico occupandola. Per decisione aziendale, sarebbero dovuti entrare soltanto gli addetti alla manutenzione dell’area a freddo quelli dell’area a caldo e non anche i lavoratori addetti a quei reparti che da ieri sera sono stati fermati per decisione dell’Ilva.

Dopo gli arresti di sette politici e funzionari diposto dalla magistratura, l’Ilva ha deciso di chiudere gli stabilimenti. Il provvedimento di sequestro emesso oggi dal gip di Taranto, si legge in una nota della’azienda, “comporterà in modo immediato e ineluttabile l’impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto”. La Società, si legge ancora, “proporrà impugnazione avverso il provvedimento di sequestro e, nell’attesa della definizione del giudizio di impugnazione, ottempererà all’ordine impartito dal gip di Taranto”. 

La questione ambientale –  ”Per chiunque fosse interessato -prosegue la nota aziendale- Ilva mette a disposizione sul proprio sito le consulenze, redatte da i maggiori esponenti della comunità scientifica nazionale e internazionale, le quali attestano la piena conformità delle emissioni dello stabilimento di Taranto ai limiti e alle prescrizioni di legge, ai regolamenti e alle autorizzazioni ministeriali, nonchè l’assenza di un pericolo per la salute pubblica. Ilva ribadisce con forza l’assoluta inconsistenza di qualsiasi eccesso di mortalità ascrivibile alla propria attività industriale, così come le consulenze epidemiologiche sopraccitate inequivocabilmente attestano”.

 

Chiusura. Per il Gruppo Riva non ci sono alternative dopo il provvedimento di sequestro emesso oggi dal Gip di Taranto. Una decisione che comporterà “in modo immediato e ineluttabile l’impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonchè la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto”. E’ quanto ha scritto l’azienda in una nota diramata nel pomeriggio. Un comunicato in cui la società ha anche reso noto che “proporrà impugnazione avverso il provvedimento di sequestro e, nell’attesa della definizione del giudizio di impugnazione, ottempererà all’ordine impartito dal gip di Taranto”.

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