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Dicono sì alle nozze gay. Gli americani approvano per la prima volta alle urne i matrimoni delle stesso sesso, imprimendo un svolta su tema sociale che divide e spacca l’America, così come quello della marijuana, il cui uso ricreativo è stato approvato – sempre alle urne – in Colorado e nello stato di Washington. Su quest’ultimo tema è stato chiamato a esprimersi anche l’Oregon (il risultato del voto non è ancora noto), mentre Massachusetts, Montana e Arkansas sono stati chiamati a votare su un uso medico della cannabis.

Le immagini del discorso di Barack Obama al McCormick Palace di Chicago: il democratico è stato riconfermato presidente degli Stati Uniti.


pubblicato da Libero Quotidiano

Obama trionfa, il discorso dal palco di Chicago

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Si è presentato sul palco con la moglie e le due figlie. Ha salutato il suo popolo che esultatava per la vittoria, poi Barack Obama ha cominciato a parlare, si è congratualto con Romney per la combatuttissima campagna elettorale poi ha detto:  ”Grazie a tutti, stanotte a più di 200 anni il compito di rendere ancora più perfetta la nostra uniona continua e continua grazie a voi. Lo spirito che è oltre le guerre la recessione che ha sollevato questo paese dalla recessione, il credere che tutti possiamo seguire i nostri sogni, siamo una famiglia americana. Stanotte in queste elezioni, voi, il popolo americano ci avete ricordato che il nostro viaggio è stato lungo, abbiamo combattuto per arrivare qui e sappiamo che per gli Stati Uniti il meglio deve ancora venire. Vorrei ringraziare ogni americano che ha partecipato a queste elezioni, o che abbiate votato per la prima volta o abbiate fatto file lunghissime per votare . O abbiate semplicemente risposto al telefono in tutti in questui casi avete fatto la differenza. Nelle priissime settimane cercherò di incontrarlo per vedere cosa possiamo fare insieme per questo paese. Io non sarei qui senza la donna che ha accettato di sposarmi vent’anni fa. Michelle io non ti ho mai amato di più non sono mai stato orgoglioso di quanto l’America ti ami. Sasha e Malia sono quattro dei tanti occhi che ci osservano state diventando delle donne bellissime, come vostra  madre e sono molto orgoglioso di voi. Rinmgrazio la miglior squadra della storia delle campagna elettorali  della storia, la migliore di sempre.Molti di voi sono stati al mio fianco sin dall’inizio della mia discesa in politica. Grazie per avermi portato fin qui, vi sarò sempre riconsocente per il vostro incredibile lavoro. 

So che le campagne politiche possono apparire stupide e lasciano molto spazio al cinismo e ai commenti, ma so anche che il meglio deve ancora venire.  In una democrazia in un Paese come l’America può essere complicata, ma noi prenderemo decisioni importanti come Paese. Le questioni e il confronto sono il marchio della nostra libertà mentre siamo qui ci sono persone in terre lontane che combattono perché noi possiamo avere la possibilità di discutere le nostre idee diverse. Vogliamo un paese dove tutti possono avere la possibilità di avere accesso alle migliori scuole, vogliamo che i nostri figli possano vivere in un’America non segnata dalla diseguaglianza e non sopraffatta dal debito, vogliamo dare ai nostri figli un paese rispettato nel mondo con le migliori truppe militari che il mondo abbia mai conosciuto. Crediamo in un’America fiduciosa, compassionevole, aperta ai sogni dei figli e delle figlie degli emigranti, al ragazzo delle scuole di Chicago non possiamo negare delle possibilità, tutti devono avere delle opportunità: questi sono i valori in cui crediamo, il punto a cui dobbiamo arrivare.  L’economia sta recuperando, sta terminando un periodo di conflitti, la campagna miliatre volge al termine, siete stati voi a rendermi un presidente migliore. Torno alla Casa Bianca più forte e più ispirato di prima. Stanotte avete votato non per la politica tradizionale, ma per l’azione. Vorrei cercare di lavorare coi leader di tutti i partiti per arrivare a una riduzione del deficit, a risollevare il paese dalla disoccupazione e informatizzare il sistema sanitario. Il compito dei cittadini non finisce con il voto, perché dovete continuare a dirci cosa possiamo fare per voi. Questo Paese è uno dei più ricchi, abbiamo una capacità militare forte, ma questo non ci rende più forti. Le nostre università sono il massimo, ma quello che rende eccezionale l’America è la capacità di tenere unite tutte le nazioni che sono rappresentate, il senso del dovere, il patriottismo è quello che rende grande l’America. Ho visto soldati che preferito farsi abbassare lo stipendio piuttosto che perdere il lavoro, l’ho visto anche l’altro giorno. Stanotte nonostante tutte le difficoltà che abbiamo vissuto, tutte le frustrazioni che si vivono a Washington non non mai stato più fiducioso. Sono orgoglioso di essere ancora il presidente. L’idea che se vuoi comprare un’auto, non importa chi sei, bianco o nero, ricco o povero, sano o malato, puoi venire  a vivere in America. Non siamo cinici e opportunisti siamo più della somma delle nostre parti, non siamo un insieme di Stati e, con l’aiuto di Dio, continueremo il nostro viaggio. Viviamo nella più grande nazione che il mondo abbia mai visto.  

 

Barack Obama esulta: “Four more years”, altri quattro anni. Sarah Palin, la super conservatrice repubblicana, si dispera: “La sua rielezione è una catastrofe”. Ma lo sconfitto, Mitt Romney, non vuole ancora rendere l’onore delle armi e riconoscere la vittoria del presidente, riconfermato, La notizia è stata rilanciata per prima dalla Cnn, e poi confermata dall’emittente conservatrice Fox News: “E’ troppo presto per assegnare l’Ohio (uno degli Stati chiave, ndr). Mitt non vuole ancora riconoscere la sconfitta”. E intorno alla mezzanotte, nel quartier generale dei repubblicani a Boston, si attendeva l’intervento di Romney, che non arrivava. Il candidato repubblicano ore prima aveva annunciato di aver scritto il testo per celebrare la vittoria; ora sta cercando le parole adatte per descrivere una sconfitta. Una sconfitta amara e beffarda, perché Romney è in testa nel voto popolare: ha raccolto più voti in assoluto, ma per il sistema dei “grandi elettori” Obama viene confermato alla Casa Bianca (proprio come avvenne nel 2000, con la vittoria di George W. Bush ai danni di Al Gore). Nemmeno un’eventuale vittoria in Ohio – lo spoglio non è ancora concluso e il testa a testa è serrato – potrebbe cambiare le sorti di queste elezioni presidenziali, ma una vittoria nello Stato (e magari anche in Florida) darebbe ulteriori argomenti per il discorso di Romney. Silenzio anche da parte di Obama: per “prassi”, negli Stati Uniti, il candidato vincitore prende parola solo dopo l’intervento dello sconfitto. Barack attende una mossa di Romney. Secondo le ultime indiscrezioni, il fatto che Romney non abbia ancora pronunciato il suo discorso potrebbe essere il preludio a un eventuale ricorso in più stati, mai avvenuto negli Stati Uniti (nel 2000 riguardò solo la Florida).

Una uscita di sicurezza e perfino una possibile immunità per il presidente siriano Bashar Assad «potrebbero essere organizzate». Lo ha detto il primo ministro britannico David Cameron in una intervista all’emittente Al Arabiya, poco prima di partire per una visita di stato in Arabia Saudita, in cui la situazione in Siria sarà uno dei temi dei colloqui con i vertici della monarchia araba.

Le elezioni presidenziali si svolgono nei 50 Stati ogni 4 anni il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre e dal 1951 per un massimo di due mandati. In sostanza, nei giorni che vanno dal 2 all’8 novembre, per evitare sovrapposizioni con la festa di Ognissanti. Il prossimo sarà il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Per candidarsi alla Casa Bianca è necessario avere almeno 35 anni, essere cittadino americano per nascita e risiedere negli Usa da almeno 14 anni. Per votare bisogna avere 18 anni ed essere iscritti alle “liste elettorali”.

Dipende da Virginia e Ohio: mentre tutti aspettano la lunga notte del voto americano, si vota con leggero anticipo in due stati che potrebbero chiudere subito la contesa. Alle 19 italiane si chiudono le urne in Virginia, dove si eleggono tredici grandi elettori, mentre dalle 19,30 arriveranno le proiezioni dall’Ohio, dove di grandi elettori se ne eleggono diciotto. Il primo stato è centrale nella strategia del candidato Mitt Romney, che non a caso quì ha tenuto gli ultimi due appuntamenti della sua campagna elettorale: se dovesse perdervi terreno a favore del presidente uscente Barack Obama, la sua corsa alla Casa Bianca risulterebbe quasi compromessa. In bilico anche l’Ohio, “talismano” del partito dell’Elefantino: mai nessun repubblicano è diventato presidente senza vincere qui.

Verdetto prima di cena? – Come si diceva, forse gli spettatori italiani non avranno bisogno di fare la levataccia per sapere chi sarà il nuovo inquilino della sala ovale di Washington. Presumendp che Obama abbia in tasca l’Ohio, spiegano gli esperti della Cnn, Barack potrebbe anche perdere il Colorado, la Virginia e la Florida, riuscendo comunque a sconfiggere Romney. In Florida, New Hampshire e Pennsylvania i seggi si chiuderanno alle 20. In Florida c’è la posta più alta, con 29 grandi elettori. Obama non conta sulla vittoria in Florida, mentre per Romney è cruciale. Alle 21 si chiuderanno i seggi in Colorado e Wisconsin, che valgono complessivamente diciannove grandi elettori, cioè a dire uno in più rispetto all’Ohio: se un candidato si aggiudicasse entrambi gli Stati la sua strada verso la Casa Bianca, osserva il New York Times, sarebbe spianata. In Iowa, dove Obama ha lanciato il suo appello finale, i seggi chiuderanno infine alle 21.

Sarà con ogni probabilità una maratona quella che deciderà l’Election Day negli Stati Uniti, al culmine di una delle campagne più combattute degli ultimi decenni. Gli Stati Uniti andranno alle urne martedì 6 novembre. Di seguito una mini-guida per orientarsi nella lunga notte elettorale: orari, regole, Stati-chiave e scenari.

APERTURA SEGGI: Gli Stati Uniti sono divisi da ben 6 fasce di fusi orari diversi. A parte Dixville Notch, il paesino del New Hampshire i cui 12 residenti voteranno da tradizione subito dopo la mezzanotte di martedì (in Italia le 6 di mattina?), i primi seggi elettorali apriranno alle 6 di mattina di martedì 6 (le 12 in Italia) in Virginia e in New Hampshire e negli altri Stati della costa orientale; sulla West Coast, i seggi in California apriranno alle 16 ora italiana.

CHIUSURA SEGGI: Alcuni seggi sulla East Coast chiuderanno alle 18 (mezzanotte in Italia), ma la prima chiusura significativa si avra un’ora più tardi, in Virginia (uno dei Stati-chiave, il cui verdetto darà una prima indicazione sull’esito della corsa). Alle 19:30 locali (l’1:30 della notte italiana) chiuderanno i seggi in North Carolina e anche in quello che potrebbe essere lo Stato decisivo, l’Ohio. Una vittoria di Romney in North Carolina, uno degli Stati più conservatori tra quelli in bilico, manterrà la corsa aperta al repubblicano. Ma gli occhi devono essere puntati sull’Ohio, perchè nessun repubblicano è mai arrivato alla Casa Bianca senza conquistare il Buckeye State; e perderlo metterebbe Romney in seria difficoltà. Un altro momento clou sarà poco più tardi, alle due di notte in Italia: alle 20 ora locale chiudono infatti i seggi in Florida e nella gran parte degli Stati sulla East Coast: una vittoria di Obama in Florida sarà monumentale per le sue speranze di rielezione, ma i sondaggi nel Sunshine State sembrano propendere per Romney. I seggi della West Coast di solito chiude tre ore più tardi.

RISULTATI: tutti i grandi network (ABC, CBS, NBC) più le reti via cavo (Cnn e Fox) faranno exit poll su circa 25mila elettori, soprattutto negli Stati-chiave: tali dati, insieme ai sondaggi telefonici, saranno usati per formulare le previsioni Stato per Stato, rese pubbliche a seggi chiusi. Alcuni Stati pubblicheranno inoltre i risultati parziali.

STATI-CHIAVE: per conquistare la Casa Bianca, sono necessari 270 ‘grandi elettorì su 538. Secondo RealClearPolitics, sono in bilico undici Stati, che insieme rappresentano 146 ‘grandi elettorì , tutti conquistati da Obama nel 2008. Stavolta la situazione è più incerta: gli uomini di Obama sostengono di avere ‘in tascà gli Stati tradizionalmente Democratici, ovvero Michigan, Pennsylvania e Wisconsin; ma nelle ultime settimane la situazione di questi Stati è cambiata.

LO SCENARIO PRO-OBAMA: In base agli ultimi sondaggi, Obama ha il controllo di 18 Stati, il che vuol dire 201 ‘grandi elettorì; è poi un notevole vantaggio in Michigan (16), Pennsylvania (20) e Wisconsin (10), arrivando dunque a 247. Se vince l’Ohio (18) e l’Iowa (6) ce l’ha fatta (ma in entrambi questi Stati il suo vantaggio è all’interno del margine d’errore). Oppure gli basta la Florda (29), ma lì sembra in svantaggio.   Tenere d’occhio Virginia (13) e North Carolina (15), entrambi molto incerti: se Obama conquista uno di loro e non fa scivoli altrove, la situazione per Romney si fa più critica.

LO SCENARIO PRO-ROMNEY: la sua strada verso la Casa Bianca è più stretto. Nel suo bottino, ci sono 24 Stati sicuri per un totale di 191 ‘grandi elettorì. Gli mancano dunque 79 ‘grandi elettorì. Se come sembra, Obama conquisterà Michigan, Pennsylvania e Wisconsin, a quel punto deve per forza vincere due dei ‘big threè (Florida, Ohio e Virginia) e la gran parte degli altri Stati in bilico.   Tenere d’occhio il New Hampshire: è piccolo (appena 4 ‘grandi elettorì) ma potrebbe dare una prima indicazione che il vento è a favore di Romney.

EARLY VOTING: si calcola che più del 30 per cento degli elettori registrati ha scelto di votare in anticipo (caos e lunghe file in Florida).

E SE FINISSE AL RICONTEGGIO? Ogni Stato ha le sue regole. Di fronte a questo rischio, stuoli di avvocati di entrambi i campi sono già nei vari Stati, pronti ad azioni legali nel caso di risultati al foto-finish.

L’INCUBO OHIO: c’è anche uno scenario incubo per il decisivo Stato dell’Ohio. Le autorità hanno inviato a ciascun elettore il materiale per fare la richiesta per poter votare anticipatamente per posta; le persone che ne hanno fatto richiesta, ma poi hanno deciso di votare di persona, daranno un voto provvisorio, che sarà tenuto in sospeso fino a che non sarà dimostrato che non abbiano già votato. Ci potrebbero essere qualcosa come 200mila voti provvisori, che la legge non consente di aprire prima del 17 novembre. E non basta: perchè a completare il conteggio ci sono pure le schede inviate per posta, che potrebbero arrivare anche il 16 novembre (possono essere infatti spedite fino a tutta la giornata di oggi). Se poi il risultato sarà in un margine di distacco dello 0,5%, è previsto il riconteggio.

Con l’America  che è finalmente arrivata, dopo 17 mesi di campagna elettorale e quasi tre miliardi di dollari bruciati, alla vigilia dell’election day in una situazione praticamente di parità tra Barack Obama e Mitt Romney, molti temono per la notte elettorale la replica dell’incubo del “too close to call”, cioè con un distacco troppo ristretto tra i due candidati per dichiarare un vincitore, proprio come avvenne nel 2000 nella sfida tra George W. Bush e Al Gore. Ecco, dunque, alcuni dei possibili   scenari, che si intrecciano con le leggi elettorali americane che, come è noto, sono quanto mai complicate e labirintiche.

STALLO ELETTORALE IN OHIO SUL MODELLO DI FLORIDA 2000: anche se gli osservartori continuano a sottolineare che ci sono buone possibilità che l’election night si chiuderà con un vincitore certo,  gli occhi di tutti sono puntati sullo stato del mid west, dove si combatte la principale battaglia, e dove sono arrivati già da giorni   eserciti di avvocati di entrambi gli schieramenti che fanno temere la possibilità di ricorsi e riconteggi, come fu 12 anni fa in Florida. In ogni caso, la legge dello stato prevede un riconteggio automatico nel caso che tra i due candidati vi sia uno scarto inferiore allo 0,25%, un riconteggio che comunque non potrebbe iniziare prima che vengano certificati, entro il 27 novembre, i risultati delle 88 diverse contee. Senza contare quello che viene definito un vero e proprio “incubo logistico”, cioè il voto per   posta, il famoso absentee ballot.

Sono 350mila gli elettori che hanno fatto richiesta della scheda per posta che ancora, a pochi giorni dal voto, non l’hanno ancora inviata: se martedì si presenteranno alle urne per votare direttamente voteranno su una scheda provvisoria che dovrà essere soggetta ad uno scrutinio particolarmente severo per scongiurare un doppio voto. Scrutinio che ovviamente necessiterà di maggior tempo. Se l’Ohio si confermerà come la Florida del 2012, dobbiamo cominiciare ad imparare un nome, quello di John Husted, il segretario di stato repubblicano dell’Ohio che, in caso di stallo, potrà giocare un ruolo importante nella partita decisiva per la Casa Bianca.

POSSIBILI RITARDI E PROBLEMI AI SEGGI: il ricorso senza precedenti all’early vote, si stima che alla fine sarà il 40% degli elettori a sceglierlo, dovrebbe rendere più facile ed agevole l’election day. Ma si prevedono problemi soprattutto a causa delle nuove leggi entrate in vigore che richiedono che gli elettori mostrino, contrariamente a quanto avveniva in passato, documenti di identità con foto.

A queste leggi, passate negli ultimi due anni in nove stati controllati dai repubblicani si sono opposte i democratici, denunciandole come un tentativo di rendere più difficile il voto a minoranze – secondo uno studio della New York University School of Law 21 milioni di elettori afroamericani, vale a dire l’11%, non hanno documenti di identità con fotografie – anziani e ceti più poveri. Giudici federali hanno bloccato l’applicazione di questa legge in quattro stati: Pennsylvania, Mississippi, Texas e Wisconsin.

 

L’IMPATTO DI SANDY SULLO SVOLGIMENTO VOTO: non si prevede che la tempesta che una settimana fa ha colpito il North East, dal momento che gli stati dove si sono registrati i danni maggiori, e quindi avranno maggiori difficoltà nello svolgimento delle oeprazioni di voto, sono solidamente democratici: New York, New Jersey e   Connecticut. Un netto calo dell’affluenza in questi stati se non è destinato a cambiare la mappa dei voti elettorali, potrebbe però abbassare la percentuale del voto popolare di Obama, aumentando la possibilità, già prospettata dagli analisti di uno split vote.

SPLIT VOTE, UN CANDIDATO VINCE VOTO POPOLARE MA L’ALTRO SI AGGIUDICA QUELLO ELETTORALE: è questa l’evenienza che da giorni gli analisti prospettano, vedendo come la situazione di parità nei sondaggi tra Romney ed Obama nella mappa elettorale si trasforma in un vantaggio per il presidente in carica. Non sarebbe comunque la prima volta di un presidente eletto senza aver avuto la maggioranza dei voti degli americani: come tutti ricordando nelle famose elezioni del 2000, Al Gore ottenne 500mila voti in più ma George Bush divenne presidente dopo che la Corte Suprema lo dichiarò, dopo settimane di battaglie legali, vincitore in Florida. Nella storia vi sono altri tre precedenti elezioni con lo ‘split  votè: nel 1824 quella di John Quincy Adams, nel 1876 quella di   Rutherford Hayer e nel 1888 quella di Benjamin Harrison.

 

Barack ObamaBarack ObamaBarack Hussein Obama, 4 agosto 1961, 44° presidente Stati Uniti. Se vincerà Obama, all’alba del 7 novembre il mondo non sarà un posto peggiore, anche se il primo nero alla Casa Bianca non è stato, come presidente, alla pari con le attese messianiche che la sua campagna 2008 e il suo slogan, Yes, we can, avevano suscitato in tutto il pianeta. E pure l’Obama candidato 2012 non è stato così visionario e così coinvolgente come quello di quattro anni or sono. Rapidamente incanutito dal peso della responsabilità, Obama pare avvertire la delusione sua e dei suoi sostenitori per non essere riuscito a realizzare tutto quello che aveva promesso e che sperava di fare e sembra misurare le difficoltà di realizzare i suoi progetti, specie quando il Congresso gli è a metà contro.

L’uomo che voleva restituire agli Stati Uniti un rispetto internazionale non affidato solo alle torrette dei carri-armati e che voleva dare a tutti gli americani la sicurezza di un’assistenza sanitaria ha centrato questi obiettivi, aprendo al dialogo con il mondo arabo e con l’Islam moderato, ritirando le truppe da combattimento dall’Iraq e programmando il ritiro dall’Afghanistan. Sono risultati che gli sono valsi, a priori, il Nobel per la Pace, assegnatogli sulla fiducia nel 2009, “per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli”; e che, ancora oggi, gli confermano un ampio sostegno internazionale.

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