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Tomaso Trussardi e Michelle Hunziker e il pranzo super sexy. Se la scorsa settimana c’era già chi parlava di crisi mettendo la parola fine sulla loro storia d’amore deve ricredersi; queste foto pubbblicate da Gente dimostrano il contrario. I due innamorati sono stati paparazzati sul lago di Como e, tra una portata e l’altra, Tomaso si lascia sfuggire la mano sul lato b della fidanzata.

 


pubblicato da Libero Quotidiano

Pranzo hot per Michelle e Tomaso: la mano finisce sul lato B

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Oggi vi propongo solo questa storia perché mi ha suscitato un vespaio di domande che continuano a ronzarmi in testa e che vorrei condividere con voi.

Il video originale di Brie Lybrand

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Nel suo terzo giorno il Festival di Roma svela i suoi due film a sorpresa in concorso: il primo, 1942 di Feng Xiaogang, è stato presentato in sala, il secondo è stato annunciato e segna il grande ritorno di Johnnie To al genere gangster in Duzhan (Drug War). Il neo-direttore artistico Marco Müller non poteva che guardare ancora una volta verso oriente, scegliendo due pellicole profondamente diverse, la prima diretta da un regista molto popolare in patria (è stato il primo a superare il miliardo di yuan con un suo film) e la seconda diretta da un regista molto popolare in occidente che ha contribuito a rinnovare il cinema di Hong Kong.

San Luca è un borgo antico, un pugno di case bianche arroccate tra i monti della Locride. Era il paese di Corrado Alvaro, il poeta che scriveva: “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile”. Ma è anche la roccaforte della ‘ndrangheta, della faida tra i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari, quella della strage di Duisburg, Germania, del 15 agosto 2007. Sei uomini uccisi nell’ultimo atto di una guerra tra ‘ndrine, cominciata nel 1991. La mente dell’agguato è Giovanni Strangio: voleva vendicare la cugina Maria, moglie del boss Gianluca Nirta, uccisa la notte di Natale del 2006.

Un docu-fiction molto individuale, incentrato sulla depressione di un direttore della fotografia (A Walk in the Park, di Amos Poe); una storia collettiva non solo nella costruzione ma anche nella tematica trattata (Centro Historico, quattro corti diretti da Aki Kaurismaki, Pedro Costa, Victor Erice e Manoel de Oliveira); una storia di tanti portata avanti da uno solo (Aspettando il Mare, di Bakhtiar Khudojnazarov); una storia d’amore tra due persone provenienti da mondi diversissimi (Main dans la main di Valérie Donzelli); e un thrilleraccio divertente con un serial killer irresistibile per il quale è difficile non fare il tifo (Lesson of the Devil, di Takashi Miike).

Il programma-cult Striscia la Notizia compie 25 anni di storia. Ecco la “festa di compleanno” a Milano, dove ci sono gli studi Mediaset.


pubblicato da Libero Quotidiano

"Striscia la Notizia" compie 25 anni: ecco la festa

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Usa, Obama rieletto presidenteUsa, Obama rieletto presidenteVoglio annotare due frasi che ho raccolto, una all’inizio della notte di Obama, l’altra alla fine. A Roma, la più importante notte elettorale in molti anni è iniziata in un albergo dove l’ambasciatore americano aveva riunito alcune centinaia di persone (soprattutto americani a Roma) per vedere in diretta l’evento. Ma prima ha fatto un discorso, gentile e diplomatico, da ambasciatore. Salvo una cosa. A un certo punto ha detto: “Queste elezioni sono costate 6 miliardi di dollari. É una cifra davvero eccessiva. Troppi soldi e troppo poche idee”.
In quell’istante, senza sapere il risultato che sarebbe venuto dopo alcune ore, l’ambasciatore Thorne ha spiegato il senso, ma anche la gravità di ciò che stava per concludersi, quella notte, in America: una cifra immensa riversata sulle elezioni americane con un unico scopo, rimuovere Barack Obama. Per questo la seconda frase mi sembra memorabile. Ha detto il conduttore della Cnn, Wolf Blitzer, quando la vittoria di Obama è apparsa sicura: “La prima elezione di Obama è un evento storico. La sua rielezione è un miracolo”.

Il fatto è che Obama ha affrontato la rischiosissima prova della rielezione (essere presidente una volta sola è un segno che resta, non gradevole, nella storia del Paese e che si fa notare persino ai bambini a scuola) facendo il contrario di ciò che un buon manager o stratega avrebbe dovuto suggerirgli: non ha ceduto su nulla, non ha ridisegnato la sua immagine secondo un profilo più accettabile per il probabile nemico. Non ha lasciato cadere gli aspetti più contestati delle cose fatte o di quelle da fare. Qualcuno avrà fatto caso a una piccola frase del suo discorso che, da sola, lo distingue da tutti i predecessori. Eccola: “L’America è di bianchi e di neri, di nativi americani e di ispanici, di giovani e di vecchi, di abili e disabili, di etero e di gay”. Mai detto prima nella storia americana. Nuove minoranze entrano, accettate alla pari nel “melting pot”, la grande fusione di religioni e di razze che a mano a mano ha preso a bordo gli esclusi.

Mai così tanti nella storia Usa: superati di $700 milioni i $5,3 miliardi del 2008. Le Big di Wall Street, che 4 anni fa hanno appoggiato Obama, hanno donato oltre 3 milioni a Romney. Ecco le ragioni del voltafaccia.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Campagna elettorale record: spesi oltre sei miliardi di dollari

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Un abbraccio tenero e appassionato. Lui che stringe Michelle, chiude gli occhi e assapora il gusto della vittoria. Una abbraccio che diventa il simbolo di queste elezioni, una foto che è entrata già nella storia.  Twitter ha comunicato di aver raggiunto la cifra record di 31 milioni di cinguettiì riferiti all’evento elettorale americano, il precedente record era stato di 10 milioni in occasione del primo confronto televisivo tra Obama e Romney lo scorso 3 ottobre. Nel momento della conferma della vittoria il ritmo dei messaggi è diventato frenetico, 327 mila al minuto e il più ritwittatp è stato quello sempre di Obama con la frase: “Four more years” come didascalia alla foto dell’abbraccio con la moglie Michelle.

Lo stato di Washington è dall’altra parte del continente, ma ieri l’orgoglio è arrivato a scaldare le anime fin lì. E anche oltre: ha abbracciato tutta quell’America che per la seconda volta nella sua storia ha deciso di credere a Barack Obama. Debbie Cavitt è la maestra del coro dei bambini e l’election day lo ha seguito alla tv, nella sua First Aime Church, a Seattle. Alla fine è stata festa: “Martin Luther King ha piantato il seme – ha scandito commossa al Seattle Times – e ora la Storia ha fatto il suo corso”. Il sogno annulla le distanze, fa sentire vicini chi ha deciso di continuare a crederci sulle rive dell’oceano Pacifico come a New York, a Washington come a Chicago, dove ieri Obama ha inaugurato davanti alla sua gente il suo secondo mandato da presidente degli Stati Uniti.

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