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storia

Giovedì 1 novembre, alle ore 20.30, nell’ambito di ViaEmiliaDocFest 2012, presso il Teatro dei Segni, in via San Giovanni Bosco 150 a Modena, è in programma la prima nazionale di Modena, Italia, near Bologna di Stefano Cattini e Gualtiero Venturelli.

Un documentario in forma di viaggio (e viceversa) nell’Emilia che c’era, in quella che c’è e in quella che ci sarà, dopo i duri colpi del maggio 2012; ma anche un progetto di lavoro per i prossimi anni, in cerca della storia del tempo presente.

Pier Luigi Bersani, ieri, euforico per la vittoria di Rosario Crocetta, ha detto: “E’ la prima volta dal Dopoguerra che c’e’ la possibilità di una svolta vera in Sicilia”. Nel senso che è la prima volta in Sicilia che si vince, che il suo schieramento vince, da quando è nata la Repubblica italiana. Giustamente un amico del Pd, di provenienza Margherita, mi faceva notare l’infelicità, per usare un eufemismo, della frase.

Non vincevamo chi? Noi chi? La risposta è ovvia: noi ex Ds, ex Pds, ex Pci.  Perché ormai l’identificazione tra Pd e filiera post-Pci è un dato di fatto. Al punto che nessuno più si scandalizza se il segretario del Pd usa il noi per rappresentare la continuità di quella storia, tranquillamente ignorando la tradizione popolare, liberale, riformista che dovrebbe essere parte, almeno tanto quella post-comunista, dell’eredità del Pd. Né qualcuno (i famosi nativi dove sono?) obietta che il Pd nasce nel 2007, è un’altra cosa, non ha progenitori, non ha noi che vengono dal dopoguerra.

A me, però, quello che più inquieta è il silenzio di chi, alla filiera post-comunista, non appartiene. Perché viene da un’altra storia o perché è nato ben dopo la fine  di Pci e Dc. Mi chiedo: cari Bindi, Letta, Fioroni, Franceschini, ma anche voi non vincevate in Sicilia dal Dopoguerra?

Nella nostra incessante caccia alle buone notizie, vedi la newsletter di Cacao, ci siamo imbattuti in Laila Haidari, una donna molto, molto coraggiosa. 34enne, di origine iraniana, sposa a 12 anni, madre a 13, circa un anno fa si reca in Afghanistan per partecipare un festival cinematografico. Laila sogna di diventare una regista di documentari, ma una sera, passeggiando vicino al ponte Pul-i-Sokhta, che passa sopra il fiume di Kabul, vede un gruppo di tossicodipendenti, ragazzi e ragazze abbandonati a se stessi, denutriti e alcuni gravemente malati.

Le urne in Sicilia sono chiuse, lo spoglio procede lentamente ma i risultati sono piuttosto chiari. In testa c’è Rosario Crocetta, sostenuto da Pd e Udc, segue per il centrodestra Nello Musumeci mentre al terzo posto c’è Cancelleri del Movimento 5 Stelle, che resta il primo partito. Un successo, per il movimento di Beppe Grillo che ora lancia la sua scalata a Palazzo Chigi e detta le regole (sia ai giornalisti, sia ai militanti del movimento) per la corsa al governo. Cancellieri stesso non si nasconde e giudica un successo l’esito del voto: “Noi siamo zitelle acide. Non andiamo con nessuno. Ora dobbiamo cominciare a lavorare”. E ancora: “E’ una bellissima sensazione, entreremo dalla porta principale all’Ars”. Poi i ringraziamenti al leader Grillo: “Caro Beppe, per due settimane hai dato l’anima per questa terra come se il siciliano fossi tu e non io. Hai attraversato lo Stretto, hai perso la voce e nonostante tutto hai continuato a fare 3 o 4 comizi al giorno, non hai mai dato segni di stanchezza e hai dato fondo a tutte le tue energie”.

Crocetta: “La storia cambia con me” - Cantano vittoria anche Pierluigi Bersani e Rosario Crocetta. Il segretario del Pd ha dichiarato: “Fin qui per noi i risultati sono storici rispetto ad una vicenda che dal dopoguerra non ci ha mai visti realmente competitivi e che ora pare dimostrare che si può essere anche vincenti”. Quindi Crocetta: “E’ la storia che cambia con me. In altri tempi uno come non sarebbe stato eletto”. Poi l’attacco a Grillo, che “blatera di una rivoluzione che non sa fare. Io sono il vero innovatore”. Ma nonostante gli attacchi, Crocetta tende la mano al comico ligure: “Mi auguro che il Movimento 5 stelle possa essere un interlocutore”.

Le urne in Sicilia sono chiuse, lo spoglio procede lentamente ma i risultati sono piuttosto chiari. In testa c’è Rosario Crocetta, sostenuto da Pd e Udc, segue per il centrodestra Nello Musumeci mentre al terzo posto c’è Cancelleri del Movimento 5 Stelle, che resta il primo partito. Un successo, per il movimento di Beppe Grillo che ora lancia la sua scalata a Palazzo Chigi e detta le regole (sia ai giornalisti, sia ai militanti del movimento) per la corsa al governo. Cancellieri stesso non si nasconde e giudica un successo l’esito del voto: “Noi siamo zitelle acide. Non andiamo con nessuno. Ora dobbiamo cominciare a lavorare”. E ancora: “E’ una bellissima sensazione, entreremo dalla porta principale all’Ars”. Poi i ringraziamenti al leader Grillo: “Caro Beppe, per due settimane hai dato l’anima per questa terra come se il siciliano fossi tu e non io. Hai attraversato lo Stretto, hai perso la voce e nonostante tutto hai continuato a fare 3 o 4 comizi al giorno, non hai mai dato segni di stanchezza e hai dato fondo a tutte le tue energie”.

Crocetta: “La storia cambia con me” – Cantano vittoria anche Pierluigi Bersani e Rosario Crocetta. Il segretario del Pd ha dichiarato: “Fin qui per noi i risultati sono storici rispetto ad una vicenda che dal dopoguerra non ci ha mai visti realmente competitivi e che ora pare dimostrare che si può essere anche vincenti”. Quindi Crocetta: “E’ la storia che cambia con me. In altri tempi uno come non sarebbe stato eletto”. Poi l’attacco a Grillo, che “blatera di una rivoluzione che non sa fare. Io sono il vero innovatore”. Ma nonostante gli attacchi, Crocetta tende la mano al comico ligure: “Mi auguro che il Movimento 5 stelle possa essere un interlocutore”.

Dicono che le strade di Palermo siano lastricate di sangue. Dicono che molto di quel sangue aspetti ancora giustizia. Perché per decenni a Palermo la gente moriva per strada e nessuno si era mai curato di capire perché. Non solo omicidi di mafia, carneficine tra boss di cosche avverse e assassinii di uomini che rappresentavano lo Stato dove lo Stato non voleva essere rappresentato. A Palermo la gente moriva anche perché si trovava semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato: una sparatoria, uno scippo, una rapina. Dicevano che Lia Pipitone fosse morta così. Una rapina in un negozio di sanitari, cinque colpi di pistola esplosi dai rapinatori poco prima di fuggire e la vita di quella ragazza spezzata sotto il bancone della cassa in cambio di un bottino di 250mila lire. Era il 23 settembre del 1983 e una Palermo in bianco e nero registrava i morti del giorno accanto alla colonna degli incidenti d’auto: troppi assassinii per potersi fermare un attimo su quello di Lia, giovane madre di 24 anni, che entrando in quel negozio di sanitari cambiò per sempre la vita del suo piccolo Alessio, 4 anni e una madre persa senza un perché.

“Io bevo il cappuccino e mi ci beo/se penso a Leonardo, a Galileo”: questi sublimi versi sono opera di Roberto Benigni. Ai tempi del primo governo Berlusconi, Benigni portava in giro uno spettacolo di monologhi e canzoni satiriche un po’ scritte e un po’ improvvisate sulla nuova situazione in cui l’Italia si era venuta a trovare: uno dei punti più alti toccati dalla satira politica degli ultimi decenni.

La canzone di cui sopra, intitolata Quando penso a Berlusconi, raccontava, in prima persona, di un tizio molto amante della sua e nostra patria, delle sue tradizioni e dei suoi geni, un tizio che “e poi penso a Cicerone/ e mi va su la pressione/penso a Coppi sul Tonale e mi sale su il morale”. Ma c’era un problema: “quando penso a Berlusconi/ mi si sgonfiano i…….”.

Eccolo, Nico Spedini, candidato alle regionali in Sicilia per il “Cantiere Popolare” che sostiene Musumeci presidente. Suo, senza ombra di dubbio, il cartellone elettorale (più trash) dell’anno: canotta strappata al bordo del campo, sguardo tra il perso il profetico e il drammatico e, infine, il capello scompigliato. Da record.


pubblicato da Libero Quotidiano

Il cartellone elettorale più trash della storia

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La solitudine è un luogo molto lontano e praticamente introvabile, come un altro mondo o un altro continente. In questo caso è una cantina nella stessa casa, separata non solo dalla messa in scena di finte telefonate, ma da una sorta di confine magico che ti rende invisibile. Poiché il protagonista ha 14 anni, niente è più vicino al vero. Ma poiché stiamo parlando della storia e del film di Bernardo Bertolucci ”Io e te”, e poiché leggete quasi subito, nei titoli di testa che il film è “tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti”, credo che sia giusto proporre un’interpretazione di questo riferimento al libro.

“Per amore dell’Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora. Non ripresenterò la mia candidatura a Premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un pò di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività.

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