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Tentazione

Per l’attuale primo cittadino Michael Bloomberg, al terzo mandato, il segretario di Stato “sarebbe la scelta migliore per la mia successione”. Ma in casa Clinton si sta ragionando anche alla corsa alla presidenza 2016.

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Tentazione Hillary Clinton sindaco di New York

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Beppe Grillo è chiaro: “Io in parlamento non ci vado”. In tanti glielo chiedono. Anche ad Aosta dove è andato nei giorni scorsi per dire no alla costruzione di un pirogassificatore. Ma lui resiste alla tentazione e non vuole cedere. A chi gli chiede il perchè risponde secco: “Sono pieno di carichi pendenti, sono un delinquente”. Il leader del movimento cinque stelle è molto coerente con la suo credo ideologico. Chi è stato condananto non può essere eletto. Grillo quando si definisce un “delinquente”, si riferisce ‘alla condanna a 14 mesi di carcere (con la condizionale) per omicidio colposo relativa all’incidente d’auto nel quale, il 7 dicembre 1981, persero la vita due amici del comico, di 45 e 33 anni, e il loro figlio, di 9. Beppe non “vuole diventare come tutti gli altri”. E su chi ha la tentazione di aggirare le regole del movimento Grillo ammonisce: “Dopo due mandati non ti puoi ricandidare. queste sono le nostre regole. Se non ti stanno bene vai nel Pd o nel Pdl, mica ti tratteniamo qui”.Grillo sempre da Aosta parla del futuro e delle prossime elezioni politiche: “I candidati del M5S saranno scelti online fra una lista di 1600 persone. Dobbiamo andare in parlamento perchè la politica di oggi si è divorata due generazioni. Non possiamo togliere il futuro ai nostri figli. Dobbiamo farlo per loro. E ai poliziotti che picchiano i ragazzi che sono il nostro futuro dico di smetterla ancora una volta di manganellare. Vengano con noi. Non possono andarci di mezzo sempre studenti, agricoltori, pescatori, e lavoratori”. Peccato che a tenere spranghe e pietre in mano da lanciare verso le forze dell’ordine per le strade non si è visto nessun nostromo e nennun contadino. 

 

Il politometro Poi lancia l’idea di un “Politometro” in risposta al redditometro di Befera: “Ci vuole uno strumento che verifichi quanto si siano arricchiti i politici e i dirigenti della pubblica amministrazione negli ultimi vent’anni.Non è difficile realizzare un’applicazione che faccia la differenza tra patrimonio attuale (P2), patrimonio iniziale (P1) più il reddito ufficialmente percepito nel periodo (C). Quindi il risultato, che chiameremo Z, sarà dato da Z = P2 – (P1 + C). Se Z sarà superiore a 0, escludendo partite straordinarie come eredità o vincite al Superenalotto, la differenza dovrà essere restituita alle casse dello Stato con l’aggravio fiscale del 60%. Il politometro potrebbe essere applicato dalla prossima legislatura. Ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere”. Vedremo se questo strumento sarà applicato anche fra i grillini…

L’ex premier avrebbe confidato ai collaboratori: “Per lei sogno un progetto rivoluzionario con imprenditori e manager”. Pronta una lista di nomi mai visti né sentiti. Palazzo Grazioli smentisce ma mezzo Pdl trema.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Tentazione Berlusconi: una lista per la figlia Marina

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La voce gira da un po’ di tempo. E terrorizza i colonnelli del Pdl, già alle prese con l’erosione dei deputati alla Camera, la sfiducia e gli enigmi sulle primarie. Silvio Berlusconi starebbe pensando a tirar fuori dal cilindro, più che un dinosauro, la figlia prediletta: Marina. Il fattore M starebbe convincendo il Cavaliere, che in realtà ha più carte da considerare: con Angelino Alfano ha trovato un’intesa per mettere il governo Monti con le spalle al muro. O election day o sfiducia, con voto anticipato a febbraio. Se così sarà, le prospettive di una candidatura di Marina Berlusconi cambierebbero, perché ci sarebbe pochissimo tempo per allestire la campagna elettorale. Se invece l’esecutivo terrà duro (ci sono ancora legge di stabilità e riforma elettorale da mettere a punto), a gennaio secondo Repubblica “partirà la macchina da guerra di Publitalia”.

La nuova lista – Mentre i collaboratori del Cav sconsigliano la mossa (Gianni Letta, Fedele Confalonieri e Marcello Dell’Utri sono decisamente contrari), l’ex premier vorrebbe inserire la figlia in un progetto tutto nuovo: “Se la convincessi a fare questo enorme sacrificio – avrebbe riflettuto Berlusconi coi suoi collaboratori – sarebbe per qualcosa di totalmente nuovo e rivoluzionario, neinte a che fare con il Pdl”. Via quindi ad una lista di nomi mai visti né sentiti, imprenditori e manager sul modello di Forza Italia nel 1994. E Berlusconi padre? Sarebbe ancora in lizza, non più come candidato premier (magari avversario di Pierluigi Bersani) ma come padre nobile con un posto da capolista per l’elezione al Senato.

La conferenza stampa di Silvio Berlusconi a villa Gernetto è deflagrata come una bomba sul governo. La rezione di Mario Monti è stata solo in apparenza compassata, in realtà non è tranquillo. Gli attacchi del Cavaliere sulla sua politica del rigore, contro il suo governo, contro la Merkel e contro la Germania lo hanno spinto a convocare un vertice d’emergenza con il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, il sottosegretario Antonio Catricalà e il ministro Enzo Moavero. Un vertice in cui si è parlato dell’incontro con il premier spagnolo Rajoy, in realtà si è parlato anche della controffensiva di Berlusconi. Attacchi che hanno fatto salire anche il livello di allarme di Giorgio Napolitano. Domenica 20 ottobre il presidente della Repubblica e Mario Monti hanno avuto uno scambio di opinioone su quest’argomento dopo il funerale di Stato dell’alpino ucciso in Afghanistan. Il Colle segue con grande attenzione tutto quello che accade nel Pdl, la tentazione potrebbe essere quella di uno scioglimento anticipato delle Camere ma in questo caso Napolitano dovrebbe rinunciare al cambiamento della egge elettorale. Il Parlamento ha oltre tre mesi di attività davanti e i tempi per cambiare il Porcellum ci sarebbero. A  far desistere il Presidente dalla tentazione di uno scioglimento anticipato della Camere è proprio la sua ferma volontà di andare a elezioni con nuove regole. 

Lo spread sopra i 500 punti? Torna in Silvio Berlusconi la tentazione di togliere la fiducia al governo. L’ex premier, secondo quanto viene riferito da fonti parlamentari, non esclude la possibilità di mettere fine in maniera anticipata a quella che da sempre ha definito una “parentesi”, una “sospensione della democrazia”, ovvero la costituzione di un governo non legittimato dalla volontà popolare perché non eletto. Nessuna decisione, riferisce chi gli ha parlato in queste ore, ma nei ragionamenti dell’ex premier sta tornando ad affacciarsi la convinzione che forse sarebbe meglio tornare alle urne per dare all’Italia un governo scelto dai cittadini.

Il Cavaliere non dà colpe a Mario Monti, anzi ne apprezza l’operato e la professionalità e non manca di sottolineare la comprensione per il ruolo difficile che è stato chiamato a svolgere in una situazione di ingovernabilità del Paese dovuta a una archiettura istituzionale inadeguata. Ma, viene spiegato, allo stesso tempo Berlusconi fa notare ai suoi interlocutori come la risposta dei mercati all’azione dell’esecutivo dei tecnici non sia affatto sufficiente, proprio per la mancanza di fiducia e di chiarezza nel futuro.   Allora, è l’ipotesi formulata nei suoi ragionamenti, forse sarebbe meglio mettere fine a questa ‘sospensione della democrazià. Naturalmente, in questo momento altamente instabile e senza un orizzonte ancora ben definito – troppe le incognite che pesano, a cominciare dalla legge elettorale e dalle alleanze – il Cavaliere è ben consapevole che le variabili in campo sono molte e, seppur determinato in ogni caso a giocare la partita in prima persona (magari non da candidato premier ma da king maker), non chiude la porta a nessuna ipotesi, compresa quella di dar vita a una grande coalizione. Ma la tentazione di staccare la spina c’è. L’ex premier, tuttavia, aspetta che Bruxelles intervenga per definire il meccanismo dello scudo anti-spread, altrimenti – ha confidato ad alcuni esponenti del partito di via dell’Umiltà – l’unica strada per evitare la deriva greca o quella spagnola sono le elezioni.

Nei giorni scorsi anche la Lega ha chiesto a Berlusconi di togliere la fiducia al governo qualora lo spread avesse superato quota 500. Il Cavaliere non si è sbilanciato, lasciando cadere l’argomento. E a più di un interlocutore va ripetendo come sia ormai chiaro che l’impennata dello spread durante la sua presidenza non dipendeva dal governo nè tantomeno dal sottoscritto (quasi a voler dire che nulla impedirebbe un suo ritorno). Pure Angelino Alfano ieri ha sottolineato questo aspetto e su questa linea si sono schierati i giornali che fanno riferimento al centrodestra, tanto che Monti oggi in conferenza stampa è stato costretto a far notare la differenza di “risultati” tra lo scorso esecutivo e quello attuale. Certo, con il voto anticipato il Cavaliere otterrebbe il risultato immediato di ricompattare tutto il partito, pagando sì il prezzo di alcuni addii (beppe Pisanu, per fare un nome). Ma pagherebbe lo ‘scottò di ritrovarsi contro proprio i due principali interlocutori, Bersani e Casini, di un possibile governo di larghe intese. Non sono infatti sfuggite all’ex premier le parole del leader centrista ed è su qual versante che comunque il Cavaliere continua a tessere una delle tante tele. “Andare alle urne in autunno – osserva uno dei big di via dell’Umiltà che ha parlato con il Cavaliere – impedirebbe a Pd e Udc di organizzare un arco costituzionale contro il Pdl”.   Intanto, continua a lavorare al progetto del nuovo partito, fa vedere i bozzetti del nuovo simbolo e consulta sondaggi e personalità del mondo imprenditoriale. L’ultima idea – apprende l’Agi – è ‘Grande Italià. Berlusconi non è ancora del tutto convinto, ma vuole che compaia il termine ‘Italià e che il simbolo abbia lo sfondo azzurro. E parallelamente ai ‘test graficì stila il programma elettorale, basato essenzialmente su una campagna contro l’eccessiva pressione fiscale e il rigorismo tedesco.

 

Una sera, da Roma, Umberto Bossi mandò a dire che Flavio Tosi era «uno stronzo» perché faceva troppo il galletto in tv e – soprattutto – voleva una lista personale in quel di Verona. Adesso la Lega è appesa proprio allo «stronzo», perché una sua vittoria alle Comunali rischia di tamponare la temuta emorragia di consensi dopo le tempeste giudiziarie. In prospettiva, però, Tosi rischia di essere la chiave per risolvere un altro problema. Quello della leadership. Roberto Maroni, che porta il sindaco in palmo di mano, ha chiuso con lui la campagna elettorale. E l’ha definito «uno dei pilastri della Lega» su cui verrà edificato anche il Carroccio «del futuro». Lo stesso ex ministro dell’Interno, nelle ultime ore, s’è spinto a definirsi «tosiano», come dire che non è il sindaco a essere «maroniano» ma proprio il contrario.  Ad alcuni leghisti è sembrata un’investitura per la guida del partito.

Leggi l’articolo integrale di Matteo Pandini su Libero in edicola oggi 5 maggio

 

Tentazione private equity per Avio. Se la quotazione resta la strada maestra dopo la presentazione del “filing model” a Borsa Italiana, sul tavolo dei due azionisti attuali, Cinven (81 per cento) e Finmeccanica (14), secondo quanto risulta a Radiocor, arriva un’offerta dalla cordata formata da Cvc, Clessidra e dal Fondo strategico italiano promosso dalla Cdp (si veda Il Denaro pubblicato lo scorso 24 febbraio). In questi giorni, i tre fondi hanno presentato una proposta non vincolante per rilevare il 100 per cento del capitale del gruppo torinese attivo nel settore aerospaziale, che a Pomigliano d’Arco (Napoli) ha la sede della Divisione “AvioService civile” e un centro produttivo con circa 1.100 addetti. Secondo indiscrezioni, l’offerta si basa su un valore d’impresa di Avio compreso tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro.

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